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Archeologia - Generico Forum generico sull'archeologia. Qui potete discutere, inviare richieste, condividere i vostri studi o le vostre ricerche

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  #46 (permalink)  
Vecchio 17-January-2008
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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Io quasi quasi titolerei in maniera più diretta e più specifica; il problema è l' autorizzazione alla pubblicazione ? Beh, titoliamo così, no?
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  #47 (permalink)  
Vecchio 17-January-2008
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Io quasi quasi titolerei in maniera più diretta e più specifica; il problema è l' autorizzazione alla pubblicazione ? Beh, titoliamo così, no?
Restando allora nell'area generica? Secondo me aprendo un'area apposita si potrebbe stimolare e articolare dibattito, approfondimenti, scambio di informazioni tramite diversi thread... e mi è sembrato che le idee non manchino
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  #48 (permalink)  
Vecchio 17-January-2008
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lu lu Non in Linea
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L'idea è molto interessante e concordo con Leda e con Moneta per quel che riguarda il limite d'età, anche in relazione al comitato scientifico. Non credo che sia questa una cosa importante, nel senso che persone di diversa età e formazione (preistorica, classica, orientalistica etc) possono portare contributi importanti anche, e soprattutto, in base alla propria esperienza. Onestamente non mi sentirei di escludere una persona che ha più di 30 anni se ha una preparazione notevole. Poi se il problema è il "ricambio" si può sempre fare uno statuto che preveda che dopo un tot di tempo vada rivisto il comitato scientifico, nei membri che lo compongono, magari tramite elezione o altro meccanismo.

P.S. ovviamente sono rimasta un pò indietro nel leggere i post e mi sono persa un pezzo...abbiate pazienza
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  #49 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
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Per ora lasciamo la nuova discussione che volete aprire in Archeologia Generico, poi vedremo se si sviluppa eventualmente di trovargli un'altra collocazione.
In tutta sincerità lasciare fuori il discorso divulgazione mi porta un pò ad allontanarmi dal progetto (non perché mi ritenga degno io di fare divulgazione, ma perché lo sentire più in linea con il progetto AI), ma continuerò comunque a seguire quello che scriverete in proposito
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La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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  #50 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
AI senatus
 
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ivan Visualizza Messaggio
In tutta sincerità lasciare fuori il discorso divulgazione mi porta un pò ad allontanarmi dal progetto (non perché mi ritenga degno io di fare divulgazione, ma perché lo sentire più in linea con il progetto AI), ma continuerò comunque a seguire quello che scriverete in proposito
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dizzi Visualizza Messaggio
Ho letto con attenzione tutti i post di questa discussione e mi sembra proprio che ci siano tutti i presupposti per potere costruire un progetto editoriale valido. Vi dico alcune mie opinioni in merito:
1) concordo con mdd sul carattere prevalentemente scientifico piuttosto che divulgativo: non si può fare divulgazione (o fruizione in altri ambiti) prima di aver pienamente soddisfatto l'esigenza di comunicazione e confronto scientifico fra specialisti;
2) la rivista dovrebbe possedere tutti i crismi perchè chi scrive possa acquisire un titolo valido, non per essere un pubblicista, ma per arricchire il proprio curriculum in quanto studioso dell'antichità (archeologo, numismatico, storico dell'arte, iconografo, ceramologo, epigrafista etc etc
Mmhh... In merito alla questione scientifico vs. divulgativo vorrei dire la mia.
Riviste scientifiche (cartacee, in particolare) di argomento archeologico credo ce ne siano già parecchie, in italia...
Mi chiedo però quale diffusione esse abbiano: nessuna rivista italiana rientra nel catalogo JCR per l'"impact factor" (ne parlrò sotto), e la cosa è significativa sotto molti punti di vista.
In ogni caso c'è da chiedersi se sia conveniente andare a buttarsi in un calderone già affollato, senza che si dia un servizio in più, un valore in più alla rivista.

