 |
 |
 |
 |
| Discussioni Fuori tema Qui vanno tutte le discussioni fuori tema rispetto alle altre aree del Forum. Inoltre qui vengono spostati quei topic chiusi dal moderatore |
 |
|

25-November-2007
|
|
AI gens
|
|
Data Registrazione: Jan 2005
|
|
Dipendenze da droghe. Neurobiologia
Come richiestomi da voi, ecco un approfondimento sull'argomento. Prima di tutto un cenno al sistema dell'appagamento e a come funziona (ovviamente in forma breve e riassuntiva, tenendo presente che anch'io non ne so molto di piu')
I componenti del sistema dell'appagamento sono: la corteccia prefrontale, che e' quella parte della corteccia del cervello (che nell'uomo e' piuttosto spessa e circonvoluta) che si trova dietro la fronte, poi, sotto la corteccia, al centro del cervello, una regione chiamata VTA (Ventral Tegmental Area) composta da neuroni che producono il neuromediatore dopamina, il Nucleus Accumbens e l'Amigdala (che si trovano anch'essi piu' o meno nella parte centrale del cervello. Essendo il cervello un organo simmetrico, queste regioni sono anch'esse simmetriche, cioe' ognuna si trova in duplicato, una sul lato destro ed una sul lato sinistro.
Questo sistema serve per ricercare gli eventi piacevoli o appaganti, come il sesso, il cibo, ma anche la socialita' e tutto cio' che ci fa piacere. Qui il sesso e il cibo non devono essere confusi con l'istinto della riproduzione o della nutrizione, ma si intende quella componente piacevole e appagante.
Tutte le volte che incontriamo una situazione piacevole, la VTA si attiva e attraverso collegamenti diretti lancia segnali nervosi al Nucleus Accumbens, Amigdala e corteccia prefrontale.
Ricordo che un neurone ha un corpo cellulare centrale, sul quale si trova una foresta di "alberelli" detti dendriti e dal cui corpo si estende una lunga protuberanza tubolare detta assone che trasporta il segnale nervoso, che e' un segnale di tipo elettrico.
All'estremita' dell'assone c'e' una struttura appiattita che si chiama bottone pre-sinaptico, attaccato ad una struttura simile sui dendriti del neurone a cui e' collegato, detta bottone post-sinaptico.
I due bottoni formano una sinapsi tra due neuroni. Nel nostro cervello ci sono circa 100 miliardi di neuroni, e mediamente, ogni neurone riceve segnali da circa ventimila altri neuroni!
Quindi, i neuroni del VTA lanciano segnali nervosi attraverso gli assoni fino ai neuroni del Nucleus Accumbens. Quando il segnale nervoso arriva al bottone pre-sinaptico fa scattare un meccanismo che trasporta la dopamina (che e' immagazzinata in quel punto) attraverso la membrana del bottone pre-sinaptico sulla superficie del bottone post-sinaptico. Qui esistono speciali sensori (recettori) che si attivano solo se la dopamina si lega ad essi. I recettori della dopamina fanno scattare un segnale nervoso nel neurone ricevente delle aree collegate.
Quando il segnale presinaptico finisce, e' necessario che anche quello post-sinaptico finisca anch'esso perche' se continuasse falserebbe tutto.
E' lo stesso concetto di quando vogliamo portare la nostra auto ad una certa velocita' e premiamo sull'acceleratore. Appena raggiunta la velocita' desiderata dobbiamo rilasciare la pressione sul pedale altrimenti l'auto andrebbe fuori controllo.
A questo provvedono dei trasportatori che si trovano nella sinapsi, detti DAT (dopamine transporter). I DAT ricatturano la dopamina dalla superficie del bottone post-sinaptico e la riportano indietro, ottenendo 2 cose: riciclarla nuovamente e far distaccare la dopamina dai recettori facendo cosi' terminare il segnale oltre la sinapsi.
La corteccia prefrontale e' l'area della piu' alta integrazione. In questa regione del cervello si prendono le decisioni. Se esiste il libero arbitrio, questa e' l'area che si attiva. La corteccia prefrontale integra quindi tutti i segnali che vengono dal Nucleus Accumbens (appagamento), Amigdala (emozioni), e i segnali relativi alle sensazioni, ogni cosa riguardante quell'evento e coordina l'apprendimento. In tal modo noi apprendiamo che quella situazione e' piacevole ed appagante e se si ripresentasse un'altra volta potremo decidere di riprovarla.
Possiamo dire meglio che la corteccia prefrontale costruisce la nostra motivazione a riprovare l'evento piacevole.
In questo modo il nostro cervello ha classificato l'evento come piacevole ed appagante e ha costruito una motivazione (che sara' poi piu' o meno forte) e che influira' sulle nostre decisioni.
Quando l'evento viene provato piu' volte, pur restando appagante, la VTA diminuisce il segnale attraverso la dopamina (impulso dopaminergico)
Continua nel prossimo post
|

