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06-June-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Tra le tante cose che stanno alla base dei sistemi mafiosi, chiamiamoli così, e politici italiani vi è un elemento fondamentale: la politica viene intesa come gestione del potere non come amministrazine della res publica, in questo vi è un forte divario tra i paesi di tradizione cattolica e quelli di tradizione evangelica. Non dimentichiamo che la moderna industria piemontese ha le sue origini nelle valli valdesi!
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dott. Claudio Giorgini
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06-June-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Eh ,che discorso complicato.........
Personalmente la posizione che più condivido in senso generale, anchee se ovviamente non mi ci identifico è quella di Lola, anche se per alcuni punti potrei citare Lelia.
La mentalità certo conta, però, mi sembra che tutta la gente che emigra dal Sud si adegui alle ciondizioni vigenti altrove e cambi prontamente questa mentalità.......a meno che non vogliate dire che gli emigranti esportino "mafia" e qwuel tipo specifico di mafia ovunque.........
Comunque l'aspetto sul quale vorrei porre l'attenzione è quello strettamente economico.
Le associazioni chiamate ora "mafia", "camorra", '"ndrangheta" "sacra corona uniota" "anonima sequestri" o come sia sono in origine strettamente legate al territorio e alla sua gestione per l'appunto economica. Nel momento in cui lo stato italiano si è formato,e il Sud è stato conquistato dai Piemontesi( perchè volenti o nolenti è così che fu percepita dal popolo l'unità d'italia, basta guardare qualche canzone popolare, senza neanche scavare troppo,come un semplice cambio di dominazione.....tra l'altro economicamente molto svantaggioso), queste associazioni locali sono in qualche modo scese a compromesso, non potendo evitare il fatto, e passando dunque dalla legalità all'illegalità.....
Si è venuto a creare sotto gli occhi di tutti e col consenso delle istituzioni ufficiali una sorta di doppio stato, e ,ovviamente, ase quello centrale esiste solo per i suoi comodi, quello locale è presente e vicino e supplisce ai "bisogni" quotidiani.
La gente comune ,il popolo, lavora per la camorra con uno stipendio regolare, come se andasse in ufficio. Se lo stato centrale tra l'altro non si preoccupa di assicurare condizioni di lavoro dignitose, la scelta diviene obbligata.
In realtà l'alternativa per una certa parte della società(mi riferisco per lo più a napoli che conosco bene, essendo mezza napoletana ed essendoci vissuta per quasi la metà della mia vita) non esiste, quando sei nel fiume , quando sei il fiume, segui la corrente........
Il popolo, questi cirminali, ignoranti, beceri e tamarri, sono persone che stanno tra incudine e martello e , cercano in un modo o nell'altro di non farsi troppo male.
Sfruttati e beffati fino alla fine, quando ,dopo la camorra, fatta comunque ai vertici di persone gentili, educate, altolocate colte linde e pinte, interviene lo stato con un sistema giuridico e carcerario(le carceri, faccio notare, non sono piene di politici o mafiosi-camorristi nè di assassini ma di gente comune che ha commesso relativamente piccoli reati) inutile socialmente quanto dannoso(non foss'altro che per l'energia negativa che produce e diffonde ), per il quale si spendono miliardi che usati altrimenti potrebbero ben portare alla risoluzione di molti problemi .
Le condizioni economiche e sociali del Sud servono inoltre ad assicurare un flusso migratorio verso regioni molto più svantaggiate da un punto di vista naturalistico-ambientale , ma molto più favorite da un punto di vista poliitco - organizzativo.
é un pò come la creazione del "terzo mondo" secondo il concetto: il mio benessere lo creo sull'altrui sofferenza
e qui mi fermo anche se ci sarebbe molto altro.
Milena
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06-June-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Aquamarina
Eh ,che discorso complicato..........
La gente comune ,il popolo, lavora per la camorra con uno stipendio regolare, come se andasse in ufficio. Se lo stato centrale tra l'altro non si preoccupa di assicurare condizioni di lavoro dignitose, la scelta diviene obbligata.
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Il popolo, questi cirminali, ignoranti, beceri e tamarri, sono persone che stanno tra incudine e martello e , cercano in un modo o nell'altro di non farsi troppo male.
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Le condizioni economiche e sociali del Sud servono inoltre ad assicurare un flusso migratorio verso regioni molto più svantaggiate da un punto di vista naturalistico-ambientale , ma molto più favorite da un punto di vista poliitco - organizzativo.
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Far crescere le condizioni di benessere materiale per rimuovere situazioni estese di malessere morale è stata una strategia che abbiamo giocato per oltre cinquant'anni. Ma è stato come soffiare sul fuoco.
