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Antropologia e Archeologia Antropologia e Archeologia. La storia antica e le origini dell'uomo. Discussioni, ricerca e teorie antropologiche in relazione alle scoperte e alle evidenze archeologiche


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Vecchio 02-November-2006
L'avatar di  Aquamarina
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Predefinito Primo popolamento umano dell' Europa

Ritrovamenti sempre più numerosi suggeriscono che il popolamento dell'Europa da parte del genere Homo sia avvenuto abbastanza precocemente. Una forma umana molto arcaica tipo erectus-ergaster addirittura con caretteri simili ad homo habilis è Homo georgicus, i cui crani sono stati rinvenuti a Dmanisi in Georgia e risalgono, per come e quanto ci sia dato datare, a circa 1,8 milioni di anni fa. Recentemente ad Apicerna ,nel foggiano sono stati ritrovati utensili databili tra 1.6 e 1.3 MA.......
Insomma pare che la teoria che basandosi sui fossili di Atapuerca e Caprano vuole che l'europa sia stata popolata in epoca piuttosto recente(circa 1 milione di anni fa) e sostiene la venuta di Homo dall' Africa in Europa attraverso la Spagna, venga sempre più smentita dai nuovi ritrovamenti.....e la stessa migrazione pare debba sempre più essere posticipata. Ora si ipotizza, ovviamente, la direttiva Asiatica : dall'africa orientale ,all'asia anteriore ,dalle coste del mar Nero all'Europa passando per il Caucaso, via -quella del Caucaso- ripercorsa millenni e millenni dopo da Homo sapiens( sebbene anche in questo caso vi sia la doppia possibilità poichè si ipotizza anche un passaggio dalla Spagna.) Ora io mi chiedo, perchè dobbiamo per forza credere che Homo sia nato in Africa e ne sia uscito per ben due volte? e perchè immaginare una migrazione lungo un'unica direttrice invece di molte migrazioni in ogni direzione possibile, se esse mai sono avvenute?
Le mie conoscenze riguardo a questo tipo di problematiche sono generali e non molto approfondite, però, ragionando ,mi domando come mai certe teorie siano dure ad essere rivisitate. Oramai è accertato che la linea evolutiva del genere Homo non abbia avuto una storia così lineare e che quasi sempre nella storia specie diverse e tuttavia simili di Homo hanno convissuto, fino, come dicono, a circa 35.000 anni fa ,quando Homo Sapiens ancora una volta uscito dall'Africa ha definitivamente ripopolato il mondo(a parte le americhe dove le prime attestazioni sono più recenti) soppiantando le specie evolutesi a partire dai vari tipi di Erectus.
Sinceramente questo tipo di racconti non mi convincono molto e ci sono varie cose che non mi tornano, molto probabilmente a causa della mia ignoranza ........sarebbe come pensare che un'unica specie di querce, nata in un determinato posto abbia man mano popolato tutto il globo, invece di pensare che in molte parti del pianeta crescono alberi simili alla quercia, ognuno sviluppantesi secondo le condizioni ambientali e climatiche generali fin dall' origine......
Se ricerchiamo l'unico e solo punto di origine dell 'Uomo dovremmo del pari ricercare l'unico e solo punto di origine di ognuna delle specie viventi, piante ed animali........il che non so quanto sia fattibile o addirittura pensabile.....oppure siamo gli unici che si possono porre al di fuori del resto della Natura con la nostra Storia Speciale fin dall'inizio?
A questo punto forse è meglio credere che veniamo da Marte......

Mi farebbe piacere un aiuto da parte vostra per arricchire i miei ragionamenti

Milena
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Vecchio 02-November-2006
L'avatar di  ivan
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Mi interessa molto l'argomento.
Prima di addentrarmi nella discussione, avrei una curiosità: ci sono delle novità importanti emerse negli ultimi 4-5 anni o quello che sappiamo è in gran parte rielaborazione di scoperte già note?

