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| Ceramica. Oggetti e Sculture Forum dedicato alla produzione in ceramica nell'antichità. Sono comprese tutte le produzioni in questo materiale |
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02-January-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Premetto che, se pure mi considero un discreto conoscitore della realtà locale, non posso dire altrettanto per quanto riguarda il resto dell' Italia. A parte il grosso lavoro di catalogazione dei bolli Urbani e Ostiensi ad opera dell' Institutum Romanum Finlandiae ( M.Steinby, T.Helen et alii), quello, relativo al territorio Emiliano Romagnolo, (V.Righini, M.T.Pelliccioni, M.Biordi, E.Zerbinati) e quello, in corso d'opera, per l' area di influenza Aquileiese ( C.Zaccaria, C.Gomezel, M.Buora, ecc.), non conosco altre zone del paese in cui si sia sviluppato un particolare interesse per i laterizi bollati e non. Non so se questo sia dovuto a scarsità di reperti su cui lavorare oppure a realtà produttive diverse o, infine, a scarsità di interesse., resta comunque il fatto che non disponiamo, ad oggi, di dati sufficienti a ricostruire un quadro che possa essere anche solo parzialmente indicativo della situazione in campo nazionale.
Volendosi riferire alla produzione Urbana e Ostiense, l'unica che ha fornito un numero di reperti sufficientemente elevato da consentire calcoli abbastanza attendibili sulla campionatura, vediamo che l'incidenza dei laterizi con marchio di fabbrica varia, a seconda delle epoche, tra l' 1:20 fino ad 1:2 in epoca Adrianea. Questi valori non trovano una corrispondenza nell' area Nordadriatica dove una stima di 1:20, 1:30 potrebbe anche essere ottimistica. E' stato verificato che, invece, tali proporzioni sembrano variare, anche di molto, tra produttore e produttore. Se per i marchi di fabbrica abbiamo a disposizione scarsi ed incerti dati numerici, per quanto riguarda i segni, nelle loro varie tipologie, la nebbia è assoluta.
E' molto interessante il dato proporzionale fornito da Dani ma mi dispiace che non abbia potuto annotare la tipologia e la singola frequenza dei segni di cui parla. Visto l' ingente numero dei laterizi esaminati (o erano solo frammenti?) il campione sarebbe stato significativo, almeno per l'area di produzione. Come giustamente fa notare MDD, sarebbe importante operare un distinguo tra quei segni che forse avevano la finalità di garantire una buona presa, da quelli probabilmente indicativi date o quantità di produzione, da altri più o meno casuali come ditate, impronte di zampe di animali, palmi di mani e piedi ecc. ed infine da quant' altro estraneo alla finalità del laterizio stesso. Per quanto mi riguarda, avendo esaminato molte centinaia di laterizi, più o meno frammentati, posso dire di aver notato come quelli di fattura più rozza oppure con dimensioni e spessori diversi o inferiori allo standard, di norma non portino segni particolari o marchi di fabbrica. E' probabile che esistessero produzioni con livelli qualitativi diversi e destinate a committenze con diverse disponibilità finanziarie. Nella quasi totalità dei casi le impronte "da presa", a forma di semicerchio, di nodo, di spirale o serpegganti sono posizionate vicino al bordo basso della tegola, quello cioè che corrisponde ai punti di maggior spessore delle spalle laterali. Nella medesima posizione, e non di rado in sovrapposizione, veniva impresso il marchio di fabbrica. Per iscrizioni ed altri segni veniva normalmente usata la parte centrale della tegola. Sono rarissimi, almeno nella mia zona, i casi di coppi (tegole curve) e mattoni con segni particolari o con marchio di fabbrica.
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02-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dani
. . . Credo infatti che, come si fa oggi, i materiali da costruzione di questo tipo venissero venduti in quantità minime e non i singoli esemplari.
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Quote:
Freddy
[ E' probabile che esistessero produzioni con livelli qualitativi diversi e destinate a committenze con diverse disponibilità finanziarie.
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Dalle vostre parole sembrerebbe che voi sappiate che i laterizi romani erano per lo più prodotti per essere venduti. Da dove ricavate questa informazione?