25-November-2007
|
|
AI gens
|
|
Data Registrazione: Jan 2005
|
|
Dipendenza da droghe (neurobiologia) Parte II: le droghe
Una volta inquadrato il meccanismo dell'appagamento, possiamo dire che le droghe sono spesso sostanze chimiche che hanno una precisa azione farmacologica: spingere il piede sull'acceleratore del segnale dopaminergico della VTA. La cocaina e l'ecstasy bloccano il DAT e quindi rinforzano e prolungano il segnale dopaminergico della VTA, mentre l'anfetamina forza il meccanismo che trasporta la dopamina attraverso la sinapsi creando un segnale falso ed esagerato.
L'alcol, la nicotina, la morfina (eroina ed altri oppiacei) e la marijuana invece si legano a recettori specifici che sono in ordine:i recettori GABA (acido gamma-amino-butirrico), il recettore cosidetto per la nicotina, i recettori Mu e i recettori CB1.
Queste sostanze agiscono su questi recettori attivando circuiti diversi che a loro volta attivano la VTA la quale spara poi gli impulsi dopaminergici.
Prendendo piu' volte le droghe si puo' instaurare una dipendenza a breve termine. Cioe' le sinapsi, investite da questo forte ed esagerato impulso dopaminergico dalla VTA, riducono il volume del segnale con meccanismi di adattamento, ad es. disattivando parzialmente i recettori.
Questi adattamenti hanno una certa durata nel tempo e ritornano alla normalita' se per un periodo di tempo sufficentemente lungo non si assumono piu' queste sostanze.
Durante la dipendenza, poiche' il segnale e' ridotto, le situazioni normali sono insufficienti a creare l'appagamento. Ecco perche' il tossicodipendente prova meno piacere in tutte quelle esperienze una volta appaganti, a cominciare dal sesso, mentre preferisce la droga.
Se la dipendenza e' forte, la deficienza neurochimica puo' provocare dei malesseri anche gravi, noti come crisi di astinenza.
Continuando, si instaura un secondo tipo di dipendenza, quella a lungo termine. Questa e' dovuta ad alterazioni piu' marcate nella corteccia prefrontale, che crea una forte motivazione per la droga che dura nel tempo, anche per anni.
Questo spiega perche' spesso i tossicodipendenti, dopo che smettono e apparentemente ritornano normali, possono poi ricadere nella tossicodipendenza anche dopo anni.
Se da un lato e' facile curare l'astinenza temporanea con farmaci e recuperare il tossicodipendnete mediante psicoterapia, non e' cosi' facile impedire la ricaduta.
La motivazione per la droga e' spesso legata ai ricordi delle prime esperienze. Ecco perche' e' facile ricadere nella droga se si rivivono in qualche modo quelle esperienze.
Nei casi piu' gravi, la motivazione per la droga diventa talmente forte che si instaura un comportamento ossessivo. Cioe' si vuole assumere la droga, costi quel che costi, anche se si rischia il carcere o si deve commettere un crimine anche grave, e anche se l'assunzione di droga non produce piu' nessun piacere.
Cioe' in questa fase, l'assumere la droga e' un evento fine a se stesso.
Adesso e' piu' facile capire che alterazioni dei geni che controllano questi meccanismi possono predisporre l'individuo all'uso di droghe o lo rendono piu' vulnerabile alla dipendenza.
Alcuni fattori genetici identificati coinvolgono i geni degli stessi recettori per la dopamina. Se l'effetto e' la produzione di recettori meno attivi, oppure si ha un ridotto numero di recettori per la dopamina, il segnale dopaminergico risultera' piu' debole e questo pone l'individuo a rischio.
Esiste una sovrapposizione parziale tra la genetica della dipendenza e quella delle sindromi depressive.
Infatti, spesso il tossicodipendente e' un depresso non diagnosticato che si auto-cura istintivamente. Alcune droghe, come la cocaina o la nicotina sono potenti ansiolitici e antidepressivi.
Esistono programmi di ricerca per trovare farmaci capaci di agire sulla dipendenza a lungo termine.
Ad esempio, sei anni fa alcuni miei colleghi hanno fatto una scoperta molto importante: inattivando nei topi il gene per un particolare recettore per il glutammato, si e' scoperto che quei topi geneticamente ingegnerizzati non diventavano piu' dipendenti da cocaina o nicotina.
In seguito a quella scoperta, un altro gruppo, questa volta negli USA, ha scoperto che somministando a ratti o topi un antagonista per questo recettore, cioe' un farmaco che si lega bloccandolo, si riduceva il desiderio di assumere cocaina o nicotina in animali tossicodipendenti.
Questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci contro la tossicodipendenza.
Mario
Ultima Modifica di Mario_A : 25-November-2007 01:28.
|

