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  #91 (permalink)  
Vecchio 04-December-2007
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ma chissà perché gli si dà sempre grande risalto.
ma è semplice : per istigare un sentimento di impotenza nella popolazione
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  #92 (permalink)  
Vecchio 04-December-2007
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interludio: L’Idiota con l’Hakama
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  #93 (permalink)  
Vecchio 04-December-2007
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Ho dimenticato di inserire il piccolo glossario dove era necessario,magari metto tutto alla fine.

dicevo che le caratteristiche che differenziano i movimenti dell' aikido da quelli del karate trovano motivazione nelle loro origini pratiche che proverò a riassumere sinteticamente: il karate jitsu nasce dall'esigenza di distruggere a mani nude uomini dotati di armatura e spada, l' aikijujutsu dalla esigenza di uomini dotati di armatura e spada di affettare uomini con corazza e spada senza rovinare la propria lama.


prima di inoltrarci nella considerazione di alcune conseguenze pratiche di quanto sopra accennato e delle conseguenze che esse implicano nella loro evoluzione in karatedo ed aikido e quindi nella vita di tutti i giorni sarà opportuno ringraziare il Maestro Fabrizio Ruta, V°dan dell' Aikikai d' Italia per aver acconsentito alla trasposizione integrale del promemoria intitolato:


GINNASTICA O VIA SPIRITUALE?
L' aikido come raja yoga

"L' aikido non è una tecnica per combattere il nemico e per sconfiggerlo. E la via per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani una sola famigia. L'anima dell'aikido è armonizzare se stessi con il moto dell'Universo, lasciando tutto nelle mani di Dio"

Morihei Ueshiba

I rishi, i veggenti dell'India antica, sostenevano che la causa prima della sofferenza umana era l'ignoranza in relazione alla propria reale natura che è Compiutezza ed Unità. Scopo di tutte le Scienze Sacre tradizionali, è di aiutare l'uomo a riconoscersi come Totalità reintegrandosi e riconciliandosi con il Principio Primo. La via dello yoga(yogadarsana) consiste nella disciplina del corpo e della mente allo scopo di superare la "caduta" e di riunrsi( yoga significa appunto "congiungere,unire") con il Tutto. Anche l' aikido può essere considerato una via di Realizzazione per integrare l'uomo nel Centro Originale. "Ai" di aikido può infatti essere tradotto con armonia, unione e quindi può riportarci allo stesso significato di yoga. Fare "aiki" significa unire la propria energia individuale a quella universale, divina. Infine la parola "do"(via cammino) è equivalente a darsana. Il senso profondo di queste due discipline ci autorizza ad affermare che l'aikido è yogadarsana e viceversa. Tra le tante forme di yoga (karma yoga, bakti yoga, hata yoga), tratteremo quì dello yoga regale codificato da Patanjali.
Nella pratica del raja yoga, distinguiamo otto anga (mezzi pratici di realizzazione) che sono:
1) Yama (autocontrollo e proibizioni)
2) Niyama (osservanze)
3) Asana (posizioni)
4) Pranayama (controllo del respiro)
5) Pratyahara (astrazione, controllo dei 5 sensi)
6) Dharana (concentrazione)
7) Dhyana (meditazione)
8 ) Samadhi (contemplazione)

