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Archeologia - Generico Forum generico sull'archeologia. Qui potete discutere, inviare richieste, condividere i vostri studi o le vostre ricerche


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Vecchio 09-June-2005
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Predefinito un grande problema: fonte orale o scritta?

Mi è sempre venuto difficile inquadrare il rapporto che c' è fra la storia(fatti realmente accaduti e documentati da reperti scritti) e la leggenda. L' antico detto "Scripta manent, verba volant" è stato per me motivi di dubbio. é palesemente vero che la fonte scritta è l' unica diciamo provata, ma chi può dire che sia maggiormente affidabile della tradizione orale???? Inoltre pongo una domanda: lo storico chiamato a far luce su un' epoca buia della storia antica, per arrivare alla conclusione più vicina(io non credo sia possibile arrivare a quella perfettamente esatta) a quella originale deve tenere conto delle tradizioni orali? E se sì, su quale piano deve confrontarle con quelle scritte? spero in un' ondata di opinioni...
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Vecchio 09-June-2005
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Per quanto mi riguarda vanno prese in considerazioni tutte le fonti, ognuna va trattata in modo appropriato per farla parlare, e ognuna va sottoposta a critica, particolarmente quelle scritte e orali. Hai dimenticato però, soprattutto per i periodi bui, ahi ahi ahi , le fonti materiali, che sono le uniche fonti disponibili per certi periodi. Il problema del rapporto tra fonti materiali e fonti scritte è un dibattito che ha coinvolto storici ed archeologi, e che, soprattutto per certe aree, non è ancora stato pienamente risolto. E' qualcosa che riguarda ovviamente solo l'archeologia storica, i periodi cioè per cui si rendono disponibili le fonti scritte, per quella preistorica le uniche fonti son quelle materiali. E riguarda in particolare l'area di studi del mondo classico, per esempio per il vicino oriente il discorso è un po' diverso, e così per altri campi. Lo storico "classico" è di solito meno avvezzo al rapporto con le fonti materiali, ma per parte mia, io mi sto laureando in archeologia del vicino oriente dal corso di laurea in storia, e sono interessato in particolar modo ai periodi cosiddetti preistorici e protostorici. Per "formazione" e per interesse quindi ho avuto necessariamente a che fare con entrambe le fonti.
L'uso delle fonti orali invece, che personalmente ritengo importantissimo, è più una tendenza che riguarda gli ultimi anni, in particolare per ciò che attiene alla storia contemporanea. Nonostante sia piuttosto recente però, è un campo di studi che già ha la sua storia, e i suoi maestri se vogliamo (inoltre c'è da ricordare che la storia orale molto ha da "ringraziare" i rapporti che si sono venuti a creare tra storia e antropologia). Come Cesare Bermani per esempio. Ricordo alcune sue ricerche "pionieristiche" e ormai "classiche" come: Il bambino è servito. Leggende metropolitane italiane; Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea. Così come il fondamentale manuale in due volumi: Introduzione alla storia orale. Storia, conservazioni delle fonti e problemi di metodo; e il secondo volume: Esperienze di ricerca. Oppure mi viene in mente un'altra opera a mio avviso fondamentale, e ormai in qualche modo classica, come il testo di Sandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, che fa larghissimo uso delle fonti orali.
Dai titoli citati comunque si nota bene il legame coi temi trattati dall'antropologia, ricorre infatti spesso il termine "mito" e il suo legame con l'oralità (area questa però, quella del mito, che anche la storia per conto suo, soprattutto per quanto riguarda i miti e le illusioni più moderne, ha indagato. Basti pensare a tutto ciò che è diventato mito, illusione, e che in qualche modo è stato eccessivamente distorto, nel bene e nel male: la Rivoluzione francese, Marx, il marxismo, quella russa, l'immagine dell'URSS stessa, la Resistenza, per altri versi gli stessi fascismo e nazismo, ecc.). Per i rapporti tra storia e antropologia si può vedere per esempio, oltre al testo di d'Orsi citato in altro post, il bel libro di Viazzo (Introduzione all'antropologia storica) che si occupa specificamente di questo tipo di ricerche, che, come per esempio la microstoria, rientrano in quell'area di studi interdisciplinare, o meglio di confine, che va sotto il nome di antropologia storica (al volo mi viene in mente un altro bel libro che lessi tempo fa, a cura di Hobsbawm e Ranger, un classico di questo tipo di studi, L'invenzione della tradizione).
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Vecchio 09-June-2005
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Predefinito un grande problema: fonte orale o scritta?

