Mi sento per amore di equilibrio di dovere intervenire in questa interessantissima discussione perchè in fin dei conti fra i vari utenti che fin ora hanno scritto di droghe e malattie mentali, non ce ne è uno che abbia detto di fare uso di droghe o che gli sia stata diagnosticata chessò.. una schizofrenia in varie varianti e quindi abbia una conoscenza personale degli argomenti.
ovviamente il fatto che io abbia vissuto e viva personalmente delle esperienze non significa che io abbia ragione per conoscenza, infatti credo che in fin dei conti nessuno sia quì per far valere le proprie ragioni ma per discutere e cercare una possibile soluzione ad un problema angoscioso, come aiutare il paziente? come aiutare il medico?
io sono consapevole del fatto che allo stato attuale della nostra condizione di evoluzione sociale è molto difficile trovare alternative improvvise a quella che forse sembra l'ultima sponda di salvezza per alcuni malati. Io stesso dovetti richiedere un T.S.O. nei confronti di un mio amico,conoscevo personalmente lo psichiatra che avrebbe effettuato l'intervento( era il mio psichiatra...he he) e col buono e col bello riuscimmo ad irretire il mio amico;non sapevo esattamente a cosa sarebbe andato incontro dopo una prima sedazione ed ora che lo so, so anche che non avrei potuto fare altrimenti e che in un modo o nell'altro gli è stata salvata la vita e invece di descrivere l'obrobrio del ricovero forzato del mio amico in italia preferisco dare un' immagine migliore e vissuta personalmente da me in francia mentre facevo amicizia con l'elopram, dopo essermi detto ciao ciao col prozac...e mi procuravo inconsapevolmente un ricovero forzato in quella nazione.
sono necessarie alcune premesse: come mai ero in terapia con dei farmaci? come mai mi fidavo di quello psichiatra?
la prima domanda richiederebbe una risposta troppo lunga per essere esaustiva in un solo colpo e la risposta alla seconda forse contiene elementi sufficienti per dedurre anche una buona parte della risposta alla prima.
mi fidavo di quello psichiatra perchè quando, pur di togliermi di mezzo, i miei parenti decisero di farmi fare un TSO ( forti di svariate ed illustri diagnosi di malattie psichiatriche ) arrivò proprio lui- il mio Dottor G.- rimproverò gli astanti che lo avevano chiamato e mi offrì un panino(troppo sintetico ma per ora...),e mi disse: tu però un giorno avrai bisogno di me.
dopo 3 anni pensai di avere bisogno di lui e così è iniziato uno dei rapporti più strani della mia vita... il Dottor G. in prima analisi mi disse che lui non credeva alla psicoterapia e che non ci si poteva fare un bel niente: se ero malato me lo dovevo tenere: cos'è la malattia che ho? boh? come ti senti? cosa non va? cosa posso fare per te? fu presto chiaro che quello che poteva fare era prescrivermi medicine e così ci mettemmo a cercare quella giusta ma, haimè, senza trovarla.
in effetti il Dottor G. non credeva neanche alle medicine, credo che il Dottor G. preferisca vedermi normale e senza bisogno di alcuna sostanza psicoattiva,neanche quella di personale elezione se non per un uso quanto mai saltuario.
Cosa successe in francia?
In francia successe che venendo investito in pieno dall'effetto del farmaco(elopram) che prendevo subii un tale UP che altro che cocaina od anfetamina, in pratica non mangiavo, non dormivo, per calmarmi bevevo dosi spaventose di alcool e fumavo come un ossesso;
per una serie di incompresioni mi montò dentro una rabbia irrefrenabile e camminavo per chilometri e gridavo e sputavo sangue,la gente mi guardava come una mina pronta ad esplodere e qualcuno ha anche cercato di disinnescarmi a testate ma non c'era niente da fare ed in effetti ero delirantissimo: ovviamente le mie azioni avevano una logica incomprensibile! diciamo che il culmine è durato per 3 giorni.
ad un certo punto del mio perigrinare come un dannato per il paese e le sue campagne sempre a caccia di fumo ed alcool entro in chiesa e...Miracolo! mi calmo.... mi guardo intorno e vengo attratto da un gruppo marmoreo che rappresentava la sacra famiglia: quanta compostezza,quanta dignità,quanta forza e consapevolezza nel bastone di Giuseppe quanta serietà nelle bocche chiuse e negli sguardi franchi quanta distanza. Mi inginocchiai piangendo e ringraziando per quanto andavo leggendo nella scultura quando un cappellano accese un aspirapolvere che mi diede ai nervi e mi voltai ad inveirlo ricordandogli che eravamo in un luogo sacro e che doveva fare silenzio...hem a questo punto meglio che specifico che non ero e non sono cattolico e che questo episodio della chiesa troverà maggiori connotazioni più avanti nel discorso a cui spero di aggiungere il mio contributo.