Adesso descriveremo più in dettaglio i vari stadi dell'ascesa e il loro corrispettivo nella pratica dell' aikido secondo gli insegnamenti del M° H. Tada.
1) e 2) le proibizioni (yama) sono: non violenza, non falsità, non appropriazione, continenza e non possessività. Le osservanze (nyama) sono purezza, contentarsi, ardernte aspirazione, studio ed abbandono a Dio...
Nel mondo dell'aikido yama e nyama sono riferiti ad una condotta di vita moralmente ed eticamente corretta (non rubare, non uccidere,....) e, in senso più stretto, al rispetto delle regole di condotta del dojo (salutare entrando ed uscendo dal tatami, rispettare i compagni di allenamento, avere una corretta igiene personale,...). Possiamo considerare yama e niyama come i prerequisiti che lo studente( sadhaka, aikidoka) dovrebbe sviluppare prima di intraprendere il cammino.
3) Asana sono le posizioni assunte durante la pratica dello yoga che donano al corpo fermezza, eleganza, salute e leggerezza. Esse devono essere "stabili, comode e rilassate".
Nell aikido corrispondono alla ginnastica (aikitaiso) al modo di stare in piedi e di muoversi nello spazio e all'esecuzione delle tecniche, al waza. In senso più ampio, queso anga corrisponde al lavoro sul corpo che deve diventare stabile, centrato, rilassato, morbido, aperto....
4) Pranayama (controllo del tespiro) trova il corrispettivo negli esercizi di kokyu che sarebbe più corretto rendere con cho-ki (controllo del ki) perchè appunto la parola pranayama si può tradurre come controllo(ayama) dell'energia vitale (prana). Noi come abitanti di questo pianeta dobbiamo assorbire ossigeno ed espellere anidride carbonica ma come abitanti dell'Universo dobbiamo nutrire il nostro corpo di ki, prana per vivere ed evolvere.
Ayama oltre che controllo vuol dire anche espansione e stiramento. Un aspetto importante del respiro è il kumabhaka cioè la ritenzione del respio che è fondamentale nella pratica dello yoga. Kumbha è una brocca, un recipiente per l'acqua e come tale può essere svuotato dell'aria che è al suo interno e riempito di acqua completamente oppure può essere svuotato dall'acqua e riempito completamente di aria. Nell aikido esistono molte tecniche di respirazione che vengono insegnate nel ki-no-renma e hanno il compito di accrescere l'energia vitale (attraverso la concentrazione ed il controllo del ki), espandere la propria energia oltre i confini del corpo fisico ("stirando ed ampliando" il respiro), trovare il proprio giusto ritmo (che poi viene utilizzato per creare il ritmo nell'esecuzione delle tecniche) collegarsi con il Respiro Universale.
5) il quinto anga è descritto nel seguente versetto degli yogasutra che afferma: "il pratyahara si ha quando i sensi non sono più in contatto con i rispettivi oggetti, assumendo(così) l'identità con la natura propria della mente (che rimane ferma ed incolore)". Esso consiste nell'interrompere l'identificazione della mente con le attività sensorie. Qando i sensi percepiscono un dato sensoriale dalla realtà esterna, la mente lo interpreta definendolo in schemi e rappresentandolo con concetti (ricorrendo ai ricordi posti in memoria). Inoltre l'io reagisce all'eperienza sensoriale provando attrazione, repulsione, o rimanendo neutro. Pratyahara consinte quindi nel non farsi influenzare dalle esperienze sensoriali interpretando, concettualizzando, e provando repulsione o piacere. Per esempio una carezza ci provoca piacere mentre un pugno paura o dolore. Quando in aikido subiamo un attacco o veniamo afferrati con decisione, se non pratichiamo "l'astrazione" siamo "catturati" da uke attraverso le sensazioni che ci provengoo dall'esterno e dalle nostre reazioni automatiche interiori. Occorre invece semplicemente essere testimoni delle sensazioni (e delle reazioni interiori collegate) senza farci prendere e guidare da esse. Quindi durante l'allenamento dobbiamo percepire con chiarezza gli stimoli sensoriali che provengono dall'esterno senza che la mente intervenga determinando una risposta difensiva automatica. Ad esempio nel momento in cui il partner ci afferra, è necessario prendere atto di ciò senza irrigidire i muscoli evitando l'istinto automatico che ci porta a reagire combattendo con il partner.
6)"Concentrazione è fissare la mente in un punto". Forgiato il corpo con la pratica delle asana purificata la mente dal fuoco del pranayama e portati, con pratyahara, i sensi
sotto controllo, viene raggiunto lo stato di assoluta concentrazione, dharana che è il primo stadio per arrivare alla meditazione ed alla contemplazione. Una tecnica specifica di concentrazione insegnata da Tada Sensei è chiamata "mu gai chi nen ho" e consiste nel concentrarsi in silenzio visualizzando l'esecuzione delle diverse tecniche percependo nella propria immaginazione il movimento, i suoni, gli odori eccetera. Anche quando poggiamo lo sguardo su un punto specifico del tatami durante l'esecuzione delle tecniche, creiamo un flusso di concentrazione.