25-November-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
|
|
Grazie Mario, chiarissimo ed interessantissimo!
__________________

dott. Claudio Giorgini
|

26-November-2007
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
|
|
Mario ho staccato il tuo messaggio perché credo che meriti di essere isolato dalla discussione ed evidenziato, penso inoltre che possa stimolare una nuova discussione.
__________________
La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
|

26-November-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Jan 2006
|
|
Solo due cose:
la prima è che la marijuana non è paragonabile a nessuna delle altre sostanze nominate, poichè in primis non è una sotanza tossica e non esiste dose letale.
essa inoltre non provoca dipendenza maggiore ad esempio del sesso o del cibo per alcune persone, nè induce crisi di astinenza che spingono ad azioni estreme e violente. Voglio dire se uno che è abitatuato ad assumerne non ne prende può essere nervoso come dopo una notte insonne, ma nulla di più!!
Quote:
|
Infatti, spesso il tossicodipendente e' un depresso non diagnosticato che si auto-cura istintivamente.
|
Certo a volte è molto meglio farsi del male con le proprie mani...... perchè finire in mano a certa gente, ti assicuro non è divertente.
Un mio amico ,trascinato in una storia di malattia mentale, quando non è affatto pazzo ma forse solo troppo sensibile e intelligente, ha ricevuto una cura in cui prende due neurolettici contemporaneamente e un antiepilettico, che fa da antibipolare...... tra i neurolettici ,che per foglio illustrativo non vanno presi contemporaneamente c'è questo :
Haldol
ditemi voi se è una medicina o un mezzo chimico per annullare una persona, con conseguenze talmente negative da esserci la morte come effetto collaterale........ e questo è ciò che offre lo stato.......
quest'amico è venuto a trovarmi questo fine settimana, e devo dire che non l'ho visto per niente bene........cioè un tossico sta molto meglio!è più presente addirittura ! senza parlare del fatto che in effetti non è per nulla seguito da un punto di vista degli effetti del medicinale : l'haldol a rilascio lento prevede che vi sia un costante controlo del QT........e se questo andasse sotto del resto non è che si possa fare granchè......
sono molto preoccupata, poichè il mio amico sta presentando un sacco dei sintomi delle controindicazioni ,ma la terapia non è stata interrotta o cambiata........lui non legge i fogli illustrativi i genitori neanche e a questo punto credo neanche i medici che glieli prescrivono.......
e tutto ciò, una simile porcheria come l'haldol ,per ottenere cosa? un rilassamento di tutti i muscoli del corpo , che dunque abbassa rabbia aggressività ecc ........ma che non essendo endogeno resta fuori controllo e può ,per eccesso provocare la morte.......
ragazzi non scherziamo con queste cose, non scherziamo con la vita di nessuno, topi compresi.......senza contare poi che gli esseri umani non sono topi.....
il rilassamento dei muscoli è inoltre ottenibile tramite pratiche psicofisiche non invasive ,ma devo credere che esse evidentemente poichè riportano le persone in uno stato di appropriazione del proprio corpo-mente non vanno bene in una società farmacodipendente come la nostra........
tanto una popolazione di zombi è certamente meglio controllabile di una di persone coscienti di sè ......se vi andate a cercare un pò di statistiche vedrete che nel 2005 20 famiglie su 100 hanno utilizzato neurolettici.......un dato piuttosto allarmante.......
__________________
Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
|

