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  #16 (permalink)  
Vecchio 24-March-2007
AI gens
 
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Predefinito Omeopatia II

Per continuare sull’omeopatia, devo prima spiegare come vengono valutati i nuovi farmaci. I farmaci sono uno dei prodotti industriali piu’ controllati, al pari degli aerei. In Europa e negli USA esiste una legislazione molto severa che regola la registrazione e la licenza d’uso dei nuovi farmaci. Per poter vendere un nuovo farmaco, la legge impone alle case farmaceutiche un severissimo iter di controllo, a spese ovviamente della casa produttrice, per dimostrare che il farmaco e’ sicuro ed efficace. Sicuro vuol dire che non deve essere tossico, cancerogeno, teratogeno, non deve dare effetti collaterali dannosi, non deve danneggiare organi vitali come il fegato o il cuore etc.

Efficace vuol dire che deve curare la malattia per la quale e’ stato formulato. Questo processo richiede molti anni di studi (7-10) e spese elevate, intorno ad alcune centinaia di milioni di euro.Le maggiori autorita’ competenti per la registrazione dei farmaci sono la FDA americana e l’EMEA europea. Non mi soffermero’ a descrivere i test per la sicurezza, che sono lunghissimi e molto complessi, ma voglio spiegare quelli per l’efficacia. L’efficacia di un farmaco viene valutata in un processo che si chiama trial (processo in inglese) clinico. Il trial clinico e’ una sperimentazione sui malati, dopo che ovviamente il farmaco e’ stato accuratamente controllato per la sicurezza da innumerevoli esperimenti, prima in vitro, poi su diverse specie animali ed infine su volontari sani. Tutte le fasi sperimentali sono rigidamente controllate dalla legislazione.

Supponiamo adesso di dover controllare in un trial clinico l’efficacia di un nuovo farmaco per l’emicrania. Viene reclutato un certo numero di pazienti, per es. 1000 pazienti che soffrono di emicrania. Da un punto di vista statistico, e’ importante che i numeri siano elevati, ma e’ altrettanto importante che il gruppo scelto rappresenti l’intera popolazione dei pazienti. Cioe’ contenga le stesse fasce d’eta’, ceto sociale, percentuale dei due sessi, distribuzione geografica etc. dei pazienti che soffrono di emicrania. In statistica si dice che il campione deve avere la stessa varianza della popolazione (colgo l’occasione per sottolineare che la statistica e’ fondamentale per l’analisi dei dati di qualunque esperimento scientifico).
Il trial clinico avviene con la collaborazione di numerosi medici che seguono i pazienti, li sottopongono a controlli, analisi cliniche etc. per tenere sotto controllo molti fattori.
I medici distribuiscono ai pazienti una pastiglia dicendo loro che e’ un nuovo farmaco contro l’emicrania, e che dovranno prenderla appena sentiranno il dolore. Vengono poi raccolte le informazioni su quanti pazienti l’emicrania e’ scomparsa 2 ore dopo l’assunzione del farmaco.

In realta’, solo meta’ delle pastiglie contiene il farmaco, mentre l’altra meta’ e’ composta da pastiglie identiche ma senza nessun farmaco. Queste pastiglie si chiamano placebo. Sia i medici che i pazienti non sanno quale pastiglia sia il vero farmaco e quale il placebo (principio del doppio cieco). Solo alcuni supervisori hanno dei codici coi quali possono risalire a quali pazienti hanno preso il farmaco e quali il placebo. Ovviamente l’abbinamento dei pazienti con il farmaco o con il placebo e’ totalmente casuale. Quindi 500 pazienti a caso ricevono il farmaco mentre gli altri 500 ricevono il placebo. Adesso poniamo che risulti che l’emicrania sia passata entro 2 ore dalla ingestione della pastiglia in 300 pazienti che hanno preso il farmaco ed in 100 pazienti che hanno preso il placebo. Questo risultato e’ abbastanza buono (nessun farmaco cura il 100% dei casi per ragioni diverse, alcuni individui metabolizzano il farmaco molto piu’ velocemente della media oppure una malattia apparentemente omogenea puo’ avere cause diverse). L’esempio che ho fatto e’ una semplificazione ma abbastanza simile a quello che avviene in realta’.

Un farmaco passa il test solo se e’statisticamente superiore al placebo, altrimenti viene scartato.