Veniamo però agli aspetti pratici...
Uno studioso vuole pubblicare le sue ricerche o perché ne consegue un ritorno economico diretto (viene pagato dall'editore, cioè) oppure, come accade per le riviste accademiche, perché le pubblicazioni "fanno punteggio" per la carriera accademica o in altri enti di ricerca (soprintendenze comprese, credo). Esattamente come Dizzi ha già detto.

Premetto che non conosco direttamente il mondo delle riviste accademiche di archeologia, né il relativo sistema di valutazione a fini della carriera.
Conosco bene, invece, quello in ambito geo-paleontologico.
Ebbene: gli articoli pubblicati non vengono valutati tutti nello stesso modo, ma ci sono diversi fattori:
- in primo luogo, ovviamente, il ruolo svolto all'interno della ricerca (ovvero se si figura come autore principale o secondario, in un articolo a più mani)
- generalmente non si tiene conto di pubblicazioni su riviste prive di Peer Review, mentre assumono particolare importanza articoli pubblicati su riviste con alto Impact Factor (ovvero larga diffusione) e quindi, tra l'altro, scritti in inglese
- l'Impact Factor (IF) dello stesso articolo.

Per chi non conoscesse termini quali "peer review" e "impact factor", il primo si riferisce al fatto che esiste un apposito comitato di revisori al quale la rivista fa riferimento; l'articolo proposto viene quindi sottoposto alla valutazione di alcuni revisori, in genere due, che possono accettare l'articolo così com'è, accettarlo con richiesta di integrazioni o modificazioni o respingerlo.
L'impact factor (IF) è un fattore numerico con cui il "JSR-Journal Serach Result" redatto dalla Thomson, valuta l'importanza della rivista in base alla diffusione e al suo peso in termini di citazioni dei suoi articoli e l'impatto che il particolare l'articolo ha sulla comunità degli specialisti, in base al numero delle citazioni che questo ha avuto in altri articoli nei tre anni successivi alla pubblicazione, e alla relativa importanza (cioè IF della rivista) di questi altri articoli. Le riviste scientifiche a diffusione esclusivamente web considerate dal JCR sono l'eccezione, però ci sono, alcune anche con alto IF.

Riuscire ad entrare nel JCR, magari nel lunghissimo tempo, darebbe veramente un valore aggiunto stratosferico, ma la cosa è largamente utopica, se non impossibile: oltre ad una larga diffusione (poco importa se su cartaceo o internet) difficilmente raggiungibile, si dovrebbero scrivere articoli quasi esclusivamente in inglese, ed avere un Peer Review davvero coi fiocchi, oltre ad altri fattori minori da considerare.
Anche volendo tralasciare l'Impact Factor vero e proprio, come credo si faccia in Italia in ambito accademico archeologico, c'è sempre da considerare un "impact factor virtuale"... Non ho idea di come funzioni la cosa in termini di "punteggio" ma imamgino che assuma in ogni caso maggiore importanza un articolo pubblicato su Nature o sull'American Journal of Archaeology, piuttosto che sui "Resoconti dell'Accademia dei Lincei"... Figuriamoci su una sconosciuta rivista on-line.

L'unico modo per avere un minimo di autorevolezza è avere un comitato di Peer Review coi fiocchi: per questo sono d'accordo con altri che hanno già posto in evidenza come l'ipotesi di Mdd di limitare l'età dei revisori a 30 anni sia molto limitativa. Se non si trova qualche nome importante che sia disposto a dare il suo apporto l'eventuale rivista sarà sempre di serie C.

D'altra parte, oltre ad un buon peer review, la notorietà di una rivista scientifica è data anche dalla sua diffusione. In Internet il problema non si pone più di tanto, però è vero che riviste di cui non è presente almeno una copia in biblioteca rimane a lungo sconosciuta. Pur rimanendo ana rivista a diffusione web, per aumentarne la notorietà e l'autorevolezza andrebbe inviata una copia in ogni biblioteca universitaria. Quest'ultime pagano gli abbonamenti alle riviste, ma per una nuova arrivata bisognerebbe all'inizio farsi conoscere, immagino...

