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Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore.


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Vecchio 29-April-2008
L'avatar di  Aquamarina
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Predefinito Il lavoro dell'archeologo in teoria e in pratica

Ciao a tutti. Stasera propongo un argomento credo un pò spinoso, ma alla fin fine vitale per il mondo archeologico, la ricerca la divulgazione e la fruizione "universale" dei risultati del nostro lavoro.
Forse sono io a non aver capito bene o ad essere ancora troppo nella teoria .
In teoria il lavoro dell'archeologo consiste nel condurre una scavo stratigrafico ,documentarlo, studiare il materiale ,le strutture e quant'altro e pubblicare i risultati di tali studi , ognuno con la sua particolare specializzazione e/o nel caso il sito sia importante partecipare alla realizzazione di opere relative alla fruizione del sito stesso. Tutto questo l'archeologo può farlo da solo,o se il sito è esteso in collaborazione con altri, ognuno responsabile per una data area in fase di scavo, oppure responsabile di un dato settore di ricerca, secondo la sua specializzazione, in fase di studio.
Da quello che ho capito , in pratica, oggi come oggi , si può arrivare a condurre uno scavo in due , al limite tre modi: attraverso le università, attraverso collaborazioni esterne dirette con le soprintendenze, attraverso le cooperative. Se nel primo caso si ha una vaga speranza di seguire il lavoro dall'inizio alla fine, negli altri due molto spesso la fase di studio e pubblicazione viene separata e demandata ad altri. Teoricamente non ci sarebbe nulla di male: mi posso trovare a scavare evidenze riferibili ad un periodo di cui non sono specialista, e se con una metodologia ferrea( ma non i in tutti i casi : è sempre bene avere comunque in cantiere uno specialista secondo me)posso scavare quasi qualunque cosa, altrettanto non si può dire della fase di studio che diventerebbe oltremodo complicata(anche se si potrebbe comunque fare ,con collaborazioni e buona volontà). Praticamente, quand'anche mi interessasse ciò che scavo perchè guardacaso coincide con il periodo in cui sono specialista, se la direzione dello scavo mi è stata affidata da un funzionario di sovrintendenza ,un sovrintendente o una cooperativa, se riuscirò a portare il mio lavoro fino in fondo e a studiare il materiale dovrò aspettare i tempi infiniti dei sovrintendenti che non solo dipendono da cause di forza maggiore ma anche da assurdi giochi di potere/prestigio che di fatto impediscono la divulgazione in tempi ragionevoli di ciò che in teoria una volta scavato già pubblico è.....
Io non dico che per forza uno debba fare tutto il lavoro lui, anzi , ma mi sento raccontare di cooperative che una volta che tu hai scavato pretendono la tua documentazione ,poi se la guardano, magari si ripassano i rilievi a china o al Cad(perchè non hanno voluto che tu lo facessi) e la presentano al funzionario.... se la presentano.....di funzionari che aspettano a pubblicare perchè devono giocarsi le carte al momento giusto.... che chissà quando arriva e può non arrivare mai.... di studiosi che elaborano nuove teorie a partire da scavi accurati corredati da documentazioni e relazioni eccellenti( perchè i poveri illusi si illudevano di poter continuare il loro lavora anche oltre il cantiere), condotti da persone che non menzionano neanche nei ringraziamenti, nè invitano a collaborare....
Questo è quello che mi sento raccontare e spero tanto che vi siano esperienze diverse..... di fatto ormai i laureati e specializzati in a rcheologia cominciano ad essere molti mentre il loro lavoro resta nell'ombra più nera percepito dai più come inutile alla società. l'entrata reale in società dell'archeologia è ancora da venire , perchè davanti alla ricerca e soprattutto alla divulgazione della ricerca,si mette l'interesse personale di persone dall'ego smisurato.... Ecco perchè in Italia molti piccoli siti ,anche facili da pubblicare e magari comunque ricchi di ritrovamenti importanti dopo essere stati distrutti con uno scavo archeologico vengono letteralmente dimenticati, risepolti dentro le sovrintendenze o i musei.....mentre in altri paesi come la Francia( che è un esempio che conosco meglio) a neanche un anno dalla scoperta esce la pubblicazione relativa a un ritrovamento eccezionale come grotta Chauvet, publicazione che è il racconto della scoperta stessa, da parte degli stessi scopritori non archeologi con le foto fatte da loro e l'appendice curata da un famoso archeologo, che inquadra la scoperta più scientificamente e illustra i risultati delle indagini preliminari. Questa pubblicazione viene inoltre aggiornata ogni anno col procedere degli scavi con i contributi di tutti coloro che partecipano al progetto sotto la direzione ovviamente del suddetto archeologo famoso.
Il risultato di un simile modo di fare è apprezzabile da più punti di vista, gratifica tutti a partire dagli scopritori stessi ,senza sminuire nessuno, dà possibilità di conoscenza a tutti studiosi e non e non teme di esporsi per paura di critiche (come spesso avviene da noi.....) e insomma partecipa alla divulgazione dell'archeologia e all'interazione tra archeologi e resto della società..... Mi chiedo perchè in italia ciò non sia possibile..... Perchè uno a cui alla fin fine viene data licenza di distruggere un sito anche se lo fa scientificamente non viene poi data neanche la licenza di essere menzionato come esecutore dello scavo, quindi base per tutti gli ulteriori e successivi studi relativi.... e mi spiego così perchè l'archeologia è in italia completamente distaccata dal resto della società e perchè la nostra professione è così poco tenuta in considerazione, mi spiego anche perchè molte persone, dopo una decina di anni di lavoro nell'archeologia se trovano di meglio o se decidono di metter su famiglia si danno ad altro.....senza poter effettivamente raccogliere i frutti di una passione che sarebbe bello se fosse per tutti e non solo per alcuni, lavoro con la L......
infine mi speigo perchè l'unica fase del nostro lavoro che è pagata è quella di cantiere...........perchè se la pubblicazione è cura delle sovrintendenze( on le università va un pochino meglio) campa cavallo che l'erba cresce, alla faccia di qualsiasi tipo di trasparenza( legale, ma soprattotto mentale ed etica)!

