Non è fattibile la privatizzazione di un monumento, sito e museo per tutta una serie di motivi. I costi di manutenzione, personale ecc. sono elevatissimi e, per avere un guadagno, bisognerebbe avere sia un certo numero di visitatori, ma anche un biglietto alto, che scoraggerebbe d'altra parte la visita. Neanche integrando con i servizi aggiuntivi (libreria, caffetteria ecc.) si riuscirebbe, in quanto la propensione alla spesa, laddove si sono installati servizi aggiuntivi, si è rivelata alquanto bassa. Per fare un esempio, in Italia gli unici musei che riescono ad autofinanziarsi con i biglietti staccati sono i musei Vaticani ed il Colosseo, che contano circa 3-4 milioni di visitatori l'anno. La vera ricchezza di musei, monumenti ed aree archeologiche, in termini economici, non è rappresentata da quanto staccano con i biglietti, ma dall'indotto che generano. E non parlo solo di alberghi e ristoranti, ma anche del restauro, dell'editoria, fino all'artigianato e quant'altro. Sono innumerevoli i settori che possono essere avvantaggiati della presenza di un bene culturale ed infatti oggi si sta facendo strada l'idea del distretto culturale.
Ovviamente però il privato che gestisce il bene del resto non percepisce nulla, a meno che non gli si dia in contropartita di costruire un albergo o un ristorante o altro. E questo lo vedo pericoloso. Lo Stato invece beneficia di tutto l'indotto, in quanto ne ha un ritono in tasse (certo bisogna che si pagano.....) ma può anche ricevere sponsorizzazioni, almeno quando il monumento riveste una certa importanza (non so però quanto siano generosi gli italiani in materia). Oltretutto il privato, in nome del profitto, sarebbe portato ad operare una selezione in base al maggior afflusso, non solo tra singoli monumenti, ma anche nello stesso sito, ad esempio a Pompei se un monumento fosse poco visitato si correrebbe il rischio che sia carente la manutenzione a scapito di altro che attira di più. Certamente si potrebbe "vincolare" il privato obbligandolo a mantenere tutto il sito in buone condizioni, ma sarebbe sempre un pericolo. Senza contare che non so quanto il rpivato sarebbe disposto ad investire per nuovi scavi, qualora ciò che sta intorno ad un monumento o sito non sia abbastanza "straordinario", mentre anche resti di secondo ordine (secondo i parametri dei profani intendo) sono estremamente importanti per capire il contesto di un'area.
C'è poi l'aspetto fondamentale che sta alla base: la cultura non può essere privatizzata, semplicemente perché appartiene a tutti (alla Nazione, così coem riporta la Costituzione) e perché i vantaggi più importanti che essa apporta non sono certo quelli economici, ma quelli del'arricchimento personale di ciscuno di noi (interiore intendo), la nostra stessa coscienza di ciò che era e ciò che è. Ma al privato questo non interessa, perché lui deve solo far quadrare i conti.
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