7)"Il fissarsi ininterrottamente su tale punto è meditazione". Il penultimo stadio è la meditazione, dhyana in sanscrito e za-zen o anjodaza in giapponese. L'aikido è spesso definito "moving zen" ovverosia meditazione in movimento perchè, una volta che la forma tecnica esteriore è padroneggiata e i movimenti provengono direttamente dall'inconscio senza la mediazione del livello mentale inferiore, possiamo superare la contrapposizione soggetto-oggetto, uke-tori, vincere-perdere ed entrare in uno spazio meditativo libero dal pensiero razionale legato alla visione duale dell'esistenza. Ci si avvicina così allo stadio successivo dove la coscienza entra nella dimensione "assoluta".
8 ) " La stessa meditazione quando assume solo la forma essenziale dell'oggetto e non quella della rappresentazione mentale, dicesi samadhi ( satori in giapponese )". La condizione della meditazione porta all' ottavo stadio quando la coscienza, libera dalla preoccupazione e dai legami, si unisce al movimento stesso dell'Universo diventando "una con il Tutt'Uno". E' una situazione di pura estasi in cui l'essere individuale raggiunge l'essenza dell'Amore eterno incondizionato. Scopo ultimo della ricerca spirituale è appunto la Redenzione e la Liberazione che colma la "scissura" con il mondo del soprasensibile riportando l'uomo alla "Casa del Padre". La contemplazione è quindi il superamento della polarità creata dalla "caduta" dell'uomo e il riposare dell'ente in una condizione che viene definita di "illuminazione". Occorre aggiungere che la distinzione tra i vari anga è comunque artificiosa perchè una concentrazione prolungata diventa meditazione e questa sfocia nella contemplazione...d'altro canto eseguire un esercizio di pranayama diventando il respiro stesso dell'universo o di Dio è una forma di samadhi (illuminazione)...
Da quanto detto, risulta comprensibile che l'aikido può essere considerato uno yoga marziale, una via di conoscenza realizzativa per l'individuo. Molti praticanti e insegnanti si fermano all' esteriorità rimanendo ancorati al puro aspetto ginnico, tecnico, difensivo. Questo perchè la nostra arte presenta altezza, profondità e ampiezza, con molti livelli di apprendimento permettendo così ad ognuno di trovare quello che cerca. Ci si può quindi fermare alla buccia, assaggiare la polpa o trovare i semi di una nuova vita. Ognuno è chiamato a fare le proprie scelte e a decidere quale strada intraprendere seguendo le proprie inclinazioni, qualificazioni , vocazioni e predisposizioni.
Riassumendo e completando quanto sopra esposto, se vogliamo dare un senso profondo al nostro "agire" nel dojo e restituire all'aikido lo status di Via di Conoscenza così come insegnato del Fondatore, dovremmo tener conto dei seguenti aspetti quando pratichiamo la nostra arte :
- sviluppare una sana coscienza morale;
- trovare una postura stabile, rilassata e viva( appoggiare i piedi correttamente, tenere le ginocchia flesse, la schiena dritta e le spalle rilassate);
- chiudere l'ano( per controllare il sistema nervoso, controbilanciare la spinta verso il basso del diaframma, portare la cosicenza in basso stabilizzando la mente);
- poggiare lo sguardo sul tatami (o all'orizzonte) durante la pratica, fissando un punto(metsuke,en zan no ken). Questo permette di non essere "catturati" da uke e di rimanere liberi. Possiamo così essere concentrati su quello che facciamo senza attaccamento ( che rappresenta l'ombra della concentrazione);
- occorre occuparsi di uke (vigilare affinchè non si faccia male, tener conto del suo livello e delle sue capacità,...) ma non preoccuparsi per lui perdendo il proprio centro quindi la stabilità.
- non rimanere fermi in attesa "dell'attacco" tra l'esecuzione di una tecnica e la successiva per non bloccare il flusso della propria energia;
- eseguire i movimenti in maniera "assoluta" cioè libera dall'attacamento che porta a spingere, proiettare, rovesciare, bloccare... in altri termini, non bisogna " fare qualcosa ad uke" (tecnica reltiva) ma muovere noi stessi;
- non criticare il modo di eseguire le tecniche degli altri praticanti e degli insegnanti;
- rimanere "imperturbabili" di fronte all'attività di uke , all'aggressione che sembra provenire dall'esterno( sia che si tratti di allenarsi nel dojo che di affrontare le diffoltà del vivere quotidiano);
- non combattere. Eliminare l'immagine, l'idea stessa di nemici da vincere perchè , in ultima analisi, gli unici avversari da sconfiggere sono dentro noi stessi, nel nostro cuore;
- unirsi ad uke, fare "aiki" con lui per superare l'illusione della polarità ; entrare nel ritmo dell'Energia Universale reintegrandosi nel principio primo attraverso un atto cosciente di volontà e di abbandono a Dio.
Quindi ognuno di noi che pratica aikido, è chiamato a riflettere e a guardarsi dentro, cercando nel proprio cuore la risposta sul senso della nostra arte e della propria vita e fare le scelte conseguenti.
Auguro a me stesso e a tutti che la Luce dell'Amore e della Comprensione illumini il cammino. Buon keiko!

