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| Discussioni Fuori tema Qui vanno tutte le discussioni fuori tema rispetto alle altre aree del Forum. Inoltre qui vengono spostati quei topic chiusi dal moderatore |
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08-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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La scienza scomparsa dalla politica
Siamo ormai prossimi alle elezioni e la politica è argomento arcor più delicato. Non mi faccio troppe remore a parlarne perché quanto sto per dire è un discorso assolutamente, e forse disgraziatamente, super partes.
Avete infatti notato come nessuno schieramento politico – né il PdL, né il PD, né gli altri minori – abbiano messo la ricerca scientifica nei loro programmi e neppure ne abbiano mai fatto cenno durante questi giorni di campagna elettorale.
Sì, lo so che parlar male della politica è anche troppo facile e piuttosto qualunquista, eppure mi sembra che questo plateale disinteresse dell'intera classe politica italiana di fronte ad un problema strategico e fondamentale, mostri ancora una volta la totale assenza di lungimiranza politica ed economica e ribadisca ancora una volta come l'interesse dei politici sia limitato ai risultati ottenibili in una singola legislatura, al fine della rielezione.
Eppure la ricerca scientifica e tecnologica, ma ci metto anche la tutela e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali (e non solo perché siamo in un forum di archeologia), sono obiettivi fondamentali su cui puntare se si vuole essere concorrenziali sul mercato internazionale.
Più fondi quindi per "Ricerca&Sviluppo", non solo quella ricerca con ricadute economiche immediate, ma anche ricerca di base, se si vuole guardare al futuro con una prospettiva lunga.
Più fondi, quindi, ma soprattutto meglio spesi, in modo più razionale e meritocratico; è quindi assolutamente necessario rivedere i metodi di avanzamento di carriera in termini veramente meritocratici, così come avviene in moltissime realtà estere.
E questo vale non solo per la scienza pura (biologia, fisica, scienze della terra, ecc.) ma anche per altri settori di interesse pubblico come i beni culturali e ambientali che, economicamente, hanno ricadute in termini di turismo.
Ecco che diventa indispensabile che la carriera di ricercatore inizi in modo decente, perché è semplicemente stupido che lo Stato investa sulla formazione di un futuro ricercatore se questo deve poi fuggire all'estero per sopravvivere e vedere giustamente riconosciuto il suo valore.
E un buon ricercatore è tale solo se la sua formazione scolastica e poi universitaria gliel'ha permesso, cosa che la situazione scolastica attuale, a mio avviso sempre più preoccupante come risultati conseguiti, sembra poter garantire sempre più difficilmente.
Eppoi non solo migliore ricerca pubblica, ma è indispensabile che quella privata venga fortemente incentivata (sgravi o meglio ancora incentivi fiscali, facilitazioni al consorziamento di piccole imprese, ecc.) perché se altri paesi europei (lasciamo stare India e Cina, perché ci sarebbe da piangere) come l'Irlanda o la Spagna tirano è anche perché la ricerca scientifica delle imprese private è stata grandemente incentivata.
Ecco, mi sarebbe piaciuto che almeno uno dei contendenti politici avesse fatti almeno alcuni di questi ed altri discorsi di questo tenore. E invece silenzio quasi assoluto.
I politici, ma forse anche i potenziali elettori, sembrano essere cresciuti e sempre più instradati in una cultura antiscientifica (vi ricordate la Moratti quando cercò di togliere l'evoluzionismo dai programmi scolastici?).
Eppure scienza, ricerca, tecnologia, cultura, oltre ad avere un valore intrinseco potremmo dire "etico", sono, sia pure in modo indiretto e sul lungo termine, dei potenti motori economici.
Possibile che nessun politico lo veda e ne voglia parlare?
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08-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
astracedi
... Eppure scienza, ricerca, tecnologia, cultura, oltre ad avere un valore intrinseco potremmo dire "etico", sono, sia pure in modo indiretto e sul lungo termine, dei potenti motori economici.
Possibile che nessun politico lo veda e ne voglia parlare?
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L'hai detto: la ricerca ha un valore sul lungo termine.