Intendo dire: cosa vi fa essere così sicuri che tendenzialmente la produzione laterizia romana fosse realizzata in prevalenza "per il mercato", cioè per essere data in vendita successivamente a chiunque si presentasse per fare un acquisto? Non è una domanda da poco, perché intorno ad essa si gioca l'interpretazione del marchio e della maggior parte dei segni epigrafici (e non) che appaiono realizzati nel corso del processo di produzione.
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03-January-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Non vorrei sbagliare, ma mi par di ricordare che esistono laterizi che portano impresso il numero e/o il nome della legione che era presente sul posto, se non erro ad esempio a Vindonissa (oggi Windisch, nel Cantone Aarau, in Svizzera). Si tratterebbe in tal caso, forse particolare, di una produzione ad hoc.
Ho detto uan castroneria?
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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03-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Giustissimo, nel mondo romano esistono anche i bolli legionarii, che sebbene non siano diffusissimi tuttavia sono attestati molto più che nella sola Vindonissa.
E rispetto alla generalità dei bolli laterizi non sono affatto essi l'eccezione, ma nella loro particolarità (di un soggetto impersonale e di natura non commerciale) evidenziano la regola: ovunque quando nei marchi laterizi romani si riesce ad afferrare un minimo in più della semplice affermazione di un singolo nome individuale, appare chiaro che le modalità produttive che ne trapelano sono legate a rapporti fra più soggetti legati da impegni contrattuali reciproci, ove il soggetto proprietario della produzione (o meglio ancora proprietario di specifiche quote di prodotto) è predeterminato fin dall'inizio.
Questo appare chiarissimamente nei bolli laterizi urbani e a mio avviso costituisce la chiave di lettura fondamentale per capire il fenomeno complessivo dei marchi di fabbrica del mondo romano.
Ultima Modifica di Mdd : 03-January-2007 18:25.
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03-January-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Grazie per la risposta; mi sono riferito a Vindonissa perchè si trova a poca distanza dal luogo dove io abito, dove pure esistono tracce di una villa rustica e nel comune confinate in Svizzera di un impianto termale. In seguito in questa zona si stabilirono gli Alamanni... ma questo è un altro discorso.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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03-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Beh, potresti mandarci delle belle foto! 
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05-January-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Bolli Legionari? Beh non sono proprio così rari come dice MDD, forse lo sono in Italia ma non certo nel resto dell'Europa. Nelle aree Danubiana e Renana nonchè in Francia, Spagna Portogallo, Inghilterra, ecc. costituiscono circa il 90% del bollato. D'altra parte è verosimile che le prime produzioni laterizie lungo i Limes siano state operate da manodopera legionaria considerato che tali attività non sembrano essere esistite in quelle aree prima dell'occupazione romana, o almeno non in maniera significativa.
Solo successivamente, quando il processo di romanizzazione era terminato oppure in fase di avanzata esecuzione appariranno marchi di fabbrica attestanti produzioni "civili", pur continuando tuttavia l' attività delle legioni.
So molto poco riguardo alla presenza di "bolli legionari" in Italia, uno di questi, comunque, è stato trovato nei pressi di Udine ed è presente nel locale Museo con il num.di inv. 1405.
Ecco il testo: COHVIIBRNVMI (letta come COHVIIBR/VVI)
Possibile interpretazione: COHORS VII BREUCORUM NUMI
Dovrebbe trattarsi della Settima Coorte dei Breuci (aggr.alla Legio VII Caludia) nel periodo in cui era comandata dal Prefetto Caio Numisio e cioè in età Neroniana (circa 60 d.C.)
Cosa ci facesse ad Udine una tegola della VII Breucorum ( che in quel periodo era dislocata in Germania) resta un mistero.
