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Archeologia Subacquea Forum di archeologia subacquea. In questa sezione si discute delle tematiche relative all'archeologia subacquea

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Vecchio 29-June-2007
Fid Fid Non in Linea
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Predefinito le triremi in fondo al porto di siracusa

vi riporto questo interessante articolo tratto da LaSicilia


Siracusa non finisce mai di suggerire spunti della sua storia millenaria. Vi si sono cimentati il geometra Vincenzo Bongiovanni e il geologo Andrea Giunta. Molto noti e stimati per le loro ricerche, hanno dato alle stampe, per i tipi dell’Associazione "Trireme" un libro sulla topografia di Siracusa antica.Il prof. Sebastiano Amato, nella sua prefazione, ha posto l’accento sul perenne interesse che l’archeologia subacquea esercita non solo sugli studiosi ma anche sui neofiti. Gli autori hanno diviso il libro in due settori: il primo, di Bongiovanni, fa riferimento alla nuova pianta planobatimetrica e altimetrica, grazie al contributo fornito dalla Capitaneria di Porto, che gli ha permesso di configurare la mappa del porto grande, del porto piccolo e dell’antico porto lakkios.Le prime ricerche sui fondali effettuate dai sommozzatori della Marina Italiana sotto la supervisione scientifica dei coniugi Warden e Baker negli anni dal 1954 al 1956, ebbero luogo sulla base del resoconto dell’assedio ateniese narrato da Tucidide. La planimetria del porto piccolo e del lakkios, siti fra Ortigia e Akradina, sono state studiate da Pier Nicola Gargallo in collaborazione con Lione Casson, poi da Gerhard Kapitan e dal prof. Luigi Polacco e Roberto Mirisola. Sulla base delle sue immersioni, Bongiovanni ha potuto stabilire che quel tratto di costa fosse stato utilizzato per scopi commerciali. Vi è inoltre l’ipotesi, avvalorata dai pozzetti cilindrici che questi potessero essere utilizzati come deposito di sali minerali per la concia delle pelli o come fornaci per la pece necessaria per impermeabilizzare le chiglie delle imbarcazioni.Negli anni sessanta, la Soprintendenza Archeologica commissionò uno scavo subacqueo in un tratto del porto piccolo dove un dragaggio aveva fatto affiorare centinaia di blocchi squadrati di una sommersa struttura portuale. L’esplorazione effettuata dalla cooperativa Acquarius sotto le direttive del soprintendente Voza e dell’archeologa Alice Freschi, permise di rilevare i resti di un’antica struttura. Nella seconda parte, del geologo Andrea Giunta, l’autore ricorda che la storia dei primi insediamenti in Ortigia risale all’età del bronzo e solo dopo furono i greci a lasciare il segno della loro civiltà.Geologicamente, i due principali elementi strutturali dell’area, delineatisi dopo la collisione tra la placca africana e quella euroasiatica, sono rappresentati dalla catena Appennino-Maghrebide e dall’area definita Blocco Pelagiano che indica un settore corrispondente alla parte più settentrionale della placca africana, la cui porzione emersa in Sicilia costituisce l’avamposto degli Iblei. La genesi di Ortigia è da ricondursi all’assetto tettonico: è costituita da un "altostrutturale" formatosi nel suo basamento roccioso da un’alternanza di terreni calcareo-marmosi depositati in ambiente marino in periodo posteriore al Miocene e in seguito emersi formando un horst calcareo. Si può ritenere che fra Ortigia e la terraferma non dovesse esistere un vero e proprio istmo.
Gli studi di Bongiovanni e Giunta hanno fatto luce su un lungo tratto dell’affascinante storia di Origia.



Articolo di TERESA CALLARI
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Martedì 23 Gennaio 2007

Aggiungo a questo interessantissimo articolo qualche notizia in più:

Il porto di siracusa possiede una profondità massima di 18 metri ed un estensione tale da poter permettere agevolemnte dei rilievi al fine di individuare e recuperare ciò che rimane delle innumervoli imbarcazioni che hanno preso parte alle tantissime battaglie navali combattute nel porto di Siracusa.