Scusatemi per lo sfogo ma sentire certe cose mi fa veramente arrabiare....
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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Vecchio 30-April-2008
L'avatar di  fraska
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Non so se è il topic giusto....
Tra poche settimane mi laurerò (finalmente!) e sto mandando curriculum a destra e a manca...
Delle cooperative archeologiche a cui ho inviato il mio CV (como, milano e provincia) solo una mi ha risposto dicendomi che per il momento non hanno bisogno, ma che mi terranno in considerazione per proposte future.
Quello che vorrei sapere è come ci si deve muovere...o ci si dovrebbe muovere..dopo la laurea per poter avere la speranza di trovare un impiego nell'ambito del proprio corso formativo.
Cioè, io vorrei lavorare nell'ambito della valorizzazione, conservazione e fruizione del patrimonio archeologico, artistico, culturale..in sostanza io, come la maggior parte dei neo-laureati italiani, ha poche esperienze alle spalle o comunque poche per chi ti dovrebbe prendere a lavorare con se...
Lavorare in un museo (che sarebbe ciò che più mi piacerebbe) è un'impresa più che ardua dato che, come si è più volte ripetuto, è difficile entrare in questo tipo di ambienti se non si hanno conoscenze ( e che squallore aggiungerei!).
Ora come ora farei anche un lavoro con c'entra niente con ciò che ho studiato, però non ho faticato anni per ottenere una laurea in archeologia per poi non poter mai fare questa professione...
Chi di voi lavora in cooperative archeologiche, in musei, nella soprintendenza....come si è mosso all'inizio, a parte mandare curriculum in abbondanza?!