In Italia non siamo specialisti nel pianificare (sotto tutti i punti di vista) ma nell'improvvisare e tentare di reprimere (?) e mettere toppe quando si presentano tragiche emergenze. Nella mentalità dell'italiano medio è vincente chi escogita mezzucci per fare soldi velocemente, non sempre importa con quali mezzi e a spese di chi. Quindi in fondo questa classe politica ce la meritiamo. O no?
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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08-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Sì, è vero, in tv i politici ne hanno parlato poco, però non è vero che nei programmi non c'è traccia della ricerca: io ne ho letti due finora, anche se non dettagliatamente, e uno dei due aveva tra i suoi punti proprio la questione della ricerca e della meritocrazia (ovviamnte non dico quale, dovete fare lo sforzo di andarli a leggere, anche se capisco che non sia allettante :wink  . Il grande assente sono invece i beni culturali, o meglio quelli archeologici, infatti nello stesso programma di cui sopra si parla di incentivare l'espressione artistica contemporanea, che significa nuove opere artistiche. Mi viene da chiedere: non sarebbe meglio prima rimettere in sesto l'antico e poi pensare al moderno? Comunque sia è ovvio che ora come ora per attirare gli elettori bisogna parlare di sicurezza e salari, perché se parlassero di archeologia non credo molti li voterebbero..... :-(.
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08-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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La campagna elettorale ha come obiettivo principale la raccolta di adesioni e fondamentalmente di voti. Indipendentemente da quali siano gli effettivi progetti dei partiti politici la campagna si focalizza sui temi che si presentano come più scottanti e vivi (si veda il caso Alitalia) e cioè, detto in parole povere, i candidati si pronunciano su ciò che, secondo loro e secondo un consistente numero di esperti, i loro elettori vorrebbero sentirsi dire.
Quindi penso che la questione principale sia che l'elettorato italiano non si mostri, in media, realmente così suscettibile alla questione come sui temi dei valori della famiglia, dell'immigrazione, ecc.
Davanti a questa situazione generale è più facile eludere l'argomento che caricarsi di altre promesse.
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08-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
leda
Comunque sia è ovvio che ora come ora per attirare gli elettori bisogna parlare di sicurezza e salari, perché se parlassero di archeologia non credo molti li voterebbero..... :-(.
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Concordo. E poi mi chiedo: anche se ci fossero delle proposte interessanti nei programmi elettorali, le attuerebbero una volta al governo? #-o
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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09-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Quote:
leda
non è vero che nei programmi non c'è traccia della ricerca: io ne ho letti due finora, anche se non dettagliatamente, e uno dei due aveva tra i suoi punti proprio la questione della ricerca e della meritocrazia
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Sì, hai ragione Leda. In effetti ho un po' esagerato: nei programmi qualche cenno c'è. Credo che ti riferissi a quello del PdL, ma qualche accenno lo si trova anche nel PD e pure in quelli di formazioni minori (oggi, per sicurezza, li ho riletti e mi sono dato uno sguardo anche a quello di Casini).
Il punto è che dopo aver scritto qualcosa nei programmi, in termini comunque molto generali e, lasciatemelo dire, abbastanza populisti, il discorso sembra essere scomparso dalla campagna.
Per precisione riporto quanto dice il programma del PdL alla voce "Scuola, Università di eccellenza e rilancio della ricerca":
Quote:
...eliminazione dei concorsi per l'assegnazione dei ruoli docenti e assunzione degli stessi direttamente dall’università; stipendi delle docenze stabiliti da ciascun ateneo sulla base di criteri meritocratici, che favoriscano anche la qualità e i risultati dell’attività di ricerca.
Ricerca: priorità pubblica alla ricerca, non soltanto destinando fondi statali per almeno l’1% del PIL ma soprattutto creando legislativamente condizioni davvero concrete perché si moltiplichi l’ammontare degli investimenti privati, oggi comparativamente molto bassi; sgravi fiscali per aziende che finanziano progetti di ricerca universitaria e per chi investe nelle biotecnologie; sostegno pubblico a progetti di ricerca selezionati in base ad autorevoli criteri di valutazione; incentivi statali alla frequentazione delle facoltà scientifiche.
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In effetti, molti dei punti, che ho toccato nel mio primo post sono qui citati, ma in modo molto generale, senza che si dica mai in che modo e con quali fondi o provvedimenti legislativi raggiungere questi obiettivi.
