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Archeologia Mesoamericana (mesoamerica) Civiltà delle popolazioni antiche mesoamericane. Cultura precolombiana del Mesoamerica. Archeologia precolombiana degli Aztechi, Maya, Olmechi, Toltechi e altre.

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Vecchio 25-October-2007
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Predefinito Teotihuacan, la città degli Dei

Nessuno conosce quale fosse l'antico nome della più grande città dell'America preispanica. Quando gli aztechi, e ancora prima di essi i Toltechi la trovarono, era già abbandonata e in rovina da secoli. Furono gli aztechi a chiamarla Teotihuacan - la città degli Dei - o "il luogo dove gli uomini divennero Dei". Sebbene si ritenga che la maggior parte degli edifici risalgano agli albori dell'era cristiana, tra il I secolo a.C. ed il II secolo d.C. , è curiosa l'assoluta mancanza di ogni riferimento agli originali costruttori e abitatori della città: I toltechi, che pure, stando alle datazioni attualmente accettate, dovettero essere contemporanei all'ascesa di Teotihuacan, già si interrogavano sull'identità dei suoi misteriosi costruttori, stupefatti dall'immensità degli edifici e dei palazzi.
Furono probabilmente i Toltechi a dare vita a quella che oggi è impropriamente detta cultura di Teotihuacan, in realtà quasi certamente posteriore alla città stessa, e che solo si limitò a reinsediarsi in un sito ben più antico.
Gli aztechi ereditarono dai Toltechi una serie di leggende sui primi abitanti e fondatori di Teotihuacan. Essa sarebbe già esistita prima che il sole illuminasse la terra. Lì gli Dei si sarebbero riuniti in consiglio all'inizio dei tempi, e lì si sarebbero immolati sulla pira per fare sorgere il quinto sole, al termine di un'era di oscurità che era seguita al grande diluvio che aveva cancellato la terra del quarto sole.
Sempre agli aztechi dobbiamo i nomi attuali dei principali edifici della città. Furono loro a chiamare con i nomi di piramide del sole, della luna e del serpente piumato le tre grandi piramidi che ancora si innalzano sulla città, così come pure il Miccaotli, quello che gli spagnoli avrebbero chiamato "la calzada de los muertos" - il viale dei morti - principale arteria della città.
Sempre gli aztechi parlavano - evidentemente rifacendosi ai più antichi racconti dei Toltechi - di come a Teotihuacan vivessero dei grandi "signori del tuono", semidei che conoscevano ogni cosa e il cui potere non aveva limiti. Essi stessi ne spiegavano il declino con la partenza da Teotihuacan dei signori del tuono, che portarono con se ogni tipo di codici, amuleti e oggetti misteriosi, lasciando solo dodici di essi a guardia della città.

La fine di Teotihuacan fu rapida e improvvisa. Le piramidi furono deliberatamente abbattute e smantellate, i grandi palazzi dati alle fiamme e le statue fatte a pezzi. Il cosiddetto palazzo di Quetzalpapalotl o "palazzo delle farfalle" venne deliberatamente abbattuto e ricoperto di terra. Tutto lascia presupporre che una rivolta interna abbia posto fine alla città. Forse una guerra civile, che ne decapitò i vertici politici e religiosi, ed il cui odio feroce si scatenò contro i simboli dell'oppressore, le sue piramidi, i templi e i grandiosi palazzi.

Nell'arco di meno di un secolo quella che fu certamente per quasi otto secoli la più grande città dell'emisfero occidentale, con una popolazione forse superiore ai trecentomila abitanti era ridotta ad un villaggio sepolto sotto una coltre di fango.

Gli aztechi finirono con l'attribuire la costruzione della città e delle piramidi ai Toltechi. E' chiaro tuttavia come questi Toltechi, termine che nella lingua nahuatl significa "gli artefici" o "i costruttori" non fossero affatto l'omonima popolazione centro-americana, ben diversa dai divini "signori del tuono" del mito.
Gli stessi aztechi si proclamarono nella loro ascesa eredi di questi Toltechi e di Teotihuacan, assumendo appunto il nome di Aztechi con cui sono oggi noti. Prima della data dell'occupazione della valle del Messico, gli aztechi chiamavano se stessi Mexica o Tenocha (da cui Tenochtitlan, la città degli aztechi). Solamente l'elite di discendeza tolteca poteva fregiarsi del titolo di "Aztlantecas", poi reso dai conquistadores spagnoli in "aztecas". I Tenocha chimavano se stessi Aztlantecas, da Aztlan, la loro patria leggendaria, la "terra delle sette caverne".

