i mille volti della necropoli
beh, l'archeologia funeraria è un approccio privilegiato alla società e alle strutture profonde di una comunità antica. Ti butto lì qualche prospettiva di indagine:
il rito funerario, inumazione vs cremazione: qual è, se e come cambia nel tempo, se le variazioni di tipo rituale sono riconducibili alla volontà di differenziazione da parte di gruppi sociali diversi o antagonisti
uso dello spazio e organizzazione sociale orizzontale: individui, famiglie, clan
stratificazione sociale: guerrieri/artigiani,individui eminenti ecc identificati mediante aspetti esteriori delle tombe (monumentalizzazione, tumuli ecc.)
identità di genere: uomo/donna/bambino
il lavoro
aspetti simbolici: oggetti singoli e associazioni di materiali che afferiscono a religione, culti ecc.
cultura materiale: classi di materiale, ceramiche, metallurgia, produzione, diffusione, traffici a lungo raggio
Osteria dell'Osa rappresenta un caso esemplare, una vera palestra dell'archeologia funeraria per molti approcci di questo genere. Ti consiglio però di prepararti anche un caso studio che si presti a una trattazione di tipo iconografico, come le necropoli di Poseidonia Paestum con tombe dipinte dal tardo arcaismo all'ellenismo, oppure le necropoli di Bologna. L'importante è che in questi casi tu sia in grado di associare l'elemento figurato (stele o tomba) al corredo pertinente
Ultima cosa: per parlare correttamente di archeologia funeraria occorre utilizzare una sertie di cautele metodologiche, perchè una città dei morti è sempre un'autorappresentazione SIMBOLICA che la società da di se stessa. Gli articoli citati di D'Agostino ti forniranno ampie spiegazioni di questo problema, che io ho riassunto nella mia tesi di dottorato (Impronte nella sabbia)
Io mi scuso ma dopo un po' di anni il pensiero su questi argomenti è un po' rugginoso (a quest' e dopo 9 ore a scuola poi!)
Buon lavoro
Anna Mu
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