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  #46 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Se pensiamo però agli antidepressivi Milena, gli SSRI (che tra l'altro se non sbaglio stanno per essere sostituiti da altri farmaci ancora più selettivi, e qui Mario può illuminarci) non hanno l'impatto che avevano certi farmaci del passato.
Alcuni neurolettici o altri antidepressivi (tipo gli IMAO) di vecchia generazione si portavano dietro una selva di complicazioni notevoli, e infatti prima di prescrivere farmaci si ponderava molto bene la situazione generale del paziente.
Gli SSRI (il Prozac, ma non solo: sertralina, fluoxetina, parossetina etc...) sono senz'altro meglio tollerati, e questo per me è stato anche il motivo per il quale c'è stata una diffusione maggiore e più capillare (i medici di famiglia li prescrivono direttamente spesso, senza passare per uno specialista) di questi farmaci, ma non sono privi di effetti collaterali, alcuni sono anche subdoli e insidiosi.
Di fronte però ad una depressione invalidante che ti divora dentro, Milena, i farmaci spesso ti permettono se non altro di intraprendere un percorso di cura, anche non solo esclusivamente farmacologico.
E' un pò come voler operare una ferita di guerra senza usare l'anestetico, a volte la sofferenza può essere davvero tanta e il farmaco è il male minore.
Di errori purtroppo ce ne sono, ed in questo caso i danni sono spesso permanenti.
Io credo che un cattivo psichiatra o un cattivo psicologo possano fare molti danni, e al contrario un buon psicologo ed un buon psichiatra possano aiutare... certo questo avviene ovunque, ma quando si parla di mente si toccano gli aspetti più sensibili e profondi di una persona.
L'esperimento di Rosenham è un esempio evidente dei limiti attuali della psichiatria e soprattutto di un certo fare superficiale.
David Rosenham - Wikipedia
http://www.stanford.edu/~kocabas/onbeingsane.pdf
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  #47 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Malattia vuol dire alterazione di un equilibrio. Essa dunque esiste però non è un fatto permanente.
Anche accettando per buona la definizione, questo non è vero, ci sono malattie permanenti, il diabete ad esempio o una stenosi coronarica o anche un disturbo della personalità. M atuttavia tali malattie non conducono necessariamente o immediatamente alla morte.


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Anche se non tutti quelli che tentano il suicidio vogliono morire veramente.
Molto spesso vogliono vivere, ma non possono più vivere così.

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La medicina occidentale è sintomatica per sua stessa ammissione ,cioè non bada alle cause ,ma solo agli effetti.
Non lo ritengo assolutamente vero.

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Seguendo un tale ragionamento è ovvio che i farmaci non servono a curare, cioè ad eliminare le cause. Non dico che non possano essere usati, però per tempi molto brevi...
Ma chi ha l'illusione di poter sempre curare le cause? Talora è possibile, talora no. I tempi: quelli necessari, talora brevi, talora lunghi, talora di durata non determinabile a priori.

I
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Vi ho fatto l' esempio del mio amico.......ammettiamo che abbia avuto un momento di disequilibrio e che inizialmente aveva bisogno dei farmaci......ora essi sono diventati una schiavitù poichè nessuno di quelli che gli stanno intorno,dalla famiglia ai medici, agisce perchè egli possa liberarsi dai farmaci e dal disequilibrio, ma anzi fanno il contrario.
Questo è un problema che riguarda un caso specifico, non di carattere generale, e come tale va affrontato e risolto, se possibile.

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Il passato ti insegue solo se sei tu o chi ti è vicino a fornire l'energia necessaria a questo inseguimento.
Una bella frase, ma che significa?
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dott. Claudio Giorgini

Ultima Modifica di dceg : 27-November-2007 15:20.
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  #48 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Ivan,

sono d'accordo con te.
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dott. Claudio Giorgini
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  #49 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Non vorrei dire una sciocchezza, ma se non sbaglio in italia lo psichiatra viene da Medicina mentre il psicoterapeuta da Psicologia, quindi il primo è medico (e può prescrivere farmaci), mentre il secondo no.
Non so se esistano specializzazioni in psicoterapia anche per psichiatri, ma è una mia ignoranza.
In Germania vi sono i psicoterapeuti medici ed i psicoterapeuti psicologi, lavorano gli uni accanto agli altri, la differenza fondamentale è che i non medici non possono prescrivere farmaci.