C'è comunque un bellissimo sito su cui si possono trovare molte foto di eccellente qualità che
riproducono bolli delle legioni:
http://www.romancoins.info/Content.html
Per quanto riguarda i processi di produzione e distribuzione dei laterizi in età romana vorrei puntualizzare che:
1) Non capisco come MDD possa avere intuito, dal solo testo degli interventi di Dani e del sottoscritto, la nostra precisa convinzione che il prodotto fosse destinato tutto e solo per la vendita. Nel mio caso,( parlo per me dato che non mi sento autorizzato a farlo anche per lei) la convinzione è che gran parte del prodotto fosse destinato alla vendita e vorrei far notare che ho parlato di materiali di bassa qualità. E'abbastanza intuibile che i laterizi "buoni" erano destinati o al dominus, sempre che ce ne fosse uno, oppure a committenze che se li potevano permettere. In area Aquileiese pare che buona parte del materiale fosse realizzato su commissione specifica da parte di proprietari fondiari al momento del bisogno, che fosse prodotto in loco da parte di maestranze itineranti, sorta di " Freien Voigtländer" ante litteram , vista la notevole abbondanza di argilla e legname in loco, e che l'eccesso di produzione venisse allienato attraverso il piccolo commercio locale. Parte di queste eccedenze costituivano il carico-zavorra delle navi onerarie. La presenza di laterizi aquileiesi nelle Marche, in Puglia, lungo le coste dalmate e nelle aree della foce del Po è significativo di questo tipo di distribuzione e d'altra parte tegole di produzione Emiliano-Romagnola si rinvengono ad Aquileia, a Trieste ed in Istria.
2) Quando si parla di "mercato" non credo si debba intendere il mercatino rionale dove uno arriva e chiede 27 tegole rosse, 15 gialle, due sesquipedali e 50 coppi. ( E poi magari se li porta a casa con la sporta di plastica).
3) Avrei piacere mi fosse spiegato cosa si possa "afferrare un minimo in più della semplice affermazione di un singolo nome individuale" quando il testo è "TI.NVCL oppure L.R.S. o anche, L.BARBI.L.L.EVP, D.POBLICI, DONATIANI, C.I.A.F ecc. ecc.
Non è possibile fare di ogni erba un fascio e paragonare i bolli di Roma e Ostia con quelli "padani" o di altre parti d' Italia in cui c'è la formula "semplice" dei soli nomen, prenomen, cognomen e filiazione,(quando ci sono). Questo non è da "vecchio epigrafista"!
Chiedo scusa se uso metodi da "vecchio" appassionato ma ho l' abitudine di fare un'analisi "autoptica" dei reperti, per me è importante riuscire a stabilire, per esempio, di quale materiale fosse costituita la matrice o il punzone, la seriazione cronologica delle singole varianti del marchio in esame, la sua distribuzione sul territorio, l'epoca di produzione ecc.
Certo anche l'aspetto prosopografico ha altrettanta importanza ma non è il solo da considerare.
E poi, in fondo, cosa possiamo tirare fuori da un bollo come : T.ATIL(IO) TATIA(NO) M.SQUI(LLA) GAL(LICANO) CO(N)S(ULIBUS) / EX PREDIIS Q.SER(VILII) PUD(ENTIS) FA(CIT) CL(AUDIUS) CRE(...).
Veniamo a sapere, e di ciò siamo molto lieti, che sotto il consolato di Tito Atilio Tatiano e di Marco Squilla Gallicano, un certo Claudio Cre(monense ?) ha prodotto, nel fondo di un certo quinto Servilio Pudente quella partita di tegole.
Niente ci dice se il committente fosse Servilio Pudente, se avesse concesso al figulo l'uso di un forno e la possibilità di prelevare l'argilla ed il combustibile , se fosse suo socio oppure il suo padrone, quale fosse la condizione del fornaciaio, a chi fosse destinata la produzione ecc. ecc.
Certo che già quel che ci dice il testo è importante, sappiamo almeno in che anno è stato prodotta la tegola, sappiamo che nel 127 d.C. un certo Quinto Servilio Pudente era un proprietario terriero, che nei suoi possedimenti c'era una o più fornaci e che in queste operava
questo Claudio. (Che forse veniva da Cremona ma non è detto.) Certo, se la tegola la troviamo a Bologna o a Firenze invece che a Roma allora potremmo ipotizzare, ma solo ipotizzare, che facesse parte di un carico destinato al mercato e quindi avremmo un elemento in più su cui lavorare.