Ma come si spiega che 100 pazienti hanno avuto lo stesso identico effetto curativo dal placebo, una pastiglia di zucchero? Questo si chiama “effetto placebo” ed e’ un fenomeno molto meno banale di quello che sembra. Si tratta di un vero effetto curativo, non di una illusione. Come si puo’ intuire e’ particolarmente forte quando e’ coinvolto il sistema nervoso. E’molto elevato nel dolore, gli stati ansiosi e depressivi e nel morbo di Parkinson. E’ molto basso (o quasi nullo) nelle malattie infettive e nei tumori.
C’e’ stato addirittura un caso in cui, in un trial clinico, un noto antidepressivo e’ stato superato dal placebo!

L’effetto placebo e’ un effetto biologico reale. Per avere questo effetto pero’, e’ assolutamente necessario che il paziente creda veramente di prendere un farmaco. Se prendesse una pastiglia di zucchero comprata in un supemercato non avrebbe nessun effetto. Non si conoscono ancora le basi biologiche di questo fenomeno paradossale. Sono in corso studi sull’effetto placebo, e si pensa che sia legato all’aumento della produzione di una sostanza, la dopamina, un mediatore chimico nel cervello, che a sua volta scatenerebbe dei meccanismi attivi con effetti curativi.

Ritornando all’omeopatia, nessun farmaco omeopatico ha mai passato un trial clinico di questo tipo. Nei pochissimi casi in cui ha superato questi test, si e’ poi visto che c’erano gravi vizi metodologici. Recentemente e’ stata fatta una meta-analisi (una revisione) di 110 trial omeopatici e 110 trial convenzionali ed e’ stato appurato che l’effetto curativo dei farmaci omeopatici e’ null’altro che l’effetto placebo (che ripeto e’ un effetto curativo reale per certi disturbi). I risultati di questo studio sono stati pubblicati in una delle piu’ importanti riviste mediche: Shang A et al. Lancet 2005; 366: 726–32.
(Ovviamente gli omeopati non sono d’accordo con queste conclusioni, sostengono che gli studi come quello pubblicato su Lancet hanno anch’essi vizi metodologici e c’e’ ancora molto da fare.)

Quindi, se la legge fosse uguale per tutti, noi non dovremmo trovare farmaci omeopatici nelle farmacie. Adesso viene il bello: la legge e’ uguale per tutti, ma i farmaci omeopatici sono piu’uguali degli altri. Cioe’ la legislazione europea ha una sua definizione legale di farmaco omeopatico e lo esenta dall’obbligo di prova dell’efficacia, mentre ovviamente rimane l’obbligo di prova della sicurezza (facilissimo da superare in quanto, per conseguenza del metodo omeopatico si tratta praticamente di acqua fresca).
Quoto direttamente il comma 21 della direttiva europea 2001/83/EC:


In considerazione delle caratteristiche particolari dei
medicinali omeopatici, quali il loro bassissimo tenore di
principi attivi e la difficolta’ di applicare loro la convenzionale
metodologia statistica relativa alle prove cliniche,
appare opportuno istituire una procedura specifica semplificata
di registrazione per i medicinali omeopatici
immessi in commercio senza particolari indicazioni terapeutiche
ed in una forma farmaceutica ed un dosaggio
che non presentino alcun rischio per il paziente.


Cioe’ il Parlamento Europeo riconosce per legge che i farmaci omeopatici non sono in grado di passare i test convenzionali ai quali sono obbligati i farmaci normali, che invece non possono essere venduti in caso non passino quei test.
In pratica il razionale di questa discutibile discriminazione a favore dell’omeopatia si basa sul fatto che l’omeopatia e’ radicata in molte culture europee da circa 200 anni, in fondo e’ innocua e che quindi proibirla sarebbe un po’ come proibire una religione.