A Teotihuacan troviamo tutti i tratti caratteristici di una grande capitale imperiale. Le tre grandi piramidi risultano più antiche di qualunque altro edificio della città, e precedono dunque la città stessa. Un fatto paradossale, e che ha creato non pochi problemi interpretativi.
Di queste, la piramide del Sole presenta in modo alquanto curioso la stessa base della grande piramide di Ghiza, e la metà dell'altezza. Mentre dunque a Ghiza il rapporto aureo incorporato nella grande piramide è pari a due volte pi greco, lo stesso rapporto si trova a Teotihuacan come quattro volte pi greco.
E' evidente come le piramidi di Teotihuacan siano diverse da qualunque altra struttura analoga si trovi sul continente americano. Non solo per le dimensioni veramente eccezionali, ma anche e soprattutto perchè si tratta delle uniche vere piramidi esistenti nelle Americhe, essendo le altre più simili a Ziggurat o colline terrazzate. A Teotihuacan si trovano invece gli stessi lati lisci delle piramidi egizie, mentre nessuna traccia resta dei templi che pure dovevano sorgere sulla sommità. Sono evidenti tuttavia le notevoli differenza nella tecnica costruttiva. Nessuna delle piramidi di Teotihuacan è costruita in pietra da taglio, ma in grossi ciottoli di pietra basaltica, inframezzati a costoloni in muratura di migliore qualità.
La tecnica costruttiva prevedeva ampie murature radiali di contenimento, al cui interno era gettato materiale incoerente e di più bassa qualità. Le facciate esterne erano l'unica porzione realizzata in pietra da taglio calcarea, per uno spessore di circa sei metri. Di questo rivestimento, asportato già in antico, restano oggi solamente delle tracce e pochi frammenti scolpiti, per lo più al museo di Città del Messico. Al di sopra di questo rivestimento in pietra erano poi collocate sottili lamine di mica dorata, il cui scopo resta uno degli enigmi più affascinanti offerti dal sito. L'uso della mica come materiale da costruzione è pressochè sconosciuto nel mondo antico, ed è tanto più soprendente se si considera la difficoltà con cui questa avrebbe potuto essere tagliata in lastre quadrate di oltre due metri e settanta centimetri di lato, lastre che sembra provenissero da cave situate in Brasile, a migliaia di kilometri di distanza.
Gli scavi condotti da Leopoldo Bartres agli inizi del '900 portarono alla luce decine di tonnellate di questo materiale sull'esterno delle piramidi principali, rinvenimento del quale non restano oggi che isolati frammenti, a seguito della vendita ad appaltatori privati di quasi tutta la mica rinvenuta sul sito.
I restauri condotti da Bartres ebbero anche la conseguenza di rivoluzionare radicalmente la fisionomia delle piramidi maggiori, che vennero consolidate ricoprendone le facciate esterne con calcestruzzo e cemento. La ricostruzione aggiunse alle piramidi, sempre con il fine di prevenirne il crollo a seguito dell'asportazione del rivestimento esterno, una serie di gradoni che dovevano essere in origine assenti, come ben testimoniano le residue tracce delle murature originali, lisce.
In epoca azteca, quando Teotihuacan già era divenuta meta di pellegrinaggi, alle piramidi maggiori furono aggiunte rampe e scalinate, la cui struttura a piattaforme sovrapposte contrasta chiaramente con l'aspetto esteriore delle piramidi principali.

La piramide del Sole presenta un lungo tunnel che corre al di sotto di essa fino al centro geometrico della piramide. Il tunnel è attualmente inaccessibile per via del rischio di crolli, ed è stato in più punti rinforzato con contrafforti in cemento armato che rendono difficile ricostruirne l'aspetto originario. Il tunnel conduce ad una caverna naturale, posta esattamente sotto il centro della piramide e costituita da quatto camere più piccole di forma semicircolare, in cui vennero rinvenute altre lastre di mica e una quantità di specchi più piccoli.

Le tre piramidi rifletterebbero secondo alcune ipotesi la posizione delle stelle nella cintura di Orione, e presentano complessi orientamenti astronomici rispetto alla levata delle Pleiadi, ai solstizi e agli equinozi, sebbene molte di queste correlazioni possano oggi essere solo difficilmente colte a causa dei restauri distruttivi degli inizi del novecento.
A Teotihuacan si contano poi oltre un centinaio di piramidi minori, tutte disposte simmetricamente ai lati del viale dei morti.
Il viale dei morti, lungo oltre quattro kilometri e largo mediamente sessanta metri venne così chiamato perchè gli aztechi, e gli spagnoli dopo di essi, credevano a torto che le decine di piramidi ai suoi lati fossero le tombe degli antichi signori della città, fatto questo che ne favorì la spoliazione ed il saccheggio sistematico.
Gli scavi più recenti hanno rivelato come non si trattasse affatto di un viale, quanto piuttosto di una immensa via d'acqua. Ancora oggi sono ben visibili in più punti gli antichi sistemi di chiuse e vasce sovrapposte, che declinano via via che ci si avvicina alla cittadella, posta all'estremità opposta del viale rispetto alla piramide della luna.

Dobbiamo dunque immaginarci una città con piramidi ricoperte di lastre dorate che si riflettevano nell'acqua di gigantesche vasche e canali, il tutto disposto secondo una pianta rigidamente matematica e geometrica.
Vista dall'alto della piramide della luna l'intera città sembra matematicamente pianificata secondo un unico progetto unitario.
Possiamo invece solo avere una pallida idea delle grandiose cerimonie che vi si svolgessero.
Ai lati del viale dei morti e nella grande piazza della luna avrebbero potuto essere accolte folle immense, nell'ordine di centinaia di migliaia, o anche milioni di persone. La sola cittadella poteva raccogliere nella sua piazza almeno centomila uomini.

