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  #31 (permalink)  
Vecchio 15-November-2007
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Aquamarina,
mi trovi d'accordo. L'uso di sostanze psicotrope nei riti religiosi è parte essenziale di essi (ne resta foerse un accenno anche nell'uso del vino nell'eucarestia) e che lo sciamano, ne avevamo già parlato in passato, potesse essere anche affetto da patologie è un'ipotesi che fu fatta (per me poco convincente). Lo stato di coscienza alterata è lo stato di passaggio o di comunicazione tra terreno e divino, sul piano sociale come su quello individuale.
La differenza fondamentale è che l'uso delle sostanze psicotrope nelle cerimonie religiose non serve o tenta di alleviare la sofferenza, il disagio dell'individuo singolo e come tale non porta alla diopendenza.

Che ruolo la malattia mentale abbia nella società può essere diverso a secondo dei luoghi e dei tempi, una società permeata di spirito "razionale" tende a rifiutarla e a relegare i malati in istituzioni chiuse, altre sono in grado di integrarle.

Pensa allo "scemo del paese", in genere una persona affetta da oligofrenia o disturbi analoghi, spesso anche da malformazioni fisiche. Nella società rurale aveva una funzione, era (bene o male) integrato e catalizzava su di sé molti degli impulsi negativi che tendevano a distruggere la comunità, godeva però anche di uan certa libertà, un po' come il buffone di corte. Oggi viene ricoverato in un'istituzione, certamente nutrito meglio, tenuto pulito ecc. ma la sua funzione sociale si è persa, anche se provabilmente dal punto di vista umanitario oggi sta molto meglio che in passato.
Belle intuizioni... al vino nell'eucarestia aggiungerei anche l'uso di incenso, che in qualche maniera crea pur sempre una situazione particolare dovuta all'odore molto forte. Anche a mio avviso è poco convincente l'idea dello sciamano con disturbi psichici. Anche perché queste persone erano depositarie del cuore culturale di queste popolazioni.

C'è da aggiungere a tal propostito una considerazione che mi viene di farvi, che mi passò per la testa quando lessi di quel disco d'oro ritrovato in Germania su cui erano riportati diversi elementi astronomici. Immaginiamoci una popolazione dedita alla pastorizia o all'agricoltura. Per queste persone era fondamentale sapere quando portare le bestie al pascolo o quando seminare o raccogliere. Non avendo il calendario, il riferimento astronomico era fondamentale. A questo veniva in aiuto uno strumento su cui il sapiente di turno aveva inciso i riferimenti astronomici di riferimento. Per questa sua funzione aveva un grande potere. Ma si sa che il potere dell'informazione resta tale solo finché l'informazione non diventa pubblica. Pertanto a quel sapiente converrà dire che ha ricevuto dagli spiriti l'indicazione che è il momento di seminare o raccogliere, no?
Ma immaginiamo di vedere in giro un vecchio con un disco in mano e che lo agita qua e là mettendolo in direzione del sole... casomai cercando di non farsi vedere... Ora è un po estremizzata come cosa... ma verrebbe facile pensare che questo è uno fuori di testa.
così come sembra fuori di testa uno che per sapere che tempo sarà butta il sale nel fuoco.
Alla fine quel saggio non è altro che uno che impara a recitare un "ruolo" importante per salvaguardare un equilibrio. quindi definirlo disturbato è senza alcun dubbio fuori luogo.

condivido anche il fatto che internando lo "scemo del paese" si perde di vista il suo ruolo fondamentale. Il nostro peccato originario di uomini moderni è quello di aver troppo spinto ad una esaltazione della natura "mentale" dell'uomo a discapito della sua natura fisica. Cercando solo la prima si crede nel miraggio della perfezione delle idee... e pertanto si allontana come "aborto" un esempio di imperfezione.
La pochezza di questa considerazione sta nel fatto che si perdono di vista due aspetti fondamentali: l'umiltà e lo spirito autocritico.
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Vecchio 15-November-2007
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Parli del Disco di Nebra (L'ho visto al naturale - in una teca naturalmente - Impressionante)

Io andrei più in là ancora, ritengo che il detentore di sapere è permeato di "spirito sacro" e non necesseriamente recita un ruolo ma ne è convinto. In fondo non è poi diverso dal ruolo del celebrante nella messa (almeno dovrebbe essere così). Il richiamo al divino non è un trucco, ma una convinzione, anche se questo può portare a potere e privilegi.
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 15-November-2007
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Lo aveo capito, ma lo stesso mi da fastidio, perché mi fa supporre che chi si esprime cosí presupponga che l'interlocutore sia di questo parere e non ammetta che un ragioniere, o un idraulico o chessoio esprima pareri su campi diversi dalla contabilità o dalle tubature dell'acqua. E questo non è vero, almeno per quel che mi riguarda.