Ci resta comunque sempre l'angosciante interrogativo: 'sta benedetta tegola Claudio l'ha venduta o l'ha regalata?
Chiedo scusa se ho un po' perso le staffe ma io credevo che in un forum ci fossero persone che chiedono informazioni a chi può darle loro, e questo perchè ne hanno bisogno, oppure per pura curiosità, e persone che queste informazioni le danno senza condizionamenti o considerazioni "extra petitum". La mia presenza, gradita o sgradita che possa essere, su questo particolare Forum ha origine dalla mia innata curiosità per tutto quello che attiene ad una materia che amo moltissimo, ho imparato molto, e non sono sviolinate, da tutti gli interventi. Conosco un poco del mio campo di ricerca e, come tutti credo, molto meno in quello di altri ed è per questo
che seguo tutte le discussioni ed intervengo solo quando credo di poter portare anche un pur minimo contributo. Non credo che, in futuro, i miei interventi saranno molto frequenti, sarò io forse troppo suscettibile, ma, quando mi si vogliono mettere in bocca parole che non ho detto o peggio cercare di farmi capire che tutto quello che in più di trent'anni, a fatica, ho imparato , non ha una valenza, e questo senza "illuminarmi" su come invece dovrei ragionare per essere "nel giusto", proprio non riesco a non irritarmi.
Mi scuso con tutti per questo sfogo che, almeno nelle mie intenzioni, non avrà un seguito.
Freddy
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05-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Mmmh. Discorso complicato.
Se vogliamo veramente capire i significati delle iscrizioni su oggetti del mondo romano dobbiamo sforzarci di analizzare in che momento sono state realizzate rispetto alla vita dell'oggetto che fa da supporto e contemporaneamente cercare di capire in quel momento specifico quale doveva essere lo scopo dell'iscrizione.
Se facciamo questo sistematicamente e contempraneamente prestiamo attenzione al livello di difficoltà insito nella predisposizione dello strumento necessario a realizzare l'iscrizione cominciamo a farci una idea precisa del contesto. Se poi confrontiamo questi dati con quel poco che sappiamio di certo dal punto di vista giuridico ed antichistico (in termini di prassi commerciali antiche di epoca congrua) appare un modello interpretativo applicabile tranquillamente alla generalità del fenomeno e in grado di spiegare la quasi totalità delle attestazioni e i vari differenti formularii che si riscontrano in luoghi ed epoche leggermente differenti.
Il modello è quello della produzione in regime di locatio/conductio, cioè di un contratto commerciale di durata temporale predeterminata, dove il proprietario della materia prima è allo stesso tempo un soggetto interessato al prodotto finito, mentre chi esegue la produzione si trova ad operare in una sorta di "affitto" con obblighi precisi di cessione di specifiche quantità di prodotto, salvo contabilizzare diversamente le quote eccedenti quelle pattuite.
E' uno schema che nei laterizi si ripresenta in maniera impressionantemente costante in tempi ed in luoghi differenti, dalle "tegulae Placentinae et Veleiates" ai più comuni bolli uninominali di prima età imperiale, ai grandi praedia imperiali, fino agli articolati bolli urbani. A volerlo leggere con pazienza lo schema è sempre il medesimo, quello che cambia è la volontà o la necessità antica di esplicitarne i termini epigrafici con maggiore o minore ricchezza di dettagli a seconda dei tempi e dei luoghi (che potevano richiedere una maggiore o minore precisione e complessità).
E' una questione poco nota, ma un minimo di bibliografia c'è.
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05-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Ah, anche quando l'indicazione epigrafica del marchio è striminzita e ridotta ad una indicazione uninominale o addirittura ad una sua abbreviazione estrema, tuttavia essa "parla". Parla già solo per il fatto che il marchio è stato percepito come necessario (perché funzionalmente e commercialmente non lo è), parla facendoci intuire le caratteristiche sociali del soggetto titolare, parla (questo soprattutto nelle grandi proprietà fondiarie del Sud Utalia e della Sicilia) in ragione della sua attestazione topografica, parla quando esplicita una condizione servile o libertina (perché ciò comporta particolari forme di coinvolgimento economico del dante causa principale).
