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| Antico Egitto dinastico. L' Egitto dei Faraoni L'egitto dei faraoni. Archeologia egiziana dell'egitto dinastico |
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11-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Forse non mi sono spiegato bene. Non è che il nome che una cultura straniera da ad un posto corrisponde sempre e comunque ad una sola entità distinta.
Gli egiziani parlano di Punt e va bene, ma cos'era Punt per i suoi abitanti? Potevano benissimo essere più realtà differenti che si presentavano agli occhi degli egizi come un unica cultura (anzi lo erano sicuramente perchè non abbiamo trovato nessuna traccia di un'entità statale o parastatale contrassegnata da una chiara identità "puntita").
Mica tutto il mondo funziona per stati nazionalisti che si autoriconoscono in un preciso territorio, una precisa cultura ecc. Moltissime popolazioni, come i boscimani, neanche hanno un nome per autodefinirsi e se adesso si riconoscono nei "boshman" è solo perchè questo nome gli è stato dato dagli inglesi.
In Etiopia in epoca più recente quello che per i greci appariva come uno stato con un re era in realtà quasi sicuramente una coalizione di gruppi tribali i cui capi, e uno in particolare fra tutti, avevano il compito di relazionarsi agli stranieri, che d'altronde si aspettavano e non potevano fare a meno di ricercare un "capo" con cui parlare.
E' molto facile che gli egizi arrivati a Punt e entrati in contatto con il "re" ottenessero materiali tanto forniti direttamente dal nucleo di persone cui faceva capo questo sovrano, tanto confluiti da altre zone più o meno vicine.
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11-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2008
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Quote:
Stefano
E' molto facile che gli egizi arrivati a Punt e entrati in contatto con il "re" ottenessero materiali tanto forniti direttamente dal nucleo di persone cui faceva capo questo sovrano, tanto confluiti da altre zone più o meno vicine.
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Beh, su questo pare fossimo già tutti d'accordo.
Che le merci di Punt non si trovassero tutte in un'unica zona è quasi certo. E che se si trovavano tutte in un unico mercato è perchè lì confluivano da zone sicuramente diverse.
Su questo non ci piove e siamo d'accordo.
Il problema rimane quello: la zona di arrivo e scambio "principale" era sempre la stessa oppure no?
Se era sempre la stessa, era effettivamente un centro "commerciale" in cui confluivano beni da varie zone limitrofe e non?
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15-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2008
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Storia Delle Spedizioni A Pwnt
La prima spedizione a Pwnt fu organizzata dal faraone Sahura della V dinastia,come ricorda la Pietra di Palermo,anche se in un rilievo della IV dinastia si vede,forse,un Puntita.Al Medio Regno (sotto il faraone Montuothep III ) risale però la prima spedizione famosa,organizzata dal Grande Intendente Henenu (o Henu),il cui resoconto fu inciso successivamente sulle rocce dello Wadi Hammamat.Per coprire il primo tratto,povero di pozzi ,furono portati 3000 uomini carichi d'otri d'acqua e numerosi asini carichi di provviste e di materiali,e durante il tragitto furono scavati molti pozzi per l'acqua.Giunto sulle rive dello Wadi wr ("Il Grande verde") Henenu fece costruire (o assemblare) una nave che lo portò a Pwnt.Le spedizioni continuarono per tutto il Nuovo Regno (la più famosa è quella della regina Hatscepsut,raffigurata nel suo tempio memoriale a Dehir el-Bahari),e si conclusero con Ramesse III,anche se Pwnt viene ancora menzionato in un'iscrizione frammentaria di epoca saitica.(da Edda Bresciani,Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto)
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15-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2008
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Quote:
Meritaton
La prima spedizione a Pwnt fu organizzata dal faraone Sahura della V dinastia,come ricorda la Pietra di Palermo,anche se in un rilievo della IV dinastia si vede,forse,un Puntita.Al Medio Regno (sotto il faraone Montuothep III ) risale però la prima spedizione famosa,organizzata dal Grande Intendente Henenu (o Henu),il cui resoconto fu inciso successivamente sulle rocce dello Wadi Hammamat.Per coprire il primo tratto,povero di pozzi ,furono portati 3000 uomini carichi d'otri d'acqua e numerosi asini carichi di provviste e di materiali,e durante il tragitto furono scavati molti pozzi per l'acqua.Giunto sulle rive dello Wadi wr ("Il Grande verde") Henenu fece costruire (o assemblare) una nave che lo portò a Pwnt.Le spedizioni continuarono per tutto il Nuovo Regno (la più famosa è quella della regina Hatscepsut,raffigurata nel suo tempio memoriale a Dehir el-Bahari),e si conclusero con Ramesse III,anche se Pwnt viene ancora menzionato in un'iscrizione frammentaria di epoca saitica.(da Edda Bresciani,Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto)