Il punto è questo: una rivista esclusivamente scientifica ha un pubblico potenziale numericamente assai limitato. Non ha caso le riviste scientifiche chiedono in genere dei contributi economici per la pubblicazione degli articoli (contributo tanto maggiore quanto è l'IF, divenendo così anche un business), perché ci sono comunque delle spese:
- copie per le università (coperto, in un secondo tempo dagli eventuali abbonamenti). L'alternativa è affidarsi al passaparola su web e quindi a tempi più lunghi per farsi conoscere.
- spese di redazione (segratariato, impaginazione, ecc. ecc.); anche qui i costi sono più limitati se ci si limita ad una diffusione su web
- spese per il peer reviewing, tanto più alto quanto più autorevole è il comitato. Si può trovare qualche studioso con esperienza sufficiente a coprire il ruolo di revisore disposto a fare opera di "volontariato" gratuito? Forse, ma credo che difficilmente questa possa essere la regola...

La stragrande maggioranza delle riviste scientifiche, con servizio on-line, prevede un pagamento per l'acquisto della rivista o di un articolo in formato PDF. Questo consente alle grandi riviste di avere introiti che coprono abbondantemente le spese (nonché, in alcuni rari casi, di elargire royalties agli autori) ma questo vale solo per riviste già bene avviate, con una certa notorietà ed affidabilità, per cui ritorna sempre il problema dei costi iniziali.

Mi chiedo, quindi, un giovane alle prime armi e che volesse veder pubblicato un suo articolo, sarebbe disposto a sobbarcarsi di tasca propria questi costi? Personalmente ho seri dubbi; e non è certo un caso che siano le università ed altri enti, con la distribuzione dei fondi di ricerca, a coprire anche le spese di pubblicazione, e non è un caso neppure che la quasi totalità delle riviste accademiche siano frutto degli investimenti di istituti universitari o di associazioni (come il caso da me già citato dell'Associazione Paleontologica Italiana, ma anche dell'Accademia dei Lincei), a cui si sommano i contributi del Ministero per i Beni Culturali.

Tutt'al più ha senso una generica associazione di archeologi (intesa o meno come ordine professionale, di cui tanto si parla) di cui l'eventuale rivista potrebbe essere l'organo ufficiale e bollettino; le quote associative coprirebbero, almeno in parte, le spese. Ma questa è già un'altra storia.

Naturalmente un giovane alle prime armi può essere interessato ad essere pubblicato anche su riviste di terz'ordine – cioè poco diffuse e prive di peer review – ma con quale risultato effettivo in termini di curriculum? Ne avrebbe veramente vantaggi?
Tutt'al più si tratterebbe di soddisfare il proprio orgoglio personale (oltre ad avere comunque un minimo in più sul curriculum), purché questo sia a costo pressocché zero.

Io vedo quindi delle difficoltà pratiche ed economiche nel realizzare una rivista esclusivamente scientifica. Difficoltà evidenti già per una rivista esclusivamente (o quasi) on-line con non grandi pretese in termini di autorevolezza e visibilità; difficoltà che diventano forse insormontabili se le ambizioni diventano maggiori.


Mi sembra invece più interessante l'eventualità di una rivista on-line in cui convivano due sezioni (magari abbastanza distinte): una dedicata alla divulgazione (diciamo "Archeologia per Tutti") ed un'altra scientifica (diciamo "Scavi, studi e ricerche").
Il fatto di essere anche divulgativa (che non significa necessariamente stupida) garantirebbe un bacino di utenza molto più ampio di quello assai ristretto degli addetti ai lavori.

Un bacino di utenza largo significa avere un potenziale ritorno economico in termini di inserzioni pubblicitarie (comprese quelle istituzionali di Enti locali o per mostre, rassegne, corsi universitari, ecc) e, al limite, di abbonamento (almeno in un secondo momento)...
Si possono inoltre pensare soluzioni aggiuntive come visibilità gratuita on-line e pagamento per la possibilità di scaricare PDF, o cose del genere, che hanno senso solo se si parla di utenze relativamente vaste.

