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06-March-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Beh, personalmente non direi mai che traduco, per via del fatto che non lo faccio solitamente e non è tra i miei interessi. Per gli esami devi per forza imparare a cosa corrispondono i segni, sia geroglifici che cuneiformi. Però si tratta di testi relativamente brevi. Una volta trovato in un segnario a cosa corrispondono i segni del testo e avendo fatto la trascrizione, a forza di leggerlo e rileggerlo lo impari quasi a memoria... Ma appunto, è un testo che hai già studiato, già trascritto e già tradotto. Se poi vuoi farti tutti gli esercizi del libro di cui sopra per esempio, i segni presenti nei testi contenuti nel libro sono circa 200. Alla fine c'è una lista dei segni con accanto a cosa corrispondono, confronti i segni del testo con quelli della lista e fai la trascrizione, non è che sia impossibile. Così come avviene per il geroglifico, solo che il geroglifico credo sia per tutti generalmente più facile da distinguere rispetto ai segni cuneiformi, soprattutto nei casi in cui presentano particolari problemi epigrafici, di grafia, ecc. (ma anche le altre scritture non ne sono esenti). Certamente all'inizio è un procedimento piuttosto lungo, e in ogni caso la trascrizione in calce al testo in cuneiforme è d'obbligo direi, non fosse altro che per permettere il riscontro. La capacità di lettura di cui parla Garbini è altra cosa (e comprende tra l'altro, credo, non solo la mera capacità di traduzione, ma anche quella di risolvere problemi epigrafici e filologici). Parte da qui certo, ma è appunto il frutto non solo di anni di studio, ma proprio di anni di pratica quotidiana. Il processo però non mi pare molto differente da quello che riguarda altre lingue e traduzioni, è solo più lungo e complicato. Per una lingua moderna qualsiasi all'inizio hai problemi anche solo a capire come sia composta la frase, individuare le parti del periodo, i tempi verbali, ecc. Ti sfugge anche il significato delle particelle, congiunzioni, avverbi, pronomi, verbi, ecc., più utilizzati. E non parliamo di nomi e aggettivi, ti serve il vocabolario ogni due per tre. Poi a forza di pratica... Qua si aggiungono ulteriori problemi. Oltre a quelli sopra ci sono problemi di base nel riconoscere anche solo i segni incontrati nel testo, per cui prima di arrivare al vocabolario devi passare per le liste dei segni, e i tempi per maneggiare con sufficiente sicurezza e professionalità lingue e scritture simili sicuramente si fanno più lunghi.
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06-March-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Feb 2007
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Cara Lelia,
non metto in dubbio il lavoro e lo studio del Prof. Pettinato. Per imparare l'accadico ho dovuto imparare a memoria alcuni segni contenuti in testi brevi e relativamente semplici, quindi facilmente memorizzabili.
Invece in quest'ultimo periodo faccio riferimento alla traslitterazione, che ovviamente corrisponde ad una interpretazione del testo da parte dell'autore, il quale dà un valore fonetico o logografico a ciascun segno.
Proprio per questo a volte mi capita di imbattermi in lunghe e appassionate (  ) ricerche nelle liste di segni, come quella di Labat, Manuel d'èpigrafie akkadienne, per analizzare i vari valori.
Quindi anche se risulta più semplice e veloce normalizzare e tradurre, spesso, e volentieri un pò meno, è necessario studiare direttamente la copia cuneiforme, specie se si tratta di tradurre testi lunghi, ricchi di apax e varianti grafiche. In particolare il testo che sto traducendo in questo periodo è già stato pubblicato e tradotto ma il mio compito è di rianalizzarlo grammaticalmente e tradurlo nel modo più letterale possibile, allo scopo di superare l'esame! 
Come vedi quindi è necessario partire direttamente dal cuneiforme, ma questo non vuol dire che lo so a memoria...magari!
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...chi si accontenta di pubbliche verità, vive di meritate menzogne...
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06-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
Asile
Cara Lelia,
non metto in dubbio il lavoro e lo studio del Prof. Pettinato. Per imparare l'accadico ho dovuto imparare a memoria alcuni segni contenuti in testi brevi e relativamente semplici, quindi facilmente memorizzabili.
Invece in quest'ultimo periodo faccio riferimento alla traslitterazione, che ovviamente corrisponde ad una interpretazione del testo da parte dell'autore, il quale dà un valore fonetico o logografico a ciascun segno.
Proprio per questo a volte mi capita di imbattermi in lunghe e appassionate (  ) ricerche nelle liste di segni, come quella di Labat, Manuel d'èpigrafie akkadienne, per analizzare i vari valori.
Quindi anche se risulta più semplice e veloce normalizzare e tradurre, spesso, e volentieri un pò meno, è necessario studiare direttamente la copia cuneiforme, specie se si tratta di tradurre testi lunghi, ricchi di apax e varianti grafiche. In particolare il testo che sto traducendo in questo periodo è già stato pubblicato e tradotto ma il mio compito è di rianalizzarlo grammaticalmente e tradurlo nel modo più letterale possibile, allo scopo di superare l'esame! 