Fabrizio Ruta

Glossario
Aikidoka: praticante di aikido.
Anga: mezzi pratici di relaizzazione.
Anjo daza: meditazione, vuoto mentale.
Asana: posizione eseguite nell' hatha yoga .
Bakti yoga : lo yoga devozionale.
Dharana: concentrazione.
Darsana: la via del praticante dello yoga.
Dhyana : meditazione.
Do: Via, cammino spirituale ( tradotto anche con michi) .
En zan no ken : lett. "guardare una montagna lontana", è lo sguardo da tenere durante la meditazione e la pratica dell'aikido.
Hatha yoga: lo yoga del sole e della luna incentrato soprattutto su posizioni del corpo e tecniche di respirazione .
Karma yoga: lo yoga dell'azione disinteressata.
Keiko: allenanmento.
Kumbakha: ritenzione del respiro.
Metsuke: fissare un punto.
Mu gai chi nen ho: esercizi di visualizzazione.
Niyama: osservanze.
Pranayama : controllo del respiro.
Pratyahara: astrazione, controllo dei cinque sensi.
Raja yoga: lo yoga regale codificato da Patanjali e descritto negli yogasutra.
Rishi: i veggenti dell'India antica.
Sadhaka: praticante dello yoga.
Samadhi: contemplazione (satori in giapponese).
Tori: chi esegue il movimento attivo nella pratica dell'aikido.
Yama: autocontrollo e proibizioni.
Yoga sutra: aforismi yoga.
Uke: colui che "attacca", la proiezione esteriore dei nostri nemici interni.




Ultima Modifica di laser : 04-December-2007 18:23. Ragione: 8 ) invece di 8)
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  #94 (permalink)  
Vecchio 05-December-2007
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Già....anch'io non ho parole....


Quello del Maestro Ruta è giusto un promemoria per i principianti e sarebbe bello approfondire molti dei suoi contenuti,io stesso sono un dilettante,ma ho anche lasciato molti punti in sospeso, tipo il confronto con la psichiatria italiana parlando del mio amico F. oppure l'utilizzo di sostanze psicoattive quanto ha a che vedere con la noia e cosa è la noia, dei S.E.R.T. moltissimi punti ho rinviato e sarebbe opportuno definirli,ma mi rendo conto che la vostra disponbilità potrebbe esaurirsi,non si immaginava certo che per dipingere bene il quadro della situazione ci volesse tanto tempo e non si immagina in effetti quanto tempo sarebbe ancora necessario a che il pittore lo giudichi completo,quindi opto per uno schizzo abbastanza fedele e lo completo con quanto segue prima di ritenerlo di vostra fruibilità.

Torno qundi sui modi comportamentali generati dalla pratica del karatedo(ama il tuo avversario come fosse tuo padre e tua madre)e del aikido (ama l'altro come te stesso) .
nel karatedo,l'esigenza di sconfiggere l'avversario con colpi potenti e l'allenamento necessario per raggiungere questo scopo implica una notevole velocità decisionale e l'abilità di portare in porto questa decisione nello stesso istante in cui si è generata,ovvero nel momento in cui si riconosce un nemico, il contatto è fatale.
questo,nell'apprendista che ancora non ha incarnato gli 8 anga può tradursi in reazioni eccessivamente reattive e di una reattività dirompente sia dal punto di vista fisico che verbale , questo poco si adatta ad una società in cui se ci si difende da un aggresione fisica poi ci si deve difendere in tribunale, ed anche verbalmente si può finire col fare molto più male di quanto non si possa immaginare.
vi è poi data la velocità di reazione il rischio di reagire karateisticamente anche in caso di errore, e difficilmente potrebbe porvisi rimedio.
Anche ad alti livelli la via per incarnare in se gli 8 anga porta si al superamento del conflitto ma attraverso la distruzione e quindi ad una visione rigidissima del tipo tutto bianco o tutto nero, il dualismo non è superato siamo ancora in una fase "schizo".

Nell'aikido che nasce dall' esigenza di non rovinare le proprie spade quando per esempio si incrociavano(detto tipo dado da brodo senza gulutammato)
non si attacca mai,è uke che deve attaccare per poter agire di conseguenza.
questo implica nel dilettante un incapacità certa ad utilizzare impropriamente il waza dell' aikido .

un intuizione è fondamentale , ovvero entrando in contatto con l'avversario e movendosi come se l'altro fosse la propria spada si ottengono le tecniche proprie dell'aikido.
l'attenzione posta alla spada si trasferisce ad uke e siccome la spada è considerata un estnsione di sè, anche uke diventa una propria estensione.
La dualità è superata,non siamo più in una fase "schizo".