E' da un bel pò che non venivo sul forum, se ciò che chiedo è già scritto altrove scusatemi eh...
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Vecchio 30-April-2008
L'avatar di  Aquamarina
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Ciao fraska, sono contenta del tuo intervento perchè credo che anche il problema da me sollevato sia essenzialmente di noi neolaureati ,specializzandi e specializzati, soprattutto perchè non abbiamo effettivamente idea di quale sia il nostro lavoro o se ce l'abbiamo in teoria poi ,appunto ,ci scontriamo con la pratica. Io sono al mio primo lavoro pagato: è un controllo dei lavori per l'installazione di aerogeneratori, e ,dopo mesi di terra vergine finalmente è uscito qualcosa in due punti, in uno è pressocchè moderno, in un altro invece rientra in campo propriamente archeologico(IV- III sec ac) .
Come ho fatto? Ho fatto all' inizio come te, ho mandato curriculum a destra e a manca e prima di tutto in sovrintendenza, poi per vie treverse di amici di amici mi è stato consigliato di parlare di persona col funzionario di zona e io l'ho fatto .... dopo alcuni mesi la collega con cui sto lavorando , che non conoscevo, mi ha chiamato per chiedermi se ero disponibile, e così mi è caduta la manna dal cielo...considera però che dove vivo adesso è una zona abbastanza spopolata....e ad ogni modo dopo la laurea è sempre bene specializzarsi( io quest'anno stesso ho superato il concorso per la scuola di specializzazione).....Tornando a bomba non credo che il problema sia tanto lavorare, almeno per gli scavi in un modo o nell'altro si riesce a fare qualcosina(anche da quello che mi dicono i colleghi di specilizzazione), praticamente il tecnico di cantiere, quello che mi chiedevo io è se questo lavoro da tecnico sia veramente il nostro lavoro, e perchè nesuno viene sfiorato dall'idea di pagare anche lo studio che necessariamente dovrebbe seguire al lavoro di cantiere....( questo succede in parte se uno fa un dottarato sul materiale di un determinato scavo ,ma quello non è propiamente lavoro, poichè èp considerato continuazione degli studi e dunque i soldi sono una borsa di studio)
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Vecchio 30-April-2008
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fraska Visualizza Messaggio
Chi di voi lavora in cooperative archeologiche, in musei, nella soprintendenza....come si è mosso all'inizio, a parte mandare curriculum in abbondanza?!
Io ho fatto proprio così: ho mandato curricula a mezza italia. Ho però dovuto dire al mio relatore di laurea: "prof, io ho bisogno di lavorare; se sa di qualche occasione, sappia che io sono disponibile"; in effetti uno dei primi lavori, presso una soprintendenza, l'ho avuto grazie al prof. Ma poi mi sono resa conto che questa è un'arma a doppio taglio: se qualcosa va storto dal punto di vista lavortivo (pagamento, sfruttamenti vari), il fatto che ti ha presentato un prof ad un funzionario di soprintendenza amico, ti costringe a dare conto e soddisfazione delle tue scelte (tipo mollare il cantiere e pensare di fare valere i tuoi diritti legalmente) non solo al funzionario, ma anche al prof che ha garantito per te. E nessuno la prende bene...
Se si ha fortuna, però, dai primi contatti possono nascere sviluppi futuri che gestirai autonomamente.
Anche la condivisione di esperienze e informazioni con i colleghi che vai conoscendo man mano, sono preziosissimi: una mia amica una volta mi ha contattato perchè c'era bisogno di gente in una coop e ho lavorato qualche mese. Io stessa ho in seguito contattato miei colleghi di università o conosciuti su altri scavi quando mi è stato chiesto dalla soprintendenza di contattare altri.
Il consiglio che ti do, in definitiva, è di informarti bene dei tuoi diritti sin da subito e di dimostrare quanto vali (senza arrivismo e senza millantare ovviamente): la gente se lo ricorderà (nel bene e nel male).

Per Acquamarina:
Molte delle esperienze che racconti nel primo post sono identiche alle mie: anche se ti chiedono di studiare e di pubblicare, raramente ti pagano; tu puoi decidere se accettare o no la proposta: io a volte ho accettato, altre no: mettevo sempre bene in chiaro all'inizio che trattandosi di una attività non retribuita, l'avrei interrotta in caso di altre proposte di lavoro retribuito. Dispiace molto dover tarpare il lavoro a metà, ma se si vuole cercare di sopravvivere facendo solo archeologia, per ora non vedo altre soluzioni.
Per il futuro credo che bisogna lavorare a contatto con le soprintendenze per convincerli a mettere da subito a disposizione soldi per la prosecuzione del lavoro dopo lo scavo, fino alla pubblicazione. A quanto so, qualche passo in questo senso le associazioni di categoria lo stanno tentando.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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Vecchio 01-May-2008
L'avatar di  Aquamarina
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Ciao Dizzi, comprendo perfettamente il tuo punto di vista. Non so molto sulle associazioni di categoria e sul loro ruolo effettivo.... non ne dovrebbero far parte prima di tutto quegli archeologi che hanno funzioni di responsabilità maggiore, ovvero quelli che comandano ,che pare non diano per niente interessati nè a pagare le persone perchè studino, nè in verità al fatto che a studiare i dati di scavo siano persone diverse da loro, completamente distaccate dalla loro influenza intellettuale.... (si potrebbe a tal proposito inaugurare uno studio dal titolo: il clientelismo dagli antichi romani ai moderni archeologi :twisted