26-November-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: May 2005
|
|
Meglio che non mi esprimo...  :-# Sulla bipolare poi...
__________________
|

26-November-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
|
|
Quote:
Aquamarina
una simile porcheria come l'haldol
|
No, Milena, qui non ti riesco a seguire. Non sono in grado di valutare il caso che descrivi, ma l'haldol è un farmaco efficace, che ha aiutato moltissimi pazienti e le loro famiglie a vivere o convivere con gravissime situazioni, in particolare schizofrenie. Senza era l'inferno.
Che ci siano effetti collaterali, taluni vengono controbilanciati da altri farmaci, è un altro discorso, ma questo è purtroppo inevitabile. Si tratta sempre di valutare utilità e rischi. Ma bisogna anche chiedersi che cosa succederebbe senza i medicinali.
__________________

dott. Claudio Giorgini
|

26-November-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Jan 2006
|
|
Claudio gli effetti collaterali sono la morte. Mi scandalizza uno stato che vende ed usa farmaci con simili effetti collaterali, chiamiamoli così. e ti dico che almeno nel sud italia (poichè conosco anche altri casi) nessuno dei pazienti cui viene somminastato questo farmaco vien seguito nel modo in cui si dovrebbe.... se uno ha un'eccesso d'ira e spacca un pò di piatti si chiama il 118 e quelli ti fanno l'haldol...... Robe da pazzi! So di uno che ha sclerato per una donna ed era sotto effetto di coca..... è arrivato il 118, non so cosa gli hanno fatto,il tipo è morto ........gli hanno pocurato un arresto cardiaco.
Ma poi per rilassare i muscoli....ti rendi conto che è lo stesso scopo che raggiungono discipline come yoga, tai chi ,ed aikido?
posso capire che uno ha bisogno in certi momenti di calmarsi, di staccare da certe situazioni, ma il lavoro mica lo deve fare un farmaco che dura 21 giorni, senza possibilità di reversibilità se subentrano i più gravi effetti collaterali!!!!........qua si prende troppo alla leggera la vita altrui.
nel caso in questione il mio amico , persona in genere molto educata e gentile, mai arrogante, mai violenta, si è giustamente arrabiato perchè la sua ragazza se la faceva con il fratello.......ha rotto un pò di stoviglie ,era furioso ma non ha fatto del male a nessuno........ da qui ne hanno fatto uno schizzofrenico o qualcosa del genere........Claudio scusa ma questo è troppo grave per essere accettato. le cure che ha subito non hanno minimamente lo scopo di guarirlo ed hanno compromesso gravente il suo equilibrio psicofisico......è come un topo che va a finire nella colla resta invischiato finchè non va al creatore
Da quello che ho visto in giro e saputo di svairate persone con "malattie mentali" sono potuta giungere alla conclusione che in moltissimi casi la malattia è creata, e chi la crea sono la famiglia e la società tutta. Il pazzo in famiglia si assorbe tutte le negatività e gli altri sono salvi, una sorta di meccanismo del capro espiatorio. Il mio amico è andato a prendere in casa il posto di una zia.....
ho anche capito e questo per epserienza personale che bisogna ben guardare chi è il pazzo in certe situazioni e chi invece subisce la pazzia altrui e suo malgrado la fa propria e ne vive le nefaste conseguenze........
mi sono guardato un pò di siti che definiscono alcune malattie e disturbi del comportamento, tipo il comportamente oppositivo non so che, che interessa molto gli adolescenti: esso si manifesterebbe esclusivamente in famiglia ( ma guarda un pò !) e contempla comportamenti come la disobbedienza e marinare la scuola  ma dico ti rendi conto!
l'adolescenza stessa ormai è un disturbo psichico.
Ma quello che non può la coercizione fisica lo può quella mentale, e le lobotomie, le castazioni e quant'altro non sono solo fisiche ma soprattutto chimiche!
__________________
Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
|