La sezione divulgativa potrebbe quindi ospitare articoli provenienti da appassionati e studenti di archeologia (e di storia antica e medievale), oltre che da professionisti, comprese versioni divulgative di tesi di laurea o cose simili... La spinta motivazionale sarebbe la stessa che spinge la gente a scrivere blog o riviste amatoriali, anche in assenza di un diretto ritorno economico.
Se, come ventilato da Ivan, in un prossimo futuro dovessero cambiare alcune norme sulla carriera pubblicistica/giornalistica, gli interventi potrebbero anche un ritorno pratico per aspiranti giornalisti.
La sezione divulgativa potrebbe offrire anche alcune opportunità di tipo diverso e tutte da sondare come collaborazioni con la Scuola di Divulgazione Scientifica del SISSA di Trieste o Facoltà di Scienze della Comunicazione, cosippure come come l'Associazione dei Gruppi Archeologici d'Italia, al momento priva di un organo di stampa.
La sezione divulgativa potrebbe inoltre essere lo spazio adatto per raccogliere tutte quelle notizie brevi e segnalazioni provenienti direttamente dagli uffici stampa di Regioni, Province, Soprintendenze, Università, ecc. riguardanti mostre, convegni, nuovi scavi (magari anche con segnalazioni utili a studenti e volontari), brevi anticipazioni di nuove scoperte, ecc.; a questo aggiungere segnalazioni di siti web, libri, cioè tutto l'apparato che si aggiunge agli articoli principali che è cosa normale su riviste come Archeo o Archeologia Italiana, ma che è abbastanza fuori luogo su riviste accademiche.

Naturalmente tutto ciò implica un lavoro di redazione non proprio indifferente, ed in tal senso potrebbero essere auspicabili collaborazioni come quelle accennate precedentemente, in modo da tenere i costi bassi.
Si tenga comunque conto che si risparmia sui costi di peer reviewing e, soprattutto, non si necessita di una diffusione capillare nelle biblioteche universitarie.

Alla sezione divulgativa si potrebbe affiancare quella più scientifica, diversa nei contenuti (tesi di dottorato in versione estesa, report di scavo, ecc.) e nella forma, con tutti i crismi delle pubblicazioni accademiche, magari anche dal punto di vista della struttura grafica.
Si può pensare anche ad articoli in inglese (o anche altre lingue?) che ne aumenterebbero l'impact factor "virtuale".
Tenendo conto che le spese di redazione potrebbero essere coperte (si spera) in altro modo, gli articolisti non dovrebbero più contribuire alle spese di pubblicazione, invogliando a scrivere anche giovani alle prime armi e privi di fondi di ricerca, cosa che mi sembra essere uno degli obiettivi principali di questa idea.
Il taglio ibrido della rivista potrebbe anche spingere chi è alle prime armi a preferire una sezione meno "ufficiale" per i suoi interventi, abrendo al contempo uno spiraglio nel campo della divulgazione professionale, diverso da quello dell'archeologo vero e proprio.

Per gli articoli scientifici rimane il problema del peer reviewing... Mi chiedo se questo, visto il taglio non esclusivamente accademico, sia indispensabile e non sia sufficiente un buon comitato scientifico di redazione. Oppure si potrebbe anche optare per far scegliere all'articolista se far passare o meno l'articolo alla revisione (cosa che andrebbe comunque specificata una volta pubblicato). Ecco che per una tesi di dottorato o alcuni report di scavo, il passaggio di peer review è forse superfluo, mentre diventa utile solo per alcuni tipi di studi e analisi.
IN questo modo si riduce la consistenza numerica, e quindi il peso economico, dei revisori; spesa che verrebbe comunque coperta anche dai possibili introiti elencati sopra.
Insomma, si potrebbe sempre dare il massimo dell'autorevolezza possibile, ma solo, esplicitamente, per quei lavori che la necessitano.