A me non è ancora successo nulla ( o quasi) di tutto quello che descrivo però il solo pensiero mi manda in bestia, considerando poi che esistono possibilità come quelle dei fasti on line che cercano di promuovere uno spirito di avanzamento sceintifico della nostra disciplina e veloce condivisione e pubblicazione dei dati in possesso di ciascuno.... tuttavia anche qui la teoria va bene, ma quale collaboratore, pur avendone pieno dirito, potrebbe mai mettersi a pubblicare dati senza il consenso di chi sta più in alto di lui? ( potrebbe farlo e scordarsi di lavorare in futuro con le medesime persone).

Mi interessa molto anche solo scavare, perchè ho bisogno di costruirmi un esperienza professionale solida, tuttavia sono sicura che se il lavoro di archeologo dovrà esssere solo questo, farò presto a ritenerlo assurdo rispetto alla formazione ricevuta e assolutamente inutile per la società
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Vecchio 01-May-2008
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . se il lavoro di archeologo dovrà esssere solo questo, farò presto a ritenerlo assurdo rispetto alla formazione ricevuta e assolutamente inutile per la società
Al contrario, forse dovrebbe venire subito il dubbio che la formazione impartita da (quasi) tutte le Università nell'ultimo decennio ai giovani Archeologi è stata sistematicamente inutile per la Società (io sospetto deliberatamente inutile) e finalizzata unicamente a giustificare l'esistenza di un sistema accademico autoreferenziale e ad impedire che chicchessia potesse inserirsi in quel sistema.

Dopo bisognerebbe chiedersi quale dovrebbe essere per il futuro il ruolo dell'Archeologo nella Società e se non sia doveroso auspicare una rigorosa separazione fra l'attività di chi scava e di chi studia: perché la mia esperienza pratica ormai quasi trentennale mi insegna che tutti i mali dell'Archeologia Italiana (sindacali, di arretratezza tecnica, baronali e metodologici) sono più o meno direttamente figli della insufficienza di una cesura personale e di carriera fra chi opera sul territorio e chi valida le indagini (altrui) sotto un profilo scientifico.

Tanto per essere chiaro anche a chi non mi conosce e a chi non avesse letto miei precedenti post in questo Forum, ciò che da anni vado predicando è che l'Archeologo che scava ha sì il dovere tassativo di far sì che i suoi dati siano pubblicati, ma ha anche il dovere di NON farlo lui ma di mettere in condizione di farlo (organizzativamenmte e persino economicamente) un Collega indipendente, perché solo in quel passaggio è possibile da parte del secondo la verifica e la validazione scientifica dell'esperimento irripetibile condotto dal primo.
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Vecchio 01-May-2008
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . perché prima di mandare curricula al mondo raccontando gli studi accademici che avete fatto (e che di solito non interessano a nessuno, nemmeno nel medesimo ambiente accademico che li ha generati), non chiedete a voi stessi che competenze avete, cosa sapete fare e a chi può servire ciò che voi ritenete di saper fare?

Certo, non sempre la risposta sarebbe tollerabile. :-(
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Vecchio 01-May-2008
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Ciao Mdd,
tutte le posizioni che esprimi le comprendo, ma non tutte le condivido. Parliamone...
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Al contrario, forse dovrebbe venire subito il dubbio che la formazione impartita da (quasi) tutte le Università nell'ultimo decennio ai giovani Archeologi è stata sistematicamente inutile per la Società (io sospetto deliberatamente inutile) e finalizzata unicamente a giustificare l'esistenza di un sistema accademico autoreferenziale e ad impedire che chicchessia potesse inserirsi in quel sistema.
Sulla chiusura e, spesso, sull'ottusaggine del sistema universitario sono d'accordo con te. Spesso (spero non sempre) chi vuole fare carriera universitaria in campo di antichistica si sottopone per decenni ad uno sfruttamento intellettuale e ad un ricatto esistenziale che non si può paragonare a nessuna altra situazione lavorativa. Io per questo ho deciso di dire bye-bye al mondo universitario: al limite ci collaboro quando ho tempo e voglia di lavorare per la gloria.
Però un archeologo non può che venire fuori dall'università, vero? E non capisco fino in fondo questo tuo sospetto di 'complotto', quando dici che l'università sforna deliberatamente gente incompetente

