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| Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore. |
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03-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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Io penso che responsabilità, attitudine, propensione al lavoro non si possano mettere in un curriculum. In esso posso solo mettere quella che è stata la mia esperienza, le mie conoscenze, quello che so fare, insomma. Le altre richieste sono qualità che solo lavorando, giorno dopo giorno emergono o non emergono. Ma nel momento in cui io ti chiedo di lavorare e tu accetti la mia offerta, chi di noi sa con certezza che professionista sarò??? E come posso dimostrartelo se non praticamente??? Forse dovrebbe essere l'università a fare questo tipo di lavoro e rilasciare una sorta di "attestato" di buone o ottime capacità.. ripeto tutto quello che posso fare è far vedere attraverso un curriculum che ho delle conoscenze. Questo dovrebbe essere sufficiente a farmi eventualmente assumere. Poi, in seguito chi starà "sopra di me" valuterà se sono anche un bravo lavoratore. Se venissi da te e ti dicessi che sono bravo, che ho ottime capacità organizzative, che lavoro tante ore quanto è necessario e anche di più, che so relazionarmi con gli altri in maniera ottimale ecc. ecc. tu, datore di lavoro, mi crederesti sulla parola??? E se essendo alla prima esperienza lavorativa nel settore, fosse come dicevo l'università o un docente che mi conosce a certificarti tutto questo, tu lo crederesti????
Ultima Modifica di massinissa : 03-May-2008 15:14.
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03-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Siete andati un pò avanti..... dico la mia. In generale concordo con Dizzi. In particolare posso dire che un pò di ragioni le ha secondo me anche Mdd, ma non è una separazione di carriere ad assicurare che le cose vengano fatte per bene, quanto piuttosto il confronto continuo tra più archeologi, anche in fase di scavo, una sorta di autocontrollo di tutti da parte di tutti, e poi una sufficiente standardizzazione di metodi e tecnologie.... qua siamo al livello che ognuno usa un suo proprio metodo, così come ognuno fa le sue proprie tipologie( specie quest'ultima cosa in preistoria, generando ridicole quanto distruttive guerre ideologiche).
Inoltre per me non c'è problema, purchè si pubblichi subito, che sia un altro a elaborare e pubblicare i dati che ho raccolto io, anzi. Però questo non deve essere per forza. perchè se io sto scavando qualcosa che mi interessa fortemamente magari vorrei anche partecipare allo studio posteriore . Infine, alcuni scavi durano decenni e qualsiasi lettore di rapporto, anche il più preciso, non avrà mai la conoscenza del luogo, da ogni punto di vista, che ha lo scavatore, che viene anche guidato da fattori difficilmente descrivibili in un rapporto di scavo....Io credo che il confronto con lo scavatore, per chi pubblica sia sempre e comunque imprescindibile, anche perchè già lo scavatore alla fin fine, per quanto sicentifico e oggettivo può essere, sta interpretando( ed inutile e deleterio è illudersi del contrario) poi il pubblicatore deve a sua volta interpretare i dati dello scavatore.... in assenza di questo(almeno spero io) solo se egli è già passato a miglior vita!
Perchè nel momento in cui mi si dà licenza di condurre quell'esperimento irripetibile, perchè non mi si dovrebbe dare licenza di illustrarne i risultati?
Poi l'inutilità cui mi riferivo non è quella universitaria, ma l'inutilità di scavi non pubblicati, problema che in italia ha dimensioni veramente macroscopiche. Bello parlare dal di fuori. Io credo che l'università senza dubbio debba migliorare e le dinamiche di "potere" esssere annullate, ma chi vuole prepararsi al lavoro ci riesce in un modo o nell'altro.....e dunque non puoi fare di tutta l'erba un fascio.