Ivan
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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Vecchio 02-November-2006
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
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Non so se si tratta degli ultimi quattro o 5 anni, come dicevo ho una conoscenza solo generale sull'argomento. Tutavia l'impressione che ho avuto e che ,sicuramente negli ultimi dieci anni, le scoperte e l'intensificarsi e diversificarsi delle ricerche hanno portato ad alcune rielaborazioni: ad esempio nelle classificazioni: non si parla più di homo erectus in generale, ma se ne individuano varie specie o sottospecie, tipo homo ergaster ,homo georgicus, homo antecessor,l'uomo di ceprano ecc.
Gli studi genetici sui neandertaliani,ancora in pieno corso, hanno portato a considerare questo tipo una specie distinta e non una sottospecie, incapace di accoppiarsi con Homo sapiens.......anche se ,ovviamene non tutti sono d'accordo e restano alcuni fossili che rappresenterebbero forme intermedie tra i due.....ultimamente poi c'è stata la scoperta dei resti di quello che è stato battezzato uomo di flores......si discute ancora se sia da considerare un sapiens microcefalo, una razza pigmea o una forma di erectus mantenutasi fino a 18.000 anni fa........
Riguardo ad Homo sapiens, inoltre esiste l'ipotesi multiregionale, che vuole che le varie forme siano discese -tramite vari incroci- dagli antichi antenati del tipo erectus che hanno inizialmente popolato tutti i continenti sempre però partendo dall'Africa.....dunque non si mette in dubbio che Homo sia "nato" in Afrcia, solo si riporta il problema più indietro.
Insomma non è facile mettere in ordine fossili vari,alcuni unici, e trarne una teoria.....tenendo anche conto del fatto che non tutti i conteninenti sono stati esplorati in ugual modo o offrano le medesime condizioni di conservazione ;cosicchè la teoria classica non sembra ancora veramente e/o scientificamente confutata, sempre però tenendo presente che confutarla vorrebbe dire ignorarla totalmente e ricominciar tutto daccapo, operazione senza dubbio difficile e problematica da ogni punto di vista........

Milena
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Vecchio 03-November-2006
AI senatus
 
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Cara Milena,
ti rispondo proprio rifacendomi al tuo esempio sulle querce. Al contrario di quanto tu ipotizzi tutte le specie di querce ora esistenti derivano da un'unica specie ancestrale e non si sono sviluppate autonomamente, in varie parti el mondo, partendo da piante "simili alle querce. La quercia originaria, diffondendosi in ogni parte del globo si è andata adattandosi via via a nuove condizioni ambientali locali, diversificandosi così in nuove specie e sottospecie.
Questo è un principio fondamentale dell'evoluzionismo e della paleontologia, che ha trovato innumerevoli conferme anche di tipo sperimentale. Ciò significa che tutti gli esseri viventi derivano da un unico antenato procariota (o un piccolo gruppo di microorganismi, visto che per i procarioti arcaici sembra non impossibile lo scambio di materiale genico interspecifico).
In sostanza tutti i vertebrati terrestri (tetrapodi) derivano da un unico antenato (un pesce polmonato, probabilmente non diverso dai moderni dipooi, per il cui ruolo abbiamo alcuni fossili plasibili candidati). Tutti i mammiferi derivano dal qualche rettile terapside del Permiano. Tutti i primati vengono dal un primate primitivo cretacico, contemporaneo dei dinosauri... e così via per le scimmie, per i pongidi e poi gli ominoidei e ancora per gli ominini.
Un origine multiregionale "pura" di H. sapiens (o di qualunque altra specie) sarebbe l'unica eccezione conosciuta a questa regola fondamentale; se ne parla ancora (anche se ultimamente la questione sembra essere stata un po' ridimensionata), senza scadere nella fantascienza, perché in effetti non si ha ancora la certezza assoluta che le varie specie definite dalla paleontologia siano veramente tali, ovvero non interfertili.
Un origine policentrica della specie sapiens si potrebbe avere solo supponendo influssi genici da forme diverse (più arcaiche: H. nenderthalensis o H. erectus) in aree geografiche diverse.
Gli studi più recenti di genetica e paleogenetica, sembrano al momento confutare questa ipotesi, ma c'è sicuramente ancora da lavorare.