Le decorazioni superstiti, che paiono comunque ben posteriori alla costruzione delle piramidi e alla fondazione del sito, sono di una ricchezza che non ha eguali in tutta l'america precolombiana. Motivi a stelle e altri ancora geometrici si susseguono a grandi teste di serpenti e figure mostruose.
La vista forse più grandiosa la offre il grande palazzo di Quetzalpapalotl, o palazzo delle farfalle.
E' evidente dal tipo di decorazione che ci si trovi di fronte ad un palazzo appartenente ad un sacerdote o un regnante d'alto lignaggio, seppure evidentemente più volte ricostruito. Le colonne sono decorate con geni alati, simboli di sapienza, mentre sulle antefisse in pietra compaiono delle stelle a quattro punte.
Il motivo più ricorrente e è rappresentato da una serie di occhi - l'occhio onniveggente - con pupille di ossidiana, sovrastati da geni alati, a simboleggiare forse la sapienza che tutto vede.
Fu contro questo palazzo in particolare che dovette scatenarsi la furia della rivolta, ed è proprio ad essa che ne dobbiamo il grado di conservazione quasi miracoloso. Le colonne furono infatti abbattute nel cortile centrale e l'intero palazzo ricoperto di terra in modo deliberato, quasi a cancellarne ogni traccia, ma preservandolo in realtà e contro le loro intenzioni dall'azione del tempo.
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Vecchio 29-October-2007
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Neo Ikon Epifanes Visualizza Messaggio
E' evidente dal tipo di decorazione che ci si trovi di fronte ad un palazzo appartenente ad un sacerdote o un regnante d'alto lignaggio, seppure evidentemente più volte ricostruito. Le colonne sono decorate con geni alati, simboli di sapienza, mentre sulle antefisse in pietra compaiono delle stelle a quattro punte.
Il motivo più ricorrente e è rappresentato da una serie di occhi - l'occhio onniveggente - con pupille di ossidiana, sovrastati da geni alati, a simboleggiare forse la sapienza che tutto vede.
Fu contro questo palazzo in particolare che dovette scatenarsi la furia della rivolta, ed è proprio ad essa che ne dobbiamo il grado di conservazione quasi miracoloso. Le colonne furono infatti abbattute nel cortile centrale e l'intero palazzo ricoperto di terra in modo deliberato, quasi a cancellarne ogni traccia, ma preservandolo in realtà e contro le loro intenzioni dall'azione del tempo.
Che cosa intendi per "geni alati"?Si tratta di una figura che non è presente nel repertorio iconografico del Messico centrale e di Teotihuacan.Le figure zoomorfe raffigurate sono gufi e quetzal,secondo il noto binomio luce/tenebra,che vede il quetzal come un essere celeste e il gufo come una creatura dell'Inframondo.
L'occhio onniveggente e l'emblema della sapienza che tutto vede sono altri elementi che forse sono stata desunti dal sistema iconografico-simbolico dell'Occidente,e che non trova spazio nel sistema religioso e filosofico del Messico antico.
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Vecchio 30-October-2007
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Ti ringrazio per la tua risposta. Molto interessante davvero.
Non ero a conoscenza della simbologia sottostante al gufo e al quetzal, nè di questo tipo di lettura delle decorazioni zoomorfe del palazzo di Quetzalpapalotl.
Talora tuttavia le figure zoomorfe sono definite come creature mitologiche derivanti dall'unione di farfalle e uccelli quetzal (da cui il toponimo Quetzalpapalotl, o "farfalla-quetzal")
Sul significato delle pupille di ossidiana, ho trovato invece molto interessante l'ipotesi che le lega a occhi sciamanici, rappresentativi quindi di una visione "profetica" o comunque estatica. Mi auguro di riuscire a reperire qualche articolo o bibliografia a riguardo.

Nel frattempo, e approfittando della tua conoscenza dell'argomento, ti sarei grato se potessi fornirci qualche ulteriore ragguaglio circa lo stato delle ricerche a Teotihuacan e in particolare in merito agli antecedenti della cultura di Teotihuacan nel Messico centrale.
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Vecchio 01-November-2007
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I geni alati sono rappresentazioni dell'arte tipica mediorientali o meglio delle civiltà mesopotamiche anche se motivi iconografici , se non ricordo male,dei geni sono presenti anche in Egitto.Il Dio quetzacoatl, il serpente piumato, fu il quinto re dei Toltechi ed è rappresentato cmq come un serpente piumato piuttosto che come un gufo,anche se questo motivo iconografico è ricorrente presso le civiltà precolombiane ma, se nn ricordo male, è più presente presso i Maya che presso i Toltechi.

Cmq la città citata all'inizio è stata decretata come la maggior e più importante città dell'America precolombiana:diciamo il maggiore centro urbanistico del nuovo mondo.

Ciao :wink:
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Vecchio 04-November-2007
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Per rispondere a Neo Ikon Epifanes,gli studi sulla città di Teotihuacan sono in effetti da poco approdati a importanti risultati,a seguito delle numerose campagne di scavo intraprese negli ultimi anni.

Nel seminario sul sacrificio umano che ha avuto luogo a Città del Messico nello scorso mese di settembre,infatti,Saburo Sugiyama,archeologo direttore degli scavi,ha annunciato i risultati degli studi sugli isotopi di 137 vittime sacrificali trovate sotto o nelle prossimità della Piramide dei Serpenti Piumati.Per la maggior parte sono vittime maschili,che hanno vissuto tra il 200 e il 300 d.C.
Sugiyama pensa che più di 200 vittime siano state offerte in sacrificio per la costruzione della piramide,e sono state ritrovate in posizione seduta o distesa,spesso con le mani legate dietro la schiena. Non è esclusa l'ipotesi che si tratti di prigionieri di guerra,per questo sono ora in corso le analisi che permetteranno forse di saperne un po' di più circa le loro origini geografiche.