Come vedi quindi è necessario partire direttamente dal cuneiforme, ma questo non vuol dire che lo so a memoria...magari!
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La traslitterazione ufficiale è quella usata dal CAD.
Tu conosci i 600 segni del cuneiforme assirobabilonese?
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06-March-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
Lelia
La traslitterazione ufficiale è quella usata dal CAD.
Tu conosci i 600 segni del cuneiforme assirobabilonese?
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Faccio riferimento al CAd certo, e non conosco i 600 segni cuneiformi!
Sto semplicemente dicendo che metto a pari livello di difficoltà le due lingue ( geroglifico e cuneiforme) anche se la prima sembra apparentemente più facile per la tipologia di segni utilizzati, molto più memorizzabili di piccoli cunei con diverse angolature.
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...chi si accontenta di pubbliche verità, vive di meritate menzogne...
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08-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Il mistero dell'Esodo: l'ipotesi Thera
Ricordo che una decina d'anni fa fu fatta l'ipotesi che il resoconto biblico dell'Esodo avesse una base storica e che fosse collegato alla catastrofe di Thera. Quest'ipotesi fu discussa nella corrispondenza scientifica di uno dei piu' prestigiosi giornali di scienza esistenti, Nature (Bruins HJ and van der Plicht J. The Exodus enigma Nature vol.382 p. 213-214 1996)
I due studiosi avevano datato con il C14 del grano rinvenuto nel sito di Gerico stratigraficamente corrispondente alla distruzione finale della citta' (MB-IIC, fase finale della Eta' Media del Bronzo). Questa datazione era compatibile con un periodo intorno al 1600 a.C., con una vicinanza temporale di un intervallo di 40 anni con l'esplosione di Thera. Recentemente, la catastrofe di Thera e' stata datata con un metodo molto piu' preciso ed e' stimata essere avvenuta nel periodo 1627-1600 a.C. (Friedrich WL et al. Santorini Eruption Radiocarbon dated to 1627-1600 B.C. Science vol 312 p548 2006).
Quest'ipotesi e' interessante perche', alla luce delle moderne conoscenze su queste catastrofi vulcaniche, spiegherebbe almeno nove delle dieci piaghe d'Egitto. L'esplosione di Thera e' stato un fenomeno immane che ha coinvolto tutto il Mediterraneo Orientale. Si hanno prove geologiche che anche il Delta del Nilo e' stato interessato dal fenomeno. Quei fenomeni naturali descritti dalla Bibbia come messaggi divini per convincere il Faraone a lasciar partire gli Ebrei, sarebbero compatibili con l'esplosione di Thera: acqua che diventa sangue (contaminazione con ossidi di ferro che conferiscono all'acqua un colore rossastro ed un sapore di sangue), invasioni di rane, zanzare mosconi e cavallette, moria di bestiame, inquinamento atmosferico con ceneri caustiche, grandine e scariche elettriche, un periodo di oscuramento (la Bibbia dice 3 giorni di tenebre fitte, forse e' andata anche peggio).
Inoltre, dopo la partenza, sarebbe spiegabile anche la colonna di fumo durante il giorno, che diventava colonna di fuoco durante la notte e che guidava gli Ebrei (l'immane fungo dell'eruzione che arrivava certamente a quote altissime e che probabilmente era visibile dall'Egitto, ad oltre 800 km di distanza)
Nel 1883, in Indonesia, l'esplosione del Krakatoa, credo di almeno un terzo rispetto a Thera, ebbe effetti ad oltre 800 km di distanza (il boato fu udito fino ad alcune migliaia di km).
Ovviamente nel racconto biblico ci sono alcuni fatti non spiegabili come la moria del bestiame selettiva per gli Egiziani o la morte dei primogeniti.
Trovo comunque l'ipotesi interessante. Per contro, non esistono prove storiche del racconto biblico.
In ogni caso, possiamo essere abbastanza certi che l'esplosione di Thera deve aver avuto un notevole impatto sull'Egitto.
Esistono fonti Egizie che ne parlano in qualche modo? Commenti su quest'ipotesi?
Saluti
Mario
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08-March-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Feb 2007
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Ciao,
ho sentito anchio parlare di questa ipotesi scientifica che proverebbe l’entità dell’Esodo. Ne ho sentite anche altre che in qualche modo spiegano il passaggio tra le acque del Mar Rosso, come l’essere passati in un punto di bassa marea, o l’essere stati agevolati da uno tsunami o da un’eruzione vulcanica sottomarina che provocarono un temporaneo passaggio.
