Contro la chiusura dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma
Pubblico su segnalazione di Cristina una lettera aperta per la riapertura dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma, chiuso da quasi due anni.
Se volete potete diffondere il testo e o inviare una richiesta alle autorità competenti in materia.
Il testo della lettera.
Al Presidente del DAI - Berlino
A S.E. l’Ambasciatore tedesco a Roma
A S.E. l’Ambasciatore italiano a Berlino
Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Al Sindaco di Roma
E pc. Al Direttore del DAI Roma
La prolungata chiusura dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma ha privato la comunità archeologica italiana e internazionale di un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo della ricerca scientifica.
Il “Germanico”, il più antico tra gli Istituti stranieri a Roma, ha da sempre costituito, con autorevolezza scientifica, apertura culturale e capacità di confronto dialettico, la “casa madre” di riferimento per gli tutti gli archeologi delle Soprintendenze e degli Istituti universitari e di ricerca italiani e non solamente.
Ben al di là della frequentazione della leggendaria Biblioteca e della consultazione della ricca Fototeca, ciò che più di tutto si è bruscamente interrotto è stato un profondo rapporto scientifico, il senso di appartenenza ad una comunità che da sempre aveva eletto la sede di via Sardegna a luogo privilegiato del dialogo e del confronto.
Qui, attraverso gli incontri informali a margine del lavoro di ricerca, così come nelle tante occasioni di riunioni ufficiali su temi specifici, prendevano corpo senza soluzione di continuità nello scorrere dei giorni e degli anni, progetti scientifici comuni, collaborazioni di ricerca sul territorio, ma anche semplici discussioni e consigli che davano un importante sostegno all’indagine scientifica, alla formazione universitaria e un valore aggiunto all’operare, talora difficile degli Uffici di tutela.
Nel comune lavoro scientifico sui siti o sulle collezioni storiche italiani, generazioni di archeologi tedeschi e italiani hanno potuto confrontare metodi e conoscenze delle diverse scuole, trovando sempre nell’Istituto di Roma un luogo privilegiato di approfondimento, di studio e di verifica. Proprio questa caratteristica di reale integrazione scientifica tra le diverse componenti italiane, tedesche e in generale internazionali, ha reso da sempre l’attività del DAI un pilastro della ricerca storica, archeologica, epigrafica e in generale per l’Antichità, trovando in Roma il proprio naturale luogo di comunione feconda e di integrazione con le espressioni culturali e con l’eccezionale patrimonio archeologico della città.
Ora che il Germanico è chiuso da quasi due anni, avvertiamo la sua assenza e il peso sulla nostra comunità del vuoto che si è determinato. L’Istituto esiste e ne conosciamo, nonostante le difficoltà, l’attività scientifica sul territorio italiano da sempre svolta in stretta collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche e gli Istituti universitari e di ricerca italiani e internazionali, ma ne avvertiamo la separatezza, la difficoltà ad esprimere appieno le proprie grandi potenzialità in una relazione continua con le altre istituzioni culturali presenti a Roma e in Italia.
Perché tutto questo non determini un ulteriore nocumento per il progresso della ricerca archeologica, noi crediamo e auspichiamo che sia urgente individuare un modo per riaprire subito anche in una sede provvisoria l’Istituto e gli strumenti per la realizzazione di una soluzione definitiva.
Per questo ci appelliamo alle Autorità tedesche e italiane, affinché Roma, l’Italia e l’Europa tutta vedano restituito alla piena attività scientifica e culturale, di confronto profondo sul destino del patrimonio archeologico, quella “casa madre” che per quasi 180 anni ha saputo svolgere con grande semplicità e autorevolezza, un ruolo importantissimo per la cultura italiana e non solamente, che oggi manca profondamente a tutti noi.
19 maggio 2008
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