Quello che mi preme più di tutti, però, è legato al discorso che avevo fatto inizialmente.
In un panorama editoriale già saturo – sia che si parli di divulgazione che di riviste accademiche – mi sembra indispensabile caratterizzarsi in modo diverso, fornendo un qualche valore aggiunto. L'essere a cavallo tra due mondi – quello degli appassionati e quello dei professionisti – ed una sorta di ponte di passaggio da una sfera all'altra, potrebbe essere proprio l'elemento caratterizzante ed il valore aggiunto.
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Marco Astracedi
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Vecchio 18-January-2008
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Messa in questi termini, Marco, la proprosta mi sembra molto promettente. Però bisognerebbe effettivamente capire se chi scrive nella sezione "scientifica" abbia poi effettivamente un ritorno (sia pure minimo) in termini di punteggio, oppure se il fatto di avere anche una sezione divulgativa, possa "sminuirlo" in tal senso. Per quanto ne so io, in archeologia non conta molto la lingua, ma l'autorevolezza di chi scrive in una determinata rivista e soprattutto se la rivista fa parte di qualche istituto di ricerca. Riviste come quella dell'Ecole Française o dell'Istituto Germanico (sia quello di Berlino che di Roma), hanno pochi articoli in inglese (ci scrivono per lo più tedeschi, italiani e francesi), ma la loro considerazione è alta. Come lo è anche quella dell'Accademia dei Lincei (non è affatto considerata di serie B nel panorama archeologico!). Questo sia perché ci scrivono persone di una certa notorietà, sia perché, essendo degli istituti di ricerca, gli articoli sono sempre molto selezionati.
Comunque a me il tuo discorso piace, anche io sono favorevole alla sezione divulgativa in linea di massima.
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  #52 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
L'avatar di  cristina
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Veramente una sorta di rivista online "giovane" esiste già...avete mai sentito parlare di FASTI - Home Page ?
Per il medioevo mi sembra abbastanza aperta e "giovanile" anche RETI MEDIEVALI: RM Rivista - VIII (2007) - Numero unico
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Cristina
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  #53 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
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L'impact factor per le materie archeologiche non è di particolare rilievo a fini concorsuali. Le riviste ambite sono poche e conosciute (e fanno la fila per pubblicarci anche gli ordinari!).

Sul valore dell'impact factor in generale si veda qui: Alessandro Figà-Talamanca.

Concordo sul discorso relativo alla necessità di pensare a un prodotto editoriale nuovo in cui divulgazione e alta ricerca possano convivere. La cosa non mi sembra impossibile, purchè attuata con un ben preciso progetto e con un vaglio molto serio di quel che viene pubblicato, perchè talvolta anche in buona fede si scrivono delle fesserie.

Vi faccio un esempio: l'altro giorno scorro le news sul sito del Corriere della Sera e trasecolo. Ricercatori di Atlanta hanno stabilito con analisi del DNA che la sifilide arrivò in Europa con Colombo dal Sud America. A parte che 'sta teoria sa un po' della scoperta dell'acqua calda, ma.... si dà il caso che uno scheletro con alterazioni caratteristiche della sifilide sia stato trovato in una necropoli tardoantica a Milano! (C. Cattaneo, M. Binda, C. Ravedoni 1996 Two cases of pre-Colombian syphilis in Roman Milan and Mediaeval Luni. Rivista CNR: Science and Technology for Cultural Heritage. 5, 1-5).
O il morto milanese veniva dal sud America oppure i ricercatori americani non si sono curati di fare una ricerca un po' seria sull'edito.
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  #54 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
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Messa in questi termini, Marco, la proprosta mi sembra molto promettente. Però bisognerebbe effettivamente capire se chi scrive nella sezione "scientifica" abbia poi effettivamente un ritorno (sia pure minimo) in termini di punteggio, oppure se il fatto di avere anche una sezione divulgativa, possa "sminuirlo" in tal senso.
Come avevo precisato non conosco il mondo accademico archeologico. Conosco invece abbastanza bene quello scientifico (geo-paleontologico, soprattutto) e posso affermare che la falutazione segue questa scaletta di importanza:
- lavori con alto Impact Factor (alto punteggio)
- lavori su riviste senza IF ma con peer reviewing (punteggio medio-basso)
I lavori pubblicati su riviste senza peer reviewing non fanno punteggio. Tutt'al più "fanno curriculum", nel senso che a parità di punteggio si valutano anche questo tipo di articoli o lavori divulgativi.