ora quelli che avevano esaurito curiosità e pazienza saranno grati ad una certa mancanza di tempo che ho oggi e che mi porta a concludere quì questa sintesi/schizzo, questo "mi presento" un po' particolare.

ora per me è il momento di fare domande e di discutere un po' e 'sta sera forse potrò fare ambo le cose.
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Vecchio 06-December-2007
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Ho fatto una domanda ed ho avuto una risposta,ma non quì, mi sono rivolto al Maestro Paolo Bottoni IV dan dell' aikikai d' italia per avere un parere sull' argomento "aikido o psicofarmaci come prevenzione e cura dei disturbi mentali in persone dal cervello sano" :

D-se ci fosse una sorta di accordo,chessò fra il mio ex psichiatra, il Dottor G. ed un idoneo Maestro di akido credi che l'aikikai appoggerebbe il tentativo di fare aikido come soluzione alla follia in alternativa agli psicofarmaci,in pratica in collaborazione con psichiatri del tipo Dottor G.?

R-se ci fosse una precisa richiesta da parte di uno psichiatra, naturalmente dopo un periodo non brevissimo di attenta osservazione dell'aikido da parte sua, forse

personalmente ci vado molto cauto: è vero che i problemi di molte persone vengono attenuati, non voglio dire risolti, dalla pratica dell'aikido; ma è perché si adeguano al clima del tatami, trovandosi in presenza di un ambiente forte che li influenza e li condiziona, si spera nel meglio

metti invece 4 persone con problemi psicologici, ma ne basterebbero forse anche 2, all'interno di un corso di aikido, e non solo non risolverebbero i loro problemi ma probabilmente ne creerebbero agli altri praticanti

diventerebbero loro la parte dominante e condizionante, quindi non sono favorevole a corsi speciali: di norma è meglio inserire la persona problematica all'interno di un ambiente che non si lasci condizionare dalla sua presenza, non fare qualcosa apposta per lui.

(...)

sul tatami ho incontrato diverse persone con problemi motori o problemi psicologici, e ne ho tratto una conclusione

un insegnante ha o dovrebbe avere gli strumenti per capire le loro esigenze ed andargli incontro, ma questo non puo' essere richiesto agli altri praticanti: e' una responsabilita' troppo grande per scaricarla a cuor leggero, ed alcuni potrebbero legittimamente rifiutarla

quindi in alcuni dojo l'inserimento di persone "diverse" puo' riuscire, in altri no: dipende dall'ambiente e da tante cose che e' difficile definire e dosare.



Mi sembra ovvio che si trattava solo dei casi conclamati, per il resto si tratta di mantenere sano un cervello sano.

Ora c'è il Dodo a farci visita quindi non posso fare le domanda che vorrei, pazienza.

Ultima Modifica di Aquamarina : 18-December-2007 15:50. Ragione: Correzione su richiesta: Paolo Bottoni VI dan con Paolo Bottoni IV dan
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Vecchio 06-December-2007
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psicofarmaci come prevenzione e cura dei disturbi mentali in persone dal cervello sano
L'uso preventivo di psicofarmaci è inammissibile!
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dott. Claudio Giorgini
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L'uso preventivo di psicofarmaci è inammissibile!
giustissimo, e non intendevo con la mia frase dire che possa esistere un uso preventivo degli psicofarmaci, cosa alquanto imponderabile, spero.

io credo che l'aikido sia un toccasana inquanto rende possibile l'allentarsi delle cariche psichiche che altrimenti degenerano, fornendo potentissimi e piacevoli strumenti di introspezione, raffinatissima espressione ed analisi.
Quindi l'aikido come prevenzione e cura di quegli stati "psicotici che possono aggravarsi in schizofrenie" a dire di alcuni se ci si fa uno spinello, altrimenti detti latenti mi pare che ci possa stare, e persino come palliativo e forse risolutivo nei casi più gravi e deliraniti,.


credo che comunque in presenza di una raggionevole alternativa,l' uso di psicofarmaci sia inammissibile sempre e comunque o no?

chissà se c'è qualcuno che ha voglia di parlarne?
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credo che comunque in presenza di una raggionevole alternativa,l' uso di psicofarmaci sia inammissibile sempre e comunque o no?
Questo vale per ogni farmaco, qualora davvero esista un'alternativa che presenti meno rischi a parità di vantaggi. Non direi però inammissibile in maniera preconcetta, ma piuttosto che è necessario e doveroso valutare i rischi ed i vantaggi, la praticabilità dell'alternativa e tutti gli altri elementi. Talora ci sono soluzioni che in certi casi o con certe persone sono applicabili e che con altre non lo sono. Prendi ad esempio il caso di un paziente che si ammala in forma acuta in un paese in cui si parla una lingua che lui non padroneggia e non c'è possibilità di trovare chi lo curi utilizzando la sua lingua (è un caso non teorico, ma che si riscontra quotidianamente). Che altra possibilità, almeno in una fase iniziale c'è di curare il paziente almeno alleviando lo stato di sofferenza acuta, se non l 'uso di farmaci? Se si potesse usare lo strumento lingua, allora una psicoterapia sarebbe, ammessi certi presupposti possibile.