A ciò aggiungete che i luoghi degli scontri navali sono facilmente individuabili,certi e narrati dai vari storici e che università giapponesi, insieme ai rilievi del Geom.Bongiovanni, hanno permesso di individuare ,sotto pochi metri del fondale marino,una cospicua quantità di materiale databile a quel periodo e probabilmente pure i rostri di bronzo delle navi siracusane,romane,cartaginesi,dei tirreni etc etc

A breve inizieranno i lavori per l'ingrandimento del Molo S.Antonio ed è un vero peccato che a seguito di questi lavori ,probabilmente, molte testimonianze del passato verranno definitivamente coperte



Ultima Modifica di Fid : 29-June-2007 18:49.
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Vecchio 29-June-2007
Fid Fid Non in Linea
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Per approfondimenti potete leggere anche il seguente contributo:

Gli antichi relitti nei fondali del Porto Grande di Siracusa

- UN RECUPERO IMPROROGABILE -


Nell'estate del 404 a.C con la distruzione delle fortificazioni della città e del suo porto, Atene capitolava sotto l'assedio di Sparta.
Si chiudeva così, con la disfatta della città più potente del Mediterraneo, la lunga guerra del Peloponneso, durata oltre 25 anni.
Le mire espansionistche degli ateniesi, già da un decennio prima, avevano subito un pesante arresto con la disfatta della loro flotta all'interno del Porto Grande di Siracusa.
Quattrocento navi tra trireme da guerra ateniesi, siracusane e spartane, oltre al naviglio mercantile e da trasporto, diedero vita ad un colossale, cruento spettacolo dentro lo scenario naturale del Porto Grande di Siracusa.
Da sopra le mura di fortificazione della città i siracusani, dalla baia di Dascon e dalla costa del Plemmirion gli assedianti, come dalla cavea di un grande teatro, assistevano atterriti alla violenza degli scontri.
Il fragore dello sfondamento delle fiancate delle triremi da guerra sotto l'urto dei rostri delle navi avversarie; le grida di incitamento alla battaglia, combattenti che si fronteggiavano con grande accanimento, i corpi dei morti in mare, i lamenti dei feriti, l'affondamento delle navi, nella dettagliata descrizione di Tucidide, assumono toni di altissima drammaticità.
Una vera tragedia navale, non in mare aperto, ma nello spazio ristretto della cavea naturale del Porto Grande di Siracusa.
I fondali della stessa cavea, in epoche successive, per altri cruenti scontri tra navi da guerra siracusane, cartaginesi e romane si sono arricchiti di ulteriori relitti.
Considerando ancora che il nostro porto è stato protagonista di tutte le vicende storiche europee, posizionato naturalmante e strategicamente nell'ombelico del Mediterraneo, si ritiene che altre chiglie eccellenti siano adagiate su quelle delle precedenti tragedie.
Fino ad oggi la ricostruzione di alcuni modelli du trireme, come la Olimpyas, si è basata su modelli deduttivi (bassorilievi, pitture vascolari, iscrizioni, etc.); non è stato mai rinvenuto un solo relitto della famosissima nave da guerra, terrore dei popoli del Mediterraneo.
Non v'è dubbio che il luogo dove le probabilità di ritrovare il primo relitto di trireme, sia proprio il Porto Grande di Siracusa e quello dell'attiguo Porto Lakkios dove insistevano gli arsenali.
Un nostro studio recente ha valutato in circa sei metri lo spessore dei detriti che conserverebbe i relitti, dalla storica battaglia del 415-412 a.C ai nostri giorni. Sofisticati rilevatori di masse metalliche (georadar), potrebbero risultare fondamentali per la ricerca.
Le triremi erano dotate tutte di rostro, ossia di quello sperone di bronzo del peso di circa duecento chili che serviva a sfondare le fiancate delle navi avversarie. Erano provviste di ancore con la barra di piombo di peso leggermente inferiore. Individuare un rostro significa individuare il relitto.
Difficoltose si presentano invece le operazione di rimozione dei sedimenti, data la inconsistenza dei materiali stessi, ma non mancano tecniche ingegneristiche simili al vecchio sistema Larsen per ottenere i risultati sperati.
Operazioni certo costose per l'impiego di attrezzature particolari ma a rischio zero per gli operatori subacquei che lavorerebbero in condizioni ideali, in fondali relativamente bassi.
C'è la ragionevole certezza di poter trovare i relitti più integri di quelli che è possibile trovare in mare aperto, proprio grazie alla funzione protettiva dei sedimenti che il fiume Anapo ha da sempre scaricato all'interno del Porto Grande.
Ed è proprio con questa consapevolezza che nel 1998 si è costituita legalmente la nostra "Associazione Trireme" con l'intento di vigilare che eventuali nuove iniziative commerciali, anche se auspicabili, non vadano a distruggere il grosso patrimonio archeologico esistente e di affiancare la comunità scientifica nella redazione di un progetto di ricerca nei fondali del porto di Siracusa.
La ricostruzione della Trireme "Olympias" alla quale hanno lavorato gli studiosi inglesi Morrison e Coates, a nostro parere, non è fedele al modello reale, proprio perchè restituita progettualmete sull'esperienza della nave punica di Marsala, sullo studio del bassorilievo "Lenormant" e sui disegni vascolari.
L'incertezza maggiore risiede sulla disposizione dei banchi di manovra dei rematori e sul ponte di coperta, di quella parte dello scafo cioè che se trovata integra nei fondali del Porto Grande, potrebbe finalmente mettere gli esperti in condizioni tali da poter restituire progettualmente l'originale struttura.
Sembra inoltre che la chiglia della Trireme fosse protetta da lastre di piombo per tutta la parte sommersa.
C'è anche la curiosità storico-scientifica di scoprire come vennero modificate le prue delle triremi da guerra siracusane (dice Tucidide che furono accorciate e ai lati furono applicate delle strutture a forma di orecchie, con speroni di legno, per essere più efficaci nell'azione di sfondamento).
Le stesse prue furono rivestite di cuoio per far scivolare le "mani di ferro" inventate dagli ateniesi per le manovre di abbordaggio.
Abbiamo già elaborato progettualmente la trireme secondo le nostre intuizioni ed entro il prossimo anno 2000, realizzeremo un modello in legno, in scala ridotta, preludio a quello in scala reale.
Tantissimo quindi l'interesse scientifico per i nostri relitti, tante le possibilità per la nostra città di Siracusa di suscitare l'interesse mondiale e di trarne profitto sia per l'incremento turistico che ne deriverebbe, sia perchè l'investimento verrebbe premiato da un grosso ritorno economico.
Parallelamente alla ricerca nei fondali, così come si fece per il "Vasa" a Stoccolma, opereremo affinchè il medievale Castello Maniace, che sorge sulla estrema punta di Ortigiae che ben si adatta come sede del tanto auspicato "Museo del Mare", con i suoi otto metri e mezzo di intercolumnio per l'intera lunghezza e larghezza, divenga il contenitore ideale per l'esposizione dei relitti e di tutti i reperti già recuperati e da recuperare.
Facilmente accessibile da terra, ha la possibilità di essere attrezzato anche per l'attracco di barchini che farebbero la spola tra le navi da crociera ed il museo stesso.
La ricostruzione in scala reale delle macchine da guerra archimedee, con i famosi specchi ustori, da posizionare sul camminamento della cannoniera borbonica della stessa antica struttura, riporterebbe la fantasia dei turisti a rivivere le vicende storiche che hanno fatto grande la nostra città.
Un grosso investimento con ritorno economico assicurato !
Un progetto audace il "progetto trireme" su cui lavora da tempo la nostra associazione che ritiene di aver azzeccato la strada giusta per la vera riqualificazione e valorizzazione del Porto Grande.
L' "Associazione Trireme", nata con scopi propositivi di tutela e valorizzazione dei due porti - Porto Grande e Porto Piccolo (Lakkios), mette a disposizione degli Enti istituzionali i progetti già realizzati, i propri studi e la professionalità dei propri soci, responsabili dei vari settori operativi (geologi subacquei, biologi subacquei, progettisti, operatori per riprese subacquee, informatici, supporti logistici e quanto altro si renda necessario) per concretizzare la proposta progettuale più ambiziosa.
L' "Associazione Trireme" lancia pertanto una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutti coloro, tra studiosi e semplici appassionati che ne condividono le finalità, affinchè a fianco delle istituzioni preposte si possa concretizzare il progetto e si possa disporre degli strumenti tecnici ed economici che fino ad ora non hanno permesso la ricerca mirata con l'ausilio di tecnologie avanzate.
Apre contemporaneamente la campagna soci, a cui verrà inviato lo statuto e gli atti del I° convegno organizzato a Siracusa il 19/10/1998 "Antichi relitti nel Porto Grande di Siracusa".
Ai soci, oltre alle normali pubblicazioni delle attività dell'associazione, qualora ne facessero richiesta, verranno anche offerte preventive informazioni per eventuali escursioni storico-ambientalistiche fuori dai siti convenzionali, nell'ambito del territorio della Provincia di Siracusa.