Nella formazione degli psichiatri, e naturalmente degli psicoterapeuti, è necessaria anche un'esperienza personale di psicoterapiaterapia, individuale o di gruppo.
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dott. Claudio Giorgini
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  #50 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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sì Claudio, poi mi sono corretto nel messaggio successivo.
Credo che sia come dici anche in Italia.
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  #51 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Grazie ivan per il link molto interessante.

le definizioni di malattia che ho dato e anche le considerazioni sui farmaci per fortuna non sono farina del mio sacco ma sono condivise da motle persone, psichiatri e psicolog ,medici e filosofi.

Trovo assurdo che si cerchino medicine che agiscono sul cervello, e dunque creano potenzialmente dipendenza, per evitare le dipendenze da "droghe" ......... questo si che è folle, un enorme spreco di energia , un bel pò di azioni inutili.... tanto più che le stesse medicine usate per combattere certi sintomi li producono anche........un bel circolo vizioso: dopo un pò che prendi una certa medicina sicuramente avrai i sintomi di una data malattia.......

Quanto alla frase che non hai capito Claudio, mi sembra molto semplice e chiara , cos' è che non hai capito?
Ti ringrazio intanto per l'apprezzamento estetico . Una bella frase è una bella frase cosa poi significhi la bellezze ,beh, ci sono interi trattati al riguardo ; io posso solo dire che essa è un'assoluto.....e poichè è tale dovresti riuscire da solo a comprendere anche perchè sono io a non capire, a questo punto, in base a cosa hai dato una definizione di bellezza.......

Io credo che dovremmo riflettere sul perchè la psicoterapia sia nata come branca medica solo in questo secolo ,quando l'uomo è sempre l'uomo. Ho l'impressione che il suo scopo negativo non dichiarato sia quelllo di far accettare anche ciò che è inaccettabile ed esercitare una forma di controllo e coercizione sociale applicabile a chiunque ...... non voglio dire con ciò che tutte le persone che si dedicano a questo lavorativamente lo facciano consapevolmente o non siano in grado di aiutare veramente le persone , ci mancherebbe altro. Però riflettiamo sul fatto che se lo psicologo può essere visto in un certo senso come un mediatore tra l'individuo e la società il suo ruolo tanto più è importante
l
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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  #52 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Mi sento per amore di equilibrio di dovere intervenire in questa interessantissima discussione perchè in fin dei conti fra i vari utenti che fin ora hanno scritto di droghe e malattie mentali, non ce ne è uno che abbia detto di fare uso di droghe o che gli sia stata diagnosticata chessò.. una schizofrenia in varie varianti e quindi abbia una conoscenza personale degli argomenti.
ovviamente il fatto che io abbia vissuto e viva personalmente delle esperienze non significa che io abbia ragione per conoscenza, infatti credo che in fin dei conti nessuno sia quì per far valere le proprie ragioni ma per discutere e cercare una possibile soluzione ad un problema angoscioso, come aiutare il paziente? come aiutare il medico?

io sono consapevole del fatto che allo stato attuale della nostra condizione di evoluzione sociale è molto difficile trovare alternative improvvise a quella che forse sembra l'ultima sponda di salvezza per alcuni malati. Io stesso dovetti richiedere un T.S.O. nei confronti di un mio amico,conoscevo personalmente lo psichiatra che avrebbe effettuato l'intervento( era il mio psichiatra...he he) e col buono e col bello riuscimmo ad irretire il mio amico;non sapevo esattamente a cosa sarebbe andato incontro dopo una prima sedazione ed ora che lo so, so anche che non avrei potuto fare altrimenti e che in un modo o nell'altro gli è stata salvata la vita e invece di descrivere l'obrobrio del ricovero forzato del mio amico in italia preferisco dare un' immagine migliore e vissuta personalmente da me in francia mentre facevo amicizia con l'elopram, dopo essermi detto ciao ciao col prozac...e mi procuravo inconsapevolmente un ricovero forzato in quella nazione.