Tornando alla tua domanda, personalmente non ti so dire se ci sono fonti egiziane che parlano di questo problema, tuttavia il termine ebraico per Mar Rosso, yam suf, significa mare di giunchi, per questo sarebbe da ricondurre non al Mar Rosso ma ai Laghi Amari, che periodicamente vanno in secca, e che quindi furono sfruttati da Mosè, il quale conosceva bene quei luoghi. I Testi delle Piramidi riferiscono che il faraone era capace di separare le acque, formando uno spazio tra di esse per permettere alla luce di illuminare il mondo; mi riferisco al nun, alla rottura tra Amon e Aton.
All’epoca di Akhenaton gli egizi erano soliti incidere parole sacre sugli stipiti delle porte dei templi, delle abitazioni e delle tombe. Le ricerche a Tell el-Amarna hanno permesso di accertare l’esistenza di un culto familiare ad Aton, accanto a quello che gli veniva riservato nei templi e tutte le case di questo tipo avevano una peculiarità: erano provviste di una falsa porta con gli stipiti dipinti di rosso. Questo si riconduce all’inspiegabile fenomeno della decima piaga.
Tra le fonti potrei citarti le famose lettere di el-Amarna, in una delle quali viene sottolineato il fatto che il re non tollerava che gli stranieri venissero umiliati e nella quale si parla di responsabilità collettiva (EA 162): i residenti stranieri infatti dovevano adottare le tradizioni egizie ed in questo erano appoggiati dal faraone. Forse questa piaga fu determinata da un problema legato alla notevole natalità del periodo.
Infine la Stele di Merenptah, cita il nome di Israele. Sebbene siano state formulate svariate tesi di un Esodo sotto Ramesse II o Merenptah, risulta difficile da attestare perché in quel periodo si combatteva per la riconquista di Amurru. La citazione nella stele probabilmente si riferisce alle popolazioni del nord sottomesse all’Egitto. In questo senso il culto monoteistico di Aton potrebbe essere la causa dell’Esodo.
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...chi si accontenta di pubbliche verità, vive di meritate menzogne...
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09-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Quote:
Asile
Ciao,
ho sentito anchio parlare di questa ipotesi scientifica che proverebbe l’entità dell’Esodo
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L'ipotesi di Thera non prova che l'Esodo sia veramente accaduto (e' appunto un'ipotesi, che per definizione deve essere provata). Fornisce pero' un'interessante chiave di lettura del racconto biblico in relazione alla catastrofe di Thera (che sappiamo essere realmente accaduta). Tuttavia, poiche' sappiamo che la catastrofe e' avvenuta nel 1600 circa, dobbiamo vedere se e' plausibile collocare l'Esodo in quel periodo.
Akhenaton ed il culto di Aton non sono compatibili con l'ipotesi di Thera in quanto sono collocati circa 240 anni dopo (possono ovviamente essere presi in considerazione in un'ipotesi alternativa)
Sapevo del piu' probabile mare di giunchi. Considerando che l' esplosione di Thera ha originato una serie terrificante di tsunami, potrebbe essere stato uno di questi a favorire gli Ebrei e a distruggere l'esercito Egiziano che li inseguiva.
Mario
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14-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Mar 2006
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YAM SUPH, mare di Giunchi
Il “ritiro delle acque” noi l’abbiamo spiegato in “Shardana i Popoli del Mare” come un fenomeno procurato da certe condizioni atmosferiche, dal vento e dal luogo che non era il Mar Rosso, ma una palude: Jam Shuf (laghi amari, stagni, non lontano forse da Mara, dove Mose addolcì le acque con un legno). Hancock, riferendosi al prodigio della divisione delle acque, cita il Papiro Westcar: “Un kher-heb (sacerdote) alla corte di Sneferu (faraone della IV dinastia, n.d.A.) fece ritirare le acque del lago per recuperare un anello caduto a una delle fanciulle che accompagnavano il sovrano”. Sostenendo quindi anche la tesi che Mose fosse in grado di “far ritirare le acque”, come del resto altri maghi e sacerdoti d’Egitto erano in grado di fare. Anche se noi propendiamo per la tesi del fenomeno naturale del prosciugamento dello stagno, cosa che avveniva probabilmente di notte. Gli Egiziani, infatti, giunsero poco prima dell’alba, e in quel momento il fenomeno stava esaurendosi, permettendo alle acque di tornare, e impantanare così i pesanti carri del faraone e del suo esercito. Cita, infatti, la Bibbia: “Egli (il Signore, n.d.A.), frenate le ruote dei loro carri, li lasciava avanzare a fatica” (Esodo: XIV, 25). E ancora: “Mose stese la sua mano sopra il mare, che sul far del mattino ritornò con violenza al suo stato normale, mentre gli Egiziani, fuggendo, vi si incagliavano” (Esodo: XIV, 27). Ma Mose aveva davvero questi poteri? Chi era realmente? :-)
da: "Shardana i principi di Dan"
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"Sos Shardana Ribelles ki nemos podet binkere" www.shardana.org
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