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| Ceramica. Oggetti e Sculture Forum dedicato alla produzione in ceramica nell'antichità. Sono comprese tutte le produzioni in questo materiale |
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27-December-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Segni speciali sui laterizi romani
Nel suo commento alla mia scheda di presentazione, Dani mi chiede cosa ne pensi dei particolari segni che a volte si trovano sui laterizi romani. Ho creato questa nuova discussione perchè credo non sia corretto rispondere in quel contesto.
I segni che, a parte il marchio di fabbrica, si osservano talvolta sui laterizi romani (ma anche, più raramente, in quelli tardoantichi e altomedioevali) sono sostanzialmente di due tipi. Linee, punti, curve, disegni, tracciati a dito sull'argilla fresca oppure numeri, lettere, nomi, versi poetici, motti, ecc, tracciati a dito o a stecca.
Per quanto riguarda il primo caso, vi sono diverse teorie che cercano di darne un'interpretazione: potrebbero essere segni distintivi che ogni fornaciaio apponeva per una giusta contabilizzazione di quanto da lui fatto a fine giornata, oppure significativi del giorno di produzione per un calcolo dei giorni di essicazione. Secondo alcuni studiosi, questi simboli erano destinati a distinguere partite diverse destinate a committenti diversi. La mia personale convinzione è che avessero uno scopo molto più pratico e banale.
Servivano a far sì che la mano, che doveva sollevare fino al tetto un tegolone di 10/12 Kg. di peso, avesse dei punti di presa più saldi. Eventuali differenze nel disegno potevano essere dovute alla fantasia del singolo operaio.
Diverso il caso dei numeri e dei testi. Esistono tegole sulla cui superficie sono stati indicati nomi di fornaciai con il numero di tegole prodotte da ciascuno, date di produzione, invettive,motti scherzosi, documentazioni di divisioni agrarie, mappe di città e territori, esercizi di scrittura e perfino brani di opere come l' Eneide. Nella quasi totalità dei casi le scritte sono in corsivo.
E'opinione comune che questi testi fossero prodotti da schiavi o servi destinati alla produzione ma che in epoche precedenti fossero appartenuti a ceti ben più elevati e colti.
Sarebbe molto interessante utilizzare utilizzare il forum proprio per far conoscere alcuni di questi testi, almeno quelli più significativi.
Ciao.
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28-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Dato che in materia sono ignorantissimo, ma come sempre anche molto curioso, sarebbe possibile indicare un sito dove trovare, o metterle in rete, alcune immagini di laterizi con i segni di cui si parla?
Grazie e buona giornata.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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28-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Le "scritte oziose" sui laterizi sono un fenomeno rarissimo, quelle note in bibliografia direi che si contano sulle dita di una mano, e il loro carattere di assoluta eccezionalità si evidenzia ancora di più considerando che si tratta di poche unità rispetto ai milioni di laterizi romani che gli archeolgi hanno potuto vedere negli anni.
Altro discorso sono evidentemente i marchi a stampo (attestati solo in alcune epoche ed in alcune aree geografiche, ma in quei particolari contesti poi anche piuttosto diffusi), le notazioni numerali (peraltro a loro volta del tutto infrequenti), i grandi segni non alfabetici e le impronte di piedi umani o di zampe di animali domestici (segni sulla cui formazione casuale non sono proprio sempre del tutto convinto).
Immagini dei pochi e celeberrimi esemplari di laterizi romani con "scritte oziose" sarà difficile caricarle on-line, perché immagino proprio che necessiterebbero le autorizzazioni almeno delle rispettive istituzioni museali.
Personalmente ho qualcosa a stampa, ma non mi azzardo a scansionare e diffondere in violazione del copyright [-( .
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28-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Comunque intanto questo è uno dei due o tre esemplari più eclatanti del mondo romano, conservato al Museo di Cesena e riprodotto sul loro sito dagli studenti di una scuola superiore locale.
Il manufatto è un mattone di tipo sesquipedale "padano".
L'iscrizione è di facile leggibilità (nonostante la tendenza corsiva), ma di interpretazione non del tutto chiara: è probabile che si tratti di una burla e non è escluso che la parola bonus sottintenda una allusione grassoccia.