Come cittadino europeo sono contrario a questa legislazione che ritengo ingiusta. L’omeopatia non e’ fatta in casa, ha un grosso giro d’affari, i farmaci vengono prodotti dalle ditte omeopatiche che non devono certo accollarsi ne’ i costi della ricerca primaria ne’ quelli dei trial clinici per l’efficacia. Ci sono medici e case di cura omeopatiche.
Non solo, ma i medici omeopati sostengono inoltre che non sarebbe neppure giusto parlare di queste cose con i pazienti, perche’ verrebbe minata la loro fede nell’omeopatia e verrebbero inficiati gli effetti curativi (infatti verrebbe annullato l’effetto placebo)

E’ vero che anche dietro le grandi case farmaceutiche tradizionali ci sono enormi interessi economici.
Gli utili dei colossi farmaceutici sono assolutamente incredibili. E’ ben noto che l’industria farmaceutica non gode di una buona immagine (basta pensare a come viene dipinta in molta fiction e in celebri film, come “Il fuggitivo”). Alcune grandi case sono state accusate di aver taroccato i dati sull’efficacia di alcuni farmaci pubblicando solo i trial piu’ favorevoli ed eliminando i risultati meno favorevoli. Recentemente le autorita’ competenti (FDA e EMEA) hanno imposto l’obbligo di pubblicare tutti i trial pena sanzioni gravissime. Inoltre, adesso si comincia ad esigere che i nuovi farmaci siano migliori di quelli gia’ sul mercato per non ritrovarsi degli inutili duplicati.
Tutto cio’ e’ giusto, nell’interesse del paziente. Trovo pero’ contradditorio che le autorita’ da un lato, obblighino le case farmaceutiche tradizionali a non produrre farmaci inutili, mentre allo stesso tempo si permette di far questo alle case omeopatiche. Due pesi, due misure. Forse perche’ in fondo i farmaci omeopatici sono molto piu’ sicuri (per definizione, in quanto non contengono nessun farmaco)? Ma e’ giusto permettere a delle industrie di vendere legalmente farmaci immaginari?

Lascio a voi il giudizio.

Mario

Ultima Modifica di Mario_A : 26-March-2007 23:06.
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Vecchio 24-March-2007
L'avatar di  Karl
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Grazie Mario. Alcune di queste cose le conoscevo. Tuttavia mi sfugge quali siano i vizi metodologi segnalati dai medici omeopati (e peraltro non credo di avere le conoscenze necessarie per giudicarli scientemente...).
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  #18 (permalink)  
Vecchio 25-March-2007
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Karl Visualizza Messaggio
....mi sfugge quali siano i vizi metodologi segnalati dai medici omeopati (e peraltro non credo di avere le conoscenze necessarie per giudicarli scientemente...).
Ho letto per intero sia l'articolo pubblicato su Lancet che le critiche dei medici omeopati. Pur essendo in grado di capire l'articolo, non conosco il tipo di analisi statistica piuttosto complessa che gli autori hanno applicato, (conosco solo alcuni metodi statistici molto standard ) in quanto non sono uno statistico e non mi occupo di trial clinici. Per essere chiari, posso abbastanza seguire il lavoro ma non sarei, al momento, in grado di fare io la meta-analisi.

Una delle critiche e' venuta dalla SVHA, l'associazione dei medici omeopati svizzeri (la meta-analisi e' stata fatta da un gruppo dell'Universita' di Berna) che si lamentavano del fatto che i trial clinici selezionati non rispecchiavano l'essenza del metodo omeopatico, fortemente basato sulla personalizzazione della cura.
Un'altra critica diceva che poiche' la maggioranza dei farmaci tradizionali cade lungo la strada prima di arrivare al trial clinico, i trial clinici tradizionali esaminati nello studio rappresentavano quella piccola frazione di farmaci che avevano avuto successo e che quindi era "sleale" compararli con i farmaci omeopatici che non erano passati attraverso una tale competizione.
A mio avviso i medici omeopati si arrampicano sugli specchi: i trial clinici non sono obbligatori per i farmaci omeopatici, e quindi molto spesso quelli disponibili vengono fatti da medici tradizionali e che poi sono accusati di non rispettare la mentalita' omeopatica. La seconda critica e' proprio ridicola.

E' verissimo che la maggior parte dei farmaci tradizionali non arriva al trial clinico finale: circa il 70% cade prima per motivi tossicologici o farmacocinetici, cioe' le dinamiche di come il farmaco si distribuisce nei vari compartimenti corporei o di come viene metabolizzato (un farmaco potenzialmente ottimo, anche se passa tutti i test di tossicita' alla fine e' da buttare perche' viene metabolizzato cosi' velocemente che non riesce ad agire oppure non riesce ad arrivare nel compartimento dove deve agire, ad es. nel cervello).
Ma con i farmaci omeopatici tutto questo non esiste, perche', proprio per come sono preparati, non sono rilevabili da nessuno strumento analitico.

