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| Archeologia dei popoli italici pre-romani In questa sezione rientrano le discussioni generiche relative all'archeologia dei popoli o civiltà italiche di epoca pre-romana o contemporanea, stanziati nella penisola italiana |
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20-October-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2006
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Quote:
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di Fermo non ho ancora parlato perchè le sue attestazioni sono più che altro per l'età del Ferro!
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Chiedo venia allora per il fatto che mi è sfuggita la tua intenzione cronologica di trattare quanto detto... Mi ero permesso di intervenire perché su Fermo ci faccio la tesina per l'esame di etruscologia, quindi mi sta un po' a cuore. Attendo con ansia che tu ne parli...
Quote:
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se avessi preso in considerazione solo testi di etruscologia non avrei avuto modo di mostrare l'Italia nella protostoria... insomma, il villanoviano non nasce dal nulla!
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Beh, qui si entra nell'annosa disputa tra etruscologi e protostorici che non mi azzardo neanche a toccare visto il mio nettamente diverso ambito di studi... Magari un giorno ce ne parlerai, nel frattempo buona giornata e buona continuazione di topic. 
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21-October-2007
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
Cerebia
Beh, non so quanto la facies subappenninica possa definirsi coeva del protovillanoviano. Prima di risponderti, per evitare di dire bestilità, ho controllato sulle mie due fonti (Peroni e Bietti Sestieri) ed entrambi definiscono il subappenninico la manifestazione culturale, evidente nella decorazione delle ceramiche, tipica del Bronzo Recente e quindi precedente al protovillanoviano che è invece del Bronzo Finale.
Comunque questo tipo di facies è attestata per tutto il territorio della penisola, in cui sono stati rinvenuti ceramiche di gusto prettamente subappenninico, ovvero con pareti pressocchè inornate e con anse decorate con appendici plastiche (cornute, a cilindro, a paprella ecc).
La facies Subappenninica si differezia dal protovillanoviano proprio per questo, in quanto quest'ultimo ha al contrario ceramiche con pareti variamente decorate con motivi geometrici a solcature.
;-)
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Allora colgo l'occasione per chiarirmi una cosa non molto chiara. E' vero che la facies subappenninica si distingue nel Bronzo recente e viene sostituita poi da quella protovillanoviana nel Bronzo finale.
Però mi pare, e forse sbaglio che il protovillanoviano non sia presente in tutta Italia, per esempio non nell'Italia meridionale. Infatti qui, nell'età del ferro si parla di cultura delle tombe a fossa (quindi inumazione come nel subappenninico) mentre in altre parti si parla di Villanoviano (quindi incinerazione come nel protovillanoviano).
Infatti i due rituali funerari sono uno degli aspetti distintivi delle due culture, oltre alla cultura materiale, come tu hai detto.
Cos'è che non mi è chiaro?
Grazie. ;-)
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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21-October-2007
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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La facies meridionale dal Bronzo Finale
Quote:
ShemsuHor
Allora colgo l'occasione per chiarirmi una cosa non molto chiara. E' vero che la facies subappenninica si distingue nel Bronzo recente e viene sostituita poi da quella protovillanoviana nel Bronzo finale.
Però mi pare, e forse sbaglio che il protovillanoviano non sia presente in tutta Italia, per esempio non nell'Italia meridionale. Infatti qui, nell'età del ferro si parla di cultura delle tombe a fossa (quindi inumazione come nel subappenninico) mentre in altre parti si parla di Villanoviano (quindi incinerazione come nel protovillanoviano).
Infatti i due rituali funerari sono uno degli aspetti distintivi delle due culture, oltre alla cultura materiale, come tu hai detto.
Cos'è che non mi è chiaro?
Grazie. ;-)
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Ho capito quello che intendi... sì nel Bronzo Finale contemporaneamente al protovillaniviano nel sud c'è una facies meridionale attestata in Puglia, Calabria e Basilicata, che però non viene definita subappenninica dalle mie fonti ecco perchè ho risposto in quel senso nel mio post. 
Di questa facies non si riescono a sapere i contatti con la facies protovillanoviana del Volturno, a causa dell'esiguità dei ritrovamenti nel resto della Campania.
