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Vecchio 16-April-2007
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Karl Karl Non in Linea
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Concordo anch'io sulla necessità di utilizzare maggiormente le possibilità offerte dall'evoluzione di questi tipi di software. Se ci pensiamo bene per certi problemi, come la costruzione di edifici così monumentali, evidentemente impossibili da riprodurre per problemi di costi innanzi tutto, che altro resta per avvicinarsi ad un approccio "sperimentale"? L'archeologia sperimentale e l'etnoarcheologia ovviamente no, se non per aspetti che riguardano le tecniche di utilizzo e la produzione degli utensili e degli strumenti di lavoro impiegati. Restano i modelli in scala, con la riproduzione di pesi e via discorrendo, reali o virtuali che siano.

Sull'ipotesi proposta, se regge anche al vaglio del dibattito scientifico e ne esce così in qualche modo rafforzata e "verificata", tanto meglio! Tre cose. La prima è che, mi sarò rimbambito io, ma non mi sembra totalmente nuova l'idea dell'utilizzo in simultanea di tipi diversi di rampe. Mi ricordo male? La seconda è che, evidentemente e parafrasando Shakespeare, ci sono più cose in cielo e in terra di quante possa immaginarne la fantarcheologia (che a dispetto del nome mostra spesso pochissima fantasia), e per fortuna!
La terza è che, a una prima superficiale lettura, l'ipotesi ha il pregio di non eludere certi problemi come quelli riguardanti il peso eccezionale di certi blocchi o l'angolatura delle rampe. Mi pare però che manchi, a meno che non mi sia sfuggita, una discussione sui tempi di lavoro necessari.
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