Per rispondere a Pasquale,il gufo non è presente solo nell'iconografia maya.Prendi un qualunque codice di epoca azteca o del gruppo mixteca e trovarai molteplici rappresentazioni di questo uccello,legato alla simbologia dell'inframondo e delle tenebre.La statuaria azteca ne è un altro importante esempio.
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Vecchio 14-November-2007
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A che epoca risale Teotihuacan? E' una domanda che ancora oggi non ha un risposta certa e condivisa da tutti gli esperti. Negli anni Cinquanta Miguel Covarrubias effettuò analisi al radiocarbonio che facevano risalire Teotihuacan al 900 a.C., mentre ultimamente alcuni studiosi hanno azzardato l'ipotesi che questa meravigliosa città sia stata costruita intorno al 1400 a.C. La maggior parte degli archeologi e degli storici non ritiene attendibili queste datazioni ( personalmente non conosco i dettagli degli studi di Covarrubias e quindi mi astengo dal dare un giudizio a riguardo ) e, sebbene ammettano che c'è ancora molto da scoprire riguardo all'origine di Teotihuacan, forniscono datazioni più recenti. Si presume che la valle di Teotihuacan fosse occupata sin dal 400 a.C. da gruppi umani ( la cui provenienza non è ancora del tutto chiara ) che praticavano l'agricoltura e che potevano usufruire anche delle risorse del vicino lago Texcoco. Dal I secolo a.C. la popolazione della valle cominciò ad abitare la nascente città che conosciamo con il nome di Teotihuacan, "Il Luogo della Divinizzazione". Come ha scritto correttamente Neo Ikon Epifanes, non si conosce né il vero nome della città né la lingua che parlavano i suoi abitanti. Nelle iscrizioni maya Teotihuacan è denominata Puh ( il cui significato è "Canneto" o "Luogo delle Canne" ), termine che probabilmente è la traduzione maya del nome originale. Furono i culhua-mexica, comunemente ed in parte erroneamente conosciuti come aztechi, ad attribuirle il nome di "Luogo della Divinizzazione" anche in riferimento, ma non solo, alla leggenda di epoca precedente, ma non necessariamente tolteca, di Tecuziztecatl e Nanauatzin, due divinità che si immolarono gettandosi in un fuoco e furono trasformate ( uso questo termine per chiarezza anche se non è completamente appropriato ) rispettivamente nella luna e nel sole. Sempre secondo questa leggenda ( tramandataci da Bernardino De Sahagùn attraverso il Florentine Codex ), gli dei prescelti a divenire il sole e la luna, prima di compiere il sacrificio, fecero penitenza per quattro giorni e quattro notti su due tumuli che sarebbero divenuti in seguito due piramidi, ancora oggi note con il nome di Piramide del sole e Piramide della luna. Molti studiosi ritengono che, tra il I e il II secolo d.C., ebbe inizio la costruzione delle due grandi piramidi e della maggior parte degli edifici monumentali presenti a Teotihuacan, ordinati secondo uno schema urbanistico ortogonale incentrato sull'asse nord-sud del Viale dei Morti ( denominato così per la presenza di edifici cerimoniali in passato ritenuti tombe ) e su quello del Viale est-ovest. La Piramide del Sole fu costruita sopra una grotta terminante in una camera con quattro nicchie e probabilmente dedicata al Dio dell'Acqua, divinità che i mexica avrebbero denominato Tlalòc, "Colui che è Fatto di Terra" ( da ciò si potrebbe dedurre che Tlalòc fosse in origine una divinità legata alla terra ). Quando all'inizio del ' 900 la piramide fu scavata, agli angoli dei suoi gradoni gli archeologi rinvennero i corpi di bambini sacrificati ( il sacrificio infantile in onore del Dio dell'Acqua era pratica comune nell'area Mesoamericana ). All'interno della Piramide della Luna sono state rinvenute offerte contenenti oggetti preziosi, resti di animali ( in particolare e non a caso di giaguari e uccelli rapaci ), e diversi individui sacrificati. Si pensa che questa costruzione fosse dedicata alla Dea delle Acque Terrestri, divinità femminile che presso i mexica aveva il nome di Chalchiuhtlicue, "Colei dalla Gonna di Giada". Come ha scritto l'archeologo Davide Domenici, la città di Teotihuacan era "...fin dalle origini percepita come un luogo dell'acqua, come luogo, cioè, dal quale scaturivano le forze sovrannaturali della fertilità umana, animale e vegetale". Quello che ha scritto Neo Ikon Epifanes riguardo all'ipotesi che il Viale dei Morti fosse "un'immensa via d'acqua" ( scusa se mi approprio della tua definizione ), è una teoria affascinante e potrebbe essere suffragata da alcune prove. Diversi archeologi hanno riscontrato una pavimentazione in stucco resistente all'acqua in gran parte degli edifici della città e, in alcuni luoghi, questi pavimenti sono attentamente inclinati e sembra che servissero per convogliare l'acqua in bacini sotterranei. Il fiume San Juan è stato deviato intenzionalmente verso la città e , vicino alla Piramide della Luna, forse un tempo esisteva una sorgente sotterranea. E' possibile che l'acqua scorresse dalla Piramide della Luna lungo il Viale dei Morti e fino al fiume San Juan? Molti archeologi non prendono in considerazione questa teoria e quindi, almeno per quanto mi risulta, non vi sono studi particolareggiati inerenti. Un altro edificio degno di nota è il Tempio del Serpente Piumato ( che si trova al centro della Cittadella ), una piramide con gradoni decorati da bassorilievi e sculture rappresentanti serpenti piumati con copricapi a forma di alligatore e simboli acquatici. Al di sotto del tempio sono stati rinvenuti i resti di oltre duecento persone ( sia uomini che donne ) sacrificate con le mani legate dietro la schiena ed adorne di collane composte di mandibole umane ( alcune reali altre di conchiglia ). Secondo alcuni esperti i governanti della città risiedevano nei due complessi residenziali ai lati del tempio, secondo altri era invece il complesso quadripartito di Xalla ad ospitarli. I gruppi nobiliari abitavano nel centro cittadino e tra le loro residenze è degno di nota il palazzo detto di Quetzalpapàlotl, che presenta un patio centrale circondato da pilastri con bassorilievi raffiguranti uccelli rapaci, mentre un altro denominato patio dei giaguari è decorato con immagini di felini che suonano trombe. Il Palazzo delle Conchiglie Piumate si trova al di sotto del Palazzo di Quetzalpapàlotl ed è anch'esso decorato con pitture murali. La maggior parte della popolazione viveva nei complessi residenziali a un solo piano e cinti da un muro quadrangolare dotato di un unico accesso. Un patio aperto si trovava al centro del complesso ed era circondato da templi e porticati, questi ultimi portavano a edifici laterali anch'essi dotati di patii centrali per fornire luce a stanze prive di finestre. In ogni complesso viveva un gruppo umano unito da legami parentali e/o lavorativi ( vi era, per esempio, il quartiere Oaxaqueno dove risiedevano gli zapotechi di Oaxaca ) mentre in ogni patio centrale era presente un altare dedicato alla divinità protrettrice dell'abitato. Sulle pareti dei complessi residenziali di Tetitla, Atetelco e Tepantitla