Mdd mi piacerebbe sapere in base a che cosa tu scegli le persone che devi assumere, se il curriculum non lo leggi neanche......te le manda qualcuno che già conosci o estrai a sorte? nel curriculum non ci sono scritti solo gli esami, ma anche gli scavi a cui uno ha partecipato..... e qualsiasi studente dopo un certo numero di scavi e alcuni buoni esami un pò di cognizione di causa dovrebbe averla acquisita( poi uno può sempre riferirsi ai prof conduttori di scavi ed esami ,che dovrebbero fare da "garanti" della preparazione di una persona.... ma se è la generazione precedente a non essere onesta non si vada a denigrare chi malgarado tutto comincia o vorrebbe cominciare questo lavoro e, vista la giovane età, ha comunque il cervello ancora abbastanza libero e sveglio per correggere gli errori e formarsi una solida esperienza 8-)) -e qui concordo con masinissa
Poi magari uno che non hai mai visto scavare lo metti a fare inizialmente una cosa relativamente semplice e lo affianchi a qualcuno di cui ti fidi( come è successo a me, ma a suo tempo anche alla mia collega) ma cestinare curricula e selezionare le persone in base a criteri di scelta personale, beh, mi pare un tantinello "baronale"......, come se stessi dicendo a fraska che non lavorerà mai se non conosce qualcuno che la inserisca, come se tutte le garanzie che uno si procura e che lo stato richiede fossero una bella barzellatta( ed è questo il punhto a cui poi arriviamo). La legge prevede che una persona che ha affrontato un certo percorso di studi e di pratica relativa a quegli studi presenti le sue domande ad enti pubblici o privati che hanno la facoltà e il dovere di accoglierle,e selzionarle se l'Italia è ancora una Repubblica fondata sul Lavoro.... se però gli enti poi fanno come gli pare,e vanificano le leggi dello stato beh, almeno non si dia la colpa ai giovani ........
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
Ultima Modifica di Aquamarina : 03-May-2008 17:51.
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03-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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....Acquamarina, completamente d'accordo con te. Non aggiungo altro!
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03-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Aug 2007
Luogo: Castellaro(Imperia)
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Anch'io la penso come voi ragazzi. 
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04-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jun 2006
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La situazione lavorativa in Italia è drammatica...inutile dire che più che citare gli studi conseguiti e bla bla bla bisogna fare, ma avendo un lavoro è facile dirlo...
Per carità, non mi permetto di dire nulla su nessuno che non conosco, ma io personalmente mi sento alquanto rattristata per quello che mi spetta...
Io le provo tutte per trovare un lavoro e sperando soprattutto di trovare un lavoro che mi permetta di mettere in pratica le mie conoscenze.
La fortuna a volte gioca la sua parte..il saper cogliere le occasioni al volo, magari e soprattutto quelle che all'inizio sembrano le meno favorevoli..ma io mi domando come fare per trovare i contatti giusti nell'ambiente dei beni culturali.
Io non ci sto a vedere gente che lavora perchè conosce l'amico dell'amico dell'amico dell'amico...ok, a volte se uno se lo merita, ben vengano queste cose..se avessi un parente o un amico in un museo, mi farei notare anche grazie alla loro buona parola (dato che non credo di non avere le competenze per poter lavorare nell'ambiente...), però insomma, non mi sento gratificata..Finora ho fatto le mie esperienze archeologiche sul campo e ovviamente non retribuite quindi logicamente, giunta alla fine del mio percorso formativo, vorrei trovare un lavoro decente..un lavoro che mi permetta di mettere da parte qualcosa per me, per farmi un futuro e magari per fare un master, per seguire un corso...
In generale concordo con Aquamarina.. 
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04-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
fraska
. . . giunta alla fine del mio percorso formativo, vorrei trovare un lavoro decente..un lavoro che mi permetta di mettere da parte qualcosa per me, per farmi un futuro e magari per fare un master, per seguire un corso...
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Porta pazienza, Fraska: secondo me il punto è che il "tuo" percorso formativo è un "percorso truffa", che non serve assolutamente a niente e non prepara assolutamente a nulla. Questo è secondo me il punto. Non ha senso che tu possa pensare di trovare un lavoro al termine del tuo percorso formativo, coerente con esso. E aggiungo che secondo me questa circostanza è ancora più diabolica in quanto allo stato attuale e nella prospettiva a breve termine ci sarebbe un bisogno disperato in Italia di un buon numero di giovani Archeologi capaci e ci sarebbe la possibilità di retribuirli in maniera decente.
E invece no: l'Università sforna degli impreparati (nella pressoché totalità dei casi senza colpa di questi ultimi) e il più delle volte i lavori che essi dovrebbero fare semplicemente non si fanno, mentre di fronte a questo stato di cose l'intera categoria si squalifica e persino i "vecchi" vedono vacillare il senso del proprio "ruolo sociale" e si arrabattano sempre più in nicchie personalistiche.
