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Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore.


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  #31 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Il rischio vale la pena con giovani laureati all'estero, oppure con giovanissimi (max. venticinquenni) che nell'ambiente universitario italiano ci sono passati rapidamente (oppure che provengono da quelle due o tre Univesità italiane meno peggio delle altre). Tra un ventiduenne ancora da "formare" e momentaneamente inaffidabile ma promettente e un quarantenne o addirittura cinquantenne di vecchio ordinamento e assolutamente esperto, la scelta ci può stare; ma con un trenta-trentacinquenne inesperto come la mettiamo? Pensiamo che il suo curriculum universitario valga qualcosa?
Mdd, se tutti facessero così questo paese diventerebbe un paese vecchio, per nulla innovativo e fresco...
Se nessuno dà la possibilità di fare ai giovani, poi è comodo continuare a chiamarci bamboccioni, incapaci e bla bla bla...
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  #32 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Ok! Non ti manderò mai il mio curriculum! So già quale destino lo aspetta.

Però voglio dirti una cosa: non pensi che il 30/35 enne "inesperto" come tu lo definisci, nonostante un certo numero di scavi universitari, certo, ma pur sempre scavi che lo hanno reso capace di muoversi su di essi, che il suddetto si laurea al vecchio ordinamento, in un ateneo rinomato, che lo fa tardi per motivi del tutto personali che gli hanno impedito di titolarsi prima, non provenga dallo stesso "stampo universitario" che tu decanti che è poi il medesimo di quei 40enni che hai sui tuoi scavi????
Inoltre: se il ventenne che è passato come un fulmine dall'università, ma ha alle spalle 0 scavi e non sa neanche distinguere uno strato dall'altro, non è meno appetibile del suddetto "vecchione" che magari parte da solo, ha bisogno di poche spiegazioni e lavora già da subito senza tanto bisogno di "formazione"???
Ps: Quoto fraska in toto!!

Ultima Modifica di massinissa : 05-May-2008 14:34.
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  #33 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Trovo questa discussione molto interessante per cui, anche se in ritardo, anch'io vorrei esprimere la mia opinione. Sostanzialmente, anche se con rammarico, mi trovo d'accordo con Mdd, il suo ragionamento non fa una grinza sotto ogni punto di vista. Se infatti parliamo di cooperative, cioè di un ambito imprenditoriale, per me è assolutamente ovvio che, al momento di assumere un aspirante archeologo, si scelga colui che oltre ad una buona formazione possieda anche elevate esperienze tecniche, possibilmente acquisite nel più breve tempo possibile. Sinceramente, tra un trentenne con dottorato ma privo di esperienza pratica e un venticinquenne neolaureato ma con buone capacità nella gestione di uno scavo, opterei per il secondo. Per quanto riguarda poi il problema della formazione universitaria, sono assolutamente convinta della inutilità di determinati corsi di laurea che propongono sbocchi in ambito archeologico ma che, in realtà, non forniscono alcuna competenza pratica. Per esperienza personale, ad esempio, posso dire che la mia università mi ha dato una buona formazione teorica, ma praticamente nulla da un punto di vista pratico; basti dire che per partecipare a qualche scavo ho dovuto elemosinare a destra e a manca e alla fine anche "ringraziare" chi mi aveva sfruttato per 1 mese! D'altra parte però non si può attribuire unicamente all'università la colpa di questa situazione, anche le soprintendenze potrebbero fare di più. Basterebbe, a mio avviso, avviare delle politiche di "collaborazione" invitando l'università a partecipare a scavi e attività sul campo. Da un lato la soprintendenza avrebbe mano d'opera gratuita, dall'altro l'università garantirebbe in questo modo una formazione a 360 gradi. Durante uno scavo, finanziato dalla soprintendenza e gestito dall'università, io ho imparato tantissimo lavorando fianco a fianco ad un operaio specializzato.
__________________

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Vecchio 05-May-2008
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Allora mi consolo! Io sono un 37enne che ha esperienza pratica, per vari motivi si sta laureando tardi, ma magari c'è speranza anche per me... il mio ateneo non mi ha mai lesinato la possibilità di scavare, anzi! Per cui alla fin fine anche se "vecchio" posso, secondo voi avere, nutrire qualche speranza?? O devo già mettermi a cercare un altro tipo di lavoro???
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  #35 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Per cui alla fin fine anche se "vecchio" posso, secondo voi avere, nutrire qualche speranza?? O devo già mettermi a cercare un altro tipo di lavoro???
Io penso che indipendentemente dai risultati che ciascuno di noi riuscirà a conseguire l'importante è non avere rimpianti.