Le controrepliche: ci vorrá un po' di tempo in ogni caso, anch'io lavoro e ho molte gatte da pelare. E sinceramente non amo le polemiche, le confutazioni, preferisco riportare esperienze e pareri e anche lasciare aperti i discorsi, non è mia intenzione convincere ,e tanto meno "convertire", chiunque.
A parte ragioniere ho la laurea in economia, ma per mia indole amo acculturarmi in tutti i campi. Ma la mia accezione voleva semplicemente sottolineare in maniera ironica che non avendo fatto studi professionistici nel campo sono ben contento di ricevere smentite su mie errate convinzioni.

Poi, anche chi ha fatto studi specifici si sbaglia a volte. Per esempio anni fa conobbi una dottoranda in biochimica, che aveva anche fatto delle ricerche sul prione della mucca pazza, e questa mi venne a raccontare che l'aspirina uccide il virus del raffreddore. Prima la guardai incredula, poi cercai di spiegarle che l'acido acetilsalicilico, in quanto fluidificante semplicemente ha un'azione sintomatologica... Ma lei si incazzò e mi replicò con un "ma vuoi saperne più tu di me che le ho studiate queste cose?"... al che mi resi conto che nemmeno valeva la pena continuare. L'unica cosa positiva di questa conoscenza fu che mi regalò un libro di chimica tra i campioni gratuiti che le arrivavano all'università (perché collaborava anche a tenere delle lezioni).

Cmq, a me il confronto intelligente piace perché mi permette di migliorarmi. E quando trovo persone competenti vado in estasi, perché la maggior parte non motiva mai le cose che sostiene... le dà sempre per scontate, come cadute dal cielo. E questo mi irrita non poco... Sono disposto a ritrattare tutte le mie convinzioni, purché l'altro sia in grado di dimostrare la veridicità delle sue e (per il principio di falsificabilità di Popper) a falsificare le mie
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Vecchio 15-November-2007
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Parli del Disco di nebra (L'ho visto al naturale - in una teca naturalmente - Impressionante)

Io andrei più in là ancora, ritengo che il detentore di sapere è permeato di "spirito sacro" e non necesseriamente recita un ruolo ma ne è convinto. In fondo non è poi diverso dal ruolo del celebrante nella messa (almeno dovrebbe essere così). Il richiamo al divino non è un trucco, ma una convinzione, anche se questo può portare a potere e privilegi.
Si, il disco di nebra... non ricordavo il nome. Eh, beato te. Io l'ho visto solo in foto.

condivido sul fatto che chi è detentore di sapere e si sente investito di "spirito sacro" ne sia convinto. Anche perché se non ne fosse convinto lui figuriamoci se riuscirebbe a convincere gli altri In effetti parlare di recitare un ruolo è sbagliato. E' più corretto dire che interpreta un ruolo... un ruolo che comunque il fatto che sia stato "scoperto" in parecchie società umane in tutto il mondo è dimostrazione della sua importanza.
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La maggior parte delle cose che cadono dal cielo le hanno prodotte gli uccelli!
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dott. Claudio Giorgini
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La maggior parte delle cose che cadono dal cielo le hanno prodotte gli uccelli!
eh eh eh E meno male che il buon dio non ha fatto le ali ai buoi...
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Vecchio 15-November-2007
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"ma vuoi saperne più tu di me che le ho studiate queste cose?".
Aver studiato non vuol ancora dire aver capito, e per capire non serve sempre aver studiato in modo accademico. Io ad esempio non capisco nulla di economia (e devo dirigere una clinica , riesco a fingere abbastanza bene :-\")e per studiarla sono troppo pigro, non la trovo divertente.
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 15-November-2007
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Una breve parentesi sulla malattia mentale oggi. Sebbene quello che è considerato malato tenda ad essere oggi in un certo qual modo alienato dalla società ,poichè ne è forse lo specchio rappresentando l'altro lato della medaglia che non si vuole guardare, mi fa rabbrividire il fatto che la malattia mentale sia divenuta oggi nelle società industrializzate un vero e proprio percorso.... che alcuni genitori consciamente o inconsciamente preparano per i lori figli......purtroppo conosco casi del genere e sono davvero stucchevoli.......

Inoltre è rimasto molto poco spazio per concetti come "la comunanza con gli spiriti" o gli dei, che dà un certo tipo di conoscenza utile alla comunità.