L'origine africana dei sapiens, ma anche di specie fino a qualche tempo fa classificate all'ingrosso come erectus (ergaster, rudolfensis, heidelbergensis, georgicus, erectus, ecc.) non viene sostanzialmente messa in discussione per tutta una serie di motivi, tra cui uno dei più convincenti è che nello stesso orizzonte temporale in Africa si vedono forme più evolute rispetto alle contemporanee forme "straniere". H. georgicus, ad esempio, da te citato, presenta alcuni caratteri più arcaici (ad esempio nella dentatura) rispetto alle forme contemporanee presenti in Africa. Oppure, considerando H. erectus orientale (pechinensis o giavanensis) si nota il perdurare degli stessi caratteri per oltre un milione d'anni, senza cambiamenti significativi, mentre in Africa, nello stesso arco di tempo ci furono speciazioni importanti.
Tutto questo può essere attualmente letto solo come migrazione, al di fuori dell'Africa, di forme arcaiche che poi possono aver subito una stasi (H. erectus) o un'evoluzione separata (forme arcaiche "europee">H. hedelbergensis>H. neanderthalensis).
Un'origine asiatica sembrerebbe poter avere, invece, tutto il gruppo delle scimmie superiori, diffusesi poi in Africa, dove sarebbe avvenuta la separazione del ramo degli ominoidei.

Per un più ampio discorso sull'ominazione e, soprattutto, sui meccanismi dell'evoluzione, consiglio di visitare il sito www.pikaia.eu

saluti

Marco
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Marco Astracedi
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Vecchio 06-November-2006
L'avatar di  Aquamarina
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Rispondo velocemente.
Non metto in dubbio come sia avvenuta l' evoluzione, ma dove. Il nostro pesce polmonato non avrebbe potuto "sbarcare" in vari punti del globo e dare origine a specie simili già in partenza differenziatesi secondo l'ambiente?
e così la nostra scimmia del cretaceo?
Non mi sembra che vi siano dubbi sul fatto che l'interazione tra diverse specie di ominidi e gli spostamenti in ambienti vari abbiano determinato certe caratteristiche evolutive, ma forse più che parlare di multiregionalismo bisognerebe almeno allargare l'area che prendiamo in considerazione nell'evoluzione di homo. Infatti nuovi dati ci costringono a spostare sempre più indietro date di presunte migrazioni........ma quanti erano gli homo habilis o gli erectus???????

Ricordiamoci che homo sapiens ci ha messo un bel pò di anni per spostarsi dall Africa........per differenziarsi nei vari posti interagendo con l'ambiente ecc ecc

Milena
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Vecchio 07-November-2006
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Rispondo velocemente.
Non metto in dubbio come sia avvenuta l' evoluzione, ma dove. Il nostro pesce polmonato non avrebbe potuto "sbarcare" in vari punti del globo e dare origine a specie simili già in partenza differenziatesi secondo l'ambiente?
e così la nostra scimmia del cretaceo?
Nulla vieta di pensare, in linea teorica, che un'unica specie di "pesce pulmonato" abbia dato origine a diverse linee evolutive, partenda da adattamenti ad ambienti diversi. Potrebbe essere una possibile spiegazione delle due diverse sottoclassi di anfibi: il pesce "sbarcato" in un'area si è evoluto nei Lepospondili, quello sbarcato in un'altra zona negli Apsidospondili. Questo è più o meno la stessa cosa che si suppone sia avvenuta per l'ominazione: una qualche forma ancestrale di Homo "erectus" (ossia un qualche ominine che, fino a qualche tempo fa veniva raggruppato nella specie erectus), potrebbe essere H. abilis, H. rudolfensis o H. ergaster, che una volta migrato in ambienti diversi da quelli africani ha dato origine a H. erectus, H. georgicus (questi due gruppi hanno mantenuto caratteri arcaici) e, in Europa la linea evolutiva che passando per esemplari come quelli di Atapuerca o Ceprano e H. heidelbergensis, hanno dato origine a H. neanderthalensis. Il tutto al di là del fatto se poi queste forme siano state o meno interfertili con i successivi H. sapiens