Ma perché questo "parlare" possa essere inteso occorre capire le motivazioni che presiedono all'applicazione del bollo, che sono legate a forme di produzione in lotti di quantità e destinazione predeterminate e con il coinvolgimento di personaggi differenti. Altrimenti il bollo semplicemente non ci sarebbe.
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06-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quando noi abbiamo la fortuna di leggere un laterizio urbano bollato con un formulario del tipo " ... dal fondo del dominus tale, sotto il consolato di Tizio e di Caio, laterizio prodotto da Sempronio servus peculiaris di Caio Altro" nella nostra mente dovrebbe accendersi un lampo.
La compessità dei rapporti interpersonali e commerciali in area urbana richiede qui che si espliciti più estesamente la stessa, stessissima formula che sta alla base dei più sintetici bolli di area norditalica o provinciale e persino dei bolli legionarii.
E' la menzione di un contratto, è così evidente che lo è, esattamente come nella quasi totalità degli altri bolli laterizi romani, che però in epoche ed in luoghi differenti sono molto più abbreviati, ma abbreviati di volta in volta diversamente per indicare di volta in volta ciò che era non scontato: nelle "tegulae Veleiates" compare solo l'anno (evidentemente i nomi del dominus e del produttore erano noti ed univoci, non c'era possibilità di dubbio, ma il dubbio poteva esserci sull'anno di contratto), nei bolli norditalici di solito compare una sola indicazione nominale tendenzialmente riferibile al produttore (evidentemente il rapporto con il dominus era stabile, per cui non ne serviva l'esplicitazione, per contro probabilmente il medesimo dominus aveva contratti in essere contemporaneamente con più produttori, quindi il nome del produttore era necessario), nelle rationes imperiali compare la menzione del fondo (non serve la menzione del produttore, probabilmente perché la produzione è appaltata monopolisticamente a grossi imprenditori o a liberti imperiali), nei laterizi legionarii compare il nome del reparto (proprio come nelle moderne commesse militari) e cos' via.
La menzione di un contratto. Un contratto relativo ad una produzione per lotti all'interno di un modello di produzione di locatio/conductio dove le quote di prodotto devono essere contabilizzate per coprire il costo dell'occupazione del suolo e dell'impiego delle materie prime e per costituire l'utile per il produttore.
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06-January-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Tutto sacrosantamente giusto ma maledettamente complicato. Conosco bene e in parte condivido l'attuale modulo ricostruttivo dei rapporti che potevano intercorrere tra locator e conductor ma quello che non ritengo corretto è il voler ricondurre tutto a questo modulo.
Nessuno ci può dire, almeno per lo stato attuale delle conoscenze, se in epoche diverse questi rapporti non avessero aspetti diversi o se addirittura non ci fossero. Limitandomi ad un'analisi della mia realtà territoriale, posso dire che i bolli verosimilmente più antichi (III°-I° a.C.) e parte di quelli di età augustea sono molto semplici. Prevale la formula prenomen+nomen come ad esempio C.ARATRI, P.ALLI,Q.ARRI ecc. oppure semplici sigle come P S (II°a.C) con poche eccezioni, ad es. i bolli della gens Barbia, che sono una decina, mostrano il prenomen+nomen +cognomen+ la filiazione.
Solo in seguito il marchio tende a farsi più complesso ed appaiono i nomi delle figline locali, Statiana ed Avitiana, totalmente assenti le formule di tipo urbano e i pochi esemplari di questo genere rinvenuti sono di sicura importazione. In questo contesto le scelte sono due, o ipotizziamo che l'assenza di indicazioni sul possibile contratto mancava in quanto superflua visto che le committenze erano poche e ben note oppure esisteva un'imprenditoria privata in cui il rapporto tra il conductor ed i vari fornitori della materia prima venivano caratterizzati da singoli contratti di breve durata e limitati al periodo in cui l' "atelier"operava in quel dato territorio. A questo punto bisogna tener conto di quale potesse essere, nei primi due secoli dalla fondazione della Colonia il rapporto tra domanda e offerta. Nella prima fase, quella che va dalla deductio all'arrivo di un consistente numero di nuovi coloni (181 -169 a.C.), la richiesta di materiale fittile, che pure dovette essere notevole, era limitata a quanto necessario per l'edilizia cittadina e per quella relativa alle poche ville rustiche che erano in fase di costruzione nei lotti assegnati durante la prima centuriazione ed in zone relativamente vicine alla città.