In conclusione non trovo nessuna differenza tra l'astrologia e l'omeopatia. Certamente gli omeopati sono stati molto piu' furbi a darsi questa patina di rispettabilita', ma la sostanza non cambia. Non trovo giusto che queste due discipline, entrambe retaggio del passato, vengano trattate in modo cosi' diverso. O si marginalizzano entrambe, oppure anche l'astrologia dovrebbe essere legalizzata e gli astrologi dovrebbero poter avere un ordine professionale e lavorare come altri professionisti.

Vorrei fare un commento generale di ordine metodologico. Per quanto complesso possa essere il discorso sul metodo scientifico, con tutte le implicazioni di ordine storico e filosofico, un punto rimane pero' alquanto saldo:

il sapere scientifico, pur coprendo aspetti diversi della natura, diverse complessita' e diversi livelli di precisione, tende sempre a collegare una conoscenza con l'altra, tutto alla fine s'incastra. Le leggi della fisica spiegano sempre piu' chiaramente quelle della chimica, le leggi della chimica spiegano chiaramente la biochimica e la biologia molecolare, la biologia molecolare spiega la fisiologia e la neurobiologia. Diversi ambiti di conoscenza, a loro volta derivati in periodi storici diversi, tendono sempre ad accordarsi gli uni con gli altri.
Di moltissimi farmaci tradizionali (anche se non ancora di tutti) si conosce benissimo il meccanismo d'azione a livello molecolare, che spiega gli effetti del farmaco e che si accorda con le nostre precedenti conoscenze.

L'omeopatia e' basata su principi che sono in totale contraddizione con tutte le nostre attuali conoscenze chimiche e fisiche. Come potrebbe una sostanza chimica essere curativa se in pratica non esiste nel preparato? Gli omeopati continuano a parlare di improbabili fenomeni meta-molecolari, che cioe' le vigorose agitazioni ad ogni diluizione farebbero si' che le molecole del solvente ricevano un' "impronta" molecolare capace di "ricordare" la forma del principio attivo, la famosa "memoria dell'acqua", gia' confutata piu' volte.

Oltre quindi ad avere effetti pratici non particolarmente chiari, l'omeopatia manca completamente di una spiegazione del suo meccanismo d'azione che si ricolleghi con le nostre conoscenze di fisica e chimica.

Mario
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  #19 (permalink)  
Vecchio 25-March-2007
L'avatar di  dceg
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Sono pienamente d'accordo con mario, che ringrazio epr la sua esposizione cosí chiara.

Ancora un'osservazione che ho già fatto altrove. Quando Hahneman scoprì su di sé l'effetto febbrogeno del chinio, dedusse di avere la febbre dai sintomi, ma non era in grado sul momento di misurare la temperatura e interpretò la tachicardia prodotta dal chinino come prodotta da febbre. Quindi tutta l'omeopatia partirebbe persino da un'osservazione sbagliata.

È inoltre vero che le industrie farmaceutiche tradizionali hanno utlili ingenti, non dimentichiamo i rischi: è di quasti giorni la notizia, e non si tratta dell'unica di questo tipo, di una ditta farmaceutica tedesca che deve chiudere una parte degli impianti perché i brevetti dei priodotti attuali stanno per scadere e i nuovi prodotti non sono ancora pronti per essere immesi sul mercato. Non di rado nuovi farmaci sono stati ritirati poco prima dell'immissione sul mercato o ritirati poco dopo in conseguenza di nuovi fatti.

Qui in Germania si parla di ricatti dei rappresentatni dell'omeopatia nelle commissioni di controllo dei farmaci. I farmaci omeopatici sono dispensati dal dimostrare la loro efficacia in cambio della rinuncia all'ostruzionismo degli omeopati nei confronti dei farmaci tradizionali. Si tratta di voci naturalmente, ma pare non infondate.