Diverso sarebbe il caso che DUE o più specie già diversificate di "pesci pulmonati" abbiano dato origine a linee evolutive diverse. Ognuna di queste conserverebbe infatti caratteri plesiomorfi della specie d'origine: dovremmo quindi avere diversi gruppi di anfibi e di rettili diversificati in base ai caratteri ancestrali. In tutta sincerità la paleontologia dei vertebrati conosce ancora troppo poco dell'origine dei vertebrati terrestri per poter escludere del tutto questa forma di filogenesi. Di sicuro, però, visto che tutti gli anfibi (e da questi, rettili e mammiferi) conservano caratteri comuni a tutta la classe, l'origine per forza deve essere comune, o tutt'al più riferita a due diversi (ma non troppo) progenitori, antenati delle due linee in cui si possono distinguere gli anfibi (le due sottoclassi citate sopra).

Nel caso di Homo, i caratteri peculiari che distinguono le forme extrafricane, sembrano tutti essere adattamenti locali di caratteri ancestrali (cioè già presenti in specie africane più antiche) mentre non si hanno prove di caratteri plesiomorfi distinti da quelli africani che possano far pensare con un buon grado di probabilità ad un'origine diversa da H. abilis o rudolfensis, ecc.

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ma quanti erano gli homo habilis o gli erectus???????
I paleoantropologi non sono al momento tutti concordi. A fianco di una maggioranza ben disposta a vedere un cespuglio abbastanza folto di specie di Homo, ce ne sono altri (es. Tim White) che sono scettici di fronte a questa proliferazione di specie – imputabile, sostengono – anche alla voglia di farsi un nome da parte dei ricercatori – che andrebbero ricondotte nuovamente più o meno all'unico ceppo di H.erectus e distinguendo le diverse forme, quindi, solo come sottospecie.
Lasciando perdere quindi i dubbi dei "dissenzienti", ecco l'elenco:
H. abilis (Africa, 2,5-1,5 Mya)
H. rudolfensis (Africa, 1,9-1,8 Mya; forse da collegare a Kenyanthropus)
H. ergaster (Africa, 2-1,4 Mya; sulla stessa probabile linea di H. abilis)
H. erectus (Africa? e Asia, 1,7 Mya-300.000 anni fa; non è chiaro il rapporto con H. ergaster, con un possibile antenato comune)
H. georgicus (Georgia, <1,8 Mya; trovato solo a Dmanasi)
H. cepranensis (nome ancora non formalizzato, credo; Italia, ˜800.000 anni)
H. antecessor (Spagna, 780.000 anni; da molti ritenuto una forma arcaica di hedelbergensis, e quindi sarebbe errata l'attribuzione ad una specie separata)
H. heidelbergensis (Europa, Africa e Medio Oriente, 800.000 anni; alcuni vi racchiudono tutte le forme precedentemente definite come "sapiens arcaico" e quindi H. antecessor, cepranensis, H. rhodesiensis, e le tipiche forme europee pre-neanderthaliane; probabile discendente diretto di H. ergaster)
H. neanderthalensis (Europa e Medio Oriente, 250.000-30.000 anni)
H. sapiens (Africa e resto del mondo, forse da 200.000 anni fa)
H. floresiensis ??? (non formalizzato, in base alle ultime ricerche non si tratterebbe di una specie diversa da sapiens, ma solo di una forma gracile, da insularizzazione, mentre l'esemplare più eclatante sarebbe stato affetto da brachicefalia)

Solo un accenno ai generi degli altri ominini: Australopitecus, Paranthropus, Kenyanthropus, Ardipithecus, Sahelanthropus, Orrorin.

