La desinenza è sempre monosillabica
Non ho mai condiviso le desinenze; non le immaginavo come: -a, -ae, -ae; -n, -is, -i...; erano senza significato; mi chiedevo: che c'entra -us, perché considerarlo un frammento, estrapolarlo da -sus.
Nel 1966 su una mia rivista, appena inventata, partìì con FA 'dire', FA-ma 'quella del FA/ dire', FA-mo-sus 'quello di quella del FA/ dire'; ben presto mi accorsi che si trattava di dimostrativi, variamente mutati, ma sempre dimostrativi: MAR-e, MAR-i-no/a 'quello/a del mare', MAR-i-na-(s)jo 'quello di quello/a del mare'.
Quando lessi su O. R. Gurney, Gli Ittiti, pag. 106: "Ma la peculiarità (della lingua luvia) è consistita dal fatto che la dipendenza di un nome da un altro non è espressa dal caso genitivo, come in altre lingue indoeuropee, ma mediante un aggettivo possessivo, formato da un suffisso -sas "suo" al nome dipendente." Non si accorse che invece costituiva il cuore dell'indoeuropeo arcaico; per nulla dissimile dal -sas originario, dal -sos greco, o dal -sus latino; desinenza, che con il tempo poi mutò, come tutte le altre, in mille modi: -las, -nas, -tas...; e che corrispondeva solamente ad un dimostrativo: THE 'luce > DI-o/ ZE-u-s', darà origine anche a *DI-u-s-sus > DI-u-r-nus, persino a GI-o-r-no 'quello del GI/ DI/ ZI < THE 'luce'.
Nei miei libri ho trattato questo problema ripetutamente; non si può accettare dolo-r, dolor-is, dolor-i; ma occorre ripristinarne la natura autentica: * > DOL-o-s(e), DOL-o-sis, DOL-o-si; non nome-n, nomin-is, nomin-i, bensì * > NO-me-s(e), NO-mi-sis, NO-mi-si; nemmeno pecu-s, pecud-is, pecud-i, ma l'esatto * > PEC-u-s, PEC-u-sis, PEC-u-si...
Questo è sufficiente per indicare la monosllabicità di ogni desinenza e il suo valore dimostrativo; quanto al verbo, il gr. DEIK-nu-mi si presta bene a specificare quasi intatte le desinenze originarie monosillabiche, costituite da pronomi, anch'essi dimostrativi, variamente deformate, contratte, in altri vebi, ma, se osservate, sempre ripristinabili: DEIK-nu-mi 'mostro-questo/me> io', DEIK-nu-s(u) 'mostri-codesto/ tu', DEIK-nu-si 'mostra-quello/ egli'...
Nei miei libri propondo anche il verbo AM-a-re; così semplici le sue antiche uscite, visibili con molta chiarezza; * > AM-a(-mi), AM-a-s(u), AM-a-si, AM-a-mi-si, AM-a-tu-s(i), AM-a-s-si; *AM-a-ba-mi, AM-a-ba-s(u), AM-a-ba-si, AM-a-ba-mu-s(i), AM-a-ba-tu-s(i), AM-a-ba-s-si; AM-a-vi-(mi), AM-a-vi-s-tu, AM-a-vi-si, AM-a-vi-mu-s(i), AM-a-vi-s-tu-s, AM-a-ve-su-s-si.....
Ora chiunque può continuare con PA-te-r: * > PA-te-s, PA-te-sis, PA-te-si...PA-te-ses; *PA-te-s-sus > PA-te-r-nus...
Il Signor G. M. Facchetti, che si è scagliato contro di me per un giudizio, motivato, sulla sua opera ("Creta minoica", Olschki), come si legge, lì sù archeomedia.net, e tutti gli altri validi studiosi, non possono mettersi a chiacchierare con sconosciute; le parole sono colme di pecette, contraffazioni, false carte d'identità; occorre denudarle, per scoprirne la radice monosillabica e le desinenze monosillabiche. Non basta considerare che, per la sua posizione, il lidio vcbaqent possa essere tradotto con molta sicurezza 'danneggino'; bisogna prima depurare la parola, privarla dell'ignoranza accumulata: *FcFak-e-n-t; già si vede, già possiamo ricondurla a * > kak-e-s-si > kak-e-n-ti > kak-e-n-t; con le uscite latine, mi pare; e la sua appartenenza al gr. KAK-o-()o.
Da TITUS Texts: Lydian Corpus: 4b: Sardes
.1 es vanas Manelis .2 Alulis ak=mL=t .3 qis fenslibid .4 fak=mL=t QLdans .5 Artymu=k vcbaqent "Questa tomba (é) di Maneli *alu(s)si (di Alu). Ora chi (la) danneggia, allora il dio *Quletanus e la dea Artemi(de) lo rovinino."
Qldans, tirs. Culsans; Artymu, tirs. Aritimi, dall'eteo AR-ma 'luna', con la t inserita, arTymu (ricordare anDros); -k 'e', tirs. -c 'e'.
Grazie dell'attenzione.
Angelo Di Mario
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