In campo archeologico, almeno in Italia, non saprei se l'impact factor venga considerato: chiedo a voi lumi.
Allo stesso modo non so come ci si comporti con il peer reviewing, immagino però che rimanga una certa differenza di valutazione tra riviste con o senza revisione.
In caso affermativo, diventa indispensabile avere un comitato di peer reviewing per la sezione scientifica e dirlo a chiare lettere. A questo punto avere anche una sezione divulgativa non mi sembra un ostacolo, perché quella scientifica sarebbe comunque resa autorevole e quindi valida ai fini del punteggio.
Magari si può pensare a due sezioni molto distinte, addirittura con due copertine,
ad esempio: "Archeologia Italiana - Per tutti" e "Archeologia Italiana - Scavi, studi e ricerche".
Se poi, in italia, per l'ambito archeologico, la valutazione dei punteggi funziona in modo diverso andrà valutato... Chiedo lumi a chi ne sa più di me.

Tra l'altro vorrei precisare che "comitato scientifico" e "Comitato di peer reviewing" non sono necessariamente la stessa cosa. Per fare un esempio, la rivista divulgativa "Archeologia Italiana" ha un comitato scientifico con i controfiocchi, ma non credo proprio che facciano vero peer reviewing.


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leda Visualizza Messaggio
Per quanto ne so io, in archeologia non conta molto la lingua
Sì, lo so. Personalmente (e se ne è già discusso tempo fa), come si dice, non condivido ma mi adeguo. In ogni caso ne facevo solo una questione legata all'Impact factor (dove l'inglese conta, eccome). Ma mi pare di capire che l'IF non abbia molta importanza, perlomeno in Italia.
Però nel catalogo JCR/ISI, delle riviste considerate ai fini dell'IF, oltre a quelle stampate in paesi di lingua anglosassone (o dove l'inglese è la seconda lingua, come israele) figurano diverse riviste tedesche, francesi, ed una spagnola, una belga e una polacca; nessuna italiana, però!!! (http://sunweb.isinet.com/cgi-bin/jrnlst/jlresults.cgi)

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leda Visualizza Messaggio
Come lo è [autorevole] anche quella dell'Accademia dei Lincei (non è affatto considerata di serie B nel panorama archeologico!)
Sì, so bene che il Bollettino dell'Accademia dei Lincei è una rivista importante, in particolar modo in Italia, ma non me la vorrai confrontare con l'American Journal of Archaeology o il Journal of Archeologila Science. Figuriamoci una rivista del tutto nuova...
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Marco Astracedi
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. . . l'altro giorno scorro le news sul sito del Corriere della Sera e trasecolo. Ricercatori di Atlanta hanno stabilito con analisi del DNA che la sifilide arrivò in Europa con Colombo dal Sud America. A parte che 'sta teoria sa un po' della scoperta dell'acqua calda, ma.... si dà il caso che uno scheletro con alterazioni caratteristiche della sifilide sia stato trovato in una necropoli tardoantica a Milano! (C. Cattaneo, M. Binda, C. Ravedoni 1996 Two cases of pre-Colombian syphilis in Roman Milan and Mediaeval Luni. Rivista CNR: Science and Technology for Cultural Heritage. 5, 1-5).
O il morto milanese veniva dal sud America oppure i ricercatori americani non si sono curati di fare una ricerca un po' seria sull'edito.
Se la memoria non mi inganna (o se non mi confondo), ci dovrebbe essere anche un vecchio ma importante articolo in uno dei primissimi volumi di "Studi per l'Ecologia del Quaternario", forse del 1980 o giù di lì ;-) .
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Sì, so bene che il Bollettino dell'Accademia dei Lincei è una rivista importante, in particolar modo in Italia, ma non me la vorrai confrontare con l'American Journal of Archaeology o il Journal of Archeologila Science. Figuriamoci una rivista del tutto nuova...
Ti dirò, in campo archeologico (classica soprattutto) i Mélanges dell'Ecole française e l'Archaologische Anzeiger sono più prestigiosi dell'AJA. E non dimentichiamo la nostra "Archeologia Classica", solo per fare un esempio.
Per la numismatica è importantissima la Rivista italiana di numismatica, a pari con la Révue numismatique e il Numismatic Chronicle [a margine: le lingue ufficiali del Comitato internazionale di Numismatica, che organizza i prestigiosissimi Congressi Internazionali di Numismatica, sono: italiano, francese, tedesco e inglese].
Per il medioevo, ma non sono esperta del periodo, Archeologia Medievale mi sembra avere un'ottima reputazione sia in Italia che all'estero.
Tieni presente che l'italiano è una lingua parlata e capita da tantissimi archeologi classici in Germania, Francia e, persino, Inghilterra.

