Beh, è già molto più chiaro. Per prima cosa non vi sono differenze sostanziali
nel colore dell'impasto per cui l' areale di produzione dovrebbe essere quello del bacino del Tevere e quindi possiamo escludere l' ipotesi dell'importazione da zone limitrofe del SEX... Non risulta poi chiaro se il punto diacritico tra la S e la E sia tale o se invece si tratti di un incluso. A questo punto la lettura varierebbe ma per avere le idee più chiare bisognerebbe esaminare il pezzo.
Lo stesso dicasi per il RVFI. Non è che forse li hai "editati" cioè hai evidenziato con un colorante l'incavo delle lettere? Te lo dico perchè il diacritico del RVFI non mi convince molto. Comunque la lettera iniziale è una R e non una P e lo si deduce dal moncone conservato dell' asta della R.
La mancanza dell' asta potrebbe essere imputabile ad un guasto del punzone oppure ( ma dalla foto non si riesce a capirlo) ad un avallamento della superficie della tegola in corrispondenza dell'asta.
Ho cercato riferimenti nei database epigrafici in rete ma senza esito.
Confermo comunque, ma con ampio beneficio d' inventario la mia precedente ipotesi di datazione e questo anche in considerazione della P chiusa. Anche quello della P chiusa o aperta resta comunque solo un fattore da tenere in considerazione ma non è determinante ai fini della datazione.
Ancora una cosa; dai disegni mancano un paio di dati molti importanti, forse quelli più importanti vista l' incompletezza di entrambi gli esemplari: l' altezza delle lettere e la lunghezza (conservata) della scritta.
Cavoli! In ambito urbano i bolli monofilari sono abbastanza rari mentre abbondano quelli circolari e orbicolari, ne dovevi beccare proprio due dei più inusuali?
I bolli su ceramica e quelli anforari sono comunque un'altra cosa anche se non mancano esempi di marchi di fabbrica comuni tra laterizie ed anfore. Sono casi abbastanza rari e, se non ricordo male, esiste un PANSAE VIBI ( o una sua variante) presente sia su anfora sia su tegola.
Freddy.
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