26-November-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
|
|
Se le cose sono come le descrivi tu, non posso non darti ragione. Ma non vorrei fare d'ogni erba un fascio.
La mia esperienza, e sono trent'anni buoni, con i farmaci è molto, molto diversa. Sarà che io ho sempre avuto la fortuna di lavorare, anche quando ero ancora in Italia, in ambiti privilegiati, in cui la cura medicamentosa era un elemento tra altri, e in cui si interveniva anche e talora soprattutto sulla famiglia, considerando il malato come portatore del sintomo di un sistema.
Sinceramente non posso pensare all'uso di um potente neurolettico come lo haloperidol come "rilassante". Qui vi è un malinteso, non so da che parte, ma le cose non quadrano. Sinceramente avrei, ma prendila per un'opinione personale, non poche remore a utilizzare le forme di "rilassamento" che tu citi, utilissime di per sé, nel caso di psicosi, perché non escluderei di ottenere l'effetto opposto. La sensibilità dello psicotico (non voglio con questo fare una diagnosi sul tuo amico, tutt'altro, non mi riferisco a lui senza aver alcun elemento di valutazione) è estrema e certamente spesso molto diversa da quella della persona non psicotica, quindi riterrei necessaria molta, molta, cautela e all'inizio soprattutto il limitare il più possibile gli stimoli, esterni ed interiori. Questo può avvenire però senza l'aiuto dei medicinali, solo in condizioni poco più che sperimentali, in quanto l'impegno di risorse, in particolare umane è enorme e non applicabile, anche ma non solo per i costi, in vasta scala.
__________________