troviamo straordinarie pitture murali raffiguranti la Grande Dea ( forse Chalchiuhtlicue ), il dio Tlalòc ed immagini di giaguari, puma e uccelli rapaci. Le pitture murali all'interno del complesso residenziale di Tepantitla, raffigurano la Grande Dea in forma di albero che si erge da una grotta da cui fuoriescono fiotti d'acqua che irrigano i campi. Due sacerdoti rendono omaggio alla Dea mentre altri personaggi cantano, ballano e giocano. Secondo alcuni studiosi queste pitture rappresentano il Tlalocan, il paradiso del Dio Tlalòc riservato ai morti per annegamento, per idropisia e per altre cause attribuite all'intervento di questa importante divinità. Altri esperti credono che le pitture murali di Tepantitla siano un'allegoria del potere cittadino, la Grande Dea domina le forze che fuoriescono dalla grotta mentre i sacerdoti le canalizzano per il bene della comunità. L'assetto politico della città è ancora oggetto di studi, ma si suppone l'esistenza di una forma di governo collettivo gestito da un consiglio di nobili che rappresentavano i vari gruppi che abitavano Teotihuacan. Una cosa è certa, il sistema politico teotihuacano fu molto efficiente poichè, per più di 600 anni, Teotihuacan fu la capitale più ricca e potente della Mesoamerica. La grande produzione agricola, le rinomate attività artigianali e il monopolio ( o quasi ) del commercio dell’ossidiana furono i motivi della sua ricchezza. Per controllare i giacimenti di ossidiana, i teotihuacani si spinsero all'interno del territorio maya guatemalteco e poi si mossero verso i bassopiani nella zona di Tikal. L'intensificarsi delle relazioni commerciali tra Teotihuacan e Tikal coincise con la grande vittoria ( 16 gennaio 378 d.C. ) riportata da quest'ultima nei confronti della rivale Uaxactùn. Il grande conquistatore Fumo Rospo si fece raffigurare con il tipico abbigliamento rituale di guerra teotihuacano ( Stele 5 di Uaxactùn ), Naso Ricurvo, probabilmente il figlio di Grande Zampa di Giaguaro ( sovrano di Tikal all'epoca della conquista di Uaxactùn ), fece lo stesso facendosi rappresentare con una collana di conchiglie nello stile di Teotihuacàn. Le tombe di Naso Ricurvo ( Sepoltura 10 ) e Cielo Tempestoso ( Sepoltura 48 ), entrambe site nell' Acropoli nord di Tikal, contengono vasi con immagini di divinità realizzati nello stile teotihuacano. Il cosidetto Deposito problematico 50 ( sempre a Tikal ) conteneva i resti di residenti d'alto lignaggio provenienti da Teotihuacan e, all'interno di questo deposito, è stato rinvenuto un vaso che molto probabilmente rappresenta l'arrivo di alcuni teotihuacani in una città maya. Inoltre l'iconografia e i riti relativi alla cosidetta guerra di Tlalòc praticata dai maya sembra siano elementi importati proprio da Teotihuacan. I sovrani maya erano orgogliosi delle relazioni politiche con Teotihuacan, era un motivo di pregio che gli conferiva una dignità superiore. Vi sono anche indizi di mutamenti politici all'interno della città come, per esempio, il fatto che la facciata del Tempio di Quetzalcoatl sia stata ricoperta da una nuova piramide proprio mentre immagini di giaguari sostituivano quelle del Serpente Piumato. Molto probabilmente questo accadde in seguito a un rivolgimento politico che comportò la perdita di potere dei governanti protetti dal Serpente Piumato a favore di quelli protetti dal giaguaro. Verso il 650 d.C. il centro monumentale di Teotihuacan fu incendiato per ragioni sconosciute e, sebbene la città fu abitata ancora per qualche secolo, aveva ormai perduto per sempre il suo potere. Il "Luogo delle Canne" non fu però mai dimenticato e, secoli dopo la sua caduta, i sovrani mexica vi si recavano ancora in pellegrinaggio. Dopo questa panoramica su Teotihuacan e la sua storia vorrei aggiungere qualcosa riguardo all'origine dei mexica e alla loro migrazione. Come ha scritto Neo Ikon Epifanes, è vero sia che i mexica si proclamavano eredi dei toltechi sia che ritenevano Aztlan la loro patria originaria ( che però probabilmente significa "Luogo della Bianchezza" o "Luogo delle Gru" ). Senza scendere nei particolari, ricordo che Aztlan è descritta e raffigurata come un'isola circondata da canne in mezzo ad una laguna e che la sua reale ubicazione, anche se secondo me Aztlan è più un'idea che un luogo reale, è ancora oggetto di ricerche ( secondo alcuni studiosi si troverebbe in uno dei laghi montani del Michoacan, secondo altri nella laguna Mexcaltitlan nei pressi di Nayarit ( dove sorgeva una città chiamata Aztlatlan ), altri ancora credono che sia la Isla de los Idolos ( a nord di Veracruz ). Secondo quanto narra la Crònica Mexicayotl scritta in parte da Alvarado Tezozòmoc "...quando gli aztechi vennero da Aztlan non si chiamavano ancora mexica ma aztechi.." e, da questa ed altre fonti ( tra cui il Codex Boturini ), apprendiamo che fu il loro Dio Hutzilopochtli, in un luogo dove un fulmine spezzò un grande albero, ad ordinare ai suoi sottoposti di lasciare gli altri gruppi con i quali erano partiti e di abbandonare il nome di aztechi: d'ora in poi si sarebbero chiamati mexica ( vi sono varie ipotesi sull'origine di questo nome, forse deriva da metl ( cactus d'agave ), da citli ( lepre ) o forse da mixtli che significa nuvola ). Ad Aztlan i mexica vivevano come sudditi degli aztechi veri e propri e, stanchi dei loro padroni, abbandonarono l'isola sotto la guida di Huitzilopochtli ( "Colibrì del Sud" o "Colibrì sulla Sinistra", da hutzilin che significa colibrì e opochtli che possiede sia il significato di sud che quello di sinistro ). Il lungo viaggio dei mexica ebbe inizio nel 1111 d.C. e si sarebbe concluso solo nel 1345 ( o nel 1325 ), l'anno della fondazione di Tenochtitlan ( il cui nome significa "Luogo del Cactus" o "Luogo del Frutto del Cactus", tenochtli è infatti il termine che designa il cactus ). Le fonti più importanti concordano nell'affermare che, dopo aver lasciato Aztlan, i mexica si fermarono in un luogo chiamato Chicomoztoc ("Sette Caverne" ) e poi presso Culhuacan ( "Montagna Contorta" ). Il Codice di Xòlotl (un manoscritto pittografico di epoca coloniale che narra la storia delle migrazioni chichimeche ) , ci informa che dalle sette cavità di Chicomoztoc uscirono altrettanti gruppi umani che incominciarono a migrare vero sud. Paul Kirchhoff sostiene che le sette caverne erano in realtà una parte della montagna chiamata Culhuacan. Il manoscritto noto con il nome di Historia Tolteca-Chichimeca raffigura Culhuacan-Chicomoztoc come una montagna con grotte a forma di grembo e, al di sotto di essa, compare un sacerdote che colpisce la terra con la sua lancia magica. Il sacerdote è ritratto nell'atto di condurre le sette tribù fuori dalle caverne e tutto ciò simboleggia il passaggio di questi gruppi umani da cacciatori-raccoglitori a società di agricoltori. Questo luogo era perciò sacro, simbolo di rinnovamento e miglioramento, non a caso i mexica raccontarono di essersi fermati a Culhuacan-Chicomoztoc, qui il loro popolo era ritualmente "rinato" come le tribù chichimeche che li avevavno preceduti.