Ricordo un caso che mi si presentò alcuni anni or sono: Si trattava di un giovane che soffriva di grossi problemi in cui uno stato di isolamento e di difficoltà di contatti interpersonali portava ad una forte sintomatologia depressiva che era stata curata ambulatoriamente con antidepressivi senza buon esito. Questo paziente soffriva inoltre di una accentuata sordità insorta in età infantile a causa di otiti trascurate. Il paziente però, a causa di un atteggiamento depressivo e di un senso di vergogna, non utilizzava gli apparecchi acustici che anni prima gli erano stati prescritti, oramai tecnicamente obsoleti e mal funzionanti. In clinica non era possibile un approccio psicoterapeutico individuale, in quanto la comprensione era insufficiente e il paziente tendeva piuttosto a indovinare quanto pensava l'interlocutore gli dicesse e a dare quindi risposte spesso fuori luogo o generiche. Le attività di gruppo, sia terapeutiche che non, erano pressoché impossibili e l'isolamento era fortissimo. Approfittando del fatto che io stesso sono costretto ad usare apparecchi acustici, ho convinto il pziente a vincere le sue remore, lo ho dimesso per permettergli di trovare anche il denaro necessario e di farsi prescrivere nuovi apparecchi di buona qualità. Dopo un mese o poco più il paziente è stato di nuovo, come previsto, ricoverato, ma il trattamento era divenuto praticamente superfluo, in quanto la riacquistata capacità di comunicare con gli altri aveva aperto la porta di un normale superamento dei problemi. È bastato quindi un breve lavoro di consolidamento per permettere al paziente di intraprendere, con una fiducia in sé appena scoperta, la sua vita normale.

Questo caso dimostra quanto sia necessario valutare tutta la situazione in cui si trova il paziente, mantenendosi aperti a ogni soluzione, senza preconcetti, né positivi né negativi.
__________________

dott. Claudio Giorgini
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Che altra possibilità, almeno in una fase iniziale c'è di curare il paziente almeno alleviando lo stato di sofferenza acuta, se non l 'uso di farmaci?
tu mi parli di cura,ma se quello non è malato di che cura parliamo?
soffre si certo,ma credo ci siano infniti modi di alleviare certi dolori,ovviamente quelli che richiedono una particolare conoscenza degli stati emotivi ed una enorme sensibilità sono meno "comodi" ma non mi sembra bello trovare comode "soluzioni" alle sofferenze altrui.

a me per esempio che sono tutto tranne che cattolico osservante mi ha calmato ( in una fase che direi proprio di picco)un gruppo scultoreo una chiesetta di campagna,di una calma vera in cui emozioni represse sono sgorgate liberamente in pianto, ed anche se ho rimproverato il cappellano la collera è subito ridiscesa quando questi ha cessato di far rumore, è stato poi sufficiente che mi accostasse gentilmente per intraprendere la via del "rientro" da parte mia, senza l'uso di farmaci, infatti questi mi sono stati dati il giorno successivo al ricovero ed io ho fatto quasi solo finta di prenderli.

Al mio rientro in italia il Dottor G. commentò : ecco, hai dato un occhiata dall'altra parte,ora sai com'è.


Quote:
Se si potesse usare lo strumento lingua, allora una psicoterapia sarebbe, ammessi certi presupposti possibile.
che i sordi non perdano mai la calma è il mio augurio, ma fra l'altro sopratutto in stati di fobia e psicosi la lingua è quanto meno conta, i suoni si...la postura, l'intenzione...gli sguardi,le emozioni,le sensazioni.
una persona sensibile avverte l'incertezza di chi vorrebbe aiutarlo non conoscendolo affatto somministrandogli farmaci di cui non conosce tutti gli effetti o che anche se li conosce sa che non risolvono il problema a monte e sono rischiosi.

In un dojo di aikido del livello necessario ad integrare una persona in quegli stati non c'è assolutamente bisogno di parole, a meno che i gruppi scultorei non parlino e pure molto bene.