C'è un signore qui dalle mie parti che una volta vide me e il mio compagno mostrare ad un'altra persona alcuni movimenti d'Aikido. Si avvicinò dicendo che erano movmenti molto buoni, poi fece fare al mio compagno alcuni movimenti con le braccia, individuando una vecchia lussazione alla spalla.....disse che lui era un guaritore,- di quelli che qui si chiamano genericamente "addrizzaossa" credo- che sapeva curare piaghe, porri, fratture e mali generici e che questa conoscenza l'aveva ricevuta dai morti che gli venivano in sogno.
Raccontò anche che una volta riuscì a rimettere in sensto una donna che stava morendo di parto ,anche se fu molto difficile.
Non so oggi chi si metterebbe nelle sue mani se si rompe qualcosa e a chi magari viene dalla città o da una cultura altra potrebbe certo sembrare un folle.
Anche se certe pratiche ritornano sotto vesti diverse (avevo pensato di aprire una discussione in porposito, cioè su pratiche medicinali moderne direttamente in relazione con quelle antiche) ma non vi prometto nulla per ora)

Poi vorrei domandare a dgeg se la dipendenza da sostanza psicoattive è per lui derivante solo da sofferenza o non vi siano anche cause diverse.
E penso anche a quelle droghe che non hanno effetti molto visibili esternamente ma che agiscono comunque chimicamente,o fanno normalmente parte della dieta alimentare come il caffè.

Alcuni sciamani sudamericani ad esempio usano i loro preparati drogherecci tutti i giorni e sono praticamente tutti gli uomini del villaggio...... mentre le donne zappano! uguale nelle regioni dell'oppio.....ho letto una volta un articolo dal titolo: le donne lavorano gli uomini sognano!
meno male che in molte culture ci sono anche le sciamane!
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Vecchio 15-November-2007
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Anche la nicotina è un alcaloide psicoattivo molto potente come ben sappiamo, ma non c'è la stessa percezione di "droga", come invece è per le cd. "droghe" in genere, ma gli effetti negativi possono essere altrettanto importanti, soprattutto perché potenziati dal loro veicolo (le sigarette) che va a far danni altrove.
La caffeina stessa come dicevi può portare a spiacevoli conseguenze se abusata, annullando gli effetti "positivi" (relativamente) che si presentano se assunta in piccole dosi.
Per non parlare poi dell'alcol e di altre sostanze psicoattive non percepite come droghe.
Probabilmente se si incominciasse a parlare di fumatori come di tossicodipendenti o di Stato come spacciatore di droga, cambierebbe anche la percezione sociale del fenomeno, sarebbe interessante da valutare a livello sociologico
E' curioso però che non ci sia interesse pubblico al recupero dei fumatori, e che si preferisca pagarne il costo enorme in termini di sanità pubblica. Secondo voi: Monopoli di Stato - Costo sociale-sanitario, produce un utile per lo Stato o una perdita?

Ivan
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Vecchio 15-November-2007
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Le sostanze psico attive agiscono sempre sugli equilibri ormonali, di conseguenza il loro consumo sistematico sposta in maniera definitiva questi equilibri. va da sé che nel momento in cui cessa l'assunzione lo spostamento che ne deriva comporta effetti psichici rilevanti, che si chiama astinenza.

In effetti è interessante quello che dici riguardo al fumo. Per far mettere il casco in testa a chi guida un motorino questo aspetto del costo pubblico è stato messo più volte in evidenza. Non si considera però per l'aspetto legato al fumo. Tuttavia, c'è una differenza notevole: che è un pò il gradino in cui in incespica un governo democratico. Proibire la vendita di sigarette implicherebbe costi "immediati" a fronte di un risparmio "in un lontano futuro". Quale legislazione (che ha mandato 5 anni al massimo) si assumerebbe l'onere di una decisione così impopolare e di cui non vedrebbe nell'arco della legislazione i benefici?
E' la stessa ragione per cui nel meridione, dove è noto che il 40% dell'acqua viene dispersa nelle condutture fatiscenti degli acquedotti, si parla di fare il ponte sullo stretto di Messina ma non di rifare la rete di acquedotti, che avrebbe come orizzonte temporale almeno 10 anni.