Aggiungo come fonte il Link al sito internet dove si trova l'immagine che vi ho allegato:
http://www.kjws.com/centuriazione/im...es/figulos.jpg
Ultima Modifica di Mdd : 28-December-2006 20:24.
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28-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Beh, ma cos'è successo? Ho attaccato una immagine sul Forum. Non c'ero mai riuscito prima. Ivan, cos'è questa novità?
(scusate l'offtopic)
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28-December-2006
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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in diversi fora è permesso usare il tag IMG (cliccando sull'iconcina con il quadretto, le montagne e il sole) indicando però un URL esterno. Non è permesso per il momento allegarle direttamente o inserirle sul server.
Vi prego di usarlo con moderazione e di indicare sempre la fonte.
Se non ci sono problemi di copyright si potrà utilizzare anche AI Portfolio, o magari rimandare là per avere maggiori contributi. Ovviamente devono esserci le autorizzazioni necessarie per la pubblicazione.
Se ci fosse un certo interesse per la cosa si potrebbe provare a coordinare il lavoro e muoversi unitariamente anche per la richiesta di autorizzazioni, che farei io direttamente.
In ogni caso, se le immagini sono disponibili in rete, nulla vieta di inserire i links (sempre che non sia espressamente vietato).
ciao
Ivan
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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31-December-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Rispondo a Claudio con un po'di ritardo dovuto ad una lieve indisposizione "stagionale".
No, purtroppo non ci sono siti in cui trovare foto o disegni delle cosiddette "graphio" o "digito" "scripta". Dovrei avere qualche esempio nei miei archivi e cercherò, se ci riesco, di mettere nel portfolio alcune foto o disegni di scritte su reperti non musealizzati (prop.privata per capirci).
Per quanto riguarda l'intervento di MDD, avrei qualche chiarimento da chiedergli.
Non capisco il termine "scritte oziose", intendi forse, "senza un preciso scopo"?
Anche se sono perfettamente d'accordo sul fatto che, rispetto alla produzione laterizia globale, e qui parlerei di centinaia di milioni di esemplari, i casi di manufatti con scritte sono rarissimi, non direi che i casi pubblicati si contino sulle dita di una mano. E' purtroppo vero che sono spesso relegati in piccoli saggi specialistici, a bassissima tiratura, riviste locali ecc. e che quasi sempre sono mal documentati ed in taluni casi mancano anche le immagini. Questo è dovuto ad una mentalità strana, tutta italiana purtroppo, per cui alcune branche dell' archeologia sono considerate di scarsa o nulla importanza. Questo vale in certa misura anche per i più noti "bolli laterizi" che se pure sono oggetto di maggior interesse, tuttavia sono poco conosciuti anche tra gli "addetti ai lavori". Altra cosa che non capisco è il sesquipedale "padano". Non mi risulta che i sesquipedali , ped. 1 X 1,5 X 1 palm.min. ovvero circa cm. 30 x 45 x 7, avessero dimensioni diverse in diverse aree geografiche, se è cosìti prego di farmelo sapere.
Riguardo al mattone del Museo di Cesena vorrebbe far notare alcuni particolari: Il testo, parte in corsivo minuscolo e parte in maiuscolo è tracciato a stecca. Nel testo originale erano presenti tre o forse quattro nomi ma le righe centrali sono state erase con il polpastrello prima della cottura per motivi che non conosciamo. V.Righini, in "I bolli laterizi romani della regione cispadana"atti del Cong. su "I laterizi di età romana nell' area nordadriatica", Udine 1993., cita la scritta come " espressione encomiastica", io credo invece si trattasse, più semplicemente di una sorta di insegna di bottega, pubblicità ante litteram per capirci. Nel bonos vedrei più un' accenno alla qualità del lavoro dei figuli che un' allusione ad altre loro capacità meno evidenti. Il manufatto è un sesquipedale "manubriato", dotato cioè di un incavo che, come ho già detto in precedenza aveva lo scopo di garantire una migliore presa.