Ovviamente nello spazio di un programma elettorale succinto e facilmente comprensibile non può trovare spazio un approfondimento che sarebbe stato per me obbligatorio durante dibattiti, interviste, ecc.
Certo, non posso conoscere tutto quanto è stato detto e stampato, però la mia impressione è che altri argomenti (rifiuti, TAV, famiglia, immigrazione, detassazione) sono stati approfonditi o perlomeno ribaditi, mentre quello della ricerca è scomparso quasi del tutto. Colpa anche dei giornalisti, anch'essi miopi?
Un esempio pratico di quanto trovo approssimativo e "populista" quanto scritto nel programma? La stato italiano investe in ricerca circa lo 0,5% del PIL in ricerca (ovvero circa la metà dell'1,04% del PIL di investimenti pubblici e privati). Portare questo 0,5% all'1% significherebbe, almeno per quanto riguarda la parte pubblica, centrare in pieno l'obiettivo fissato a Lisbona nel 2003 dall'Unione Europea del 3% del PIL investito in ricerca, di cui 2/3 dovrebbero venire dal privato (utopia, per quanto riguarda l'Italia), mentre il restante 1%, quindi, dallo Stato.
A me però sembra che l'ipotesi del PdL sia ben lontana dalla realtà possibile e non sia altro che una sparata elettorale.
Spero di sbagliarmi, ma qualche dubbio sulla reale fattibilità ce l'ho.
Il programma del PD accenna alla questione "ricerca" in modo, a me sembra, ancor più superficiale, alla voce "Cultura, Scuola, Università e Ricerca: più autonomia, per l'equità e l'eccellenza", e più precisamente all'interno della voce "Modernizzare le Università e creare una nuova leva di ricercatori", da cui estrago i punti essenziali.
Quote:
1. L'università deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita.
c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le norme per l’ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette.
e. Più concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in qualsiasi università. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d’onore, la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie verso la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a favore delle strutture.
f. Potenziamento della rete di Politecnici, che funzioni da dorsale tecnologica del Paese.
2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l’obiettivo di:
a. creare una nuova leva di giovani ricercatori;
b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca;
c. investire nella creazione di quell’”eccesso di capacità” che è precondizione di ogni ricerca finalizzata.
Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma, gestito da un’agenzia indipendente, per selezionare, con criteri internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Non si dovrebbero porre altre condizioni, se non la qualità scientifica dei proponenti e l’accettazione di regole di valutazione di tale qualità nel corso dell'attività.
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A parte il fatto che il tutto è incentrato sulle università come sistema formativo e solo secondariamente dal punto di vista della ricerca, mi sembra che si continui a parlare in modo del tutto astratto. L'unica proposta leggermente più articolata è quella sui 1000 ricercatori e relativo finanziamento; peccato che in Italia i dottorandi in materie scientifiche siano 20.000. Vabbé buona parte dei 19.000 restanti andranno, come al solito, a cercare migliori prospettive all'estero.
Le proposte sulla ricerca avanzate nei programmi dei partiti minori sono, in varia misura, altrettanto se non ancor più lacunose ed approssimative.
Invito tutti a dare un occhio al sito dell'Associazione dei dottorati e dottorandi italiani ( ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani - Homepage). L'Adi ha presentato una interessante iniziativa partica con una lettera aperta ai principali contendenti politici (Bertinotti, Boselli, Berlusconi, Casini e Veltroni) nella quale, oltre ad illustrare lo stato della ricerca e dei ricercatori (con particolare attenzione ai dottorandi e neo dottorati) si pongono cinque domande. Ecco gli argomenti:
- sostegno alla ricerca, pubblica e privata
- i concorsi nelle università
- diritti dei dottorandi: importo borsa di studio e dottorato senza borsa
- dottorato di ricerca: valorizzazione del titolo
- il lavoro precario nelle università
Nel sito sono scaricabili i programmi dei vari partiti nel settore della ricerca, oltre alle risposte fornite, con video della durata di qualche minuto dai candidati premier, o dai responsabili per il settore Ricerca e Università dei vari partiti ( ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani).
Come sottolinea il sondaggio interno al sito dell'ADI, la maggior parte dei votanti sembra, come me, essere del parere che nelle risposte si sia parlato di aria fritta, con nessuno degli intervistati che, per oltre il 30% dei votanti, ha detto qualcosa di convincente.