Che l'oemopatia, assai amata in Germania, risponda al bisogno di "magico", è un altro discorso.
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dott. Claudio Giorgini
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  #20 (permalink)  
Vecchio 26-March-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Ciao Mario.
Con l'omeopatia non ho mai avuto a che fare, a parte la conoscenza di persone che l'hanno usata per curare malattie che avevano un origine nervosa (colite, cisti.....). per quanto riguarda invece il "perchè funziona" forse il principio è lo stesso usato da discipline come il Seitai ,cui ho accenato anche altrove. Secondo i seguaci di questa disciplina, il corpo umano trova nel sistema extrapiramidale il suo meccanismo regolatore.
La malattia è essenzialmente vista come uno squilibrio, o meglio come l'espressione di uno squilibrio psicofisico, ed è allo stesso tempo il mezzo per ritrovare l'equilibrio(come se la malattia fosse l'avviso che esiste uno squilibrio in modo che il sistema extrapiramidale appunto si metta in moto per ripristinare l'equilibrio perduto)
Il copro è sano quando supera velocemente le malattie, cioè quando è reattivo. L'assenza di malattia vuol dire apatia del sistema extrapiramidale e porta a nefaste conserguenze come la degenerazione dell' intero funzionamento del corpo( tumori ad esempio)....
Nel Seitai si fa anche uso di tecniche simili a quelle delle pranoterapia.
Poichè la parola Seitai vuol dire "normalizzare il terreno" il loro scopo è essenzialmente la riattivazione di questo sistema extrapiramidale ormai assopito a causa dello stile di vita ormai mondiale, tramite una specifica "ginnastica" detta "movimento rigeneratore"

Tutto questo per dire che l'effetto placebo potrebbe funzionare proprio perchè "attiva" tramite il "rituale" dell'assunzione della medicina alcuni meccanismi endogeni, forse(ma non ne so abbastanza) non ancora adeguatamente indagati scientificamente.

Milena
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  #21 (permalink)  
Vecchio 26-March-2007
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Secondo i seguaci di questa disciplina, il corpo umano trova nel sistema extrapiramidale il suo meccanismo regolatore.
Ciao Milena,
il sistema extrapiramidale regola la nostra postura e tutti quei movimenti che facciamo senza pensarci. Il morbo di Parkinson e' senz'altro una patologia di questo sistema, ma non possiamo attribuire tutte le malattie e meno che mai i tumori al sistema extrapiramidale.

Quote:
....l'effetto placebo potrebbe funzionare proprio perchè "attiva" tramite il "rituale" dell'assunzione della medicina alcuni meccanismi endogeni, forse(ma non ne so abbastanza) non ancora adeguatamente indagati scientificamente
Possiamo dire che recenti studi neurobiologici sull'effetto placebo stanno rivelando che questo concetto e' abbastanza corretto. Il placebo e' un rituale, infatti non e' connesso direttamente a cio' che fisicamente il paziente assume. Le iniezioni placebo o addirittura piccole operazioni chirurgiche "finte" hanno un effetto molto piu' potente. Questo rituale, nel quale il paziente ripone la sua fiducia, attiva dei meccanismi del cervello, certamente ancora lontani dall'essere compresi, che a loro volta risultano in una vera e propria azione terapeutica. Cioe' sembra che l'effetto placebo, alla fine, attivi gli stessi meccanismi sui quali agisce il vero farmaco.

Questi studi, davvero sorprendenti, saranno senz'altro utili a mettere in luce la componente mentale delle terapie farmacologiche e magari migliorare quegli aspetti dei quali effettivamente la medicina occidentale si e' curata poco: rapporto medico-paziente, ergonomia degli ospedali, personalita' del paziente.
Fattori che invece hanno un'importanza maggiore nelle medicine orientali.
Questo pero' senza cambiare la strada della farmacologia tradizionale che, lo dicono i risultati, rimane in generale il mezzo piu' valido. Gli studi sugli effetti terapeutici della mente anzi dovrebbero servire a scoprire farmaci piu' efficaci.
Come per esempio nel campo degli antidepressivi, dove si ha il piu' forte effetto placebo: si stima che il 75% circa del potere terapeutico di uno dei migliori antidepressivi conosciuti, il Prozac, sia effetto placebo!