Sono d' accordo con Ivan sul fatto di non utilizzare il forum per le immagini visto che quello delle immagini è un vero e proprio terreno minato. Il copyright è sempre in agguato e questo a discapito, purtroppo della diffusione delle conoscenze. Come siamo retrogradi!
Un' ultima domanda, ho cercato di accedere al portfolio ma i miei dati utente e password non vengono riconosciuti;
è necessaria un' altra registrazione con dati diversi?
Scusate per la lungaggine, cercherò di essere più conciso nei prossimi interventi.
Saluto tutti e un grazie a Ivan che ho fatto tribolare a causa del mio nome utente.
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31-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Freddy
[font=Verdana][color=#000000]Non capisco il termine "scritte oziose", intendi forse, "senza un preciso scopo
. . .
i casi di manufatti con scritte sono rarissimi, non direi che i casi pubblicati si contino sulle dita di una mano. E' purtroppo vero che sono spesso relegati in piccoli saggi specialistici, a bassissima tiratura, riviste locali ecc.
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Sì, forse parlo un po' una lingua da "vecchio epigrafista", ma la distinzione secondo me è fondamentale: esiste un fenomeno di scrittura "spontanea" o si potrebbe dire come tu sembri suggerire "non finalizzata" dovuto ad un livello di alfabetizzazione non poi bassissimo e alla forte tentazione che dovevano esercitare certe superfici facilmente malleabili eppure tranquillamente pasticciabili perché successivamente destinate ad un uso grezzo come i laterizi in fase di asciugatura. Un po' come per noi scrivere oziosamente sulla sabbia bagnata della spiaggia o sopra i vetri appannati.
Ebbene secondo me queste iscrizioni "oziose" o "spontanee" o che dir si voglia vanno distinte da tutte quelle altre iscrizioni che pur comparendo sul medesimo tipo di supporto laterizio presentano una finalità precisa (per esempio di tipo commerciale, come nel caso dei bolli, o di veri e propri tituli come nel caso di laterizi sfruttati come modesti segnacoli di sepolture o insegne di qualcosa).
Mi ero occupato dell'argomento abbastanza accuratamente una ventina di anni fa e con la bibliografia e gli strumenti di ricerca dell'epoca ne avevo tratto la sensazione che gli esempi fossero interessanti ed "epistemologicamente" illuminanti, ma numericamente davvero molto molto rari.
Quote:
Freddy
[font=Verdana][color=#000000] . . .
Non mi risulta che i sesquipedali , ped. 1 X 1,5 X 1 palm.min. ovvero circa cm. 30 x 45 x 7, avessero dimensioni diverse in diverse aree geografiche, se è cosìti prego di farmelo sapere.
. . .
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Per quello che ne so nella bibliografia tradizionale per "mattone sesquipedale" si intende un laterizio di un piede e mezzo per un piede e mezzo, che in area urbana mi risulta attestato, anche se credo non molto frequente.
In area padana invece è assolutamente normale dal I sec. d.C. in poi il modulo che tu hai detto (e in quest'area e in questo periodo è attestato in maniera abbondantissima).
Quote:
Freddy
[font=Verdana] . . .
Riguardo al mattone del Museo di Cesena vorrebbe far notare alcuni particolari: Il testo, parte in corsivo minuscolo e parte in maiuscolo è tracciato a stecca. Nel testo originale erano presenti tre o forse quattro nomi ma le righe centrali sono state erase con il polpastrello prima della cottura per motivi che non conosciamo. . . . io credo invece si trattasse, più semplicemente di una sorta di insegna di bottega, pubblicità ante litteram per capirci. Nel bonos vedrei più un' accenno alla qualità del lavoro dei figuli che un' allusione ad altre loro capacità meno evidenti.
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Mah, può essere, anche se così "a lume di naso" non mi viene molto da crederci. Il corsivo è in effetti un "semicorsivo" piuttosto frequentemente attestato e probabilmente il modo "normale" di scrivere in ambito italico in prima età imperiale (è semmai la scrittura "monumentale" ad essere speciale).
Probabilmente per dire una parola (quasi) definitiva sull'iscrizione in esame bisognerebbe cavarsi un po' gli occhi (sull'originale) per proporre una integrazione ragionata delle parole cancellate, che un po' si intravvedono.