Cuore, cuore, agitato da affanni senza rimedio,
alzati, i nemici respingi, rivolgendo contro di loro
il petto, agli agguati dei nemici ergiti vicino,
ben saldo; e se vinci, non vantarti in pubblico,
e se perdi, non compiangerti in privato, prostrato,
ma delle gioie rallegrati e dei mali affliggiti
non troppo; sappi quale ritmo scandisce la vita degli uomini.

Archiloco di Paro

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  #36 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Mdd, se tutti facessero così questo paese diventerebbe un paese vecchio, per nulla innovativo e fresco...
Non capisco perché tu mi rimproveri in questo modo, io ho fiducia nei giovanissimi e nel mio piccolo -chi mi conosce lo sa- cerco ogni volta che posso di tendere loro una mano.

Io sto dicendo: ragazzi (ma parlo ai ventenni, non ai trentenni), svegliatevi, vi stanno fregando, il curriculum universitario italiano non serve a niente, laureatevi all'estero se potete, altrimenti in Italia sforzatevi di conseguire il "pezzo di carta" più in fretta possibile, senza perdere tempo con esami x piuttosto che y, con master e con corsi vari e poi cercate di inserirvi nelle Amministrazioni Pubbliche o nelle Aziende Private chiedendo a voi stessi "cosa posso fare di utile io" ?

La mia sfiducia è invece totale nei confronti di chi ha stazionato, per un motivo o per l'altro, dieci anni o anche più ai margini del mondo accademico italiano.
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  #37 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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Mdd, se tutti facessero così questo paese diventerebbe un paese vecchio, per nulla innovativo e fresco...
Diventerebbe?

Cmq trovo molto interessante il punto di vista di Mdd, quanto meno si una precisa idea di qualcuno che è "dall'altra parte della barricata" (almeno dal punto di vista mio che sono uno studente). Nella mia ancora inesperienza nel settore comunque posso dire di condividere la posizione di Mdd: si tratta di comportarsi di conseguenza davanti ad una situazione reale.
Non sono però d'accordo sull'idea della generale impreparazione dei nuovi studenti, mi sembra che in tutte e due le correnti di pensiero si tenda a metterla molto sul sapere/non sapere fare in generale (toccando anche il personale a volte). Non esiste una preparazione universale, almeno da diversi secoli, e io non penso che l'università non dia un'ottima formazione, penso che questa non coincida con quella che è richiesta nell'applicazione pratica della nostra professione com'è oggi.
Noto che molti poi hanno dedotto da questo che il fulcro della questione sia il rapporto teoria/pratica e quindi che tutto stia nell'essersi fermati all studio dei libri o aver partecipato a più o meno scavi. Secondo me il punto non è questo e se è anche la tua filosofia Mdd non posso dirmi d'accordo, come si dice dalle mie parti "nessuno nasce imparato". La pratica si fa anche all'università tranquillamente, io partecipo tranquillamente a mediamente 4 scavi all'anno, ciò nonostante non si può pretendere che uno studente che si entri nel mondo del lavoro già fatto e finito, neanche un veterinario inizia a lavorare se non con un minimo di tirocinio.
Penso piuttosto che il problema del nostro mestiere sia che né nella pratica né nella teoria la nostra formazione corrisponda al lavoro che andiamo ad intraprendere. Almeno nel mio campo di studi, che non è quello classicistico, l'unico modo di crearsi una preparazione valida è mettersi a studiare al di fuori del contesto strettamente universitario.

Credo comunque che il percorso-tipo che oggigiorno permette di aggirare in qualche modo il problema sia quello fatto di Aquamarina, un professore che faccia in qualche modo da garante in modo che il tuo curriculum universitario, in pratica evanescente, acquisti un certo peso.
Forse non è giusto così ma penso sia una conseguenza ovvia.
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  #38 (permalink)  
Vecchio 05-May-2008
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. . . Noto che molti poi hanno dedotto da questo che il fulcro della questione sia il rapporto teoria/pratica e quindi che tutto stia nell'essersi fermati all studio dei libri o aver partecipato a più o meno scavi. Secondo me il punto non è questo e se è anche la tua filosofia Mdd non posso dirmi d'accordo, come si dice dalle mie parti "nessuno nasce imparato". . .

Per la verità io non contrappongo affatto teoria e pratica e soprattutto non antepongo la pratica alla teoria, anzi considero maestra la teoria.

Ma proprio per questo voglio una teoria rigorosa, non quella supponente ed autoreferenziale delle Università italiane.