Fonti
Davide Domenici, Gli Aztechi. Storia e tesori di un'antica civiltà (2006) e I linguaggi del potere. Arti e propaganda nell'antica Mesoamerica (2002).

Bernardino De Sahagùn, Florentine Codex o Historia Universal de las cosas de Nueva Espana.

Linda Schele e David Freidel, Una foresta di re (2000), titolo originale A forest of kings (1990).

Paul Kirchhoff, Se puede localizar Aztlan? in Anuario de historia (1961)

Nigel Davies, Gli Aztechi. Storia di un impero (2000), titolo originale: The Aztecs, a History (1973).

Alvarado Tezozòmoc, Crònica Mexicayotl e Storia antica del Messico (2000).

Richard Townsend, Gli Aztechi. Origini, storia e tramonto di una civiltà scomparsa (2006), titolo originale: The Aztecs (1992).




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Vecchio 15-November-2007
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Ti ringrazio per il tuo eccezionale intervento Nezahualcòyotl, e approfitto intanto per darti il mio personale benvenuto sul forum.

Una possibile datazione della prima fase urbana di Teotihuacan al I millennio a.C. è stata in effetti più volte avanzata sulla base della presunta data di ultima eruzione dello Xitle e relativa datazione della formazione di Pedregal. L'affinarsi dei metodi di datazione radiometrica ha consentito tuttavia di meglio collocare cronologicamente l'ultima eruzione dello Xitle intorno ai primi secoli prima di Cristo (si veda a tale riguardo la controversia relativa alla datazione del gran basamento circolare di Cuicuilco, presso Città del Messico, cui fu inizialmente attribuita un'età di 7,000 anni rispetto ai 2,400 attualmente accertati). Su questa stessa base Bellamy e Cummings entrambi collocarono la fondazione di Teotihuacan intorno al III millennio a.C. (non sono invece purtroppo a conoscenza degli esatti dettagli dello studio di Covarrubias).
Poichè oggi si tende tuttavia a collocare l'eruzione dello Xitle e l'origine della formazione di Pedregal non prima del IV secolo a.C. , un diverso modello è stato proposto anche per quanto riguarda il primo sviluppo urbano di Teotihuacan intorno al II secolo a.C. , cui avrebbe forse contribuito la migrazione di popolazioni già stanziate nell'attuale valle del Messico e provenienti probabilmente dal'area di Cuicuilco.

Molto più incerta è invece l'identificazione di Teotihuacan con la stessa Tollan, leggendaria capitale dei toltechi nella tradizione azteca. E' interessante notare a tale riguardo come il nome Maya di Teotihuacan, Puh, "il luogo delle canne", molto si avvicini alla probabile traduzione del toponimo Tollan, anch'esso sommariamente traducibile come "il luogo dei giunchi", ovvero "il luogo delle canne". La controversia è tuttavia destinata probabilmente a restare irrisolta, anche dal momento che i più recenti orientamenti interpretativi paiono propendere verso un'identificazione della leggendaria Tollan con l'odierno sito di Tula, celebre per i suoi "atlanti".

Una cosa che certo colpisce a Teotihuacan è la sovrapposizione di edifici e stili diversi. Fatto evidente sia all'interno dei grandi complessi palaziali (come nel caso citato del palazzo di Quetzalpapalotl e, aggiungerei, degli "edifici sotterranei" lungo il viale dei morti), sia per quanto riguarda le piramidi principali. A tale riguardo si segnala tuttavia come abbia fino ad ora dato scarsi frutti la ricerca di strutture precedenti successivamente inglobate all'interno delle piramidi maggiori.
La scomparsa dei templi sulla sommità impedisce purtroppo di identificare in modo univoco a quale divinità fossero dedicate le piramidi maggiori.