Quella delle fonti materiali è una svista che non mi perdonerò mai... Ho letto alcuni dei libri che hai citato e in generale sono d' accordo con te. Quello che volevo discutere con voi era l' importanza data ai TRE tipi di fonti quando vengono messe a paragone. Per me, le fonti orali sono FONDAMENTALI per ricostruire l' ideologia dei popoli studiati, anche se spesso di storico e razionale hanno ben poco. Alle fonti scritte viene data più importanza, benchè neanche con queste si è sicuri al 100% della purezza delle informazioni. Spesso bisogna sfrondarle, ridurle alla massima oggettività, guardando oltre il pensiero politico di chi la scritte, la condizione sociale, ecc. .... Le fonti materiali vengono spesso valutate troppo superficialmente, catalogandole come insufficenti. Insomma, quando si ha a che fare con fonti orali, si vorrebbe avere il supporto di quelle scritte per verificarne l' autenticità dei fatti narrati e per meglio estrappolarne i contenuti storico-idealogici. Se si ha a che fare con le fonti scritte, pur essendo le più esaurienti delle altre due,(essendo molte) si preferirebbero anche supporti materiali, e quando si lavora con questi ultimi si vorrebbe capirne la storia con fonti di altro tipo. Anche se nella realtà(tempi bui eclusi), non siritroveranno mai solo un tipo di fonti è altrettanto vero che non si trovaranno mai tutte assieme. Lo storico può essere eccellente, ma rimane un uomo ! Di fronte a due autori esprimenti una diversa versione dei fatti, quale bisogna far prevalere? E se si scontrano anche con l' estrappolazione dei fatti storici dalla cultura popolare del tempo, il quesito si ripete :?: ! Qualche soluzione????
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Vecchio 09-June-2005
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Sono d’accordo con te, sia su come vengono viste spesso le fonti e sul loro utilizzo, sia sull’importanza delle fonti orali per lo scopo a cui ti riferisci.
Per il problema che poni, innanzi tutto la comparazione delle fonti, anche di diversa natura nel momento in cui dovessero essere disponibili. Ovviamente la critica accurata, anche filologica, sia per discernere opinioni e ideologie da fatti, sia per accertare l’appartenenza del testo ad un autore, la sua autenticità, ecc. Ed hai ragione, per quanto siano esistiti prima di noi fatti ed eventi realmente accaduti, fatti la cui esistenza è difficile e finanche impossibile mettere in discussione (che so, l’esistenza del “fatto†e “avvenimento†seconda guerra mondiale per esempio), rimangono una realtà o parte di una realtà sicuramente esistita – per quanto certe critiche estreme, a mio avviso, arrivino a negare anche l’esistenza dei fatti insieme alla possibilità di conoscerli; benvenga il relativismo che mette in discussione l’oggettività possibile, ma quando si giunge all’estremo asserendo che non esiste realtà all’esterno del soggetto che cerca di conoscerla, si ricade in posizioni idealiste, soggettivistiche, che pensavo superate e che invece si ripropongono come nuove, anche se in modo forse più raffinato, originale, interessante, e per certi versi anche convincente, e, ironia della storia, oggi queste tendenze arrivano spesso da sponde politiche-ideologiche-culturali opposte rispetto a quelle da cui arrivavano in passato; colgo una contraddizione poi, e mi scuso del sofisma, ma scagliarsi contro qualsiasi assoluto e non solo, per giungere ad affermare un altro assoluto, e cioè che non esiste realtà oggettiva, mi pare contraddittorio davvero – ma che difficilmente coglieremo nella sua completezza, nella sua pienezza, nella sua verità con la “v†maiuscola. Dobbiamo accontentarci di ricostruirne solo alcuni brandelli, di avvicinarci alla realtà completa e variegata quanto più possiamo, si spera anche con l’ausilio di una metodologia sempre più accurata. Come hai scritto tu, lo storico è un uomo.
Ma tornando al problema. Difficile dare soluzioni così, generali. Sì certo, valgono i discorsi generali che si fanno nei testi di metodologia, ma poi nella pratica, nello specifico? Eh, bisognerebbe entrare nel merito. Per esempio per la battagli di Qadesh abbiamo le fonti egiziane che ne parlano come di un loro successo, le fonti ittite che, al contrario, ne parlano come una vittoria loro, conclusione: è stato sostanzialmente un nulla di fatto, è finita pari
Non è poi detto che due autori divergenti abbiano la stessa attendibilità, per vari motivi. Magari uno ha questa nomea per ricostruzioni passate che si sono verificate errate, magari è parte in causa e quindi tende a tirare acqua al proprio mulino, oppure magari non era contemporaneo agli eventi mentre un altro sì, oppure uno ha riportato solo voci e l’altro alte fonti a sua volta, o fonti dirette, e così via. Insomma, a parte i discordi metodologici generali, non so se poi esista, per la questione che tu poni, una soluzione che possa esser generale più di tanto, credo possa cambiare molto a seconda del caso specifico in questione, del problema che dobbiamo affrontare, delle fonti con cui abbiamo a che fare, e così via.
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Vecchio 10-June-2005
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Devo ammettere che mi hai stupito.Mi trovo d' accordo con te su tutti i punti, specialmente l' ultimo. Ho sperimentato sulla pelle cosa significa dare troppo peso ad uno storico del tempo, senza averlo studiato bene(quasi "vissuto"), trattando un evento storico nello specifico. Come tu dici, la soluzione più ovvia è limitarsi a fatti specifici. Ma anche questa, pur essendo quella che preferisco, suscita in me un orrendo dubbio: se la scelta delle fonti va lasciata allo storico e, per essere perfetta, deve essere limitata ad uno specifico evento, quanto può pesare l' impronta soggettiva dello storico in questione??? Insomma, se trattando della battaglia sul Granico, si viene a contatto con testi di Curzio Rufo e di Aristobulo, ogni storico farà le sue scelte di sfrondatura o, più in generale, farà prevalere quella che soggettivamente è la migliore diversamente da un altro storico. Ciò intralcia la neutralità dell' evento stesso.... La questione si complica...... :?:
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Vecchio 10-June-2005
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Eh, in questo caso non posso che rifarmi alle regole generali di una buona metodologia, e confidare uno nell'onestà intellettuale dello storico in questione, oltre che nella sua preparazione, che dovrebbe fargli mantenere quel giusto equilibrio fra oggettività e soggettività. Due confidare nel dibattito scientifico, che nel progredire della ricerca metterà in luce, si spera, eventuali errori presenti nelle ricerche precedenti, compresi quelli di eccessività parzialità compiuti da altri storici.
Un certo grado di soggettività però è ineliminabile. Lo è nelle cosiddette scienze esatte e sperimentali, figuriamoci nella storia e nelle scienze umane e sociali!

Ciao ciao
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