Quote:
Ricordo un caso(...)
Certo si può parlare di caso, infatti l'approccio è stato possibile grazie alla fortuita circostanza della condivisione di un disagio: l' apparecchio acustico

in un dojo di aikido nulla è lasciato al caso,ma ove il caso si presenti verrà accettato riconosciuto ed integrato per quello che è, il rispetto allievo/Maestro è reciproco e naturale, anche kalì verrebbe accettata,rispettata ed indotta al rispetto da quel che si forgia in un dojo di aikido

Quote:
Questo caso dimostra quanto sia necessario valutare tutta la situazione in cui si trova il paziente, mantenendosi aperti a ogni soluzione, senza preconcetti, né positivi né negativi.
Tu avrai certamente notato quanto caute siano state le considerazioni del Maestro Bottoni.

le soluzioni devono essere soluzioni, non vacche grasse come accade quando la soluzione non risolve.

io immagino comunque devo dirlo, una situazione, particolare, quasi ideale, con praticanti esperti o meno e maestri di particolare levatura.
perchè come dice il Maestro Bottoni, una cosa è se il matto ci arriva da solo in un dojo (e magari già ne abbiamo qualcuno....:-k...chissà a chi si riferisce,non mi viene in mente nessuno...) altra è introdurre in un modo od un altro una persona che crede di essere la dea kalì e cerca di uccidere dei coccodrilli perchè non trova delle magliette polo con tutte le braccia necessarie, senza scomporre una normale lezione,cosa ancora tollerabile che però diventerebbè insostenibile dove il numero (l'energia)dei "matti" fosse superiore a quella degli allievi che stanno cercando anche loro qualcosa, l' equilibrio in prima analisi,sarebbe quindi allo stato attuale cosa di difficile realizzazione,concordo, ma il costo è irrisorio rispetto ai soldi che girano col mercato farmaco/chimico e come via teraupetica e di prevenzione meriterebbe di essere intrapresa.
Una sorta di ostacolo è che l'aikido non nasce come psicoterapia,e non lo è,anche se sorte effetti meravigliosi persino sulle persone "sane" e quindi non può proporsi come tale.
Per fortuna però non credo possa rifiutare di andare inconto a chi si impegni seriamente per il benessere delle persone, e quindi collaborerebbe magnificamente alla scompara o massiccia riduzione di determinati drammi.



La strada è lunga, che bello, se fossimo già arrivati ci saremmo persi il viaggio.

chissà dceg forse dalle tue parti conosco qualcuno...."in grado di aiutarti"...perchè poi...sai....a pensarci bene almeno gli psichiatri e gli psicologi (ed i neurologhi per quanto riguarda l'aspetto di rieducazione neuronale,vedi ad esempio ictus-fisioterapia/psicosi-aikido) dovrebbero provare a fare aikido...
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Vecchio 14-December-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Predefinito epigenetica?

Secondo questa branca della gentica ,non sono i geni a controllare l'uomo ma viceversa. A questo punto si può veramente dire che le dipendendze da droghe hanno base genetica?

Riporto quanto basta di uno scritto di Bruce H. Lipton, biologo cellulare, per la rivista Scienza e Conoscenza il controllo delle cellule da parte delle nostre percezioni, il “cervello” della cellula in realtà è la membrana cellulare, l’epigenetica - la scienza di come i geni vengano controllati dall’ambiente
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Molto presto nel corso della mia carriera di scienziato ricercatore e professore di medicina, ho sostenuto attivamente la prospettiva che il corpo umano fosse una macchina biochimica “programmata” dai suoi geni. Noi scienziati ritenevamo che le nostre forze, quali le capacità artistiche o intellettuali, e le debolezze, come le malattie cardiovascolari, il cancro o la depressione, rappresentassero caratteristiche distintive pre-programmate nei nostri geni. Di qui, ho percepito le qualità e i deficit della vita, oltre alla salute e alle fragilità, semplicemente come un riflesso della nostra espressione ereditaria. Ma nel 1980, la mia ricerca cominciò a rivelare che questa prospettiva sul corpo umano era imperfetta. Dal 1985 mi accorsi che le nostre cellule non erano controllate dai nostri geni ma piuttosto dalle loro percezioni dell’ambiente. Formulai un’ipotesi che il “cervello” della cellula in realtà fosse la membrana cellulare, e nel 1987 mi fu offerta l’opportunità di verificare questa ipotesi come membro ricercatore alla Stanford University’s School of Medicine. La mia teoria sul controllo delle cellule da parte delle nostre percezioni fu convalidata in due importanti pubblicazioni scientifiche. Questa ricerca all’avanguardia presagì una delle più attive aree di ricerca attuali, l’epigenetica, la scienza di come i geni vengano controllati dall’ambiente e, più significativamente, dalle nostre percezioni di quell’ambiente.
ora avendo trovato l'articolo per caso e non essendo certo addentro a certe materie ( e ovviamente, essendo assolutamente contro ogni forma di conoscenza ottenuta tramite l'altrui dolore= leggi vivisezione e sperimentazione su animali) mi piacerebbe sapere voi cosa ne pensate.