La quasi totale assenza di bollato per questo periodo potrebbe essere significativa di produzioni gestite nell'ambito delle famiglie assegnatarie e che quindi non necessitavano di elementi distintivi delle varie partite in quanto assorbite in toto dalla città stessa o dall' agro.
Dopo il 169, con l'ampliamento dell'ager centuriato fino alla pedemontana e quindi con la nuova necessità di strutture rurali le cui dimensioni erano maggiori mano a mano che ci si allontanava dall'area cittadina (le difficoltà di collegamenti in tempi brevi con la Colonia creava la necessità di strutture che fossero completamente autonome da un punto di vista produttivo e di dimensioni tali da ospitare qualche centinaio di persone tra lavoranti con le loro famiglie ed il dominus con la propria ) l'aumento della domanda potrebbe aver creato un nuovo sistema produttivo basato su una rete di piccole ed effimere fornaci dislocate in punti nevralgici ed operate da gruppi di figuli itineranti.
A questo punto, visto che il prodotto avrebbe preso vie diverse a seconda delle committenze delle aree circostanti, creare un elemento distintivo come il bollo avrebbe potuto garantire la possibilità per i committenti di approvvigionarsi, anche in tempi diversi, dal medesimo produttore, a garanzia di uniformità e qualità di prodotto, e la pubblicizzazione (perchè no?) da parte del produttore nel caso di alienazione delle eccedenze. Elementi a conferma dell'esistenza di questo tipo di produzione potrebbero essere individuati nella presenza di singoli piccoli forni per laterizi scoperti, di norma, nelle adiacenze di grandi ville rustiche oppure in aree decentrate ma lungo assi stradali antichi o corsi d'acqua navigabili, nonchè nella relativa frequenza di marchi predominanti, anche di produttori non locali, nel medesimo insediamento. E' significativo il caso del T.ATTI.PAETI CONCORD, che, com'è desumibile, è un produttore di Concordia ed in quell'area aveva operato, le cui tegole sono state rinvenute su un insediamento a nord di Aquileia ed in un'area non asservita da grandi vie commerciali o da corsi d'acqua navigabili.
L' esame autoptico del bollo ha evidenziato che la matrice, lignea, presenta, negli esemplari citati, guasti di alcune lettere che sono invece assenti sui laterizi di area concordiese.
C'è, in questo caso, l'evidenza di un utilizzo del medesimo punzone in un momento successivo ed in un'area diversa e quindi potrebbe valere l'ipotesi di un trasferimento del fornaciaio in una zona dove la domanda era maggiore.
Nel I° e II° secolo d.C. con la stabilizzazione della domanda e con il potenziamento delle vie commerciali e dei mezzi di trasporto, l'evoluzione delle produzioni prende decisamente la strada dei complessi fornacali fissi, di grandi dimensioni e posti in zone strategiche sia per l'approvvigionamento delle materie prime che per la distribuzione del prodotto. In questi complessi, di proprietà imperiale o di famiglie di grandi proprietari terrieri, potevano aver operato fornaciai dipendenti dal dominus o imprese private. In questi casi il bollo poteva aver assunto una diversa importanza quale elemento distintivo di lotti specifici destinati a committenti specifici che avrebbero successivamente curato l'utilizzo diretto o la commercializzazione del prodotto. In questo caso avremmo un modulo contrattuale simile a quello desumibile dai bolli laterizi Urbani.
In sintesi non credo che potesse esistere comunque e sempre una "predeterminazione nella produzione di quantità e destinazione dei lotti" credo invece sia importante considerare la possibilità che in epoche diverse le realtà potessero essere diverse e che l'ipotesi del bollo anche come elemento di promozione pubblicitaria della figulina non sia da scartare.