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Dopo bisognerebbe chiedersi quale dovrebbe essere per il futuro il ruolo dell'Archeologo nella Società e se non sia doveroso auspicare una rigorosa separazione fra l'attività di chi scava e di chi studia: perché la mia esperienza pratica ormai quasi trentennale mi insegna che tutti i mali dell'Archeologia Italiana (sindacali, di arretratezza tecnica, baronali e metodologici) sono più o meno direttamente figli della insufficienza di una cesura personale e di carriera fra chi opera sul territorio e chi valida le indagini (altrui) sotto un profilo scientifico ...
... Tanto per essere chiaro anche a chi non mi conosce e a chi non avesse letto miei precedenti post in questo Forum, ciò che da anni vado predicando è che l'Archeologo che scava ha sì il dovere tassativo di far sì che i suoi dati siano pubblicati, ma ha anche il dovere di NON farlo lui ma di mettere in condizione di farlo (organizzativamenmte e persino economicamente) un Collega indipendente, perché solo in quel passaggio è possibile da parte del secondo la verifica
Qui non capisco la necessità della 'separazione delle carriere' al fine del miglioramento del ruolo dell'archeologo nella società: dove sarebbe il conflitto di interessi? Sono però d'accordissimo sulla circostanza che chi scava debba elaborare una documentazione che possa in prospettiva essere utilizzata da altri per una pubblicazione di alto livello scientifico. Ma questo, almeno da parte mia, già si fa: dato che è probabile che non pubblicherò io i risultati di uno scavo, ci tengo tantissimo a perfezionare la documentazione: non voglio che nessuno possa dire, anche tra 40 anni: 'mmmh, dizzi ha fatto una documentazione scadente, inservibile per poterci studiare su...'

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. . . perché prima di mandare curricula al mondo raccontando gli studi accademici che avete fatto (e che di solito non interessano a nessuno, nemmeno nel medesimo ambiente accademico che li ha generati), non chiedete a voi stessi che competenze avete, cosa sapete fare e a chi può servire ciò che voi ritenete di saper fare?
Qui scusami ma non capisco: perchè illustrare i propri studi secondo te è inutile? Allora va bene un pincopallino che magari è convinto in perfetta buona fede di conoscere il materiale archeologico perchè è collezionista, o uno che dice di saper scavare perchè ha sempre zappato nelle aiuole di casa?
La metodologia di scavo dove la impari se non all'università? Poi siamo d'accordo che si continua a crescere professionalmete fuori dall'università fino ai 90 anni e oltre (chi ci arriva).

Secondo me, in definitiva si dovrebbe costruire una solida, condivisa e formalizzata deontologia ed etica professionale, a tutti i livelli, dal mega soprintendente alla matricola universitaria.
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Ultima Modifica di dizzi : 01-May-2008 22:41.
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Vecchio 02-May-2008
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. . . perchè illustrare i propri studi secondo te è inutile? . . .
Intendevo dire che ai fini della presentazione di un giovane Archeologo è a mio avviso inutile il riferimento a titoli o esami universitari conseguiti in Italia negli ultimi quindici anni, perché -salvo rarissimi casi- essi non dicono assolutamente nulla della competenza della persona, né in ambito tercnico, né in ambito scientifico, né sotto il profilo della caratterizzazione individuale. Siamo ridotti al punto che il medesimo titolo può essere conseguito o l'esame con identica denominazione può essere superato con una preparazione e con una formazione mentale così difformi (e non di rado con una preparazione così scandalosamente bassa) da renderne mediamente irrilevante la menzione nel curriculum.
Non parliamo poi del valore da dare alle pubblicazioni scientifiche, che non significano semplicemente nulla (visti i criteri di selezione per nulla scientifici cui sono ormai assuefatti Editori e Comitati) ed in fine del sempre più frequente eccesso di specializzazione di cui sono affetti pandemicamente i giovani Colleghi, magari più o meno preparati su temi marginali, ma spessissimo privi di una visione d'insieme della materia e digiuni delle più elementari basi metodologiche.
Sempre con eccezioni, naturalmente, ma purtroppo puramente tali.