Il cappellano spense subito l'aspirapolvere e stette in silenzio ad osservarmi,poi venne vicino , cominciammo a parlare e si offrì di aiutarmi.
io gli dissi che avevo bisogno di ascoltare musica classica,bach se possibile,le goldemberg variations per clavicembalo...possibile...
già in italia mi ero trovato in situazioni simili,ma l'ambiente noto e la possibilità di alternative aveva impedito simili eccessi.
Un paio di volte(ricordiamoci il prozac) sono andato in un ospedale dicendo di sentirmi male ed agitato, praticamente arrabbiatissimo, chiedendo aiuto, e la cosa si è sempre risolta con qualche goccia di lexotan e due barzellette, quindi penso di fare lo stesso in francia e vengo accompagnato ad un ospedale psichiatrico....per inciso pensate che ero convinto che il tipo che mi stava aiutando fosse il diavolo-monsieur le diable- od un suo emissario, non erano i vestiti a farmelo pensare...ma l'aspetto ed altro, tutto il mondo sensibilissimo e misterioso in cui ero completamente immerso...epperò- mi dicevo- pare che al momento sia l'unico di cui posso fidarmi...... e quindi gli affidai la tutela della mia compagna ed andammo a ricoverami....alla reception mi lascio andare ad una dissertazione sul mio cognome che a tratti associavo alla parola galassia ed alla via lattea data l'assonanza ... mi dissero che ritenevano di dovermi ricoverare per qualche giorno ed io accettai e la mia compagna firmò la richiesta di ricovero..il tutto alquanto ingenuamente perchè non sapevamo che per legge il ricovero sarebbe durato minimo 14 giorni e prolungato senza appello all' occorrenza, e si sa che in francia la legge è legge.
io però grazie alle mie "miracolose" doti uscivo dopo 4 giorni in barba alla legge francese.
ma sono stati 4 giorni interessanti e ricchi di vita che mi consentono una visione positiva di un certo approccio terapeutico.
mi scuso,ma non sono abituato ad esporre ad un pubblico la mia vita ed il mio pensiero come fosse un argomento lineare e studiato in tutti i suoi tratti quindi ora mentre mi accingo a dare una breve descrizione non saprei quale aspetto sia di maggior rilievo nè posso seguire fedelmente un ordine cronologico.
salutati la mia compagna ed il Sig. Diavolo, vengo invitato a fare una doccia,qualcosa mi diceva che non avrei dovuto rifiutare e tutto sommato mi andava e vengo portato in un bagno molto strano...la cosa che notavo di più era una enorme vasca di pietra rossa...ed ero molto contento di stare in piedi sotto la doccia che non dentro quella vasca. finita la doccia mi viene dato un comodo completino in tinte viola e vengo introdotto in un ambiente...televisione ,poltrone, divani, un' ampia vetrata su un giardino bello e vasto, ed una quindicina di pazzi in giro...
come mi hanno visto i pazzi hanno preso a radunarmisi intorno protendendosi verso di me,con volti distorti...con le mani....io comincio un urlo e subito vengo afferrato da un infermiere e portato in una cella imbottita con un lettino e lasciato lì ( immaginate cosa pensavo?).
mi metto seduto sul lettino in quella che alcuni marzialisti definiscono posizione corretta(
sei zan) memore di antichissimi trascorsi come karateka e degli esercizi di concentrazione eseguiti in questa posizione e memore inoltre di alcuni passi del sutra del loto e del mitico nam-myoho-renge-kiò lasciti di un brevissimo mio accostamento alla pratica del buddismo di niciren e di cui conosco quindi l'efficacia senza che questo faccia di me un buddista od un karateka più di quanto la conoscenza dell'efficacia di una pistola faccia di me un assassino.
dopo un po' viene introdotto un carrello con molte cose buone da mangiare,ed io- che non so da quanti giorni non mangiavo- decisi di non accettare e rimasi in
sei zan.
dopo un certo periodo il carrello venne ritirato con evidente disappunto per il mio disprezzo e mi fu data una coperta,non accettai la coperta e rimasi in seizan tutta la notte,coi miei pensieri.
alla mattina la porta fu aperta e dopo un po comparve Madame F. che era una di quelle che più mi aveva spaventato la sera prima ed entrò scusandosi ed offrendomi delle pantofole di cui ero sprovvisto (e quindi scalzo), insomma socializzando e dicendomi degli orrori che si subivano in quel posto:mi disse che le avevano strappato tutti i denti, mi disse tutto il suo dolore della vita di fuori e quello di quella dentro quel posto dove eravamo rinchiusi.