Serve invece un progresso etico, che faccia percepire al singolo più o meno disgraziato che è semplicemente mafioso chiedere o accettare un intervento indebito di qualcuno per un esame, un concorso o un appalto, per uno straccio di lavoro qualsiasi o per un allacciamento dell'acqua è così via.
E questo si può ottenere solo in tanto tempo con un'opera culturale fatta soprattutto dalla Scuola e forse solo in parte con una azione indeflettibile della Magistratura.
Intanto le "persone comuni" che tirano avanti venendo a compromessi con il sistema dell'illegalità, non sono vittime fra l'incudine e il martello: sono loro stessi il martello. Anzi sono tanti piccoli e grandi martelli che lavorano in continuazione contro la Respublica. Nel migliore dei casi li dovremo considerare come "fratelli che sbagliano" (o " compagni che sbagliano"? boh, non mi piace questa espressione, ma mi sa che mi toccherà abituarmici :-\" ).
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06-June-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
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Condivido quanto detto da Mdd e mi permetto di sottolineare come l'approccio passivo alla dominazione borbonica prima e piemontese poi, piuttosto che la stasi supina nei confronti del sistema clientelare e mafioso, come l'attesa di un aiuto proveniente dallo stato siano evidentemente un pesantissimo retaggio della cultura cattolica e dell'influenza di quest'ultima sul potere temporale e sulla società. Si prega la madonna o un santo affinchè interceda col ministro più alto, si fa un piacere al capo bastone affinché interceda, entrati nelle sue grazie, con il capo mandamento e così via. Se l'individuo non è libero nella propria coscienza non lo sarà mai, prima o dopo i borboni, prima o dopo i piemontesi, prima o dopo lo stato italiano e le politiche per il mezzogiorno.
Infine mi chiedo, vi chiedo, con grande, profonda tristezza, ma con quale coraggio, con quale coscienza di sé, di un sé che va oltre il corpo fisico e comprende il corpo di una nazione intera, intendete non già europei ma anche solamente italiani se a quasi 150 anni dall'unità d'Italia vi sentite ancora oppressi da un male che gli "anglo-piemontesi" non vi hanno, per bontà loro, tolto? Perché sono sempre altri coloro i quali sono colpevoli di un sistema che vi opprime?
Non è certo consolante saperlo, ma ognuno è fondamentalmente solo, solo con sé stesso e di fronte a sé stesso. Se non volete la mafia, non chiedete interventi, agite. Ma temo che sia un fatto culturale che richiederà secoli per cambiare.
Comunque se è questa la visione dell'unità d'Italia che viene vissuta nel mezzogiorno non posso che essere profondamente rattristato, come italiano, come europeo ma prima ancora come membro della famiglia umana.
P.S. non mi stupisce quindi che il 20 settembre sia ricordato e commemorato da poche mosche bianche.
Per quanto attiene poi l'economicamente molto svantaggioso consiglierei a Milena di percorre la strada statale 589 per comprendere come una strada estremamente trafficata abbia la stessa sezione utile che le venne data dagli ingegneri piemontesi alla fine del XIX secolo. In sostanza da Torino a Cuneo la strada è rimasta quella di allora, proprio perché altrove servivano strade migliori.
Infine ricordo ai poveri posti tra incudine e martello che tra il 1943 e il 1945, quando qui la resistenza esisteva davvero, molti si sacrificarono per liberare l'Italia unita, mezzogiorno compreso, senza cercare di evitare di farsi troppo male. Ma secoli prima qui si moriva anche per affermare che la Bibbia potevano leggerla tutti senza l'intermediazione, l'intercessione di un mandatario del potere della Chiesa di Roma, e che chi commetteva un peccato, non un reato, concetti la cui differenza ben ci è nota, poteva attraverso la propria coscienza comprendere di aver sbagliato, senza passare attraverso il controllo del solito mandatario del solito potere clientelare. Qui, in queste valli si moriva per questo, molti secoli fa. Sempre in queste valli, molti secoli fa, abbiamo imparato a convivere e lavorare insieme, cattolici e protestanti, non chiedendo ad altri che a noi stessi di compiere il lavoro necessario a migliorare le nostre condizioni di vita.
Non chiedete aiuto allo stato se non credete nello stato, perché lo stato siamo noi, uniti. Non amo particolarmente la retorica mameliana ma lo stringersi a coorte e l'affrontare la morte perché l'Italia chiamo non mi pare si confaccia al sopravvivere cercando di non farsi troppo male.
kabur
Ultima Modifica di kabur : 06-June-2007 13:16.
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06-June-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
Mdd
Da noi certe cose non succedono.
A cominciare dal fatto che non attacca così l'atteggiamento di chi cerca lavoro (e che la "raccomandazione" per un lavoro è ancora oggi vista con sospetto e fastidio).
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Mah, non sono d'accordo.