Ultima Modifica di ivan : 15-November-2007 16:44. Ragione: non quotare interamente il messaggio soprastante quando rispondi, non serve
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Poi vorrei domandare a dgeg se la dipendenza da sostanza psicoattive è per lui derivante solo da sofferenza o non vi siano anche cause diverse.
E penso anche a quelle droghe che non hanno effetti molto visibili esternamente ma che agiscono comunque chimicamente,o fanno normalmente parte della dieta alimentare come il caffè.
Direi che bisogna differenziare (con una frase del genere si ha sempre ragione , trucco del mestiere :twisted: ), non tutte le sostanze psicoattive, come il caffé il the ecc. sono da considerare droghe se non altro perché non provocano danni a livello psichico e sociale, a livello organico naturalmente i danni del tabacco sono accertati e la tendenza all'assuefazione è per il tabacco maggiore. Nel caso del caffé, del the e perticolarmente anche di bevande alcooliche il confine tra dipendenza e abitudine alimentare è labile e impreciso. Biochimicamente vi è sempre e comunque un'azione. Sta di fatto che in Europa il consumo pro capito di alcool sie è pressoché dimezzato nel corso di un secolo, provabilmente perché le condizioni generali di vita sono migliorate. Nella clinica psichiatrica di Zurigo, il Burghölzli, si riteneva un secolo fa che lun terzo dei ricoveri fosse dovuto all'alcool. Oggi la cifra è, malgrado tutto, assai minore e questo ha motii sociali.

E anche nell'uso delle droghe ci sono divese forme e possibilità culturalmente determinate. La dipendenza da droghe, come la conosciamo nel nostro mondo occidentale è certamente legata a sofferenza, disagio, incapacità di reagire opportunamente alle frustrazioni, insaziabilità (e qui mi riallaccio a Battegay).

Altrove ci sono motivi o anche motivi diversi, legati a situazioni sociali o ambientali. Pensiamo all'uso del Kath nelle regioni meridionali della penisola araba che ha un carattere sociale, o a quello delle foglie di coca (non cocaina!) nelle zone Andine.

Ho citato Raymond Battegay, che certamente non è noto ai più. Battegay è stato professore di psichiatria a Basilea e ha pubblicato molti scritti sia sulle dipendenze che sulle psicoterapie in particolare di gruppo. Pure a Basilea era attivo negli stessi anni ('60-'80) Gaetano De Benedetti, specialista in particolare delle schizofreie e Kielholz, che si è dedicato alle depressioni. A differenza di Freud e Jung che hanno fondato "scuole" e il cui pensiero è in buona parte a livello teorico di base, Battegay e gli altri sono più legati alla pratica quotidiana ed hanno una visione più larga, in base anche all'esperienza delle cliniche universitarie che macava completamente a Freud e Jung che hanno lavorato con un numero relativamente ristretto di pazienti selezionati se non altro dagli altissimi costi delle leoro prestazioni. Nella mia esperienza ho imparato ad apprezzare il contributo dato dai "pratici", alcuni, non quelli di asilea purtroppo li ho anche conosciuti personalmente nella loro veste di supervisori, rispetto ai "teorici", che hanno sì posto le basi, ma che solo attraverso un lavoro di filtrazione e adattamento sono applicabili alla pratica quotidiana con i pazienti.
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dott. Claudio Giorgini
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Direi che bisogna differenziare (con una frase del genere si ha sempre ragione , trucco del mestiere :twisted: ), non tutte le sostanze psicoattive, come il caffé il the ecc. sono da considerare droghe se non altro perché non provocano danni a livello psichico e sociale, a livello organico naturalmente i danni del tabacco sono accertati e la tendenza all'assuefazione è per il tabacco maggiore.
Per quanto riguarda la caffeina, ma potrei sbagliarmi, le mie fonti non sono scientifiche, ho letto però dell'aumento di casi di intossicazione vera e propria (e relativa prassi di disisntossicazione) e di assuefazione fisica, oltre che psichica con segni di sintomatologie legate all'astinenza (irritabilità, nervosismo, ansia, etc...) che possono portare anche a problemi di relazione.
Curare la dipendenza fisica di un "caffeinomane" è però più semplice che in altre situazioni.
Ovviamente alla base di tutto c'è il disagio che porta poi all'abuso (di qualsiasi sostanza).
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Curare la dipendenza fisica di un "caffeinomane" è però più semplice che in altre situazioni.
Ovviamente alla base di tutto c'è il disagio che porta poi all'abuso (di qualsiasi sostanza).
Sono certamente il peggior soggetto per una domanda del genere, io mi bevo le mie dieci tazze di caffè al giorno e sto benissimo e da oltre 25 anni ho smesso di fumare

Certo vi possono essere casi del genere, ma le conseguenze sono relativamente limitate, in questi casi è certamente la personalità tendente alle dipendenze a predominare sulla sostanza stessa.
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dott. Claudio Giorgini
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