dott. Claudio Giorgini
|

26-November-2007
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
|
|
concordo con claudio, per quanto sia difficile a volte ammetterlo, non c'è nulla di demoniaco nei farmaci, e pur con tutti i loro limiti (curare un "sintomo" e non capire e comprendere che cosa produce quel sintomo... ma non è compito del farmaco questo) riescono a rendere sopportabile il peso della vita a persone che hanno perso ogni prospettiva (o capacità di).
Sono d'accordo anch'io sulla definizione di "malattia" come di uno stato che provoca sofferenza e disagio individuale, fisico o sociale, mentre rifiuto di considerarla su basi genetiche o meramente biologiche (a parte alcune situazioni evidenti). Da profano io noto una certa tendenza a creare la malattia intorno ad un prodotto (cura), e il fatto che la ricerca di base non sia più in gran parte finanziata dallo stato ma da aziende private, qualche dubbio sulle finalità di queste c'è, anche senza voler demonizzare come fanno alcuni in toto la ricerca farmaceutica.
Ma quanto c'è di malattia nella "malattia" e quanto invece questa è un prodotto di una stratificazione culturale?
Pensiamo all'omosessualità
In passato era ritenuta una malattia mentale (e si tentava di "curarla" come tale), e la sofferenza ed il disagio spesso di queste persone non erano il frutto di una sintomatologia, ma dell'emarginazione sociale, e del rifiuto che si manifestava ad ogni livello.
Si discute molto, e mi piacerebbe sentire l'opinione di Claudio, sul rapporto genialità-schizofrenia (o sindrome schizofrenica), prefigurando una diversa "struttura" cognitiva che legherebbe queste persone, distinguendole dalle altre.
La mente funzionerebbe in un modo diverso, dando la precedenza all'intuitività, alla soggettività piuttosto che ad una visione semplicemente oggettiva della realtà, che è un pò, semplificandolo molto, il concetto di dissociazione.
Per fare un esempio... di fronte ad un problema, o ad un oggetto o ad un gesto di una persona, questa impostazione della mente tende a non limitarsi all'oggettività, al problema, all'oggetto o al gesto, ma in modo immediato elabora una serie di interpretazioni, e di relazioni tra esse; non ci sono più oggetti, forme, e azioni, ma metafore, simboli e "altro" da interpretare.
Alcune persone non riescono ad accedere in modo "intuitivo" a questo livello e non hanno la capacità immediata di "intuire" una realtà diversa da quella che appare.
In questo senso la malattia insorgerebbe quando l'individuo rimane vittima di tutto questo, indirizzando queste capacità in modo distruttivo, un pò come girarare il microscopio verso se stessi e non verso il mondo (l'altro).
Il genio (per genio non intendo un Einstein, non è un concetto che lego al successo o alla notorietà) sarebbe quindi l'esempio "positivo" (costruttivo).
Io mi chiedevo. E' possibile che le strutture sociali, a più livelli, possano influire su questo? Si può parlare di emarginazione e di negatività anche per queste persone, così come accadeva fino a qualche decennio fa con l'omofobia diffusa e "certificata".
L'asocialità, l'introversione, e l'arte, sono "sintomi" di un disagio, di una malattia, o sono manifestazioni di una forma mentis diversa? (domanda volutamente provocatoria)
Io a volte ho l'impressione che definire tout court la depressione, la schizofrenia o altre situazioni analoghe, come malattie da curare con un farmaco sia un modo per non cercare di capire che cosa in realtà esse rappresentino.
Ovviamente quando una situazione diventa ingestibile e porta a sofferenze fisiche e psichiche, il farmaco deve essere preso in considerazione, ma io mi riferisco ai momenti che precedono il passaggio allo status di malattia.
Escludo da questa discussione, tutti i fenomeni che sono chiare conseguenze di traumi fisici o psichici, ma limitandole alle cd. forme endogene.
Sinceramente non mi piace la nuova "moda" mediatica dell'invito alla "delazione" del depresso, indicando tutta la sintomatologia del caso.
Se pensiamo alla realtà economica, politica e sociale dei nostri giorni, mi chiedo come si può immaginare che una "mente" sveglia e intelligente non si "deprima" vedendo la corruzione, le ingiustizie, le violenze che si manifestano a livello anche istituzionale sulle nostre vite.
Come si fa a non essere depressi al giorno d'oggi? (altra provocazione)
Cerchiamo di capire il "problema" che sta a monte o curiamo i sintomi aumentando artificiosamente il buon umore alzando i livelli di qualche neurotrasmettitore?
Mi sembra evidente che ogni manifestazione fisica o psichica abbia un corrispettivo biologico... ma non è sufficiente individuare il meccanismo biologico per identificare una malattia. La mia domanda è: è sempre una malattia?
Se in un lontano futuro considerassimo la "passione" o l'"amore" come una malattia, non ci vorrebbe molto a preparare un farmaco per inibire questo o quel neurotrasmettitore (ultima provocazione) e nemmeno ad identificare un gene che è correlato alla produzione di questo o quell'elemento biologico che ne sono il corrispettivo "fisico-chimico".
Chissà... forse in un futuribile stato fondamentalista, scientificamente evoluto, potrebbero trovare anche la base genetica di una nuova malattia, socialmente ed individualmente pericolosa... l'ateismo 
__________________
La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
|