La sola parziale eccezione, a mio personalissimo parere, è Valditara, rapresentante del PdL, che mi è sembrato l'unico che parlasse quantomeno con cognizione di causa (nel sondaggio, però, il più convincente risulta essere Bertinotti).
Comunque, come ha sottolineato lo stesso Valditara, dal dibattito politico l'argomento sembra essere scomparso. Peccato che gli unici ad interessarsene sembrino essere i ricercatori; ancor più peccato che non siano loro i soli diretti interessati ma l'intero Paese.
Per avere alcune cifre chiarificatrici sulla pietosa situazione della ricerca italiana date un occhio a questo: www.aim.it/it/sommario/01_ricercaitaliana.pdf
Per ultimo, per rispondere ancora a Leda e ad altri, ribadisco che mi ritrovo d'accordo con voi: questa situazione di miopia politica riguarda anche i beni culturali e quindi l'archeologia.
Chi mi conosce da un po' di tempo sul forum, sa che sono tendenzialmente favorevole ad un'ottica sull'archeologia la più scientifica possibile; aggiungo quindi che per me gli archeologi andrebbero equiparati ai ricercatori operanti in fisica, geologia, biologia... Peccato che a quanto pare non andrebbero comunque a stare molto meglio.
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09-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Volevo aggiungere che l'iniziativa dell'ADI è interessante anche perché rivela ai politici l'esistenza di un gruppo di opinione e di potenziali elettori che, tramite il web, ha una sua sia pur piccola visibilità ed è quindi in grado di "creare" opinione pubblica e di muovere anche altri voti.
Ormai per queste elezioni è tardi per fare qualcosa. Credo però che per il futuro si debba tener conto che questo forum può essere un punto di riunione per iniziative, come quella dell'ADI o altre ancora, che facciano valere l'opinione di una parte della popolazione che non vede la scienza, la cultura, la riscoperta dell'antico come cose inutili.
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09-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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In verità Marco mi riferivo a quello del Pd, in quanto c'è il punto sui 1000 giovani ricercatori. Se è vero che sono pochi tuttavia è un primo passo, molto piccolo, ma è un passo che si può fare. Il programma del Pdl non lo ho ancora letto, ma mi smebra un po' illusorio dire già da adesso che l'1% del Pil andrà alla ricerca: per come sta messa l'Italia onestamente non mi fido molto di chi tira in ballo cifre del genere (l'1% comincia da essere una bella sommetta, o forse no, vista la crescita stimata al ribasso della produzione). Comunque secondo me sono soprattutto le imprese che perdono se non fanno ricerca: onestamente, per come la vedo io, non possono sempre chiedere sgravi ed incentivi per ogni cosa. La ricerca la dovrebbero fare indipendentemente dalle agevolazioni statali, per poter essere competitive sul mercato e quindi non andare in fallimento. Gli aiuti statali vanno bene, ma a me sembra che molti imprenditori italiani chiedano sgravi ed incentivi però poi i salari sono sempre allo stesso punto (se non sbaglio il cuneo fiscale è stato abbassato, ma non ciò ha avuto alcun giovamento per le tasche dei lavoratori). Questo sul privato. Nel pubblico è ovvio che la missione primaria delle università dovrebbe essere quella di fare ricerca, oltre all'insegnamento, ma chissà perchè in Italia quando si deve tagliare la scuola e la ricerca sono sempre le prime sulle quali ci si avventa, non tenendo conto che senza queste non si va da nessuna parte. Sarà molto dura invertire la rotta, temo....
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09-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Quote:
leda
Comunque secondo me sono soprattutto le imprese che perdono se non fanno ricerca: onestamente, per come la vedo io, non possono sempre chiedere sgravi ed incentivi per ogni cosa. La ricerca la dovrebbero fare indipendentemente dalle agevolazioni statali, per poter essere competitive sul mercato e quindi non andare in fallimento.
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Leda,
la ricerca costa tantissimo e solo grosse imprese private possono permettersi dei veri centri di ricerca. La maggior parte delle aziende italiane sono, com'e' noto, medie e piccole imprese, e non possono permettersi di avere centri di ricerca avanzati. Oppure sono filiali di grandi compagnie straniere che pero' hanno gia' il loro centri di ricerche, in genere non
in Italia ma nei loro paesi d'origine. Io lavoro in un grosso centro ricerche privato che e' quasi un' eccezione. E progressivamente negli ultimi vent'anni ho visto piu' che altro la chiusura dei centri di ricerca italiani.