Questa facies meridionale è caratterizzata da vasi a collo distinto che sostituiscono i biconici delle altre facies protovillanoviane, dalla ceramica protogeometrica enotrio-iapigia e dalla coesistenza dei rituali incineratorio e inumatorio nelle costumanze funebri. Sull'incinerazione ci sono scarse documentazioni e sono presenti solo in alcuni luoghi della Campania e della Calabria
L'inumazione è propria della Puglia centro-sud e della Basilicata, con strutture monumentali in continuità con l'epoca precedente; nuovi sepolcreti sono limitati alla Puglia settentrionale, Calabria merid. e isole Eolie. Vi sono anche attestazioni di un rituale che concilia inumazione e incinerazione, ovvero l'enchytrismòs: inumazione rannichiata all'interno di vasi.
Invece per la cultura delle tombe a fossa della prima età del Ferro, si sa che essa si distribuisce tra la Campania e la Calabria tirrenica. Però la Campania è una sorta di cerniera, specialmente a Pontecagnano, tra il Villanoviano tirrenico, tipico dell'Etruria e dell'Emilia-Romagna, e la cultura delle Tombe a fossa.
Nel resto del sud, invece, si possono distinguere altre 3 facies, quella iapigia (Puglia e Basilicata nord), quella enotria (Basilicata ionica e Calabria centro-nord) e quella della Calabria meridionale. In esse persiste il rituale inumatorio anche con le forme dell'enchytrismòs.
buona domenica 
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carpe diem... perchè panta rei!
Ultima Modifica di Cerebia : 21-October-2007 13:50.
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21-October-2007
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Ti ringrazio! Nei libri su quali ho studiato non si parla di questa facies meridionale, probabilmente proprio per la scarsità di documentazione, e quindi avevo interpretato un po' a modo mio.
Buona domenica anche a te. 
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22-October-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jul 2007
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Molto interessante, ma non ho ancora capito una cosa...x villanoviana si intende una cultura a se stanziata pressapoco in quella che dopo sarà chiamata Etruria, oppure un po tutta l'italia si può definire Villanoviana?
Interessante la provenienza dal nord...l'alfabeto Etrusco (che in realtà è di origine Focese), è molto simile (ancora oggi è abbastanza controversa la questione) alle rune vikinghe.
Ps
Quando ho parlato di pelasgi mi hai detto che non si può non parlare anche di Etruschi.
E' vero anche l'opposto  :-P
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22-October-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Rune
Quote:
Wanax
Interessante la provenienza dal nord...l'alfabeto Etrusco (che in realtà è di origine Focese), è molto simile (ancora oggi è abbastanza controversa la questione) alle rune vikinghe.
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L'uso delle rune è attestato a partire dal II secolo d. C. - La derivazione da alfabeti etruschi, anche per il tramite di altre popolazioni a cavallo delle alpi è una delle possibilità, assieme alla derivazione dall'alfabeto latino. Quindi ben improvabile la via opposta (alfabeto etrusco giunto da nord assieme alle popolazioni che l'avrebbero usato prima che fosse usato nei luoghi di origine)
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dott. Claudio Giorgini
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24-October-2007
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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Il Villanoviano nella prima età del Ferro
ebbene eccomi a parlare dell'età del Ferro.
Come nel primo post seguirò la scansione geografica, quindi nord, centro e sud!
I gruppi villanoviani dell'Italia settentrionale sono essenzialmente distribuiti nelle stesse zone del Bronzo Finale, ma con la definizione di tre facies specifiche: quella di Este (che prende parte del Veneto e la Lombarida orientale), quella di Golasecca (nel Ticino, Lombardia occ. e estremo est del Piemonte) e quella di Bologna (Emilia centro-orient. e Romagna). L'opposizione delle due prime facies (Este e Golasecca) era abbastanza evidente nel Bronzo Finale, ma con caratteristiche non così nette da premettere questa distinzione, che invece è più appropiata per il Primo Ferro.
Per quel che riguarda l'Emilia-Romagna (la facies Bologna), per la quale non si avevano documenti per il Bronzo Finale, nel Primo Ferro è, invece, molto documentata specialmente a Bologna e a Verucchio (RN), mentre per l'Emilia occidentale non vi sono attestazioni, dovute probabilmente a scarsità di ritrovamenti.
