Confesso tutta la mia ignoranza sull'archeologia romana (mi appassionano di più preistoria e protostoria

). A questo si aggiunge il fatto che ho un tempo limitato per fare il disegno della ricostruzione della città di Osimo in età romana (motivo per cui chiedo lumi al forum) e non ho ora gran tempo a disposizione per consultare molti volumi (per rispondere a Greco7

, specie se ponderosi: di Carandini ho il più misero "Roma, il primo giorno" che però non mi è di molto aiuto...
Spiegherò meglio qual'è il mio problema.
Nei pressi della cattedrale romanica, che sorge probabilmente sullo stesso luogo di un tempio dedicato a Giove, secondo le fonti (Livio, mi pare) costruito da Cesare, è inglobato nelle mura del palazzo arcivescovile un tratto di mura in opera quadrata con grossi conci arenacei, in tutto simili alla cinta che circondava l'antica Auximum e tutt'ora in parte esistente.
Eruditi locali nell'800 ed il Gentili negli anni '50 del secolo scorso hanno identificato questo tratto di mura, distante parecchie decine di metri dalla cinta esterna, come parte dell'arce.
Ora, uno dei miei problemi, dovendo fare una ricostruzione di Auximom sia pure largamente e dichiaratamente ipotetica, sta nel definire il restante tracciato dell'arce, con tre diverse possibilità:
1) un arce qudrangolare, con alcune decine di metri di lato (un paio di acta, forse), a ridosso del tempio (capitolium?), il quale sorge però nel punto più alto della cittadina.
2) un arce un po' più ampio, comprendente la parte sommitale del paese e quindi il tempio, con una superficie di un po' più di mezzo ettaro.
3) un arce ancora più ampio e comprendente tutta la parte più rilevata di uno dei due colli dove sorge Osimo, ovvero la parte più difendibile; in questo caso si avrebbe una superficie di due ettari circa, coprente circa un sesto dell'intera città romana.
Personalmente, avevo pensato inizialmente alla terza soluzione, considerando la planimetria e l'altimetria della città, ma ora sono più propenso per la seconda soluzione, che tra l'alto ricalca approssimativamente l'area occupata da due successive rocche tardomedievali.
Se l'arce in genere, nelle altre città, esclude altri edifici che non siano pubblici (solo religiosi?) direi che la soluzione 3 è probabilmente da escludere. Tutt'al più rimane la vaga ipotesi che all'interno dell'arce non sorgessero anche capitolium e il
secondo foro che cita Tito Livio e di cui non si hanno tracce... Ditemi voi se ritenete la cosa possibile.
Preciso che tra pochissimi giorni ho un incontro con la Soprintendenza, per cui derimerò con loro i miei dubbi e vaglierò le varie ipotesi; solo che vorrei arrivare all'incontro con in mano delle bozze plausibili, per avere qualcosa di concreto su cui discutere e per non fare una figura troppo brutta.
Per rispondere a Moneta sull'arce a Verona, ho preso la cosa in un vecchio libro degli anni – Arte e civiltà dell'italia antica, touring club italiano, 1960 – assolutamente non accademico, oltre che datato, ma ben fatto e con molte belle cartine di città antiche, tra cui la Verona romana. Qui l'arce è individuato all'esterno dell'ansa dell'Adige dove sorgeva la città, all'interno di un prolungamento delle mura sul lato opposto del fiume all'interno del quale sorge anche un teatro (ai piedi dell'arce, sembrerebbe).
Ho citato quindi Verona perché dal disegno l'arce sembra molto ben delimitato e dalla forma regolare di rettangolo... Se poi la pianta sia sbagliata, non saprei.