Credo comunque che, prima di considerare i rapporti che potevano intercorrere tra proprietà, committenze e produttori, sia necessaria un'accurata analisi autoptica, squisitamente archeologica, dei reperti stessi al fine di individuare varianti del bollo stesso, tipologie di punzoni e matrici, seriazioni cronologiche dei singoli marchi, consistenza, colore e tipo delle argille utilizzate e possibili luoghi di estrazione e lavorazione delle stesse, ecc.ecc.
Rendere disponibile all'archeologo una specie di prontuario, che attualmente non esiste, che lo possa aiutare in una pronta individuazione del reperto quando questo si presenti, ed è il caso più frequente, frammentato, evanido, eraso o comunque scarsamente leggibile, è cosa necessaria quanto le successive analisi paleografiche e prosopografiche del testo, la datazione ed infine lo studio dei vari aspetti della produzione laterizia nel suo complesso.
Purtroppo non essendo l'archeologia l'attività che mi dà da vivere, anche se questa era stata la mia vocazione prima che i fatti della vita non mi togliessero la possibilità di terminare gli studi, il tempo che ho a mia disposizione è molto scarso. Volendo comunque continuare a mantenere i contatti con quel mio "primo amore" , sono stato costretto ad operare la scelta di occuparmi solo di alcuni settori specifici, e quello dei bolli laterizi è uno di essi.
E' possibile che abbia trascurato alcuni aspetti del problema e me ne dispiaccio ma credo che cercare di portare anche un piccolo contributo ad una sempre maggiore conoscenza in questo come in altri settori della ricerca non sia una cosa negativa. Come per l'individuazione delle strade romane è necessario ci sia chi, "pedibus calcantibus" ne scopra le tracce sul terreno e chi poi, a tavolino, ne ricostruisca il tracciato, così dovrebbe essere anche per tegole e mattoni.
Io cerco di studiare il reperto così com'è e lascio a chi ne sa di più l'elaborazione dei dati desunti. Forse è un lavoro umile, ma credo sia necessario anche questo.
PS. Si è creata questa sorta di ping pong tra me e MDD, dato che non trovo sia corretto nei confronti del forum indulgere in disquisizioni puramente accademiche su un'argomento troppo specifico, penso sarebbe giusto metterci un paletto e riprendere il discorso solo nel caso di domande specifiche da parte di altri partecipanti.
Saluti.
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06-January-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
Freddy
Chiedo scusa se ho un po' perso le staffe ma io credevo che in un forum ci fossero persone che chiedono informazioni a chi può darle loro, e questo perchè ne hanno bisogno, oppure per pura curiosità, e persone che queste informazioni le danno senza condizionamenti o considerazioni "extra petitum". La mia presenza, gradita o sgradita che possa essere, su questo particolare Forum ha origine dalla mia innata curiosità per tutto quello che attiene ad una materia che amo moltissimo, ho imparato molto, e non sono sviolinate, da tutti gli interventi. Conosco un poco del mio campo di ricerca e, come tutti credo, molto meno in quello di altri ed è per questo
che seguo tutte le discussioni ed intervengo solo quando credo di poter portare anche un pur minimo contributo. Non credo che, in futuro, i miei interventi saranno molto frequenti, sarò io forse troppo suscettibile, ma, quando mi si vogliono mettere in bocca parole che non ho detto o peggio cercare di farmi capire che tutto quello che in più di trent'anni, a fatica, ho imparato , non ha una valenza, e questo senza "illuminarmi" su come invece dovrei ragionare per essere "nel giusto", proprio non riesco a non irritarmi.
Mi scuso con tutti per questo sfogo che, almeno nelle mie intenzioni, non avrà un seguito.
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Per quanto mi riguarda Freddy, i tuoi interventi sono molto interessanti e la tua presenza è gradita; e credo che la mia opinione sia importante.
Mdd esprime il suo parere personale, e ti prego di considerarlo come tale.
ciao
Ivan
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La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
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