feci poi conoscenza con un infermiere simpatico che mi spiegò in maniera che lo comprendessi bene che io non ero li per proteggere gli altri da me,ma per proteggere me dagli altri,quelli di fuori...ovviamente sorse con questo infermiere un' immediata intesa,infatti gli altri,quelli di fuori,mi parevano alquanto scostumati ed aggressivi nei miei confronti e dire che era tutta gente che mi conosceva...mi parve quindi una cosa buona stare lì ad aspettare di calmarmi e presi a socializzare con chiunque.
presto mi furono fatte delle analisi e trovarono "tracce di sangue nell'alcol"
mi dissero che dovevo prendere dei farmaci che accettai e mi feci un abbuffata a pranzo che erano tutti increduli,una cucina ottima e così pure la sera ed il giorno dopo,ottimi piatti,a volontà e di enorme varietà...una stanza per me ed una compagnia molto variegata.
il primo giorno tutto bene...il secondo giorno la mattina vado a dire arrivederci e grazie quando mi viene posto il paletto dei 14 giorni: non si esce,in nessun modo,la legge prevede un periodo di osservazione di 14 giorni e basta.
telefonate in giro e certamente l'intervento del Dottor G. è stato cruciale,
ho scomodato pure il consolato...ma vabbèh...in definitiva mi ero già fatto i miei piani di fuga, comunque decisi di usare prima la pazienza,che fu premiata.
Una delle impressioni che avevo era che più o meno chiudessero un occhio sul fatto che non sempre ingoiavo le pasticche che mi davano facendole scivolare nel comodo taschino della mia tenuta da matto.
c'erano alcuni matti che mi interessavano più di altri e con cui andavo particolarmente daccordo e ci facevamo pure qualche risata.
Uno dei miei amici mi passò la cognizione che era preferibile il carcere a quel luogo perchè almeno dal carcere sapevi quando uscivi mentre da lì no(sarà vero in francia)e che quello dove eravamo noi era un settore di relativa libertà perchè non eravamo poi tanto matti e c'erano altri settori in cui i pazienti stavano in isolamento perenne.
mi informai con i medici se per caso praticasero l'elettroshock e mi dissero che in caso di necessità ,si ,era possibile...la cosa mi turbò alquanto.
le arti marziali si riaffacciano nella nostra vita da manicomio...prima del ricovero avevo fatto una cosa strana poi per non allungare troppo se qualcuno vuole spiego il perchè, avevo dato un colpo con il fianco ad una grossa motocicletta che passava e così avevo una coscia molto gonfia e dolorante...anzi il dolore costante mi faceva impazzire

e mi meravigliavoche nessuno si occupasse della cosa ed avevo anche fatto qualche sorta di rimostranza, quando mi si avvicina un matto che non conoscevo,uno orientale...fai cinese va...o coreano...non saprei ,che si mette squadrarmi e mi dice che stavo rovinato fisicamente,che la muscolatura non era tonica,anzi quasi assente,che la gamba era un casino..non ricordo che arte praticasse e gli chiesi se poteva fare qualcosa per me...lui disse che l'unica cosa che poteva fare ,se lo autorizzavo, era di colpirmi con un calcio dato come sapeva lui...dietro un vetro c'erano infermieri che ci osservavano...... mi dissi che infondo era meglio provare e così mi colpì sciogliendo la dolorosissima contrazione muscolare.Un altro personaggio che frequentavo con piacere era la signorina O. ex karateka anche lei,shotokan anche lei ,karatedo insomma, e prendemmo a ripassare delle sequenze a due che avevo completamente dimenticato...che piacere stare in un manicomio a far finta di prendersi a botte mentre fuori magari te le danno davvero! mi dicevo che infondo si godeva di una certa libertà.
La signorina O. è una di quelle che sopratutto mi ha dato l'impressione di essere un medico infiltrato,una falsa matta prechè per esempio poche ore prima della mia dimissione si presenta con una vecchia rivista di karate che ritraeva in copertina un centinaio di praticanti riuniti per una fotocommemorativa di chissà quale evento e mi disse: dimmi se tu fossi uno di questi , quale saresti? pensaci bene a rispondere perchè da questo dipende se te ne esci o no...così di punto in bianco. io le chiesi di esprimere un suggerimento mentre intanto mi guardavo i partecipanti al vecchio raduno ed individuavo uno che secondo me mi assomigliava proprio nel periodo in cui facevo karate.
La signorina O. mi indicò un sogetto ed io invece indicai quello che avevo scelto...uno di quelli sorridenti sulla foto.
ora mi fermo perchè prima di cominciare immaginavo che sarebbe stato lungo,ma non quanto e mi rendo conto che prima di arrivare ad esprimere quanto sento a riguardo degli argomenti che stiamo trattando ce ne vorrà ancora molto sempre che vi interessi, per il momento quello che sto cercando di fare è di fornirvi una panoramica di esperienze vissute su cui maturano le mie riflessioni riguardo a droghe,psicofarmaci,psichiatria ed alternative.