Comunque la cancellatura c'è ed è palesemente intenzionale, secondo me come se qualcuno avesse voluto togliere il proprio nome da una allusione sconcia.
In ogni caso "Figulos" a me pare decisamente un nominativo singolare (cioè una vocalizzazione alternativa in -os del nominativo in -us, alternativa che in I sec. d.C. mi risulta tranquillamente attestata nell'epigrafia minore); al massimo (ma proprio al massimo e con difficoltà) potei accettare che lo si intenda come accusativo plurale: in ogni caso mi sembra ben difficile concordarlo con i due genitivi dei nomi iniziali. In altre parole il bonos potrebbe essere il personaggio cancellato.
Certo che se hai voglia di approfondire è un argomento veramente stimolante.
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31-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Ho trovato che esiste uno studio su "Figulos Bonos", il link è:
http://www.romit.org/en/codes_ibc/Pr...bliografie.htm
Author
Susini, Giancarlo
Title
Figulos bonos, in “Studi Romagnoli”, XVI
Publisher
Place
Year
1965
References
pp. 3-9
Qualcuno può vedere di che si tratta e se porta qualche contributo interessante?
Buon anno a tutti!
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dott. Claudio Giorgini
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31-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dceg
Ho trovato che esiste uno studio su "Figulos Bonos" . . . Qualcuno può vedere di che si tratta e se porta qualche contributo interessante?
Buon anno a tutti!
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Sì, è un articolo un po' datato, ma rimane il riferimento bibliografico fondamentale per chi volesse tornare su questo strano documento epigrafico, anche perché se ben ricordo dovrebbe costituirne la prima edizione.
Il compianto Autore era poi tornato marginalmente sull'argomento in lavori successivi, fra cui un contributo nell'interessante volumetto di AaVv ANTICHE VIE. La formazione umana dell'Emilia-Romagna, Marsilio Ed., 1992 (dove è riportata a pag. 87 un'ottima riproduzione a colori).
Se ben ricordo nei lavori del Susini l'iscrizione era proposta come "spontanea" e probabilmente burlesca, anche se "bonos" veniva proposto come plurale.
Ricordo che anni fa tentai di parlagliene di persona, durante una pausa di un Convegno a Losanna, mi pare, ma senza riuscire a "scucirgli" nulla più di quanto Egli non avesse già pubblicato.
Credo proprio che esistano degli altri riferimenti bibliografici, fra cui soprattutto gli atti del Convegno di Udine che sono stati precedentemente citati, ma se non vi dispiace non vorrei entrare ulteriormente nel merito su questo Forum perché non vorrei lasciarmi sfuggire commenti diretti su lavori di persone conosciute personalmente.
Buon anno  .
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01-January-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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MDD ti ringrazio per i chiarimenti.
Per il sesquipedale, sapevo delle due misure anche se in effetti di esemplari da 1,5X1,5 p. non ne ho mai visti. Messa così direi che il termine "padano" può essere corretto anche se, personalmente, non lo trovo molto simpatico.
A parte gli scherzi, devo ammettere di aver molto "tirato gli occhi" sulla foto del mattone dei "figulos". Ovviamente, senza avere per le mani l' originale, non si cava il classico ragno dal buco. L' ultima delle righe cancellate potrebbe essere un "non" e per l' altra credo di potervi vedere una C iniziale e forse una A terminale. Non mi piacciono le ipotesi "tirate per i capelli" per cui non voglio
azzardare interpretazioni. Per quanto riguarda i nomina al genitivo ed i figulos bonos, verosimilmente all'accusativo plurale, ( l' -os per il nominativo singolare mi è difficile da inghiottire, anche se non mancano esempi in tal senso), forse potrebbero trovare una spiegazione conoscendo le parti di testo erase.
Altra possibilità è, come è frequentissimo nei bolli laterizi, che il primo genitivo sottointendesse qualcosa come: opus est, figlina, ex figlinis ecc. ed invece nelle ultime due righe, fosse stato omesso o dato per scontato un sunt oppure non sunt.