sono necessarie alcune premesse: come mai ero in terapia con dei farmaci? come mai mi fidavo di quello psichiatra?
la prima domanda richiederebbe una risposta troppo lunga per essere esaustiva in un solo colpo e la risposta alla seconda forse contiene elementi sufficienti per dedurre anche una buona parte della risposta alla prima.
mi fidavo di quello psichiatra perchè quando, pur di togliermi di mezzo, i miei parenti decisero di farmi fare un TSO ( forti di svariate ed illustri diagnosi di malattie psichiatriche ) arrivò proprio lui- il mio Dottor G.- rimproverò gli astanti che lo avevano chiamato e mi offrì un panino(troppo sintetico ma per ora...),e mi disse: tu però un giorno avrai bisogno di me.

dopo 3 anni pensai di avere bisogno di lui e così è iniziato uno dei rapporti più strani della mia vita... il Dottor G. in prima analisi mi disse che lui non credeva alla psicoterapia e che non ci si poteva fare un bel niente: se ero malato me lo dovevo tenere: cos'è la malattia che ho? boh? come ti senti? cosa non va? cosa posso fare per te? fu presto chiaro che quello che poteva fare era prescrivermi medicine e così ci mettemmo a cercare quella giusta ma, haimè, senza trovarla.
in effetti il Dottor G. non credeva neanche alle medicine, credo che il Dottor G. preferisca vedermi normale e senza bisogno di alcuna sostanza psicoattiva,neanche quella di personale elezione se non per un uso quanto mai saltuario.
Cosa successe in francia?
In francia successe che venendo investito in pieno dall'effetto del farmaco(elopram) che prendevo subii un tale UP che altro che cocaina od anfetamina, in pratica non mangiavo, non dormivo, per calmarmi bevevo dosi spaventose di alcool e fumavo come un ossesso;
per una serie di incompresioni mi montò dentro una rabbia irrefrenabile e camminavo per chilometri e gridavo e sputavo sangue,la gente mi guardava come una mina pronta ad esplodere e qualcuno ha anche cercato di disinnescarmi a testate ma non c'era niente da fare ed in effetti ero delirantissimo: ovviamente le mie azioni avevano una logica incomprensibile! diciamo che il culmine è durato per 3 giorni.

ad un certo punto del mio perigrinare come un dannato per il paese e le sue campagne sempre a caccia di fumo ed alcool entro in chiesa e...Miracolo! mi calmo.... mi guardo intorno e vengo attratto da un gruppo marmoreo che rappresentava la sacra famiglia: quanta compostezza,quanta dignità,quanta forza e consapevolezza nel bastone di Giuseppe quanta serietà nelle bocche chiuse e negli sguardi franchi quanta distanza. Mi inginocchiai piangendo e ringraziando per quanto andavo leggendo nella scultura quando un cappellano accese un aspirapolvere che mi diede ai nervi e mi voltai ad inveirlo ricordandogli che eravamo in un luogo sacro e che doveva fare silenzio...hem a questo punto meglio che specifico che non ero e non sono cattolico e che questo episodio della chiesa troverà maggiori connotazioni più avanti nel discorso a cui spero di aggiungere il mio contributo.
Il cappellano spense subito l'aspirapolvere e stette in silenzio ad osservarmi,poi venne vicino , cominciammo a parlare e si offrì di aiutarmi.
io gli dissi che avevo bisogno di ascoltare musica classica,bach se possibile,le goldemberg variations per clavicembalo...possibile...

già in italia mi ero trovato in situazioni simili,ma l'ambiente noto e la possibilità di alternative aveva impedito simili eccessi.
Un paio di volte(ricordiamoci il prozac) sono andato in un ospedale dicendo di sentirmi male ed agitato, praticamente arrabbiatissimo, chiedendo aiuto, e la cosa si è sempre risolta con qualche goccia di lexotan e due barzellette, quindi penso di fare lo stesso in francia e vengo accompagnato ad un ospedale psichiatrico....per inciso pensate che ero convinto che il tipo che mi stava aiutando fosse il diavolo-monsieur le diable- od un suo emissario, non erano i vestiti a farmelo pensare...ma l'aspetto ed altro, tutto il mondo sensibilissimo e misterioso in cui ero completamente immerso...epperò- mi dicevo- pare che al momento sia l'unico di cui posso fidarmi...... e quindi gli affidai la tutela della mia compagna ed andammo a ricoverami....alla reception mi lascio andare ad una dissertazione sul mio cognome che a tratti associavo alla parola galassia ed alla via lattea data l'assonanza ... mi dissero che ritenevano di dovermi ricoverare per qualche giorno ed io accettai e la mia compagna firmò la richiesta di ricovero..il tutto alquanto ingenuamente perchè non sapevamo che per legge il ricovero sarebbe durato minimo 14 giorni e prolungato senza appello all' occorrenza, e si sa che in francia la legge è legge.