Saluti
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Marco Astracedi
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Ultima Modifica di astracedi : 07-November-2006 16:32.
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  #7 (permalink)  
Vecchio 07-November-2006
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Dimenticavo, per una panoramica sull'evoluzione umana, potrebbe essere utile questo link:

http://www.paleontologiaumana.it/

Non estremamente approfondito, ma completo ed abbastanza aggiornato.
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Marco Astracedi
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Vecchio 14-December-2006
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Lasciando perdere quindi i dubbi dei "dissenzienti", ecco l'elenco:
H. abilis (Africa, 2,5-1,5 Mya)
H. rudolfensis (Africa, 1,9-1,8 Mya; forse da collegare a Kenyanthropus)
H. ergaster (Africa, 2-1,4 Mya; sulla stessa probabile linea di H. abilis)
H. erectus (Africa? e Asia, 1,7 Mya-300.000 anni fa; non è chiaro il rapporto con H. ergaster, con un possibile antenato comune)
H. georgicus (Georgia, <1,8 Mya; trovato solo a Dmanasi)
H. cepranensis (nome ancora non formalizzato, credo; Italia, ˜800.000 anni)
H. antecessor (Spagna, 780.000 anni; da molti ritenuto una forma arcaica di hedelbergensis, e quindi sarebbe errata l'attribuzione ad una specie separata)
H. heidelbergensis (Europa, Africa e Medio Oriente, 800.000 anni; alcuni vi racchiudono tutte le forme precedentemente definite come "sapiens arcaico" e quindi H. antecessor, cepranensis, H. rhodesiensis, e le tipiche forme europee pre-neanderthaliane; probabile discendente diretto di H. ergaster)
H. neanderthalensis (Europa e Medio Oriente, 250.000-30.000 anni)
H. sapiens (Africa e resto del mondo, forse da 200.000 anni fa)
H. floresiensis ??? (non formalizzato, in base alle ultime ricerche non si tratterebbe di una specie diversa da sapiens, ma solo di una forma gracile, da insularizzazione, mentre l'esemplare più eclatante sarebbe stato affetto da brachicefalia)


Saluti
Ti ringrazio Marco per i chiarimenti e mi scuso per il ritardso con cui ti rispondo . Quando chiedevo quanti erano questi erectus? non mi riferivo all'evoluzione di Homo con le varie specie, ma alla effettiva popolazione di Homo erctus che dovrebbe aver popolato tutto il vecchio mondo in relativamente poco tempo. Infatti i fossili scoperti( ad esempio Homo georgicus) e i resti materiali(apicerna) indicano una presenza contemporanea di ominidi tipo erectus in Africa ed in Europa, dove prima di tali scoperte i dati a disposizione indicavano datazioni molto diferenti per l'erectus africano e quello europeo in modo da rendere plausibile l'idea di una diffusione dall'africa....per questo mi dicevo che la teoria generale potrebbe essere rivista. Lo stesso tipo di ragionamento che si faceva e si fa per erectus viene applicato ad Homo sapiens i cui fossili più antichi sono africani( 300 mila annni fa) mentre i fossili europei più antichi risalgono solo a 50-40.000 anni fa.......dunque in 250.000 mila anni circa questa specie partendo dall'Africa è arrivata in Europa...... Avremmo insomma una doppia migrazione dall'Africa primaquella di erectus poi quella di sapiens...
cadrebbe il discorso relativo ad Homo sapiens qualora trovassimo fossili di questa specie in europa risalenti a 300.000 anni fa? e non cade l'idea della migrazione di erectus in presenza di fossili altrettanto antichi in africa e altrove?

Spero di aver chiarito così i miei dubbi .

Ciao
Milena
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Vecchio 15-December-2006
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Ciao Milena.