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04-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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Da come la presenti tu, Mdd, sembra una situazione talmente irrecuperabile e drammatica che nessuno di noi troverà mai lavoro. Non so come tu faccia sui tuoi scavi, se non assumi nessuno perchè lo ritieni incompetente o non all'altezza... se le nostre conoscenze non servono a nulla, se il nostro titolo non serve a niente, ben presto troveremo aree di scavo completamente deserte? Nessuno scaverà mai più o farà mai più l'archeologo??? Prima o poi le vecchie generazioni lasceranno il posto a chi??????????? E ora pongo a te una domanda: dov'è che siamo così impreparati? Nelle conoscenze nozionistiche? Hai trovato laureati o studenti che non sapevano distinguere un sasso da un frammento di ceramica, o secondo te siamo scarsi nel documentare o pianificare uno scavo? Oppure come dicevi in un post più sopra non siamo capaci a lavorare, organizzare, interagire con gli altri? Non è che tu hai trovato degli incompetenti e ora sei a ragione "scottato"??
Ultima Modifica di massinissa : 04-May-2008 17:12.
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04-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
massinissa
Da come la presenti tu, Mdd, sembra una situazione talmente irrecuperabile e drammatica che nessuno di noi troverà mai lavoro. Non so come tu faccia sui tuoi scavi, se non assumi nessuno perchè lo ritieni incompetente o non all'altezza... se le nostre conoscenze non servono a nulla, se il nostro titolo non serve a niente, ben presto troveremo aree di scavo completamente deserte? Nessuno scaverà mai più o farà mai più l'archeologo??? Prima o poi le vecchie generazioni lasceranno il posto a chi??????????? E ora pongo a te una domanda: dov'è che siamo così impreparati? Nelle conoscenze nozionistiche? Hai trovato laureati o studenti che non sapevano distinguere un sasso da un frammento di ceramica, o secondo te siamo scarsi nel documentare o pianificare uno scavo? Oppure come dicevi in un post più sopra non siamo capaci a lavorare, organizzare, interagire con gli altri? Non è che tu hai trovato degli incompetenti e ora sei a ragione "scottato"??
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Guarda, la situazione di questi giorni è drammatica.
Che io sappia la totalità delle aziende private e degli Uffici Pubblici del settore sono gravissimamente sotto organico, anche quando ci sarebbe la possibilità di retribuire dei giovani, la situazione di scavi archeologici pressoché deserti non solo è diffusa, ma siamo già al livello ben più grave di degrado, siamo alla situazione di scavi archeologici che le Autorità decidono di non fare perché -sebbene vi siano o si possano trovare i finanziamenti- non c'è nessuno in grado di farli.
Io personalmente da qualche anno sono costretto a mettere in campo gran quarantenni e cinquantenni e con gran fatica sto cercando disperatamente di "formare" qualche ventenne che mi sembra avere della stoffa benché non abbia tratto nessun giovamento dai propri studi universitari.
Il problema più grave da cui sono afflitti i laureati degli ultimi dieci o quindici anni è la generalizzata incomprensione del senso di ciò che si fa, la deprimente mancanza di un metodo prima ancora che la sommarietà delle competenze tecniche, e poi l'assurda esagerata specializzazione in ambiti di rilevanza pratica microscopica.
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04-May-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Ragazzi, vorrei provare a mediare tra le posizioni, se non opposte, quantomeno distanti tra loro, finora espresse. Ci sono, secondo me, spunti da prendere in considerazione da entrambe le parti.
Ha in buona parte ragione Mdd nell'evidenziare alcune carenze formative da parte dell'università; non credo tuttavia completamente nella intenzionalità (da parte della classe docente) di questa situazione; si potrebbe parlare piuttosto di arretratezza, corporativismo, autoreferenzialità, scarsissimo contatto con il mondo esterno. Per questo a volte capita che tra università e soprintendenze ci siano delle scintille.