io però grazie alle mie "miracolose" doti uscivo dopo 4 giorni in barba alla legge francese.
ma sono stati 4 giorni interessanti e ricchi di vita che mi consentono una visione positiva di un certo approccio terapeutico.
mi scuso,ma non sono abituato ad esporre ad un pubblico la mia vita ed il mio pensiero come fosse un argomento lineare e studiato in tutti i suoi tratti quindi ora mentre mi accingo a dare una breve descrizione non saprei quale aspetto sia di maggior rilievo nè posso seguire fedelmente un ordine cronologico.
salutati la mia compagna ed il Sig. Diavolo, vengo invitato a fare una doccia,qualcosa mi diceva che non avrei dovuto rifiutare e tutto sommato mi andava e vengo portato in un bagno molto strano...la cosa che notavo di più era una enorme vasca di pietra rossa...ed ero molto contento di stare in piedi sotto la doccia che non dentro quella vasca. finita la doccia mi viene dato un comodo completino in tinte viola e vengo introdotto in un ambiente...televisione ,poltrone, divani, un' ampia vetrata su un giardino bello e vasto, ed una quindicina di pazzi in giro...

come mi hanno visto i pazzi hanno preso a radunarmisi intorno protendendosi verso di me,con volti distorti...con le mani....io comincio un urlo e subito vengo afferrato da un infermiere e portato in una cella imbottita con un lettino e lasciato lì ( immaginate cosa pensavo?).
mi metto seduto sul lettino in quella che alcuni marzialisti definiscono posizione corretta(sei zan) memore di antichissimi trascorsi come karateka e degli esercizi di concentrazione eseguiti in questa posizione e memore inoltre di alcuni passi del sutra del loto e del mitico nam-myoho-renge-kiò lasciti di un brevissimo mio accostamento alla pratica del buddismo di niciren e di cui conosco quindi l'efficacia senza che questo faccia di me un buddista od un karateka più di quanto la conoscenza dell'efficacia di una pistola faccia di me un assassino.
dopo un po' viene introdotto un carrello con molte cose buone da mangiare,ed io- che non so da quanti giorni non mangiavo- decisi di non accettare e rimasi in sei zan.
dopo un certo periodo il carrello venne ritirato con evidente disappunto per il mio disprezzo e mi fu data una coperta,non accettai la coperta e rimasi in seizan tutta la notte,coi miei pensieri.
alla mattina la porta fu aperta e dopo un po comparve Madame F. che era una di quelle che più mi aveva spaventato la sera prima ed entrò scusandosi ed offrendomi delle pantofole di cui ero sprovvisto (e quindi scalzo), insomma socializzando e dicendomi degli orrori che si subivano in quel posto:mi disse che le avevano strappato tutti i denti, mi disse tutto il suo dolore della vita di fuori e quello di quella dentro quel posto dove eravamo rinchiusi.
feci poi conoscenza con un infermiere simpatico che mi spiegò in maniera che lo comprendessi bene che io non ero li per proteggere gli altri da me,ma per proteggere me dagli altri,quelli di fuori...ovviamente sorse con questo infermiere un' immediata intesa,infatti gli altri,quelli di fuori,mi parevano alquanto scostumati ed aggressivi nei miei confronti e dire che era tutta gente che mi conosceva...mi parve quindi una cosa buona stare lì ad aspettare di calmarmi e presi a socializzare con chiunque.
presto mi furono fatte delle analisi e trovarono "tracce di sangue nell'alcol"
mi dissero che dovevo prendere dei farmaci che accettai e mi feci un abbuffata a pranzo che erano tutti increduli,una cucina ottima e così pure la sera ed il giorno dopo,ottimi piatti,a volontà e di enorme varietà...una stanza per me ed una compagnia molto variegata.
il primo giorno tutto bene...il secondo giorno la mattina vado a dire arrivederci e grazie quando mi viene posto il paletto dei 14 giorni: non si esce,in nessun modo,la legge prevede un periodo di osservazione di 14 giorni e basta.
telefonate in giro e certamente l'intervento del Dottor G. è stato cruciale,
ho scomodato pure il consolato...ma vabbèh...in definitiva mi ero già fatto i miei piani di fuga, comunque decisi di usare prima la pazienza,che fu premiata.
Una delle impressioni che avevo era che più o meno chiudessero un occhio sul fatto che non sempre ingoiavo le pasticche che mi davano facendole scivolare nel comodo taschino della mia tenuta da matto.
c'erano alcuni matti che mi interessavano più di altri e con cui andavo particolarmente daccordo e ci facevamo pure qualche risata.
Uno dei miei amici mi passò la cognizione che era preferibile il carcere a quel luogo perchè almeno dal carcere sapevi quando uscivi mentre da lì no(sarà vero in francia)e che quello dove eravamo noi era un settore di relativa libertà perchè non eravamo poi tanto matti e c'erano altri settori in cui i pazienti stavano in isolamento perenne.
mi informai con i medici se per caso praticasero l'elettroshock e mi dissero che in caso di necessità ,si ,era possibile...la cosa mi turbò alquanto.