Il Presidente

Vincenzo Bongiovanni


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Vecchio 29-June-2007
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Ciao Fid
Ti prego di non riportare in futuro per intero un articolo tratto altrove.

Limitati a dire sinteticamente di cosa parla e a riportare il link dell'articolo.

Ivan
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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Vecchio 30-June-2007
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Ciao Ivan
ok va benissimo
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Vecchio 30-June-2007
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Ciao Fid, l'argomento è senza dubbio affascinante visto che più volte nel corso della storia flotte nemiche sono entrate nel porto grande di Siracusa.
Personalmente non sono esperto del settore ma parlando con alcuni subacquei dell'argomento mi facevano presenti varie difficoltà oggettive:
1) il tipo di fondale del porto grande probabilmente non è dei più favorevoli per la conservazione dei relitti navali... se il relitto non viene opportunamente ricoperto, i materiali si decompongono in tempi relativamente brevi
2) essendo essenzialmente navi da guerra, con ogni probabilità il carico era minimo rispetto a quello di navi mercantili
3) Le acque del porto grande sono costantemente torbide e questo renderebbe estremamente difficoltosa qualsiasi ricerca subacquea. Non ricordo bene ma se non sbaglio, prima ancora di Kapitain, un inglese compì delle ricerche mai pubblicate
4) Gli storici antichi (mi pare Tucidide) raccontano come il legno delle navi distrutte venisse recuperato per essere riutilizzato ove possibile.