La facies di Bologna è assai affine a ciò che si trova in Etruria e molti studiosi hanno voluto vedere in questa constatazione una sorta di 'colonizzazione' dal sud verso il nord da parte degli Etruschi. Secondo Peroni, però, questa visione va a cozzare con la presenza, in Italia Centrale, di aspetti culturali di natura locale coesistenti alla facies villanoviana, mentre in Emilia questi aspetti non compaiono, quindi quasi ad ipotizzare un movimento contrario. Invece, la Bietti Sestieri sostiene una sorta di spostamento dell'Etruria verso la Pianura Padana, tetsimoniato dall'assenza di insediamenti precedenti in questa zona. La Bietti Sestieri sostine anche l'omogeneità delle facies villanoviane d'Etruria e quella bolognese-romagnola, che interpreta come un legame culturale ed etnico-linguistico fra i due gruppi portatori della stessa facies. A questo proposito Peroni attribuisce solo a Verucchio uno stretto legame con l'Etruria, giustificato dall'uso degli elmi (in lamina o in ceramica) come coperchi coperchi di ossuari, usanza invece assente a Bologna.
Per quel che riguarda l'Italia centrale, si ha sostanzialmente un proseguo della facies medio-tirrenica vista nel Bronzo Finale. L'unica eccezione si ha per il versante adriatico, per il quel viene definita una nuova facies, quella picena, che però non va confusa con l'entità etnica (quella dei Piceni) di molti secoli più tarda. Vi si deve leggere solo una sovrapposizione geografica. Essa infatti, rapprensenta una facies molto ben definita e compatta, con sue proprie caratteristiche, anche nel rituale funebre, eccettuato il territorio di Fermo che invece è da considerare una propagine villanoviana in territorio piceno. Infatti, come i territori dell'Etruria tirrenica e di Bologna, è caratterizato da necropoli ad incinerazione, dall'uso del biconico e da produzioni metallurgiche affini a quelle villanoviane.
Per la facies medio-tirrenica, come dicevo poco sopra, si ha continuità con il Bronzo Finale ed infatti in essa sono compresi i gruppi di Terni 2 e 3, di Bisenzio, di Tarquinia (che è preso come rappresentativo dei vari gruppi che corrispondono a ciascun grande centro protourbano o semiurbano dell'Etruria propria, quindi Vulci, Vetulonia, Veio, Cerveteri, Populonia e Tarquinia) e il gruppo di Roma-Colli Albani 2 e 3. La produzione metallurgica di questa facies è pressocchè unitaria, come è stato per quella del Bronzo Finale.
Si può collocare in questo preciso momento la nascita del concetto erroneo di "cultura villanoviana". Infatti, questo trova appoggio sulla presenza/assenza dell'ossuario biconico nel rituale funebre. Questo ossuario, come si è visto nel Bronzo Finale, accumunava tutti i gruppi protovillanoviani della facies dell'Italia centrale e il gruppo di Tolfa-Allumiere, appartenente alla facies medio-tirrenica, mentre era pressocchè sconosciuto nel gruppo di Roma-Colli Albani, appartenente anche questo alla facies medio-tirrenica.
Nel Primo Ferro, l'ossuario biconico è proprio della facies bolognese-romagnola, del gruppo di Fermo (in territorio piceno), del gruppo di Tarquinia con tutti gli altri centri dell'Etruria propria, dei gruppi di Pontecagnano e Sala Consilina. E' ignoto, o quasi, ai gruppi medio-tirrenici di Terni, Bisenzio, Roma-Colli Albani e quelli della Campania.
La presenza/assenza del biconico, secondo Peroni, non può essere vista in relazione al concetto di cultura nel suo insieme, ma soltanto a livello di rituale funebre, quindi un sottoinsieme di questa. Inoltre, l'assenza in ambito funerario del biconico all'interno dei gruppi che non lo usavano come ossuario, non implica che per questi fosse sconosciuto, ma solo che ne facessero un uso diverso: un esempio sono i frammenti di biconico in abitato provenienti da Bisenzio, dove appunto non era usato come vasi cinerario.
L'Italia meridionale, invece, è caratterizzata anch'essa dalla facies medio-tirrenica, attestata in Campania, in continuità con il Bronzo Finale. In questo periodo vi è appunto una koinè metallurgia e ceramica, mentre si hanno differenze a livello di rituale funebre. Infatti si possono distinguere 5 gruppi: Capua, Cuma-S.Marzano (Campania centrale costiera), Pontecagnano (sulla costa), Cairano-Oliveto Citra (nell'interno) e Sala Consilina. I gruppi di Capua, Cuma-S.Marzano e Cairano-Oliveto Citra sono spesso fatti rientrare all'interno della cultura delle tombe a fossa, per il prevalere di tomba ad inumazione, mentre i gruppi di Pontecagnano e di Sala Consilina in quella villanoviana, dato il prevalere dell'incinerazione e dell'uso del biconico.