Nel mio settore almeno si lavora al 90% tramite "raccomandazioni", ovvero prima viene il "favore" (indipendentemente dai meriti, dal portfolio, dai costi), poi il "consiglio dell'amico", quindi il "costo" e alla fine la "qualità".
Non ho ancora incontrato clienti o situazioni dove la raccomandazione fosse vista con sospetto, forse perchè non viene intesa come raccomandazione "mafiosa", ma come un sistema ormai capillare e accettato da tutti (quasi).
Un esempio su tutti sono le commesse pubbliche, e qui di aneddoti ne avrei parecchi da raccontare, ma il settore privato non è del certo esente.
Quote:
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Poi dobbiamo capirci: ai livelli che conosco io la mafia non minaccia (quasi) mai nessuno. Non la gente comune, nè chi conta qualcosa, al massimo i bulli di periferia.
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Beh mi sembra che il racket sia un fenomeno MOLTO reale.
E per quanto riguarda il "trovare" lavoro o entrare in certi giri, prima o poi i "favori" vanno restituiti.
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E' però ben contenta di un clima di minaccia e di insicurezza esistente, e della tua propensione a cercare appoggio, raccomandazione, protezione, scorciatoie per passare davanti agli altri, perché questo è il presuposto per tenerti in pugno.
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Su questo sono d'accordo.
Ivan
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06-June-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Beh, lo strano atteggiamento dei Siciliani del XVIII e XIX secolo nei confronti della monarchia borbonica è un discorso complicato, che rischierebbe di portarci fuori strada. Dico solo che la figura del Borbone costituiva per molti versi una concreta garanzia di un minimo di legalità e di equilibrio rispetto allo strapotere dei potentati locali (baroni e chi per essi).
Ma il fatto è che oggi siamo in Repubblica, e il Cittadino dovrebbe smetterla di pensare allo Stato come ad un soggetto estraneo che potrebbe garantirgli il soddisfacimento di alcuni bisogni primari e vederlo invece come l'ambito comune di esercizio reciproco dei doveri civili.
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06-June-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
Mdd
Far crescere le condizioni di benessere materiale per rimuovere situazioni estese di malessere morale è stata una strategia che abbiamo giocato per oltre cinquant'anni. Ma è stato come soffiare sul fuoco.
Serve invece un progresso etico, che faccia percepire al singolo più o meno disgraziato che è semplicemente mafioso chiedere o accettare un intervento indebito di qualcuno per un esame, un concorso o un appalto, per uno straccio di lavoro qualsiasi o per un allacciamento dell'acqua è così via.
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Questo è verissimo e in alcune realtà lo si sta facendo... un esempio sono proprio questi gruppi di giovani che cominciano ad attivarsi, anche grazie alla rete che offre loro la possibilità di alzare la voce, ma mentre si discute di etica e di educazione civica, mafia spa (o qualunque cosa essa sia) si arricchisce sempre più, si allarga, crea una classe dirigente, e se non si interviene per tempo, poi si rischia di mettere un cappio intorno al collo di questi "nuovi" ragazzi.
Oltre a tutto quello che hai detto, che condivido profondamente (comunque farebbero bene anche qui, non solo nelle regioni "mafiose"), serve un intervento a mio avviso con leggi speciali per intervenire rapidamente, sia tramite la repressione, che abbreviando i tempi e modi della giustizia.
Quote:
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Intanto le "persone comuni" che tirano avanti venendo a compromessi con il sistema dell'illegalità, non sono vittime fra l'incudine e il martello: sono loro stessi il martello. Anzi sono tanti piccoli e grandi martelli che lavorano in continuazione contro la Respublica. Nel migliore dei casi li dovremo considerare come "fratelli che sbagliano" (o "compagni che sbagliano"? boh, non mi piace questa espressione, ma mi sa che mi toccherà abituarmici :-\" ).
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C'è senz'altro questo problema e non è nemmeno giusto giustificare ogni cosa; l'importante è non lasciare soli chi ha deciso di cambiare, e in questo lo stato è sordo, cieco e muto, non sempre, ma spesso.
Ivan
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06-June-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
ivan
Mah, non sono d'accordo.
Nel mio settore almeno si lavora al 90% tramite "raccomandazioni", ovvero prima viene il "favore" (indipendentemente dai meriti, dal portfolio, dai costi), poi il "consiglio dell'amico", quindi il "costo" e alla fine la "qualità".
Non ho ancora incontrato clienti o situazioni dove la raccomandazione fosse vista con sospetto, . . .
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Un momento: un conto è la "buona fama" del professionista o dell'imprenditore, che viene fatta circolare (non di rado sull'onda anche di una simpatia personale o affinità anche politica, è vero) fra soggetti committenti fra loro pari (una piccola Amministrazione Comunale che scambia informalmente pareri con quell'altra su quanto si affidabile il tale; una grande impresa che ha più controllate o più partecipate ed insiste su un piccolo gruppo di esterni da incaricare per certi compiti).