Però sostengo anche chi, appena terminato il percorso di studi, dimostra la volontà di inserirsi nel mondo del lavoro: è impossibile pretendere da un giovanissimo il massimo dell'affidabilità e delle competenze gestionali (in senso lato): la professionalità cresce man mano che si fa esperienza, anche perchè nessuno scavo è uguale ad un altro e le situazioni da affrontare sono sempre nuove. Sono comunque necessarie una buona dose di umiltà (non basta una laurea conseguita a pieni voti per pretendere di essere considerati i geni dell'acheologia) e di volontà di continuare ad imparare (anche cose che all'università spesso non sono nemmeno menzionate: sicurezza sul lavoro, leggi e regolamenti vari, contabilità etc. etc. etc.).
Nessun ingegnere neolaureato riceverà l'incarico di progettare singolarmente una mega opera pubblica: potrà parteciapre al lavoro insieme ad altri che abbiano più esperienza; crescendo, se ne avrà le capacità, si andrà affermando professionalmente e sarà in grado di eseguire lavori di maggiore responsabilità. Così come è azzardato delegare ad un archeologo giovanissimo la direzione di un grande scavo pretendendo da subito la perfezione; ma affidargli la cura di aree limitate di scavo ed il progressivo coinvolgimento nelle attività di gestione, contabilità, rapporti con altri soggetti permetterà al giovane collega di acquisire competenze: poi vige la 'selezione naturale': se dopo un pò il giovane non ha imparato niente la carriera non decolla, se invece dimostra di saper crescere professionalmente, il datore di lavoro (pubblico o privato che sia) potrà affidare compiti più specifici.
Aggiungo una nota propositiva rivolta agli studenti: confrontarsi con chi ha più esperienza potrebbe permettervi di poter essere parte attiva: nelle università esistono i rappresentanti degli studenti che potrebbero segnalare nelle sedi adatte (consigli di corso di laurea, di facoltà, senato accademico) la necessità di introdurre seminari specifici, tirocinii formativi e altre attività che permettano agli studenti di entrare in contatto con la realtà lavorativa, invece di sentirsi (e sentirsi dire di essere) del tutto inadeguati al primo contratto. Ed esistono anche le associazioni di categoria che possono essere di sostegno in questo.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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04-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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Mi inserisco solo ora nella discussione, vorrei dire la mia, sperando di non dire cose già dette!
Ormai sono circa 2 anni che sono riuscita ad entrare piano piano nel modo del lavoro archeologico e devo dire che la situazione non è assolutamente rosea. Ho potuto constatare che da una parte ci sono società che sfruttano i giovani archeologi, con paghe da fame, che potrebbero essere definite una sorta di caporalato legale e non hanno alcun problema se tu decidi di mollare, uno più disperato di te lo troveranno sicuramente e il circolo vizioso non avrà mai fine. Dall'altra ci sono società che invece tentano di garantire un lavoro dignitoso alle persone a cui fanno un contratto a progetto o a tempo determinato o a partita iva. E io ho sperimentato entrambe le situazioni, e fortunatamente nel secondo caso sono capitata con persone veramente brave e competenti, che non ti assumono come mero scavatore, ma come archeologo, con più o meno esperienza.
Parlando con alcuni titolari di una cooperativa, poi, mi sono sentita dire che la colpa dei bassi stipendi sta anche nel comportamento tenuto dagli archeologi negli ultimi 10-15 anni, che pur di lavorare hanno accettato salari stracciati e così han fatto calare il valore della prestazione e della figura stessa dell'archeologo, e adesso è dura ridare credibilità alla categoria e far risalire i compensi... ai committenti (pubblici o privati) va di lusso così!
Per quel che riguarda Mdd in un certo senso posso dargli ragione, è vero che l'università prepara in modo non adeguato! Mi è capitato spesso di sentir dire "X è un bravo prof, molto preparato, ma di scavo non capisce un cavolo!" " Il prof Y è un ignorante di metologie di scavo!" ecc ecc ... e se uno deve imparare da uno che non ne capisce niente come fa a preparasi in modo adeguato al mondo del lavoro! I corsi universitari potranno anche cambiare il nome, ma se rimane sempre un mondo di idee senza toccare mai terra, gli studenti non avranno mai la possibilità di imparare e mettersi alla prova! Ci sono università in cui non ci sono nemmeno scavi!
Inoltre, tentare di specializzarsi ancora e ancora con masters e specializzazioni può sembrare un modo per avere quel quid che ti renda appetibile alle società archeologiche, ma molto spesso ti trovi nella situazione di partenza, ma con qualche migliaio di euro in meno!