L'omeopatia non puo' essere paragonata alle medicine orientali, in quanto essa sostiene che l'effetto curativo e' dovuto ad un misterioso meccanismo meta-molecolare legato alle "diluizioni infinitesimali" e alla "dinamizzazione" di cui non c'e' prova alcuna ed e' in totale contraddizione con le nostre attuali conoscenze scientifiche. Gi omeopati rifiutano di interpretare l'omeopatia come effetto placebo.
Invece il concetto della mente che opera un effetto terapeutico, tipico di alcune medicine orientali e' senz'altro molto piu' in accordo con quello che la neurobiologia sta scoprendo.

Mario

Ultima Modifica di Mario_A : 26-March-2007 23:01.
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  #22 (permalink)  
Vecchio 26-March-2007
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... si stima che il 75% circa del potere terapeutico di uno dei migliori antidepressivi conosciuti, il Prozac, sia effetto placebo!
Una domanda: ricavi questa informazione da fonti USA? - Bisogna tener conto che l'uso di farmaci, in particolare di psicofarmaci, è piuttosto diverso tra l'Europa e gli USA, dove l'uso in particolare di antidepressivi è anche soggetto a mode, e in genere i dosaggi sono molto più elevati di quelli europei. Penso che l'effetto placebo del Prozac dipenda anche molto dal fatto che viene assunto al di là dell'indicazione corretta. Non per nulla il Prozac è assieme a Viagra, Cialis e Diazepam uno dei farmaci più offerti, in forma piú o meno legale e spesso anche contraffatto, su internet. Nella mia clinica (una clinica psicosomatica - psicoterapeutica con una notevole percentuale di pazienti affetti da depressioni) usiamo pochissimo o quasi per nulla il Prozac (Fluctin qui in Germania) preferendogli altri antidepressivi sia comprovati da molto tempo che di produzione piú recente.
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 26-March-2007
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Uh, molto interessante questa cosa sull'effetto placebo! Gracias.
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Vecchio 27-March-2007
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L'effetto placebo è praticamente sempre presente! Anche nel doppio cieco si vede all'inizio della somministrazione dei farmaci testati in entrambi i casi un successo; qualora il farmaco sia efficace i risultati positivi perdurano nel tempo ad un livello più elevato, pur diminuendo; l'effetto placebo è al contrario meno duraturo e ha una misura via via ridotta, non è però mai nullo. In realtà anche i farmaci efficaci agiscono meglio dove ci sia la convinzione dell'efficacia e al contrario dove ci sia sfiducia agiscono meno bene. L'interazione tra quello che di solito si chiama psiche con il corpo (soma) è una realtà indiscutibile. Inoltre pazienti affetti da depressioni hanno una risposta immunitaria bassa e sono spesso facilmente affetti da malattie anche infettive, causate quindi da agenti patogeni e non di tipo funzionale, come una buona parte delle malattie psicosomatiche.
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 27-March-2007
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Ciao Milena,
il sistema extrapiramidale regola la nostra postura e tutti quei movimenti che facciamo senza pensarci. Il morbo di Parkinson e' senz'altro una patologia di questo sistema, ma non possiamo attribuire tutte le malattie e meno che mai i tumori al sistema extrapiramidale.

Mario
In effetti sono stata troppo concisa nella spiegazione. Conosco la funzione del sistema extrapiramidale. Nel Seitai si dà massima importanza alla postura e alla spina dorsale, la cui impotanza fisiologica è a tutti nota. quando la spina dorsale non è completamente dritta si creano degli squilibri nel corpo che si esprimono attraverso le malattie. Ogni lieve spostamento di ogni singola vertebra influisce su tuttio l'organismo. I seguaci del Seitai hanno anche costruito uno strumento detto "stabilometro" e classificato una serie di "tipi" di spostamenti delle vertebre, il tutto in correlazione con la salute psicofisica dell'individuo.
Secondo il Seitai il sistema extrapiramidale, poichè controlla le funzioni "inconscie" ha anche la funzione di regolare tutto il funzionamento dell'organismo rendendolo armonico (poichè la malattia significa che una parte dell'organismo sta funzionando male.)
Il tipo di vita moderno tende a rendere l'extrapiramidale inattivo, come "atrofizzato" , e, di conseguenza l'organismo poco reattivo.
I tumori non sono visti come una patologia dell'exterapiramidale, ma come una malattia derivante dall'assopimento del'extrapiramidale e dall'apatia dell'organismo(un organismo apatico è un organismo che non si ammala mai o che ha molta difficoltà nel guarire). Infatti le cellule tumorali sono sempre presenti e sempre distrutte. Quando esse prendono il sopravvento è perchè sfuggono al controllo (dell'extrampiramidale si suppone) e cominciano a riprodursi, riproducendo l'errore.
Il movimento rigeneratore o "katsdugen undo" è una ginnastica per l'extrapiramidale che innesca dei movimenti involontari . Tali movimenti, intendiamoci, possono essere anche naturali, sono quelli che si fanno la notte dormendo (quando si tirano i famosi calci) o che si manifestano negli organismi assopiti dagli oppiacei quando questi vengono a mancare.
Ovviamente esso interesasa anche i "movimenti" degli organi interni.
é una dottrina un pò estrema.....ma molto affascinante. Se ti interessa puoi dare un' occhiata ai libri di Itsuo Tsuda, allievo diretto del fondatore della disciplina(Nogouchi), editi in italia da Luni. è interessante anche perchè è il tentativo di rendere "scientifico" nel senso di funzionante ogni volta che si ripresentino le stesse condizioni, standardizzato e misurato, una dote naturale essenzialmente intuitiva, coltivata e sviluppata negli anni dal Maestro Nogouchi.