Tecnicamente la classificazione come H. erectus viene ora generalmente attribuita solo alle forme asiatiche (H. erectus pechinensis, H. erectus giavanensis, ...) mentre le varie forme africane ed europee che fino a una dozzina di anni fa rientravano tutte nella definizione di erectus, vengono ora generalmente distinte in diverse specie (ergaster, georgicus, cepranensis, antecessor, heidelbergensis). Di tutte queste la più antica rimane la specie africana (H. ergaster). A questo punto le ipotesi che si stanno facendo attualmente sono due.
1) H. ergaster è emigrato fuori dall'Africa e nel giro di 200.000 anni (lasso di tempo paragonabile – anzi, più lungo – alla più recente emigrazione di H. sapiens) avrebbe popolato l'Asia e probabilmente l'Europa e dato vita a forme sufficientemente differenti da poter essere classificate come specie separate (erectus, georgicus, ecc.)
2) Ad essere emigrata fuori dall'Africa non è H. ergaster, ma una specie più antica, progenitore comune di ergaster, erectus e georgicus. Forse questo progenitore comune potrebbe essere stato H. abilis/rudolfensis (per quest'ultima specie non abbiamo dati precisi per la sua prima comparsa), oppure una specie più affine ad ergaster ed ancora sconosciuta.

In ogni caso, anche con riferimento a studi genetici, sembra che tutte queste specie non abbiano lasciato traccia di sé nel genoma dell'Homo sapiens attuale. Per cui, se contatti interfecondi tra sapiens ed erectus o discendenti (neanderthalensis) delle specie europee di "erectus" – probabilmente derivate da H. georgicus – vi furono, questi furono quantitativamente limitati, tali da lasciare segni, dal punto di vista genetico, talmente "annacquati" da non essere individuabili.
In definitiva rimane tutt'ora valida la tesi dell'origine solamente africana di H. sapiens, originatosi appunto in Africa circa 200.000 anni fa e che avrebbe cominciato a diffondersi in tutto il mondo circa 100.000 anni dopo.

Riassumendo si tratterebbero di due distinte migrazioni extrafricane. La prima iniziata circa 2 milioni di anni fa, ad opera di H. ergaster o di un suo antenato (H. abilis o altro); la seconda iniziata un po' prima di 100.000 anni fa, ad opera di H. sapiens. Le due migrazioni rimangono distinte, almeno dal punto di vista degli effetti sul patrimonio genetico dell'uomo attuale.

Allo stato delle cose, non si possono escludere fasi migratorie intermedie tra le due sopra citate. Anzi l'affinità tra H. antecessor/heidelbergensis e forme africane contemporanee (forme tarde di ergaster oppure H. rhodesiensis) farebbero pensare ad una fase migratoria più tarda (anche questa probabilmente a partire dall'Africa) di poco posteriore al milione di anni fa, in cui i nuovi arrivati avrebbero sostituito (o convissuto?) con forme europee più arcaiche, derivate da H. georgicus. Insomma non si è certi se H. eidelbergensis e i suoi discendenti neanderthaliani derivino da H. georgicus (ovvero da una prima migrazione africana iniziata 2 milioni di anni fa) oppure da forme di ergaster più recenti, e quindi con più diretta affinità africana, arrivate in Europa oltre un milione di anni dopo.
Non si può del tutto escludere, per questa ipotetica seconda fase migratoria di ergaster/antecessor/heidelbergensis, un movimento inverso Europa-Africa, ma mi pare che al momento sia ritenuta solo un'ipotesi non suffragata da prove, neanche indiziarie.

Mi pare di aver riassunto quanto la maggior parte dei paleontologi pensano oggi sulla questione del popolamento umano. La paleoantropologia è una scienza in rapidissima evoluzione e non escludo che tra una dozzina d'anni, grazie a nuove scoperte, il panorama possa cambiare drasticamente, ma al momento la situazione più probabile e scientificamente corroborata da prove e indizi, è quella sopra riassunta.

ciao
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Marco Astracedi
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Vecchio 15-December-2006
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Grazie per aver chiarificato ulteriormente il tutto.
Io credo comunque che uno dei punti centrali per confermare definitivamente(si fa per dire:twisted: ) o meno le teorie che vanno per la maggiore riguardi le datazioni; infatti più si va indietro e meno esse sono precise...... e questo ovviamente non può che generare confusione o false convinzioni, portandoci per cause di forza maggiore( cioè la limitatezza attuale dei nostri strumenti ) a farci un'idea solo superficiale e veramente generale di quella che è stata la nostra storia a partire dagli ominidi più antichi che possiamo chiamare "uomo".....