Il gruppo di Capua però ha molte affinità con il gruppo di Bisenzio-Vetralla, continuatore dl gruppo di Bisenzio nell'Etruria interna. A suffragio di ciò vi sono anche le fonti antiche che stabiliscono la fondazione di Capua nel IX sec. a.C. ad opera di movimenti migratori etruschi. Per via marittima invece essere avvenuto lo stanziamento di Pontecagnano, in quanto vi sono moltissime affinità con Tarquinia e Cerveteri. Il gruppo di Sala Consilina nonostante le affinità villanoviane, ha legami con il mondo ionico.
Gli autori greci e romani, parlando di questo periodo, ci parlano di Etruschi, Latini, Umbri e di altre popolazioni di epoca pre-romana. Questo fatto è storicamente spiegabile in quanto con il passare del tempo si vanno a formare facies regionali molto più caratterizzate e nettamente distinte fra loro, dovute alla minore mobilità di maestranze e di modelli, che rimanevano quindi più circoscritti. Secondo Peroni, molti studiosi hanno quindi ritenuto di poter intodurre in questo periodo l'equazione di ethnos=cultura ed un esempio fra tutti è quello di Villanoviano=prima fase della civiltà etrusca. Che il villanoviano sia una componente del mondo etrusco è innegabile, ma non è solo comune a questa. Infatti, il villanoviano, che va inteso come manifestazione funebre, con il suo rituale incineratorio e le sue urne biconiche, è comune sia agli Etruschi e non tutti poi, ai Latini, alle genti del medio versante adriatico, alla zona bolognese e romagnola.
a voi adesso!
Bibliografia:
Peroni "L'Italia alle soglie della Storia" (1996)
Bietti Sestieri "Protostoria" (1996)
Quote:
Wanax
l'alfabeto Etrusco (che in realtà è di origine Focese), è molto simile (ancora oggi è abbastanza controversa la questione) alle rune vikinghe.
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Sicuro Wanax? a me han sempre detto che l'alfabeto etrusco è di origine euboica .... e confermo quanto detto da dceg... che ci possa essere stata una trasmissione dell'alfabeto niente può impedirlo, se si considera che Livio, ad esempio, dice che i Reti (abitanti dell'Alto Adige) erano una popolazione etrusca, come la loro lingua.
Quote:
Wanax
Quando ho parlato di pelasgi mi hai detto che non si può non parlare anche di Etruschi.
E' vero anche l'opposto  :-P
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Di questo ti dirò prossimamenete, ho trovato i miei appunti e li devo riguardare!
ciao ciao 
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carpe diem... perchè panta rei!
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24-October-2007
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
Wanax
Interessante la provenienza dal nord...l'alfabeto Etrusco (che in realtà è di origine Focese), è molto simile (ancora oggi è abbastanza controversa la questione) alle rune vikinghe.
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Pallottino pensa che l'alfabeto runico derivi dagli alfabeti delle popolazioni dell'Italia settentrionale, i quali a loro volto lo mutuarono dagli Etruschi. In particolare cita uno studio di Helmut Rix che ha comparato i segni runici con gli alfabeti norditalici e ha rilevato varie somiglianze soprattutto con l'area venetica, dove nei santuari la scrittura ha valore magico, come lo hanno le rune.
Un problema che si pone è quello che le prime attestazione runiche solo nel II-III secolo d.C. ma è anche vero che molte di queste sono perdute forse perchè venivano eseguite su legno.
Inoltre i segni tendono a variare in modo imprevedibile nella trasmissione dell'alfabeto da un popolo ad un altro sia per rendere suoni della lingua in cui si voleva usare, sia perchè la civiltà germanica era divisa in molte piccole tribù e ognuna di queste modificava i segni a suo modo.
Ci sono due caratteristiche principali che fanno derivare la scrittura runica dagli alfabeti alpini e dell'Italia settentrionale. Una è l'allungamento verticale dei caratteri, quasi del tutto privi di tratti curvilinei, probabilmente per facilitare la tracciatura su legno. L'altro aspetto comune è l'inquadramento delle parole in un nastro stretto e lungo in cui le lettere occupano tutta l'altezza e che può anche incurvarsi e ripiegarsi a U.