Tra il pochissimo materiale pubblicato in Internet, vi sono due frammenti di tegola, rinvenuti a San Giorgio di Nogaro (Ud), su cui erano state tracciate due mappe topografiche. Si possono trovare sul sito dell' Associazione "Ad Undecimum" dove è possibile consultare sia la riproduzione fotografica sia alcuni articoli di commento.
http://www.bassafriulana.org/cultura...troduzione.htm
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01-January-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Freddy
. . . Altra possibilità è, come è frequentissimo nei bolli laterizi, che il primo genitivo sottointendesse qualcosa come: opus est, figlina, ex figlinis ecc. ed invece nelle ultime due righe, fosse stato omesso o dato per scontato un sunt oppure non sunt.[/color]
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Ri mah. Ancora dico che può essere, ma che "a lume di naso" non mi viene molto da crederci.
A parte che non mi sembra molto ragionevole cercare di integrare una iscrizione effettuata a mano (e probabilmente di tipo "spontaneo") con formularii da marchio di fabbrica, è doveroso osservare che in area romagnola i bolli del tipo opus doliare o ex figlinis non mi sembrano attestati su produzioni locali (ci sono vari lavori del Biordi sui bolli laterizi riminesi, per esempio, che si potrebbero guardare).
Per conto a Coimbra (cito a memoria e potrei sbagliare qualcosa) mi pare proprio di ricordare un altro di questi laterizi con iscrizione "oziosa" che scherzosamente inizia con " ex officina ..." e che sostanzialmente dice qualcosa del tipo "anche per oggi ce l'ho fatta" ( diarias rogatas solvi), però sarebbe un confronto francamente ardito.
In ogni caso se bonos fosse un plurale (io continuo a preferire una vocalizzazione in -os di un nominativo singolare, ma è una idea mia), ebbene se fosse un plurale sarebbe un accusativo, caso che con un "sunt" fa alquanto a pugni.
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01-January-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Tutto giustissimo ma in questo caso più che di formulari da marchio di fabbrica credo si debba pensare a modi consuetudinari per definire l'origine di una produzione, che poi questo sia chiaramente espresso come nei bolli delle figline urbane oppure sottinteso come sembrerebbe indicare il genitivo tipico della gran parte dei più sintetici bolli altoadriatici, nella sostanza cambia poco.
Devo ammettere di non conoscere moltissimo delle produzioni dell' area emiliano romagnola. Ho consultato alcuni lavori ( Calzolari, Righini, Biordi, Pelliccioni per l'Emilia Romagna, Zerbinati per il Polesine ) solo ed esclusivamente per una verifica delle presenze in area Aquileiese di laterizi di provenienza non locale. Nel Museo di Modena è conservata una tegola con il marchio "Ad Forna(cem) Cat(...) / L(uci) Aemili / Fortis. Più che di un marchio di fabbrica sembrerebbe una versione più elaborata di una scritta fatta a mano. Con questo intendo dire che probabilmente era stata creata una matrice specifica per un unico esemplare destinato ad insegna o a qualcosa di simile. A Ferrara è stato rinvenuto un Off(icina) S(...)R(...)F(...) Marcl (CIL V 8110.169 e nelle valli di Comacchio un OPUS DOL DE PRAED AUGG NN EX FIGL VET CAECIL AMANDA. Presenze significative di marchi di fabbrica di tipologia e forse anche provenienza urbana si registrano lungo il litorale Triestino-Istriano. Le formule ricorrenti sono Opus Doliare ex praediis... ex figlina...ecc.
Per quanto riguarda il sunt che è sintaticamente errato, non saprei cos'altro metterci. Casi di errori evidenti non sono rari in epigrafia ed in questo particolare, si potrebbe trovare una giustificazione nel basso livello culturale del compilatore. Mi torna alla mente un marchio, rinvenuto nella Villa Rustica di Mazzillis (UD), scavi Sop.1979, che riporta il testo C.STATI SATURIONI in cui prenomen e nomen sono al genitivo ed il cognomen al dativo.( Sempre che non si voglia considerare non un Saturio -nis ma un meno probabile Saturion -i.)
Mi sembra che ci stiamo impantanando in disquisizioni più o meno "oziose" come dici tu, per cui chiudo e ti saluto cordialmente.
Freddy.
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