se si guarda da un punto di vista simile a quello del Seitai acquistano senso anche quelle che noi crediamo essere superstizioni magiche. Quando lo sciamano o il medecin man compie certi rituali, tocca il paziente ma non gli dà alcuna medicina cerca di stimolare la reattività naturale dell 'organismo del paziente. Del resto le medicine operano modificazioni chimiche a partire dall'esterno; le stesse mopdificazioni possono, evidentemente, essere autoprodotte(ad esempio tramite uno stimolo esterioe che metta in moto il meccanismo come nell'effetto placebo), specialmente quando vi sia grande unità tra corpo e mente.
Ed esistono casi veramente strabilinti che ci raccontano di come si possa autoguarire da malattie mortali; ad esempio un mio conoscente malato di tumore, giovane,aveva una diagnosi di sei mesi di vita , confermata da più medici e ospedali. Preso atto di quuesta cosa, avendogli i medici detto che ormai le cure erano inutile è tonato al paese e ha deciso comunque di sposarsi, cosa a cui la fidanzata ha di buon grado acconsentito. benchè il matrimonio paresse un funerale, il tipo è ora vivo e vegeto, ha figli ed è completamente guarito....

Che i farmaci siano ,come affermi, il mezzo più valido è dovuto solamente a questioni sociale che demandano all'esterno e ad altri da sè la cura della propria salute.
Non ne nego certo la validità e l'utilità , perchè ovviamente, essi soprattutto possono aiutare nel momento in cui non si riesca in nessun modo a riattivare certe funzioni, o quando tali funzioni sono scghiacciate dallo stile di vita e dall'andamento sociale generale. In questo caso dovrebbero fornire però solo una sorta di "uggerimento"chimico (che è quello che poi dovrebbero fare i farmaci antidrepessivi come il Pozac)

Quote:
usiamo pochissimo o quasi per nulla il Prozac (Fluctin qui in Germania) preferendogli altri antidepressivi sia comprovati da molto tempo che di produzione piú recente.
Dceg avete provato con la marijuana A parte gli scherzi ho letto che recenti ricerche in ambito neuropsicologico hanno stabilito che ha effetti simili a quelli del prozac senza però averne gli effetti collaterali. se ti interessa ti cerco l'articolo.

Ciao
Milena
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Dceg avete provato con la marijuana A parte gli scherzi ho letto che recenti ricerche in ambito neuropsicologico hanno stabilito che ha effetti simili a quelli del prozac senza però averne gli effetti collaterali. se ti interessa ti cerco l'articolo.

In ogni caso la legge non lo consente!
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 27-March-2007
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In ogni caso la legge non lo consente!
Per ora.........ma appunto le ricerche sugli usi terapeutici dei cannabinoidi stanno facendo piano piano cambiare idea. In europa già esistono alcuni farmaci (sia sintetici che non )comercializzati come il marinol.
inoltre la legge italiana consente che il paziente richieda al ministero della salute(ovviamente la trafila è lunga e complicata) di importare tali farmaci nei casi in cui l'efficacia è già stata ampiamente dimostrata.

Milena