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Convegni, Congressi e Seminari. Segnalazione Segnalazione di convegni, congressi e seminari sull'archeologia


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  #1 (permalink)  
Vecchio 13-September-2006
AI senatus
 
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Predefinito convegno sulla battaglia del Sentinum

Desidero segnalare un importante evento che si terrà a Sassoferrato (An) dal 21 al 23 settembre.
Si tratta di un convegno internazionale incentrato sulla battaglia del Sentinum, nota anche come "battaglia delle Nazioni", che si svolse nel 295 a.C. nel territorio di quello che più tardi sara il municipium di Sentinum, nei pressi dell'odierna cittadina di Sassoferrato, rappresentò il momento culminante della III guerra Sannitica, e sancì l'egemonia romana nell'Italia centro-meridionale.
Lo scontro vide i romani e i loro alleati, divisi in due eserciti comandati da Q.Fabio Rulliano e da M. Decio Mure figlio (che si immololò nellla battaglia con il rito della devotio), contrapposti a Sanniti e Galli Senoni. Livio riporta che gli altri alleati facenti parte della lega antiromana, appartenenti a città umbre ed etrusche, ritirarono le loro truppe prima della battaglia, pre proteggere i propri territori devastati da altri eserciti romani; non è però da escludere che almeno alcuni contingenti abbiano affiancato Celti e Sanniti, giustificando in pieno la definizione di "battaglia delle nazioni italiche".
Il Convegno su questo evento fondamentale della storia romana e non solo, organizzato dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche, coinvolgerà molti e noti studiosi italiani ed internazionali (non ho purtroppo il programma preciso; cercherò di rimediare quanto prima).

Cordiali saluti a tutti.

Marco Astracedi
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Marco Astracedi
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  #2 (permalink)  
Vecchio 21-September-2006
L'avatar di  Normanno
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Scusa l'ignoranza,ma cos'è il rito della devotio?
Comunque grazie per la comunicazione.
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  #3 (permalink)  
Vecchio 21-September-2006
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AI senatus
 
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Qui trovi tutto! (o quasi)
http://it.wikipedia.org/wiki/Devotio

Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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  #4 (permalink)  
Vecchio 21-September-2006
AI senatus
 
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La devotio era l’atto con cui un comandante si sacrificava votando la propria vita alla divinità (principalmente agli dèi degli inferi, o Mani), insieme all’esercito nemico allo scopo di ottenere la sua distruzione. Al tempo in cui scrisse Livio, era una pratica ormai scomparsa. Nel libro VIII, egli descrive la cerimonia a cui si sottopose Decio Mure padre prima di morire avventandosi tra le schiere latine nella battaglia del Veselis o Suessa.
Il pontefice massimo, gli fece indossare la toga praetexta (bordata di rosso, usata dai magistrati) con un lembo a coprirgli il capo, tenendosi il mento con una mano e con i piedi sopra un giavellotto. Pronunciò poi la seguente formula rituale, ripetuta da Decio: «Oh Giano, Giove, Marte padre, Quirino, Bellona, Lari, Divi Novensili, Dèi Indigeti, dèi che avete potestà su noi e i nemici, Dèi Mani, vi prego, vi supplico, vi chiedo e mi riprometto la grazia che voi accordiate propizi al popolo romano dei Quiriti potenza e vittoria, e rechiate terrore, spavento e morte ai nemici del popolo romano dei Quiriti. Così come ho espressamente dichiarato, io immolo insieme con me agli dèi Mani e alla Terra, per la Repubblica del popolo romano dei Quiriti, per l’esercito per le legioni, per le milizie ausiliarie del popolo romano dei Quiriti, le legioni e le milizie ausiliarie dei nemici». Recitata la formula rituale, Decio indossò la toga alla maniera dei Gabi, annodata in vita, e si gettò tra le file nemiche dove trovò la morte.
Il comandante poteva anche scegliere al suo posto un legionario. Se l’uomo moriva, la scelta era considerata ben fatta; se non moriva, si sotterrava una statua e si faceva un sacrificio espiatorio; era vietato ai magistrati passare sopra il luogo di sepoltura di questa statua. Se era il comandante a votarsi e a non morire, non poteva più compiere alcuna cerimonia religiosa. Anche l’arma su cui si pronunciava il rito diveniva sacra.

Alla battaglia del Sentinum, la cavalleria romana venne travolta dalla carica dei carri da guerra dei galli, la cui fanteria, approfittando dello sbandamento generali anche tra i manipoli dei fanti avversari era penetrata la tre fila romane, da cui gli uomini cominciavano a volgersi in fuga.
Decio Mure figlio, rendendosi conto di non poter mantenere il controllo sui propri uomini, decise di seguire l’esempio di suo padre nella guerra contro i Latini. Chiamò a sè il pontefice Marco Livio e gli ordinò di recitargli la formula della devotio, con cui sacrificare se stesso, assieme all’esercito nemico, agli dèi. Alle parole del rito già pronunciate dal padre aggiunse, secondo il testo di Livio: «Io getto davanti a me paura, fuga, massacro e sangue, l’ira degli dèi celesti e infernali». Maledisse le insegne e le armi nemiche unendo la sua rovina a quella dei Galli e dei Sanniti. Affidati al pontefice i littori, come simbolo di comando, annodò alla vita la toga pretesta. secondo l'uso dei Gabii, con un lembo a coprire il capo e spronò il cavallo dove le schiere galliche erano più compatte, offrendo il proprio corpo ai dardi nemici.
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Marco Astracedi
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Vecchio 21-September-2006
L'avatar di  Normanno
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Data Registrazione: Aug 2006
Messaggi: 5
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Dire che è stato esauriente è dire davvero poco.Ti ringrazio...
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