le arti marziali si riaffacciano nella nostra vita da manicomio...prima del ricovero avevo fatto una cosa strana poi per non allungare troppo se qualcuno vuole spiego il perchè, avevo dato un colpo con il fianco ad una grossa motocicletta che passava e così avevo una coscia molto gonfia e dolorante...anzi il dolore costante mi faceva impazzire e mi meravigliavoche nessuno si occupasse della cosa ed avevo anche fatto qualche sorta di rimostranza, quando mi si avvicina un matto che non conoscevo,uno orientale...fai cinese va...o coreano...non saprei ,che si mette squadrarmi e mi dice che stavo rovinato fisicamente,che la muscolatura non era tonica,anzi quasi assente,che la gamba era un casino..non ricordo che arte praticasse e gli chiesi se poteva fare qualcosa per me...lui disse che l'unica cosa che poteva fare ,se lo autorizzavo, era di colpirmi con un calcio dato come sapeva lui...dietro un vetro c'erano infermieri che ci osservavano...... mi dissi che infondo era meglio provare e così mi colpì sciogliendo la dolorosissima contrazione muscolare.Un altro personaggio che frequentavo con piacere era la signorina O. ex karateka anche lei,shotokan anche lei ,karatedo insomma, e prendemmo a ripassare delle sequenze a due che avevo completamente dimenticato...che piacere stare in un manicomio a far finta di prendersi a botte mentre fuori magari te le danno davvero! mi dicevo che infondo si godeva di una certa libertà.
La signorina O. è una di quelle che sopratutto mi ha dato l'impressione di essere un medico infiltrato,una falsa matta prechè per esempio poche ore prima della mia dimissione si presenta con una vecchia rivista di karate che ritraeva in copertina un centinaio di praticanti riuniti per una fotocommemorativa di chissà quale evento e mi disse: dimmi se tu fossi uno di questi , quale saresti? pensaci bene a rispondere perchè da questo dipende se te ne esci o no...così di punto in bianco. io le chiesi di esprimere un suggerimento mentre intanto mi guardavo i partecipanti al vecchio raduno ed individuavo uno che secondo me mi assomigliava proprio nel periodo in cui facevo karate.
La signorina O. mi indicò un sogetto ed io invece indicai quello che avevo scelto...uno di quelli sorridenti sulla foto.
ora mi fermo perchè prima di cominciare immaginavo che sarebbe stato lungo,ma non quanto e mi rendo conto che prima di arrivare ad esprimere quanto sento a riguardo degli argomenti che stiamo trattando ce ne vorrà ancora molto sempre che vi interessi, per il momento quello che sto cercando di fare è di fornirvi una panoramica di esperienze vissute su cui maturano le mie riflessioni riguardo a droghe,psicofarmaci,psichiatria ed alternative.
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  #53 (permalink)  
Vecchio 27-November-2007
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Ecco, ora lo sputtanamento è completo mi pare

Devo quotare, nel senso vale anche per me.....:-)
ragazzi vi presento il mio compagno, alias laser, ringraziandolo per voler condividere qui , di persona, le sue esperienze che possono essere utili a chiarire alcune questioni e anche il mio punto di vista..... che naturalmente non può essere uguale a quello di altri, ma sicuramente ha le sue cause.
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  #54 (permalink)  
Vecchio 28-November-2007
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Aquamarina, comprendo benissimo il tuo punto di vista e quello di laser, che ringrazio moltissimo per il suo contributo ed il coraggio di esporlo di prima persona.