Una domanda che sorge spontanea nell'approccio alla cittadella e alla piramide di Quetzalcoatl è l'origine del culto di tale divinità. Il culto di Quetzalcoatl "serpente piumato" nasce probabilmente in area olmeca, dove è attestato dal celebre monumento 19 di La Venta, anche se è tuttavia solo sotto i toltechi di Tula che esso raggiunge la sua massima diffusione. La precoce iconografia del serpente piumato a Teotihuacan suggerisce perciò l'esistenza di stretti legami con gli olmechi, vera cultura madre della mesoamerica, legami la cui reale natura resta tuttavia ciò non di meno incerta.
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Vecchio 20-November-2007
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Ti ringrazio molto Neo Ikon Epifanes per il tuo benvenuto e per la pertinente risposta. Come hai correttamente scritto, l’identificazione della leggendaria Tollan (“Il Luogo delle Canne”) è ancora incerta e se per alcuni la città in questione è Teotihuacan, per altri è Tula (soprattutto per Wigberto Jimènez Moreno), e non sono pochi gli studiosi che la individuano in Chichen Itzá o addirittura in Cholula. Una leggenda di epoca azteca, riportata da moltissime fonti, ci racconta le imprese di Ce Acatl Topiltzin Quetzalcóatl (“Una Canna Nostro Nobile Signore”), il quale era figlio del capo chichimeco chiamato Mixcoatl (“Serpente di Nubi”), colui che aveva guidato la migrazione di questo popolo dalle terre settentrionali al Messico centrale. In seguito alla morte del padre, Ce Acatl si recò a Xochicalco e dopo essere divenuto un sacerdote di Quetzalcóatl (aggiunse inoltre al proprio nome quello della divinità), si mosse verso nord dove, in un luogo imprecisato, fondò la città di Tollan. Ce Acatl governò con giudizio ma i sacerdoti di Tezcatlipoca, divinità antagonista cosmica di Quetzalcóatl, lo indussero a commettere gravi peccati che lo costrinsero a lasciare la città. Ce Acatl migrò verso sud con i suoi seguaci e giunse in un luogo chiamato Tlapallan (“Il Luogo del Rosso”) dove, secondo alcune versioni sarebbe stato assurto in cielo come Stella del Mattino, mentre secondo altre fonti se andò per mare promettendo di ritornare. Come ho scritto sopra, Wigberto Jimènez Moreno identifica Tollan con Tula, il cui nome moderno sarebbe la corruzione dell’originario toponimo. Questa identificazione spiegherebbe anche la somiglianza tra Tula e Chichen Itzá poiché, se Tollan era Tula, Chichen Itzá sarebbe stata il luogo di arrivo della migrazione di Ce Acatl, il quale avrebbe fatto costruire una copia di Tollan nelle terre maya. Un importante culto del Serpente Piumato era presente anche a Teotihuacan, dove vi sono indizi architettonici di un conflitto tra il Serpente Piumato e il Giaguaro (animale associato a Tezcatlipoca). Tollan era quindi Teotihuacan? Oppure era Cholula (in epoca coloniale conosciuta come Tollan Chollolan), visto che in alcune fonti regionali Tollan viene identificata con questa città. Esiste una spiegazione a tutto ciò? Secondo le più recenti teorie, durante il periodo del Classico Tardo o Epiclassico (650-900 d.C.), il ricordo della scomparsa Teotihuacan, del suo ruolo politico e del suo potere, fu percepito come un modello mitico nel quale la leggendaria Tollan divenne la città per eccellenza, sede della regalità e di Quetzalcóatl che ad essa era associato. Città come Tula, Cholula, Chichen Itzá e la stessa Mexico-Tenochtitlan si sarebbero quindi rivolte a questo modello di perfezione presentandosi come repliche della mitica Tollan. Questo modello fu una fonte di legittimazione politica per i nuovi regni multietnici creatisi dopo la caduta di Teotihuacan, inglobando nuovi elementi culturali (come la guerra sacra) provenienti dal settentrione. Se per i mexica Tollan era Tula, per i popoli dell’area di Puebla-Tlaxcala era invece Cholula mentre Chichen Itzá lo era per i popoli del sud-est mesoamericano. Tutte queste città furono importanti sedi del culto del Serpente Piumato e quindi fonte di potere e dignità regale. I sovrani mesoamericani vi si recavano per farsi perforare il naso con l’ornamento di turchese che rappresentava la suprema dignità regale.