Ripeto, non sono considerazioni mie... ma mi sembrano molto plausibili. Certo però che sarebbe interessante individuare e recuperare una vecchia trireme ateniese \\/
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Vecchio 30-June-2007
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Se l'argomento può interessarti molto ti consiglio di reperire "contributo per lo studio della topografia di siracusa Antica" di V.Bongiovanni e A.Giunta ,l'opera è stata pubblicata e distribuita gratuitamente dall'Assessorato Risorse del mare del Comune di Siracusa e qualche giorno fa ne ho intravista una copia in vendita su ebay


Il porto di siracusa presenta delle caratteristiche che incidono sulle ricerche

1) la profondità: essendo al massimo di 20-25 metri è possibile effettuare agevolmente delle immersioni e dei sondaggi

2) Fondo melmoso: i sedimenti dell' Anapo rendono invisibile il fondale

3) Fondo melmoso: da un lato riduce la visibilità ma grazie ad esso tutte le testimonianze del passato sono protette a pochi metri dal fondo marino

4) Presenza di materiale esplosivo: siracusa e il suo porto fu soggetta a bombardamenti da parte degli inglesi e dei tedeschi durante la II guerra mondiale e molti ordigni giaciono in fondo al porto


Le prime ricerche sui fondali del porto grande di Siracusa furono effettuate dai sommozzatori della marina italiana sotto la stretta supervisione scientifica dei coniugi Warden e Baker negli anni 1954-1955-1956.Per effettuare queste ricerche furono utilizzati i racconti tucididei ma ben poco fu trovato sul melmoso fondale marino (anfore,ancore,oggetti in metallo..)
Successivamente altri sondaggi furono effettuati da subacquei e archeologi ,il Kapitan individuò un probabile cimitero di imbarcazioni presso lo scoglio Galera e intorno al 2002 il Geom.Bongiovanni rinvenne i resti di un relitto bizantino carico di anfore.

Nell'estate del 2004 ,grazie all'interessamento del Prof.Siringo del dipartimento di Fisica dell'università di Catania ,sono state effettuate delle scansioni del fondale ,mediante ecoscandaglio a taglio, per una profondità di 20 metri al di sotto del fondo marino, individuando ,entro uno spessore di massimo 4 metri, la presenza di oggetti in legno,metallo e ceramica e di alcuni manufatti di grandi dimensioni (di cui uno pari a 12metri al di sotto di quasi 1,5 m di fondale)

Avendo effettuato delle ricerche per oltre 20m al di sotto del fondale e non essendo stati riscontrati manufatti al di sotto dei 4m circa si è dedotto che ciò che rimane delle navi siracusane,ateniesi,cartaginesi etc etc sia in fondo ad un mare poco profondo,probabilmente in ottima conservazione,e non difficilmente recuparabile

Ultima Modifica di Fid : 30-June-2007 18:31.
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Vecchio 20-August-2007
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Il porto di siracusa presenta delle caratteristiche che incidono sulle ricerche

1) la profondità: essendo al massimo di 20-25 metri è possibile effettuare agevolmente delle immersioni e dei sondaggi

2) Fondo melmoso: i sedimenti dell' Anapo rendono invisibile il fondale

3) Fondo melmoso: da un lato riduce la visibilità ma grazie ad esso tutte le testimonianze del passato sono protette a pochi metri dal fondo marino

4) Presenza di materiale esplosivo: siracusa e il suo porto fu soggetta a bombardamenti da parte degli inglesi e dei tedeschi durante la II guerra mondiale e molti ordigni giaciono in fondo al porto
Come nel caso di qualsiasi porto di una città antica tuttora in uso mi sembrerebbe significativo anche ricordare che i dragaggi e le opere portuali effettuati in età contemporanea sono stati rarissimamente preceduti da indagini archeologiche preventive, quindi la potenzialità del deposito archeologico subacqueo sono molto probabilmente compromesse in modo gravissimo, se non del tutto azzerate.
Per quanto riguarda Siracusa, già Paolo Orsi aveva grosse dfficoltà negli studi sul porto grande (v. Notizie Scavi 1915) proprio per la casualità dei rinvnimenti durante la costruzione di moli
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