Tendenzialmente: le riviste più ambite sono quelle che vengono spogliate dall'Année Philologique e dall'Istituto Germanico (Archaologische BIbliographie e Dyabola, il catalogo on-line della biblioteca del Germanico di Roma, parzialmente riversata in ZENON, catalogo complessivo degli Istituti germanici in giro per il mondo). Per far conoscere le proprie pubblicazioni il metodo migliore è inviarne copia all'Ecole française e al Germanico... Entrare nel loro catalogo è un'ottima pubblicità.

Le pubblicazioni in lingua straniera di solito hanno un punteggio lievemente più alto, ma ogni ateneo ha parametri a sè. Di solito pubblicare all'estero, anche se in italiano, viene valutato di più che pubblicare in Italia. Questo per i punteggio relativi alle richieste di fondi. Per i concorsi si valutano i titoli pubblicati sulla base del rigore, del metodo, dell'originalità della ricerca, della continuità dei contributi nel tempo e certo anche sul prestigio della sede di pubblicazione, nel senso che pubblicare in alcuni posti è più difficile perchè danno maggiore visibilità.
Posso cercare di vedere se trovo i criteri di valutazione di qualche ateneo... Vi faccio sapere.
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  #57 (permalink)  
Vecchio 18-January-2008
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Sono riuscita a mettere le mani solo su una tabella per la valutazione delle pubblicazioni.
Per le solite ragioni di riservatezza dei dati, privacy, etc. non vi posso riportare nella sua forma originale la tabella con l’attribuzione dei pesi per le domande di finanziamento realative al settore antichistico (ogni settore ha valutazioni differenti stabiliti annualmente da una apposita commissione interna agli Atenei). I punteggi che riporto sono, comunque, proporzionali a quelli reali.

Comunicazione (da 1 a 5 pp.) a congresso nazionale: 1
Comunicazione (da 1 a 5 pp.) a congresso internazionale: 1,2
Relazione (> 5 pp) a congresso nazionale pubblicata in atti o saggio in volume collettaneo edito in Italia o articolo su rivista edita in Italia: 4,4
Relazione (> 5 pp) a congresso internazionale pubblicata in atti o saggio in volume collettaneo internazionale o articolo su rivista internazionale: 4,8
Pubblicazione come curatore in italiano o in lingua straniera: 2
Monografie: 6
Recensioni, analisi d’opera: 0,6
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Vecchio 18-January-2008
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devo dire che trovo molto interessante l'idea proposta da astracedi, di avere cioè una parte scientifica ed una divulgativa.

A tal proposito si potrebbe anche pensare di far avanzare le due parti in parallelo, cioè pubblicare sia una versione scientifica di un dato articolo sia una versione divulgativa (ridotta a mezza pagina, o una pagina, non di più, una sorta di abstract diciamo, magari curata da uno dei membri del comitato scientifico) che permetta anche al grande publico l'accesso ad aspetti più specialistici della ricerca (possibilità questa che mi sembra un po' carente nel panorama di oggi). Inoltre avere nella stessa &