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Perdonami, ma ti pare che uno studio "scientifico" possa disquisire sull'esistenza dei miracoli?
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In parte hai capito male, perché è proprio quello che volevo carcare di far capire: la differenza che intercorre tra studiare la genesi di un testo e il bollarlo a priori come fantasioso.
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Un esempio sono gli ebioniti (Origene e altri ne parlano, oltre a Ireneo nel suo Adversus haereses e se non ricordo male Trifone), ma non credo che sia l'unica eresia che si opponeva al concetto di trinità e alla concezione di maria vergine...
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Di certo NON sono coevi ai vangeli canonici ma posteriori di diverse decadi... Poi, sul'origine di sette, settine e movimenti vari non c'è molto da discutere, perché poco sappiamo, quindi spesso sono più elucubrazioni che altro... Sulle discussioni teologiche: vanno avanti ancora oggi, figurarsi 2000 anni fa. Inoltre non ci dimentichiamo che il vero studio teologico, dopo Paolo e Giovanni, è iniziato molto tardi, praticamente verso la fine del II sec. d.C.
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Tu dirai: lo stesso vale per Gesù, ma a differenza di Alessandro Magno, le fonti sono storicamente più deboli.
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D'accordo sul discorso generale. Su quest'ultimo punto c'è chi la pensa differentemente, ovvero che Gesù è uno dei personaggi sui quali sappiamo tantissime notizie a livello biografico (ad es., di Agrippa abbiamo la biografia di Tacito, suo parente, che espressamente inizia il testo dicendo di volervo glorificare ai posteri: buttiamo via tutto, come fanno certuni con i Vangeli per lo stesso motivo??? Non credo), perfino l'ora della morte, fatto raro anche per un imperatore. Inoltre, in uno studio di un filologo classico lessi che se accordassimo ai Vangeli la stessa fiducia che accordiamo ad Omero, essi sarebbero molto più storici sia dell'Iliade che dell'Odissea. Ovviamente il discorso va circostanziato, detto così è molto vago, ma si può leggere il tutto nell'appendice al libro di M. Hengel
Studies in the Gospel of Mark del 1985.
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io sinceramente lascerei fuori i miracoli, perchè non c'è modo di trattarli da un punto di vista scientifico, e la "scienza" dovrebbe interessarsi solo alle questioni antropologiche delle origini del cristianesimo e alla ricerca storica.
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Ovviamente, ma non v'è modo di comprendere appieno la genesi del movimento cristiano senza ammettere (non spiegare o studiare) che qualcosa di poco comune possa essere successo. Poi, è giustissimo che lo storico dica che la resurrezione fa parte di un ambito che non compete alla scienza, indimostrabile in quanto meta-storico, etc. etc. Ma escluderlo a priori perché non compete allo storico, che si sente quasi costretto a cercare per forza una motivazione razionalistica al fatto, porta inevitabilmente su strade che possono precludere la comprensione piena delle origini del movimento cristiano, ovvero di un movimento che nel giro di pochi giorni è passato dalla disperazione per la crocifissione del loro Maestro, chiusi e impauriti nella loro casa, allo sfidare le autorità del tempo fino alla morte di martirio per proclamare la parola di quello stesso Maestro che agli occhi di tutti era un poco di buono (per questo il paragone con Alex Magno sotto certi aspetti regge poco: perché gli storici romani, per altro pochi in quel periodo, dovevano interessarsi di un crocifisso, ergo un bandito, un sobillatore, un uomo condannato per lesa maestà imperiale, per di più proveniente da una terra, la Giudea del tempo, fortemente odiata e di per sé giù poco considerata come dimostrano le fonti stesse?). Allo storico non compete certo andare a vedere come potrebbe essere avvenuta la resurrezione, ma gli compete certamente capire come questa mutazione genetica possa essere avvenuta, in quale contesto, per quale motivo, in che modo traspare dalle fonti, come queste fonti sono state tramandate nel tempo, che tipo di elaborazione hanno subito (se l'hanno subita, il che mica è sempre detto), come sono confluite nei testi evangelici, in che modo i singoli evangelisti hanno utilizzato le loro fonti, etc. etc.
Mi sto accingendo ad una lettura molto interessante, che mi permetto di segnalare qui sopra:
R. Penna,
Il DNA del Cristianesimo. Professore alla PUL, è uno dei maggiori esperti italiani di S. Paolo: confessa fin da subito di porsi sulla linea di coloro che danno fiducia alla storicità dei vangeli (da non confondere con la cronicità o con il giornalismo, come ogni tanto si sente dire per screditarne il contenuto), analizzando però i testi secondo la metodologia critica. Libro aperto più alla divulgazione che all'ambito accademico, quindi utile anche a chi non è grande esperto del tema ma vuole avvicinarvisi.