26-November-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
|
|
Cerco di rispondere un po'.
Genio e follia, un vecchio mito, con un briciolo di verità, come tutti i miti. Tra l'altro la follia associata al genio era nel XIX secolo piuttosto legata ai risvolti psichici della sifilide che alla schizifrenia (Nietsche, Beethoven, ecc.).
Ho conosciuto schizofrenici geniali, normali e stupidissimi, certo nell'artista ci sono elementi che si ritrovano nel malato mentale, certe sensibilità, capacità associative ecc. ma la qualità è parecchio diversa. Non basta essere schizofrenici per esserer geniali, ma esser schizofrenici non impedisce di esserlo.
Quanto poi la malattia sia un "prodotto" sociale, dipende dai punti di vista. Non so se l'omosessuale, anche quando l'omosessualità era considerato male da guarire, si sentisse veramente malato o piuttosto emarginato, rifiutato dalla società o da una parte di essa. Tra la percezione soggettiva della malattia e la "definizione sociale" di malattia vi è una bella differenza.
Che cosa sia malattia non è facile dire, è anche molto soggettivo. Una volta un paziente affetto da leucemia mi disse che non si sentiva malato per questo, ma soffriva per le scelte sbagliate che aveva fatto per debolezza, come riteneva lui, decenni prima, e cercava chiarezaz e sollievo dai suoi dubbi e sensi di colpa. Se poi la leucemia lo avrebbe condotto alla morte, questo era secondario, era solo un modo di morire, come ogni altro.
Che situazioni sociali attuali o del passato, e temo anche del futuro, siano deprimenti non vuol dire che originino necessariamente depressioni.
Il farmaco è giusto, corretto, necessario a curare e alleviare la sofferenza individuale, non certo a produrre un adattamento a norme sociali precostituite.
Stiamo anche attenti a non mitizzare, eroicizzare la malattia mentale in un mal inteso romanticismo basagliano post litteram. Essere affetti da schizofrenia è terribile, porta ad una sofferenza estrema, insopportabile. Vivere nella depressione, cercando solo il modo di porre fine alla vita ed alla sofferenza non ha nulla di eroico, esaltante, artistico. Più volte ho dovuto accettare la morte volontaria di pazienti che non riuscivano più a sopportare i limiti che la malattia imponeva loro. È un'esperienza assai dura, e costa molto dire a sé stessi che la loro scelta era giustificabile, significa anche riconoscere di aver in qualche modo fallito, o di essersi illusi si poter ottenere qualcosa che non era raggiungibile.
__________________

dott. Claudio Giorgini
|

26-November-2007
|
 |
Amministratore AI
|
|
Data Registrazione: Dec 2002
|
|
No Claudio, non volevo banalizzare un tema così interessante e spinoso, ripredendo il cliché del genio-folle o del mito romantico della follia come scelta o percorso di vita (per questo ho scritto che non intendevo un Einstein... già è difficile dare una definizione di intelligenza, figuriamoci di genio)
Mi riferivo proprio all'ipotesi di una diversa forma mentis, quando riesco vedo di recuperare qualche nome e qualche studio specifico che ho letto o di cui ho letto.
Ho citato la schizofrenia o la depressione, proprio perché a quanto ne so non c'è una definizione precisa di queste malattie, ma se non sbaglio si parla più propriamente di sindromi depressive o schizofreniche (in base ai riscontri di determinate sintomatologie... statisticamente parlando), ma non mi interessava tanto l'una o l'altra, ma la percezione del concetto di malattia mentale.
Mi interessa il discorso che porta alla depressione (o ad altre forme di cd. malattie mentali), perché se diciamo che tutto dipende da una tara genetica o da una trasmissione difettosa di impulsi fisico-chimici nel cervello, mi sembra che il discorso lo si chiuda prima ancora di cominciare.
Scientificamente questo è corretto, ma filosoficamente non può esserci questo limite.
Non voglio certo mitizzare la sofferenza, ci mancherebbe, ma mi sembrava interessante discutere su come possono evolvere certe situazioni.
Sull'omosessualità non sono d'accordo.
Parlare di percezione soggettiva e definizione sociale di malattia non è rilevante, perché ciò è applicabile ad ogni "malattia" (il leucemico che non si ritiene malato), ma questo può valere per le malattie fisiche, per quelle mentali il discorso è molto più complesso, perché si finisce spesso nel mettere in discussione anche la stessa razionalità di un malato di mente; quindi se ciò che dice o pensa non è razionale, allora significa eliminare la sua dignità di persona, e questo è quello che si faceva con gli omosessuali. Il paragone leucemia-omosessualità da questo punto di vista non | | |