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Oggi ho assistito alla lezione del Prof. Fattovich, all'Università Orientale di Napoli il quale ha affermato che oggigiorno, tra gli studiosi, si tende ad identificare (e forse era così anche per gli Egiziani) Punt nel territorio che comprende:
1) le coste Eritree sul Mar Rosso più parte dell'entroterra Sudanese ad esse attigue
2) le coste Sudarabiche sudoccidentali che affacciano sul mar Rosso prorpio "di fronte" a quelle Eritree
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15-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Aggiungo che i pescatori yemeniti sostengono di riconoscere, in alcune carcasse di bovini che saltuariamente si ritrovano sulle coste della Tihama, animali eritrei. Che sia vero o meno evidentemente il Mar Rosso non costituisce una grande barriera ecologica, è anche vero che i contatti tra costa africana e arabica ad oggi sembrano piuttosto evanescenti prima dell' "invasione" dell'etiopia da parte dei sudarabici. E' per questo che mi suona strano che si possa parlare di questo traffico a 3, il problema cmq è che sono due regioni scarsamente note dal punto di vista archeologico.
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15-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2008
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Quote:
Stefano
Aggiungo che i pescatori yemeniti sostengono di riconoscere, in alcune carcasse di bovini che saltuariamente si ritrovano sulle coste della Tihama, animali eritrei. Che sia vero o meno evidentemente il Mar Rosso non costituisce una grande barriera ecologica, è anche vero che i contatti tra costa africana e arabica ad oggi sembrano piuttosto evanescenti prima dell' "invasione" dell'etiopia da parte dei sudarabici. E' per questo che mi suona strano che si possa parlare di questo traffico a 3, il problema cmq è che sono due regioni scarsamente note dal punto di vista archeologico.
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Il fatto è che l' "invasione" sudarabica in Etiopia, stando a quanto riferisce Phillipson, venne effettuata proprio a scopi commerciali, in quanto i primi "invasori stranieri" erano proprio dei mercanti che si stabilirono sulle coste africane del Mar Rosso per poter ampliare i commerci della madre-patria.
Il problema è questo: esisteva davvero una madre patria in grado di far ciò?
Quanto indietro si può far risalire questa "invasione mercantile"?
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15-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Per quanto ricordo ci sono decise analogie nella flora di entrambe le sponde del Mar Rosso. (Ad esempio khat e incenso) il che potrebbe giustificare la doppia localizzazione di Punt
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dott. Claudio Giorgini
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15-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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La questione delle analogie tra flora e fauna è lunga, difficile ma anche cruciale. L'Etiopia è stata il centro di sviluppo e transito di tutta una serie di specie animali e vegetali e contatti sicuramente ci sono stati tra le due sponde, ma questo ci aiuta poco riguardo a Punt.
Premesso che molte similitudini sono dovute al fatto che l'Arabia è un pezzo d'Africa, precisamente dello scudo arabo-nubiano, distaccatosi durante il processo di creazione della Rift Valley.
Animali come il dromedario e lo zebù (o bos indicus o bue gibboso) sono sicuramente arrivati dalla Penisola arabica (il secondo partendo dall'India) in epoca anche non recentissima se si considerà che un dente di cammello addomesticato (?) proveniente dal sito di Gobedrà in Etiopia è datato almeno al 3° millennio.
Ma i contatti in generale, anche senza questo tipo di prove, sono attestati. Si parla di un traffico di ossidiana in epoca preistorica (anche se recenti scoperte di fonti di ossidiana in Yemen potrebbero costringerci a rivedere queste teorie) e sicuramente una qualche somiglianza tra la ceramica eritrea e quella della cultura costiera di Sabir, in Yemen, c'è.
Solo che non sembrano esserci queste chiari segni di trattative commerciali con l'Egitto.
A confronto nel Golfo Persico ci sono tantissime tracce dei contatti con la regione Mesopotamica.
In ogni caso prima con l' "invasione" sabea, poi con quella opposta aksoumita e infine con quella islamica c'è stato un generale mish mash di genti e di prodotti; credo che il qat, che è una droga e non una cultura di sussistenza, sia migrata in questo periodo, se non come specie in sè quanto meno come usanza.
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