ANNO 2004: RSTRUTTURAZIONE DELL'ACROPOLI DI ATENE
L'attuale ristrutturazione dell'Acropoli di Atene, che si sperò che venisse completata entro l'inizio delle Olimpiadi del 2004 con la riposta aspettativa di dilatare il flusso turistico capace di ripianare il bilancio esausto del Ministero della cultura Greca, esaurito dalle faraoniche spese di ricostruzione, non è stato ancora completato.
Tale fallimento stavolta è tornato ad onore delle forze al lavoro di progettazione perchè determinato dalla resistenza illuminata della Commissione greca che vigila sui restauri e impegnatasi professionalmente ad eseguire una ristrutturazione il più filologica possibile rispetto alle pressioni di correnti politiche greche e internazionali che perseguono immaginabili obbiettivi commerciali svolti a sfruttare la mercimonizzazione dei lavori.
Le feroci critiche indirizzate alla Commissione non hanno punto scalfito la sua resistenza ma sono state tali da costringerla ad una difesa oltranzistica quale ricorrere alla pubblicazione ininterrotta dei risultati ottenuti nei vari momenti della sua opera confrontandoli con quelli propostisi all'avvio.
Inevitabilmente, assillata nel guado infinito tra perseguimento di restauro appropriato e richiesta di risultati concreti ma sommari, la sua scelta non ha potuto dare risultati esenti da critiche e dubbi espressi dagli esperti del settore inclini ai tradizionali parametri accademici.
Per quanto impegnata nella rigorosa ricostruzione dei Templi, assorbita dalla decisione in merito alle parti mancanti, o perchè distrutte da Turchi, Veneziani e da altri, o perchè trafugate dagli europei con primi gli inglesi alla fine del '700, la Commissione ha affermato l'idea di rifarle con l'identico materiale e l'identica lavorazione: marmo del monte Pentalico situato a 20 km da Atene e già usato oltre due millenni addietro per la sua costruzione e tecnica artigiana dello stesso periodo.
Nonostante gli sforzi balza agli occhi la differente età esistente tra i marmi antichi e quelli recenti.
A rendere ancora più discutibile il lavoro svolto, sempre sul piano del rifacimento originario, riaffiora il tormento creato dalla necessità di ricostruire senza essere accusati di falso e la necessità di riprodurre le parti andate perse: la Commissione ha infatti optato per la scelta di marmo di colore sfumatamente diverso che però evidenzia la mancanza di pregnante autenticità anche per l'assenza delle tracce dei secoli nel marmo nuovo.
L'ultimo marmo impiegato, sia nell'Eretteo che nel Partenone, per la sua recente età appare come inopportuno nei monumenti restaurati e agli occhi di un appassionato cultore dell'arte; tanto da fargli preferire il maggiore scrupolo restauratore e da indirizzarlo verso la rinuncia alla sua ricostruzione sostitutiva.
D'altro canto il restauro del'Acropoli ateniese nasce con l'indipendenza politica greca, avvenuta nel 1830; ha subìto malintesi e pessimi restauri sino al 1975 quando una competente e zelante Commissione statale ha evidenziato, con un lavoro di alta professionalità, le discrepanze delle ricostruzioni anteriori, tutte reinterpretate ed estranee ai canoni stilistici propri dei Templi, promovendo studi che hanno permesso il rinvenimento e il ricollocamento dei pezzi originari disseminat dappertutto nei musei e nel sito.
L'indifferenza al rispetto accademico del lavoro di restauro sembra dimostrare più la velleità politica di sfoggiare l'Acropoli ad occhi insapienti e volti a consumi di bottega o a sfoggiare scenografie di facile suggestione notturna che a rispettare le aspettative di studiosi e sinceri quanto colti ammiratori esperti del settore ed intenti alla stima del monumento e del suo significato umanistico originato dalla sua verità culturale.
Ancora una volta tutto viene asservito ai bisogni di una borghesia universale e ubiqua, deteriore e cristallizzata nel raggiungimento di una ricchezza di lega inferiore. Parafrassndo Tucidide: per sciocco vanto di discorsi e non per le possibilità che la ricchezza offre.
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