Il Monumento 19 di La Venta rappresenta un sovrano olmeco protetto da un serpente a sonagli, che molto probabilmente è il suo patrono divino ed è simbolo di potere e legittimazione sociale. Non credo che questo serpente sia il prototipo del Serpente Piumato, non sono a conoscenza del culto di tale divinità presso gli olmechi. Il serpente ricorre spesso nell’iconografia mesoamericana ed è una delle forme assunte da un gran numero di divinità del pantheon di tale area. Presso i maya rivestiva molta importanza il cosiddetto Serpente della Visione, che simboleggiava il collegamento fra il mondo umano e l’Oltremondo (termine utilizzato da Linda Schele e David Freidel, dal cui libro (citato tra le fonti) traggo alcune preziose informazioni). Di solito è ritratto in atteggiamento minaccioso, il corpo è a volte piumato altre volte scorticato, mentre dalla coda fuoriesce il Sangue sacro che rappresenta il simbolo della sostanza (cioè il sangue umano) che provoca la materializzazione del serpente. Durante i riti del salasso, questo Serpente della Visione si innalzava ritualmente fra i fumi dell’incenso al di sopra dei templi. Anche la sbarra cerimoniale bicipite (altro simbolo per rappresentare la comunicazione tra i due mondi), era spesso a forma di serpente bicefalo. In molte raffigurazione del Serpente della Visione e della sbarra cerimoniale bicipite, è presente un volto umano che fuoriesce dalle fauci spalancate del serpente. Si tratta quasi sempre della rappresentazione di un antenato o del cosiddetto Dio K, entrambi materializzatisi dall’Oltremondo. Poiché solo il re (anche altri personaggi potevano partecipare al rito ma il protagonista principale rimaneva sempre il sovrano), poteva svolgere il rito del salasso e materializzare il grande Albero del mondo e aprire così la porta del mondo superiore, il Serpente della Visione e la sbarra cerimoniale erano simboli associati anche alla più alta regalità maya. Il Grande Albero era chiamato Wacah Chan (“ Sesto Cielo” o “ Cielo Sollevato”), le sue radici raggiungevano il Mondo sotterraneo, il tronco attraversava il mondo mediano mentre i rami s’innalzavano verso il mondo superiore. Fra i rami dell’albero è presente la sbarra bicipite serpentiforme mentre sulla cima è posato il cosiddetto Uccello Celestiale. Noto anche come Uccello Serpente, è raffigurato con una lunga coda, le ali sono personificate e la testa è costituita da un mostro zoomorfico. Nel tardo preclassico rappresentava la natura selvaggia che veniva però ricondotta all’ordine dagli Eroi gemelli e dal re, loro terrena incarnazione. Il rito del salasso era il perno centrale della vita dei maya classici, i contadini lo praticavano per giovare alla propria famiglia, il re lo faceva per il bene di tutta la comunità. Lo scopo di questi rituali era cercare di aprire la porta con l’Oltremondo e, attraverso di essa, cercare di comunicare con gli dei e con gli antenati. Molti monumenti pubblici ritraggono il re come Albero del Mondo: tronchi e rami ricoprono il suo grembiule, la sbarra cerimoniale serpentiforme è saldamente tra le sue mani mentre il suo copricapo è formato dall’Uccello Celestiale. Come già accennato sopra questo Albero univa il mondo umano a quello superiore e viceversa, il sole, la luna, le stelle e i pianeti seguivano il corso del suo tronco, le anime degli antenati dirette al mondo sotterraneo facevano lo stesso, per mezzo di esso si materializza il Serpente della Visione e si apriva la comunicazione con il mondo degli dei e degli antenati. Come hanno scritto Linda Schele e David Freidel: “ il re era quell’asse e quel perno fatto carne: l’Albero della Vita”. Il Serpente Piumato vero e proprio, sebbene sia presente talvolta anche nell’arte maya del periodo classico, ebbe tra questo popolo una grande diffusione solo a partire dal Postclassico. Basta ricordare l’importanza che, durante questo periodo, ricoprì il culto di tale divinità presso le due principali città yucateche: Chichen Itzá e Mayapan. A Chichen Itzá, per esempio, la grande piramide detta El Castillo sosteneva un tempio dedicato a Kukulcan, traduzione maya del nome Quetzalcóatl. Le colonne di questo tempio sono dotate di immagini raffiguranti questa divinità così come due balaustre presso la scalinata da dove, durante gli equinozi, due grandi serpenti piumati sembrano scendere dalla piramide a causa di un effetto ottico. L’accesso al Tempio dei Guerrieri è fiancheggiato da due imponenti colonne a forma di serpenti piumati mentre due grandi teste di questa divinità sporgono dalle balaustre della Piattaforma di Venere. Per molto tempo gli studiosi cedettero che Chichen Itzá fosse stata conquistata da toltechi (vista la grande diffusione dell’iconografia legata al Serpente Piumato e per la presenza di altri elementi riscontrabili anche a Tula come, per esempio, le raffigurazioni di Tlahuizcalpantecuhtli) i quali, guidati da Ce Acatl Quetzalcóatl, avrebbero costruito una copia della loro Tula. Furono invece i maya yucatechi e i maya chontal ad adottare il culto del Serpente Piumato e gli altri elementi culturali originari del Messico Centrale. Come avvenne in tale area dopo la caduta di Teotihuacan, anche nel mondo maya postclassico si impose un nuovo modello politico formato da consigli di governo composti dai nobili di più alto rango dei diversi gruppi umani. La loro principale divinità protettrice era il Serpente Piumato che, in quanto considerato il creatore dell’umanità, era il dio più adatto a sostenere un progetto politico che tendeva all’universalismo. Detto tutto questo è chiaro come il culto del Serpente Piumato non nasca né in area olmeca né in area maya. Vi sono studiosi che collegano il Serpente della Visione, la sbarra cerimoniale serpentiforme e l’Uccello Celestiale al Serpente Piumato avanzando l’ipotesi che i popoli del Messico Centrale rielaborarono questi tre elementi (legati al mondo superiore e alla regalità), fondendoli nel Quetzalcóatl. Secondo le teorie oggi più accreditate, la religione delle civiltà classiche dell’altopiano messicano aveva come fondamenta il culto delle Terra e del Fuoco, del Dio della Pioggia, della Dea dell’Acqua e del Serpente Piumato, simbolo in origine delle forze telluriche e della fecondità. In seguito alle migrazioni dei popoli settentrionali (che possedevano una religione astrale), i culti prevalentemente agrari dei precedenti abitanti del Messico Centrale subirono dei cambiamenti. Le concezioni originarie furono sottoposte ad una lunga elaborazione durante l’epoca tolteca ed infine vennero incorporate (con diversi adattamenti) nella teologia mexica. Quetzalcóatl divenne così Dio del pianeta Venere (sotto forma di Tlahuizcapantecuhtli), Dio del Vento (denominato Ehecatl), e fu connesso al concetto di morte e resurrezione insieme al fratello Xolotl. Quetzalcóatl non era soltanto una divinità ma anche un titolo regale, un’alta carica sacerdotale, un titolo militare ed era il patrono delle scuole calmecac.

Fonti


Davide Domenici, Gli Aztechi. Storia e tesori di un'antica civiltà (2006) e I Maya. Storia e tesori di un’antica civiltà (2006).
Linda Schele e David Freidel, Una foresta di re (2000), titolo originale A forest of kings (1990).
Jacques Soustelle, Gli Aztechi (1994), titolo originale Les Aztèques (1991).
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Vecchio 25-November-2007
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Vorrei aggiungere due parole a quanto riportato da Nezahualcoyotl sull'origine del popolo azteco.Come giustamente scrivevi,la città di Aztlan è più un'ìdea che un luogo reale.Gli studi più recenti al riguardo - salvo quelli propri della storiografia messicana che ancora si ostinano a negarne l'evidenza - dimostrano che Aztlan non era altro che,da un lato, la "proiezione mitica",nel passato,della capitale Mexico-Tenochtitlan e,dall'altro, del paradiso mitico di Tamoanchan,luogo dove avvenne la rottura dell'equilibrio tra cielo e terra,tra Coppia Suprema e dei,e che ebbe come conseguenza l'esilio sulla terra.
Il fatto che una delle fonti sulle origini mitiche dei Mexica parli di questi ultimi come di un piccolo popolo asservito agli Aztechi,ai quali erano costretti a pagare tributi,non fa che riprendere il noto "topos mitico"della rivalsa del piccolo popolo umile e povero,di solito errante e conquistatore,schierato dal lato delle forze diurne,celesti e maschili del cosmo,che ha la meglio sui ricchi sedentari,rappresentazione del lato oscuro,tellurico e femminile.
Sia la Conquista del Messico,sia altre famosissime avventure del corpus mitologico mesoamericano - come il Popol Vuh maya - possono essere letti sulla base dello stesso schema mitico.

Consiglio al riguardo due testi estremamente interessanti e ben più esaurienti della mia breve spiegazione:
Michel Graulich:"Le sacrifice humain chez les Aztèques", Fayard, Paris,2005.
Michel Graulich: "Mythes et rituels du Mexique ancien prehispanique",Academie Royale de Belgique,2000.
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