Io non dico che l'Università non serve a formare l'Archeologo, io dico andate a studiare a York oppure rassegnatevi all'idea che del vostro curriculum l'unica cosa significativa sarà esclusivamente la parola "laureato" (in che cosa, con quali corsi, quali master, quali competenze non interesserà a nessuno).
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  #39 (permalink)  
Vecchio 06-May-2008
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Non capisco perché tu mi rimproveri in questo modo, io ho fiducia nei giovanissimi e nel mio piccolo -chi mi conosce lo sa- cerco ogni volta che posso di tendere loro una mano.

Io sto dicendo: ragazzi (ma parlo ai ventenni, non ai trentenni), svegliatevi, vi stanno fregando, il curriculum universitario italiano non serve a niente, laureatevi all'estero se potete, altrimenti in Italia sforzatevi di conseguire il "pezzo di carta" più in fretta possibile, senza perdere tempo con esami x piuttosto che y, con master e con corsi vari e poi cercate di inserirvi nelle Amministrazioni Pubbliche o nelle Aziende Private chiedendo a voi stessi "cosa posso fare di utile io" ?

La mia sfiducia è invece totale nei confronti di chi ha stazionato, per un motivo o per l'altro, dieci anni o anche più ai margini del mondo accademico italiano.
Scusa, non volevo usare il tono di rimprovero anche perchè voglio dire...non c'è motivo..
Io non penso che la tua opinione sia sbagliata prima di tutto perchè è la tua opinione e non mi permetterei mai di giudicarti o rimproverarti se abbiamo punti di vista differenti e in secondo luogo perchè è anche utile e interessante confrontarsi..
Io la penso come te riguardo le università italiane, su questo hai ragione...mi stizzisco quando si generalizza troppo dicendo che tutti i giovani sono uguali...I pregiudizi, preconcetti o come li si vuole chiamare non mi piacciono.
Poi io sono la prima ad essere disillusa, ma resto comunque piena di speranze e queste non me le leva nessuno..
Vorrà dire che sbatterò il muso, ma fa niente..meglio sbattere il muso che rassegnarsi e non "combattere".
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  #40 (permalink)  
Vecchio 06-May-2008
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...Infatti, anch'io sono disilluso dal mondo lavorativo in generale, non mi arrendo comunque, non rinuncio ai miei sogni e ai miei desideri. E anche se sbattessi 1000 volte il muso mi rialzerei e continuerei ad insistere. Conosco 30 enni che pur avendo "stazionato" non ai margini ma "nel" mondo univesitario", che lavorano, lavorano tuttora e sono in gamba. Come qualsiasi altro professionista che è stato più veloce nel titolarsi e ha dalla sua una più giovane età. Penso che sia un'idea sbagliata, deleteria e oramai radicata che chi è troppo in là con l'età non abbia possibilità di realizzare quello che vuole fare. Ma forse è anche un'idea imprenditoriale che mira solo al mero guadagno ed ignora il valore delle persone. Questa è solo la mia serena opinione, come mi è stato detto in un post più sopra non devo avere rimpianti, e non ne ho e ne avrò mai. E naturalmente tutto il rispetto per le opinioni divergenti.

Ultima Modifica di massinissa : 06-May-2008 02:37.
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  #41 (permalink)  
Vecchio 08-May-2008
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mmm.... certo ognuno può parlare della propria esperienza personale. Io per laurearmi ci ho messo dieci anni, sia per motivi personali ,sia perchè la teoria l'ho voluta studiare bene , dagli esami alla tesi ,che praticamente ho fatto tutta da sola andando a cercare i libri in tutta italia e anche fuori ( solo per la tesi ci sono voluti tre anni) Negli anni universitari ho anche avuto modo di partecipare a vari scavi universitari, in italia e in francia, e ora che mi trovo al primo lavoro posso ben dire che non ha molto a che vedere con uno scavo universitario soprattutto perchè è legato a lavori edili e dunque comporta una gestione totalmente diversa. Ho una collega in gamba che mi sta insegnando un sacco di cose, però diamine,quello di cui mi sto rendendo conto è che al di là degli esami la cosa che mi resta dell'università è cognizione di causa e soprattutto un metodo, proprio all'archeologia, che è quello che cerco di applicare. Quello a cui però mi riferivo all'inizio della discussione, non è la teoria e la pratica da un punto di vista prima universitario e poi lavorativo, quanto l'ideologia e la realtà rispetto a quello che si richiede ad un archeologo, le idee e la loro applicazione da parte del mondo archeologico attivo già da tempo ,e la loro interazione con chi esprime ora la volontà ed ha le capacità per entrare a far parte di quel mondo, un mondo per ora piuttosto chiuso , ma che si autocondanna per via di quella stessa chiusura a mancanza di progresso e innovazione.....anche e soprattutto nell'applicazione stessa di quel metodo che è l'essenza dell'archeologia e che comprende la teoria e la pratica, lo scavo e la ricerca applicata.
__________________
Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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