Lo dico perché anche io ormai non so da che parte sbatttere la testa per valutare un curriculum: la sensazione che mi sono fatto negli ultimi tempi è che in assenza di referenze particolari quelli dei laureati in Italia da circa la metà degli anni Novanta in poi sono semplicemente da cestinare. Qualche Università magari c'è in controtendenza, ma sono veramente poche.

In ogni caso non lo definirei un complotto, quanto una cosciente involuzione generalizzata, o se preferisci un andazzo giocato fra la diabolica esigenza di fare a tutti i costi statistica sulle immatricolazioni e le lauree e la totale mancanza di volontà a formare una generazione di futuri studiosi di valore che spostituisca in meglio quella attuale.

Ultima Modifica di Mdd : 02-May-2008 02:38.
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Vecchio 02-May-2008
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . Qui non capisco la necessità della 'separazione delle carriere' al fine del miglioramento del ruolo dell'archeologo nella società: dove sarebbe il conflitto di interessi? Sono però d'accordissimo sulla circostanza che chi scava debba elaborare una documentazione che possa in prospettiva essere utilizzata da altri per una pubblicazione di alto livello scientifico. Ma questo, almeno da parte mia, già si fa: dato che è probabile che non pubblicherò io i risultati di uno scavo, ci tengo tantissimo a perfezionare la documentazione: . . .
Il punto per me è che chi scava compie un esperimento irripetibile, riguardo al quale l'unico possibile carattere di scientificità potrebbe essere dato dalla eventualità che PRIMA di presentare i risultati pubblicamente la documentazione venga vagliata nel dettaglio da un soggetto indipendente.

In caso contrario mancano a mio avviso i più elementari requisiti di scientificità e si rientra in quella che volgarmente parlando si potrebbe chiamare "cantarsela e suonarsela", ovvero si rientra in quelle oggi frequentissime operazioni di camuffamento dove lo spessore qualitativo della pubblicazione si misura sulla carineria del "bel ritrovamento" e non sul rigore dell'indagine.
Anche per impedire l'uso distorto e personalistico della notizia di scavo (a fini di carriera o di pura vanità), andrebbe introdotto un ferreo criterio di "validazione" del dato da parte di un soggetto terzo non coinvolto nello scavo e messo organizzativamente (e magari anche economicamente) in condizione di operare a cura di chi scava e al quale affidare la responsabilità scientifica della presentazione pubblica.
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Vecchio 02-May-2008
L'avatar di  massinissa
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Scusate, ma volete dire che mi sto laureando dopo 26 esami quasi tutti di archeologia, dopo 12 scavi nei quali ho imparato dal tenere in mano la cazzuola a "sfogliare" il terreno senza buche o danni vari; dove ho imparato a distinguere il cambiamento dello strato dal colore e dalla consistenza del terreno, dove su uno scavo in grotta dove c'era solo terreno nero e pietrisco,ho imparato perfino a distinguere le differenze nel nero e nel pietrisco anche minime, dove ho imparato a redigere piantine di strato, leggere sezioni, prendere quote, avere una visione d'insieme pur lavorando su un singolo quadrato, compilare il diario di scavo; dopo due lavori su materiali uno archeozoologico finalizzato ad un poster per un convegno nel quale ho imparato a distinguere un osso di cervo da uno di cavallo, e l'altro a fini di pubblicazione dove ho studiato 1343 strumenti litici, e se metto tutto questo in un curriculum è pressochè inutile????? Viene cestinato????? Mah... se così fosse sarebbe deprimente...

Ps: tutto quello che ho imparato ed elencato più sopra è stata proprio l'università a offrirlo. Studio dei materiali compreso...

Ultima Modifica di massinissa : 02-May-2008 12:48.
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  #12 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
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massinissa Visualizza Messaggio
Scusate, ma volete dire che mi sto laureando dopo 26 esami quasi tutti di archeologia, dopo 12 scavi nei quali ho imparato ... e se metto tutto questo in un curriculum è pressochè inutile????? Viene cestinato????? Mah... se così fosse sarebbe deprimente...

Ps: tutto quello che ho imparato ed elencato più sopra è stata proprio l'università a offrirlo. Studio dei materiali compreso...
No, io non credo sia inutile. Ciò che si impara all'università è il punto di partenza per lo sviluppo della tua professionalità. Molte cose che non insegnano all'università le imparerai con l'esperienza.
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