Questo forse è un altro discorso ancora.
Ci sono alcuni Musei, concepiti in maniera tradizionale come "contenitori" di materiali presi altrove, che trovandosi nei centri storici di importanti città europee casualmente insistono su resti archeologici presenti nel sottosuolo e in qualche caso -trattandosi di Musei- è sorta spontanea l'idea di lasciare parzialmente visibili ai piani inferiori esemplificazioni delle presenze antiche in situ (per esempio il Museo Civico di Milano, ma anche i Musei di Rimini e non vorrei sbagliare ma mi pare il Museo della Città a Vienna e comunque tanti altri). Però è un tipo di situazione del tutto analoga a moltissimi edifici pubblici o aperti al pubblico (banche, scuole, biblioteche, camere di commercio, grandi magazzini etc. etc. che si sono trovati una compresenza del genere) nei nostri centri storici. E non è nemmeno questione di verificare se la presenza antica ha influito tanto o poco nella distribuzione delle cubature moderne e nella loro destinazione d'uso, perché fondamentalmente l'edificio ha una funzione propria ed una sua individualità architettonica indipendentemente dalla messa in evidenza della preesistenza archeologica al suo interno.
Invece casi come quello di Piazza Ferrari a Rimini, ed in parte come l'Ara Pacis a Roma (che però ha comportato come dicevo anche una traslazione del monumento) rappresentano una precisa volontà urbanistica di realizzare un elemento moderno dentro la città allo scopo di "vestire" e valorizzare il monumento antico. Anzi, sia nel caso dell'Ara Pacis a Roma che in quello di Piazza Ferrari a Rimini, la stessa conduzione dello scavo archeologico è stata al servizio della attuazione di una idea del genere, incidendo in alcune scelte tecniche di scavo e soprattutto nella decisione stessa di effettuare azioni di scavo archeologico altrimenti non necessarie (in entrambi i casi i resti potevano rianere tranquillamente là sotto, sono stati portati in luce proprio allo scopo di "costruire un segno nella città").
Non so se ho reso l'idea.
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