Che il vissuto del terapeuta e del paziente sia diverso è nella logica o nell'ordine delle cose.

Quanto al mio non capire la tua affermazione di qualche post fa, si tratta del fatto che ne ricavo l'impressione che il superamento del passato sia una questione di volontà, e quasto per me non è vero. La volontà è necessaria, ma purtroppo da sola non basta.
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dott. Claudio Giorgini
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  #55 (permalink)  
Vecchio 28-November-2007
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Io dico solo che, sul fatto che quelli intervenuti fino ad ora non abbiano fatto uso di svariate droghe e di alcool, non ci metterei la mano sul fuoco... Almeno vale per me. Le due cose in situazioni differenti però. Le prime, di qualsiasi tipo, non mi hanno mai portato a dipendenza. Alla base non c'era infatti alcun motivo se non la giovinezza, l'incoscienza, l'ambiente, la voglia di sperimentare, ecc. La coca invece l'ho provata in età più adulta. E lì non so se sia per tutti così, ma a cascarci ci vuole poco. Basta una volta sola e il giorno dopo non fai altro che pensare a quello. E tuttavia anche in questo caso mi sono bastate un paio di esperienze, perchè la fase "motivazione alla base" era già passata. Con l'alcool invece l'esperienza è stata più prolungata. Certo non sarà stato esattamente alcoolismo, magari neanche esattamente dipendenza da alcool, e tuttavia una mezza bottiglia al giorno o più di whiskey, rum, tequila, ecc., ed esser sbronzo alle tre del pomeriggio, tanto bene non fanno. Neanche al portafogli. Soprattutto se per un periodo relativamente prolungato. Certo ancora non ero arrivato allo stadio di Nicolas Cage in Via da Las Vegas, ma forse poco ci mancava. La motivazione però qui c'era. La stessa che mi ha anche portato a passare belle nottate con a fianco della bottiglia, quella del liquido per sturare gli scarichi o altre delicatezze simili, senza sapere bene quale scegliere tra le due. Tutto sommato anche la stessa che mi ha fatto schiantare in macchina a 150 all'ora. E ora lo sputtanamento è veramente completo
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  #56 (permalink)  
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Sputtanamento? No, Karl. Non siamo, io almeno, qui per giudicare nessuno, non sono né prete né giudice. Se tu racconti di te, delle tue difficoltà, dei tuoi dubbi, non è sputtanamento, è coraggio. E non dimenticare, hai superato in qualche modo il periodo critico, e questo rende fiduciosi per il futuro, non che non ci saranno difficoltà, ma si possono superare. Complimenti!
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dott. Claudio Giorgini
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  #57 (permalink)  
Vecchio 28-November-2007
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Aquamarina, comprendo benissimo il tuo punto di vista e quello di laser, che ringrazio moltissimo per il suo contributo ed il coraggio di esporlo di prima persona.
Buon giorno dceg non sarebbe ancora il momento di un dialogo serrato visto che non ho ancora esposto il mio punto di vista, però il dialogo l'ho sempre preferito all'esposizione e quindi colgo le occasioni che mi fornisci e vorrai fornirmi per inoltrarmi con te e gli altri nella discussione e nella condivisione del mio punto di vista che è -credo- alquanto articolato. Mi permetto di essere pignolo riguardo me stesso e sottolineo che non si tratta assolutamente di coraggio; il coraggio prevede infatti una situazione di pericolo e quì non ne scorgo alcuna...ma partendo dal presupposto che sono schizofrenico potrei sbagliarmi? vedremo.
come dicevo giusto un messaggio fa espongo il mio punto di vista solo per amore di equilibrio

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