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Ceramica. Oggetti e Sculture Forum dedicato alla produzione in ceramica nell'antichità. Sono comprese tutte le produzioni in questo materiale

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  #16 (permalink)  
Vecchio 05-March-2007
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
Luogo: Osimo (An)
Messaggi: 783
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Ciao.
In campo paleontologico, parlando quindi di ossa fossilizzate (cioè pietrificate) so che il paraloid è di uso comune.
__________________

Marco Astracedi
www.pangeacom.it
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  #17 (permalink)  
Vecchio 05-March-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
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Ah, su questo bisognerebbe che intervenisse a darci delle spiegazioni un Restauratore .

Comunque alcuni anni fa quando chiesi di persona ad un noto esperto di medicina legale (oggi decisamente molto famoso :wink: ) come mi consigliava di comportarmi riguardo all'impiego del noto consolidante su reperti osteologici, visto che intanto i Restauratori cominciavano a raccomandare cautela, mi rispose qualcosa del tipo "sono ossa dei morti, non è che noi gli si fa del male". .
Non faccio commenti pubblicamente, perché il personaggio in questione potrebbe ricordarsi di quel discorso.

Però tra me e me pensai di aver sbagliato a chiedere un parere di tecnica di restauro ad un esperto di medicina "forense".
Qualche tempo dopo intervenne su un altro mio cantiere un noto Restauratore, piuttosto stimato nelle Soprintendenze del Norditalia, per effettuare un intervento di consolidamento di uno scheletro umano in corso di scavo, intervento che consistette in una abbondante spennellata di colla vinilica .

Oggi penso che l'Archeologo NON debba sostituirsi al Restauratore perché il Restauratore ha competenze specifiche che all'Archeologo mancano del tutto.
L'Archeologo però deve ricordarsi che è LUI che ha (e se non ce l'ha deve fare in modo di avercela) una competenza maggiore ed un quadro più chiaro sulla finalità complessiva di tutto ciò che viene eseguito volta per volta in attinenza con la propria attività, quindi se NON deve sostituirsi a chi ha competenze più tecniche, DEVE però -applicando principi di cautela, pretendendo informazioni e progettualità ed esercitando un vero e proprio coordinamento- preoccuparsi lui per ciò che i "tecnici" fanno sul suo cantiere o con i materiali che ne provengono.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 05-March-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
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Una piccola notazione in attesa che intervenga qualche Restauratore.
Per quello che ne capisco io -che Restauratore non sono - il problema riguardo al prodotto che voi citate non è per un uso ad alta concentrazione per piccoli punti di incollaggio, ma è invece il suo possibile uso a forte diluizione come consolidante da stendersi a pennello su ampie superfici di reperti, problema legato in tal caso al fatto che si tratta di un prodotto non traspirante ed in più filmante.
Ciò significa che tendenzialmente riveste ed indurisce una superficie, mentre all'interno la materia non è "passivata" e continua i suoi normali movimenti di dilatazione o restringimento e soprattutto di traspirazione.
Quindi prima o poi la crosta dura supericiale tenderà a spaccarsi innaturalmente ovvero a catturare umidità in maniera anomala (al limite fino al punto di sollevarsi causando dei distacchi), o ancora a opacizzarsi perdendo le caratteristiche iniziali di trasparenza.
Inoltre c'è il problema pratico della reversibilità (buona sotto il profilo teorico, ma con problemi per le procedure di cautela sanitaria ed ambientale nel maneggiare e poi smaltire i solventi necessari).
Infine la molecola ancora oggi più impiegata (direi B72) si applica bene solo su un supporto perfettamente asciutto (altrimenti i problemi cominciano già in fase di applicazione).

Non usarlo mai come consolidante? Chi dice questo, semmai smetterla di considerarlo un prodotto di largo consumo e limitarne l'uso a situazioni progettualmente concordate con il Restauratore.

Usarlo come collante (ad alta concentrazione)? Potrebbe essere, ma anche in questo caso nel quadro di accordi precisi con il Restauratore ed al solo fine di predisporre un lavoro che farà lui, non invece per la smania di rimontare frammenti che combaciano.

Ultima Modifica di Mdd : 05-March-2007 15:12.
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  #19 (permalink)  
Vecchio 05-March-2007
L'avatar di  Asile
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Data Registrazione: Feb 2007
Messaggi: 38
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Grazie!
Ora so bene come devo comportarmi e mi sembra di avere le idee molto più chiare!
;-)
__________________
...chi si accontenta di pubbliche verità, vive di meritate menzogne...
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  #20 (permalink)  
Vecchio 05-March-2007
L'avatar di  Cricello
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Data Registrazione: Jan 2005
Luogo: correggio
Messaggi: 44
Predefinito Uhu

anch'io sono per l'uso della uhu perchè il professore di restauro che qualche anno fa ci aveva assistito durante il rimontaggio di alcune ceramiche ci aveva spiegato che con un po di acetone se ne va senza problemi...poi con delle sigillate non dovresti avere dei grossi problemi con le fratture visto che dovrebbero essere piuttosto pulite... e per eliminare la colla in eccesso basta un cottonfioc e un po di diluente alla nitro!
ciao!
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  #21 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Data Registrazione: May 2007
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Messaggi: 27
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anche una mia collega che sta facendo tesi su ceramica usa la colla uhu!!!
l'importante, come ti hanno scritto tutti, che il processo sia reversibile!!
avevo fatto uno stage con dei restauratori..loro usavano..non mi ricordo assolutamente il nome del prodotto..mi ricordo solo il procedimento...
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  #22 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Quote:
prof.lilliu Visualizza Messaggio
..non mi ricordo assolutamente il nome del prodotto..mi ricordo solo il procedimento...
Com'era il procedimento?
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  #23 (permalink)  
Vecchio 07-May-2007
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Com'era il procedimento?
lo spiego in maniera molto molto molto semplice
abbiamo solo restaurato ceramica...o meglio incollato pezzi!! ( a dir la verità abbiamo anche fatto integrazioni..ma pr le integrazioni proprio non ricordo il procedimento..)
cmq, si imbeveva un pennellino nel prodotto\colla e poi lo si passava nelle fratture combacianti dei due cocci, facendo attenzione a non sbavare nella parete del coccio, ma cercando di restare nella frattura (nel caso di sbavature le si asciugava con un batuffolino di cotone imbevuto di alcol); una volta spennellato il prodotto in frattura, i due cocci si passavano contemporaneamente ancora separati sopra una fiamma, allo scopo di bruciare il prodotto, che mentre brucia fa una fiammella di colore diverso; appena smette di bruciare, si unicono i due cocci combacianti, li si tiene per un pò e dopo qualche secondo sono uniti!!!!
se per caso ci si rende conto di aver sbagliato, per staccare i due cocci, si ripassa il coccio all'altezza della frattura sulla fiamma e dopo poco avremo dinuovo i due coccetti separati!!
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