Ho dato anche uno sguardo alla definizione di epigenetica in wikipedia Epigenetica - Wikipedia
interesdsantui le citazioni. La più bella ritengo siac questa:

« La differenza fra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro. Una volta scritto il libro, il testo (i geni o le informazioni memorizzate nel DNA) sarà identico in tutte le copie distribuite al pubblico. Ogni lettore potrà tuttavia interpretare la trama in modo leggermente diverso, provare emozioni diverse e attendersi sviluppi diversi man mano che affronta i vari capitoli. Analogamente, l'epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture, a seconda delle condizioni variabili con cui il modello viene interrogato »
(Thomas Jenuwein)
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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Vecchio 15-December-2007
AI gens
 
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Aquamarina Visualizza Messaggio
Secondo questa branca della gentica ,non sono i geni a controllare l'uomo ma viceversa. A questo punto si può veramente dire che le dipendendze da droghe hanno base genetica?
L'epigenetica si occupa di tutti i fenomeni molecolari della regolazione dell'espressione genica. In ogni nostra cellula abbiamo 2 copie del genoma. Non tutti i geni sono espressi in ogni cellula ma solo un sottoinsieme del genoma, secondo il tipo cellulare. Un gruppo di geni fondamentali per le funzioni vitali comuni a tutte le cellule (replicazione del DNA, attivita' respiratorie etc) e' sempre espresso (si chiamano infatti geni "housekeeper", cioe' "casalinghi"), mentre altri geni sono espressi solo in certi tipi cellulari. Il gene dell'insulina, per esempio, e' espresso solo nelle cellule beta del pancreas.
Abbiamo geni utilizzati solo per il nostro sviluppo embrionale e fetale, ed ora sono silenti e non li utilizziamo piu' (anzi alcuni di questi, qualora si attivassero accidentalmente, potrebbero perfino contribuire alla formazione di tumori)

Quanto spiegato da questo Bruce H. Lipton nell'articolo e' per lo meno spiegato molto male ed assolutamente fuorviante.
Da una ricerca bibliografica che ho fatto, e' risultato che questo Lipton e' stato un ricercatore in dermatologia alla Stanford Medical School. Ha pubblicato alcuni lavori scientifici non paricolarmente eclatanti sul differenziamento cellulare, che non hanno nessuna rilevanza per l'epigenetica (nessuno dei suoi lavori ha nulla a che vedere con l'epigenetica)

Altrettanto poco chiaro e fuorviante e' poi il paragrafo riportato da Epigenetica- Wikipedia che conferma quanto ho scritto in questo forum su Wikipedia italiana. Decisamente migliore e' Wikipedia inglese la cui voce Epigenetics e' molto piu' affidabile e scientifica.

Epigenetics - Wikipedia, the free encyclopedia

L'epigenetica non implica assolutamente che sia l'uomo a controllare i suoi geni.

La base genetica delle dipendenze da droghe e di malattie psichiatriche come la schizofrenia o la depressione e' stata evidenziata da studi su gemelli separati alla nascita per motivi d'adozione.
In questo modo i fattori genetici vengono separati da quelli ambientali. Questi gemelli sono quindi cresciuti in famiglie diverse, ambienti diversi e anche culture diverse, in quanto, spesso uno dei due gemelli e' stato adottato in un paese diverso da quello dell'altro.

Nel caso di gemelli monozigotici (i classici gemelli identici, che hanno lo stesso genoma), se uno diventa tossicodipendente o alcolizzato, schizofrenico o depresso, la probabilita' che il suo gemello sviluppi lo stesso disturbo e' molto elevata (per schizofrenia o depressione si arriva al 60% di probabilita') nonostante essi vivano in ambienti completamente diversi ed abbiano vite completamente diverse.

Nel caso invece di gemelli dizigotici (i gemelli che non si assomigliano e che possono avere anche sesso opposto e che quindi non hanno lo stesso genoma) la probabilita' e' molto piu' bassa, non lontana da quella dovuta al caso.

Mario

Ultima Modifica di Mario_A : 15-December-2007 00:22.
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