Mi piacerebbe inoltre sapere se tu o qualcun'altro conosce studi sul popolamento, visto che -si sarà capito- li ritengo centrali per cercare di farsi un'idea sull'efettiva possibilità " umanamente" sostenibile di migrazione da parte di un certo gruppo di individui; si potrebbe inoltre cercare di fare un calcolo del tempo necessario a spostarsi e diffondersi per un gruppo tipo(considerando ipotetiche natalità e mortalità , numero dei fossili giuntici ecc).

Non vado contro le teorie ufficiali, ma credo che esse in primis abbiano bisogno di elementi maggiormente probanti e più saldamente e rigorosamente dimostrabili proprio per meritarsi appieno l'importanza che viene loro attribuita.


Milena
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Vecchio 16-December-2006
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In definitiva rimane tutt'ora valida la tesi dell'origine solamente africana di H. sapiens, originatosi appunto in Africa circa 200.000 anni fa e che avrebbe cominciato a diffondersi in tutto il mondo circa 100.000 anni dopo.

Riassumendo si tratterebbero di due distinte migrazioni extrafricane. La prima iniziata circa 2 milioni di anni fa, ad opera di H. ergaster o di un suo antenato (H. abilis o altro); la seconda iniziata un po' prima di 100.000 anni fa, ad opera di H. sapiens. Le due migrazioni rimangono distinte, almeno dal punto di vista degli effetti sul patrimonio genetico dell'uomo attuale.
Sulla prima migrazione sembra esserci abbastanza consenso, mentre sull'origine del H.sapiens la questione rimane ancora complessa. Attualmente esistono due teorie, incompatibili tra loro: la prima, di origine essenzialmente genetica, e' chiamata "teoria di Eva" e la seconda e' la teoria multiregionale, piu' di tipo paleontologico.

La teoria di Eva sostiene che lo H.sapiens sia nato in Africa circa 200.000 anni fa e che poi sia emigrato fuori dall'Africa sostituendo in tutto il mondo tutti gli altri tipi di uomini. Questa teoria e' stata formulata da Allan Wilson, un genetista dell'Universita' di Berkeley, basandosi su studi genetici.

Wilson ha studiato le sequenze del DNA mitocondriale negli uomini attuali (viventi). Il DNA mitocondriale (mtDNA) e' un minuscolo genoma indipendente dal nostro che si trova dentro i mitocondri, organelli che si trovano in tutte le nostre cellule e che sono indispensabili per la produzione dell'energia. Il mtDNA e' 100.000 volte piu' piccolo del genoma (che si trova nel nucleo della cellula) e contiene solo 37 geni. La ragione per cui viene usato in questo tipo di studi e' che il mtDNA si trasmette solo per via materna e non si ricombina con il genoma principale. Inoltre contiene delle regioni ipervariabili, cioe' che mutano con una frequenza piu' alta del genoma, ed in questo modo si creano come dei "codici a barre" con cui si possono seguire le migrazioni delle popolazioni.

Campionando un certo numero di individui viventi in tutto il mondo, scelti in modo da rappresentare tutti i tipi diversi di uomini attuali ed elaborando i dati con un sofisticato metodo statistico, Wilson concluse che tutti gli uomini viventi hanno una sola linea di mtDNA che conduce all'Africa e piu' precisamente ad una sola donna africana vissuta 200.000 anni fa, la "Eva mitocondriale".
Il termine Eva qui pero' non significa che quella donna era la madre dell'umanita', ma la progenitrice delle linee mitocondriali attuali, per un motivo puramente casuale.