Secondo me, poi anche da studente bisogna cercare di collaborare con le società per crearsi contatti che forse un giorno potranno servire... io l'ho fatto a gratis perchè dovevo imparare, quasi come ragazza di bottega, non me la sentivo di farmi pagare, e un po' è servito, e a distanza di anni si sono ricordati di me!
Lo so è dura e tante volte ho pensato di mettermi a fare qualcos'altro, ma non ci sono mai riuscita... reinventarsi quando sai che vuoi fare solo quello è quasi impossibile!
ciao a tutti
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carpe diem... perchè panta rei!
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04-May-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Secondo me è soltanto una questione di università e percorsi differenti. Quando mi sono iscritta alla mia università, sapevo che non sarei uscita archeologa, ma storica dell'arte antica. Questo perché il curriculum archeologico vero e proprio non c'era, e l'impostazione del corso era chiara. A me lo scavo non interessava, anche perché avendo dei problemi alla schiena non potrei scavare, dunque andava bene così. Al master che ho frequentato c'erano invece persone che avevano fatto molta pratica di scavo, già all'università stessa, e scavavano regolarmente mentre frequentavano. Avevano tutte seguito corsi di metodologia & affini e mi sembra fossero ben preparate. Infatti avevano scelto le loro università proprio in base alla possibilità di fare pratica già durante il percorso di studi e perché amavano lo scavo. Quindi se si sceglie un certo tipo di università qualcosa si impara.... Anche le scuole di specializzazione prevedono un minimo di pratica sullo scavo, a quanto ne so io (almeno quella della Sapienza, a meno che non si lavori, allora fanno qualche eccezione). Non so il nuovo ordinamento cosa preveda, ma per il vecchio era così.
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04-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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Ma a quanto ho visto, Leda, neanche aver scavato all'università sembra sia sufficiente... io l'ho fatto perchè Pisa ti fa scavare senza problemi, almeno al Vecchio Ordinamento. Non riesco a capire a questo punto se questa mia esperienza pratica può andare bene o no... mi sto scoraggiando, anche perchè giovedì mi laureo dopo secoli di università, con un'età che sembra ridicola per uno che sta conseguendo il titolo (ho 37 anni), già sono a conoscenza che nella sua globalità il mondo del lavoro è uno schifo, se anche nella professione che con tanta passione vorrei svolgere ci sono scogli così ardui da superare, e se la mia preparazione è già di per sè poco appetibile.. veramente non so più cosa fare. Cosa faccio, metto la laurea nel cassetto e continuo ad accontentarmi di un lavoro che non amo??? Io sarei anche pronto a resettare la mia "impreparazione" accademica, e a mettermi a lavorare giù duro, non so, a scavare e scavare per mettermi al pari anche con nessuna retribuzione o con poco... ma sembra che non vi sia molta possibilità. Ho scavato senza remunerazione all'università proprio perchè sapevo che questa esperienza pratica mi sarebbe servita un domani per lavorare... ma ora ????
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04-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jun 2006
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Io non ho la presunzione di pensare che scrivendo sul mio CV quali sono le mie conoscenze e le mie esperienze lavorative, stages, e bla bla bla...possa trovare subito un lavoro che risponda alle mie aspirazioni e anzi...ora che ho finito di studiare non posso permettermi il lusso di non lavorare e quindi farò qualsiasi lavoro possa fare...che si parli di beni culturali, archeologi oppure no..
Il problema sta a monte e fin qui ci siamo..sta nel fatto che l'università non risponde correttamente a quelle che realmente sono le richieste del mondo del lavoro e gli studenti non hanno da subito le competenze necessarie, ma insomma...io non generalizzerei troppo perchè ci sarà chi non ha voglia di fare una mazza e pensa che il lavoro gli debba arrivare dal cielo magicamente, ma c'è anche chi ha tanta buona volontà, tante capacità e la maturità giusta per poter intraprendere un buon percorso lavorativo.
Mdd, da una parte non hai torto, ma insomma..sei così pessimista che sembra davvero che siamo tutti degli incapaci buoni a nulla...e questo penso che sia assolutamente falso..
Sarò sulla difensiva in questo caso, ma non sopporto chi generalizza troppo...
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