Altro discorso è quando la "raccomandazione" perviene da un soggetto estraneo e peggio ancora se gerarchicamente superiore a quello che deve compiere la scelta: in questi casi è quasi sempre controproducente e produce un irrigidimento se non la esclusione pari-pari del raccomandato.
Io lavoro nel campo dei Beni Culturali, per varie Soprintendenze, numerosi Enti Locali e qualche grande Azienda privata e non solo ho imparato che non serve a nulla essere "presentati", ma anche io se mi viene raccomandato un collaboratore o un subfornitore (chessò, un giovane collega oppure un escavatorista) lo scarto immediatamente.
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06-June-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
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Posto che non so se le mie parole interessino ancora a qualcuno dal momento che non ottengo mai altro che il silenzio, rilevo però che in sintesi il problema sia ravvisabile sostanzialmente nella necessità non di condannare ma dia agire, non diversamente dalla differenza che passa tra un pronunciamento dell'Onu contro la pena di morte, formale, buono per sentirsi a posto ma inefficace, e una moratoria, ovvero un'azione.
Serve l'azione basata sulla profonda libertà di coscienza.
kabur
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06-June-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
Mdd
Io lavoro nel campo dei Beni Culturali, per varie Soprintendenze, numerosi Enti Locali e qualche grande Azienda privata e non solo ho imparato che non serve a nulla essere "presentati", ma anche io se mi viene raccomandato un collaboratore o un subfornitore (chessò, un giovane collega oppure un escavatorista) lo scarto immediatamente.
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tu sei un valido esempio Mdd, ma non è sempre così.
Comunque volevo soltanto dire che certi fenomeni esistono anche al Nord e sono per me sistematici.
Ti faccio un solo esempio, ma non voglio generalizzare, sia ben chiaro.
Per un mio cliente due anni fa ho realizzato un progetto di promozione di un'iniziativa sportiva di livello europeo (toccava diversi stati). Per avere un sostegno reale da parte di enti pubblici si è fatto l'esame del DNA di chi lo proponeva (esame non riuscito), e solo un comune ha dato una forma di collaborazione concreta, mentre gli altri hanno tergiversato (e non aggiungo altro...) o chi doveva, non si è mai fatto trovare. Non parlo di contributi in denaro, che comunque potevano fare comodo, trattandosi di un'iniziativa che avrebbe valorizzato l'immagine di questi comuni in diversi stati europei, ma nemmeno un'aiuto nell'organizzazione sul luogo, una promozione tra i cittadini, un comunicato da inserire nelle pubblicazioni locali dei comuni, nulla.
Se questa fosse la regola, mi andrebbe anche bene, ma così non è, e sto parlando della ricca Emilia che anche tu conosci bene, dove comunque si vive discretamente.
Di aziende private che assumono poi per raccomandazione ne ho viste tantissime, e spesso persone con nessuna esperienza e competenza, tanto che poi spetta ad altri tappare le falle lasciate aperte, così come di persone che chiedono di poter lavorare "domandando" a questo o quello perchè sanno che è ben inserito in certi ambienti.
Non è un caso che molti giovani ricercatori italiani vadano in altre realtà a cercare migliore fortuna, dove almeno la "raccomandazione" (e che esista ovunque è un'ovvietà) è spesso alla luce del sole, e non nell'ombra come avviene da noi.
Ivan
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06-June-2007
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kabur
Posto che non so se le mie parole interessino ancora a qualcuno dal momento che non ottengo mai altro che il silenzio, rilevo però che in sintesi il problema sia ravvisabile sostanzialmente nella necessità non di condannare ma dia agire, non diversamente dalla differenza che passa tra un pronunciamento dell'Onu contro la pena di morte, formale, buono per sentirsi a posto ma inefficace, e una moratoria, ovvero un'azione.
Serve l'azione basata sulla profonda libertà di coscienza.
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che cosa intendi per azione basata sulla libertà di coscienza?
In concreto come bisognerebbe intervenire secondo te?
ciao
Ivan
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06-June-2007
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Mdd
Un momento: un conto è la "buona fama" del professionista o dell'imprenditore, che viene fatta circolare (non di rado sull'onda anche di una simpatia personale o affinità anche politica, è vero) fra soggetti committenti fra loro pari (una piccola Amministrazione Comunale che scambia informalmente pareri con quell'altra su quanto si affidabile il tale; una grande impresa che ha più controllate o più partecipate ed insiste su un piccolo gruppo di esterni da incaricare per certi compiti)
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ovviamente non parlavo di "buona fama", quella non la considero raccomandazione, almeno nei termini di questa discussione.
ciao
Ivan
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