Questa teoria pero', anche se inizialmente ha avuto un grande successo, tanto da divenire "dominante" e considerata "accertata" in un gran numero di divulgazioni scientifiche, e' stata recentemente molto criticata.

La teoria di Eva si basa sul carico di mutazioni del mtDNA tra una generazione e l'altra, assumendo che queste mutazioni siano neutre e l'aumento di esse costante. Questo meccanismo e' stato chiamato "orologio molecolare". Alcune osservazioni pero' portano a credere che il tasso di mutazioni non sia costante come creduto prima e che il principio di neutralita' non sia cosi' assoluto (alcune mutazioni nel mtDNA potrebbero predisporre per certe malattie). Inoltre, la trasmissione per via materna del mtDNA potrebbe far perdere linee mitocondriali ogni qualvolta una popolazione si riduca di numero per cause naturali e poi si espanda nuovamente.

Cioe', in una popolazione, una linea mitocondriale di una data donna si perde nella generazione in cui, per motivi casuali, quella donna non abbia piu' discendenti femmine. Quindi, se una popolazione abbastanza grande, con molte linee mitocondriali, si riduce drasticamente per cause ambientali (epidemie, variazioni climatiche, etc) molte linee mitocondriali verrebbero perse rapidamente, e dopo una seconda espansione, la popolazione verrebbe ad avere poche linee mitocondriali.

La teoria multiregionale sostiene invece che gli uomini moderni si sono evoluti dai tipi ancestrali in piu' centri (Africa, Asia, Europa), ovviamente ammettendo incroci e migrazioni.
Le prove paleontologiche sono piu' a favore di questa teoria. Non ci sono evidenze che "tecnologie" paleolitiche del H.sapiens africano siano state introdotte in Asia o altrove. I tipi piu' ancestrali in Asia hanno alcune caratteristiche craniali conservate negli attuali asiatici. In Europa, il 53% dei Neandertal presenta una caratteristica nella mandibola che si conserva nel 44% degli uomini dell'Alto Paleolitico e scende fino al 6% negli uomini del Mesolitico e in gruppi piu' recenti. Questa caratteristica non e' stata mai osservata in Africa.
Inoltre, e' di pochi giorni fa, la pubblicazione sulla rivista scientifica "Science" di uno studio su DNA genomico (non mtDNA) antico di Neandertal, che indicherebbe possibili incroci con H.sapiens.

La teoria di Eva ha come conseguenza il fatto che il H.sapiens africano abbia sostituito tutti gli altri tipi di uomini senza incrociarsi con essi. Questa e' il punto piu' difficile della teoria, che i suoi sostenitori non sono mai riusciti a spiegare in modo soddisfacente.

Si spera che nuovi ritrovamenti o avanzamenti tecnologici possano aiutare a risolvere questa controversia.

Saluti

Mario
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Vecchio 16-December-2006
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Rispondo a Mario, ringraziandolo per utilissime precisazioni sugli aspetti genetici della teoria dell'Eva africana.

Sono però in disaccordo con lui su quanto (o su come) dice sugli aspetti paleontologici.
Non mi sembra affatto vero che la maggior parte dei paleontologi siano propensi alla teoria dell'origine multiregionale. Anzi, quelli che tutt'ora propendono o non escludono la multiregionalità in senso stretto – ovvero gli asiatici si sono originati dagli erectus, gli africani dai sapiens, il tutto complicato da possibili migrazioni e incroci – sono decisamente una minoranza.

Molti di più sono i paleontologi che propendono per un'origine africana "sfumata", cioè che, in contrasto con i dati derivati dal mtDna, non escludono la possibilità di incroci tra i nuovi immigrati di origine africana e le arcaiche popolazioni autoctone. In questo modo ci sarebbe stato un apporto nel DNA dei sapiens da parte delle popolazioni con cui veniva a contatto, non tale però da rendere le nuove popolazioni molto distanti tra loro, geneticamente e morfologicamente, nelle varie parti del mondo. Possibili apporti genetici di popolazioni più antiche sono stat