Si può confrontare per esempio l'iscrizione in alfabeto leponzio di Prestino (CO), della prima metà del V secolo a.C.
http://hoc.elet.polimi.it/giovio/Bacheche/18_2.jpg
Ti metto i lavori di H.Rix sull'argomento:
H.Rix, Thesen zur Ursprung der Runenschrift, 1992
H.Rix, Germanische Runen und venetische Phonetik, 1997
Ciao 
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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24-October-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jul 2007
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Mi dispiace rispondere con un' altra domanda, ma non mi sono ancora chiari dei punti...:sad:
I Villanoviani erano una popolazione omogenea, così come lo saranno i romani, i sabini e gli umbri (ad esempio) che occupavano gran parte dell'italia prima della II migrazione indoeuropea, oppure erano un po come i Greci, tutti "Elleni" ma formanti città stato e regioni indipendenti fra loro?
E, cosa + importante, erano indoeuropei? :?
 Saluti
PS
Grazie ;-)
PPS
Quote:
Pallottino pensa che l'alfabeto runico derivi dagli alfabeti delle popolazioni dell'Italia settentrionale, i quali a loro volto lo mutuarono dagli Etruschi. In particolare cita uno studio di Helmut Rix che ha comparato i segni runici con gli alfabeti norditalici e ha rilevato varie somiglianze soprattutto con l'area venetica, dove nei santuari la scrittura ha valore magico, come lo hanno le rune.
Un problema che si pone è quello che le prime attestazione runiche solo nel II-III secolo d.C. ma è anche vero che molte di queste sono perdute forse perchè venivano eseguite su legno.
Inoltre i segni tendono a variare in modo imprevedibile nella trasmissione dell'alfabeto da un popolo ad un altro sia per rendere suoni della lingua in cui si voleva usare, sia perchè la civiltà germanica era divisa in molte piccole tribù e ognuna di queste modificava i segni a suo modo.
Ci sono due caratteristiche principali che fanno derivare la scrittura runica dagli alfabeti alpini e dell'Italia settentrionale. Una è l'allungamento verticale dei caratteri, quasi del tutto privi di tratti curvilinei, probabilmente per facilitare la tracciatura su legno. L'altro aspetto comune è l'inquadramento delle parole in un nastro stretto e lungo in cui le lettere occupano tutta l'altezza e che può anche incurvarsi e ripiegarsi a U.
Si può confrontare per esempio l'iscrizione in alfabeto leponzio di Prestino (CO), della prima metà del V secolo a.C.
http://hoc.elet.polimi.it/giovio/Bacheche/18_2.jpg
Ti metto i lavori di H.Rix sull'argomento:
H.Rix, Thesen zur Ursprung der Runenschrift, 1992
H.Rix, Germanische Runen und venetische Phonetik, 1997
Ciao
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Grazie Shemsu...abbiamo postato contemporaneamente:wink: ... la somiglianza con l'alfabeto veneto, fa pensare che gli "Wends" stanziati in Polonia fossero affini ai Veneti italici 
Ultima Modifica di Wanax : 24-October-2007 21:09.
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24-October-2007
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
Wanax
Grazie Shemsu...abbiamo postato contemporaneamente:wink: ... la somiglianza con l'alfabeto veneto, fa pensare che gli "Wends" stanziati in Polonia fossero affini ai Veneti italici 
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Di niente...  Mi ricordavo di averlo studiato e sono andato a vedere.
C'è un capitolo in: Pallottino, Gli Etruschi, Bonpiani 1992.
Ciao 
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24-October-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Veneti, Wenden (oggi denominazione dei Sorbi, in passato riferita a popolazioni slave nell'est della Germania, forse anche legate alla Cultura della Lausitz, ma anche denominazione generica data ai protoslavi), Windisch (popolazione slava - slovena - in Austria), Vineda (la città scomparsa del Baltico, provabilmente con radici slave)- Ci sono somiglianze ed assonanze, ma che questo indichi un qualche rapporto diretto è da dimostrare, una questione tutt'ora aperta che accende gli animi, un po' come certe discussioni sulle popolazioni di una certa isola del Mediterraneo :-\"
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dott. Claudio Giorgini
Ultima Modifica di dceg : 24-October-2007 23:36.
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25-October-2007
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