Mario
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09-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Scusa Mario, ma negli altri paesi come funzionano le cose? Parlo del settore privato. Ad esempio, chi paga in Francia la ricerca delle aziende private? Finanzia tutto lo Stato? E in Germania o Inghilterra? Perchè non mi sembra giusto che lo Stato si debba accollare le spese della ricerca che dovrebbero fare i privati. Sono d'accordo nel dare degli incentivi e sgravi, ma poi i frutti della ricerca, cioè i nuovi brevetti che le aziende si fanno pagare profumatamente (vedi settore farmaceutico) non portano benefici ai lavoratori di quelle aziende e onestamente per me così non va. Pensate pure che il mio sia un discorso utopistico o quello che volete voi, ma io credo che se si chiede allo Stato (vale a dire ai cittadini che pagano le tasse) qualcosa vada redistribuito, mentre non sento mai gli imprenditori fare discorsi del genere, parlano solo e sempre di avere, e posso capirlo ora che siamo in tempo di vacche magre e bisogna che si aiutino perchè in fondo danno lavoro, ma in tempi di vacche grasse non ho mai mica sentito che parlassero di dare.....
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09-April-2008
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Eh ma in Italia i privati, gli "imprenditori" di solito saltano dentro ai grandi progetti a cose fatte... tipo l'alta velocità, con le infrastrutture costruite con i soldi pubblici e il traffico che in gran parte sarà dato in gestione ai privati (i soliti nomi con banche al seguito).
Aggiungo poi che non bisognerebbe dare molto peso ai programmi elettorali, si sa benissimo che sono in realtà carta straccia; i partiti ormai gestiscono ogni cosa e l'utilità pubblica è l'ultimo degli interessi; io non ho alcuna fiducia nel futuro.
Si parla tanto di qualunquismo e antipolitica, ma io credo che la realtà superi la fantasia ormai... il problema è la gestione della cosa pubblica che in Italia è ormai in gran parte clientelismo se non peggio, basta vedere come sono gestite le nomine e i concorsi pubblici (quando li fanno); le eccezioni ci sono sempre, ma si fanno fatica a vedere.
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La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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11-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Quote:
leda
Scusa Mario, ma negli altri paesi come funzionano le cose? Parlo del settore privato. Ad esempio, chi paga in Francia la ricerca delle aziende private? Finanzia tutto lo Stato? E in Germania o Inghilterra?
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In questi paesi ci sono le grandi industrie che si possono permettere di fare la ricerca, al contrario delle industrie italiane. Non e' un caso che l'industria italiana non sia molto innovativa. Da nessuna parte, e meno che in Italia lo Stato finanzia la ricerca privata (a stento finanzia la ricerca nei centri statali, cioe' Universita' e CNR).
Per quanto riguarda invece l'aumento dei fondi destinati alla ricerca, questo dovrebbe essere fatto solo dopo una profonda riorganizzazione delle Universita', altrimenti l'aumento della spesa per la ricerca risulterebbe solo in un maggior spreco di fondi pubblici. I finanziamenti dovrebbero seguire un criterio meritocratico, cioe' solo chi dimostra di produrre dovrebbe avere i finanziamenti. Cosi' come dovrebbero essere riformati i criteri di assunzione: gli attuali concorsi sono notoriamente una farsa. E i ricercatori universitari dovrebbero lavorare come tutti gli altri, non solo quando ne hanno voglia.
Mario
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12-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Quote:
Mario_A
Da nessuna parte, e meno che in Italia lo Stato finanzia la ricerca privata (a stento finanzia la ricerca nei centri statali, cioe' Universita' e CNR).
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Non si tratta di finanziare la ricerca privata, ma di incentivarla con sgravi fiscali più "appetibili" di quelli attuali, e facilitazioni fiscali anche per l'assunzione di personale esplicitamente addetto alla ricerca.
D'altra parte se si incentivano le vendite con rottamazione o iniziativie simili decisamente più discutibili, non vedo perch | | |