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| Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore. |
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24-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Aquamarina
. . . quanto invece ai possibili ricatti non è che un archeologo spalleggiato da una cooperativa lo sia di meno, . . .
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E invece sì, perché comunque vada a fine mese lo stipendio lui lo prende, non ha bisogno di fare in modo che i costruttori siano contenti di lui.
Se ci sarà bisogno di litigare o di far valere le clausole contrattuali o di imporre d'autorità le scelte della Soprintendenza la presenza di una azienda archeologica organizzata e strutturata costituisce uno schermo che protegge il singolo operatore e garantisce della sua correttezza (ed eventualmente lo controlla o gli fornisce l'appoggio tecnico ed anche giuridico nel caso), mentre il singolo si trova isolato a dover elemosinare e pietire qualsiasi cosa, dalla cantieristica alle attrezzature al servizio igienico, fino alle questioni giuridiche e persino -come dicevo- lo stipendio a fine mese.
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24-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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. . . ragazzi, datemi retta, NON prestatevi a lavorare in cantiere da singoli senza far parte di una qualche aggregazione stabile e commercialmente registrata: vi prestate senza accorgervene a dei manini (perché è evidente che incarichi dati a singoli sono fatti per "addomesticare" l'attività dell'Archeologo) ed avvilite tutta la categoria.
Se non vi piacciono le cooperative esistenti fate tra voi delle società o degli studi associati o anche delle semplici associazioni, cosa volete che ci voglia, ma non andate da "cani sciolti".
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24-May-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Ciao Mdd!
tu in teoria hai ragione in pieno. Considera però che ci sono ampi territori in cui la coop o la ditta archeologica sono l'eccezione (ricordo nuovamente che l'italia non è tutta uguale): molti funzionari, appena ti sentono dire che fai parte di una ditta o coop ti silurano immediatamente non solo perchè possono aver paura di avere a che fare con archeologi ''non addomensticati'', ma perchè proprio non hanno gli strumenti normativi per poter affidare i lavori alle ditte archeologiche (che costano di più perchè hanno personale qualificato) rispetto alle ditte edili che invece fanno lobby e che soprattutto hanno credito presso le banche per poter affrontare i cantieri.
In tali contesti tentare di far nascere dal nulla, senza garanzie, una ditta di archeologi che possa parteciapre ad appalti da almeno 500.000 euro in territori in cui l'imprenditoria (piccola e media) ha in generale problemi enormi, significa ad oggi essere destinati a sicuro fallimento e frustrazione. Per il futuro si può tentare di far cambiare le cose: ma devono cambiare radicalmente i meccanismi organizzativi da parte delle istituzioni preposte alla tutela.
E poi aggiungo: anche da singoli ci si può sempre rivogere in caso di dubbi o problemi ai sindacati o all'ispettorato del lavoro: è vero che isolatamente è più difficile e si è più esposti, ma le possibilità 'di difesa' esistono lo stesso
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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24-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Eh, ma guarda che non è un problema di soldi: anzi il "sistema delle ditte" è particolarmente radicato proprio dove di soldi ce ne sono di meno per l'Archeologia. E' un problema di volontà di costruire qualcosa di buono e di affermare una dignità. Non c'è bisogno di fare per forza di punto in bianco delle gran società commerciali, ma bisogna -secondo me- non derogare mai dal principio che l'Archeologo opera sempre in forma organizzata. Come dicevo, se non sono delle gran SRL vorrà dire che saranno degli Studi Associati, o addirittura semplicemente delle Associazioni. E questo per l'attività di "sorveglianza archeologica" mi sembra particolarmente urgente e doveroso.
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24-May-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Si, è vero Mdd, ma cerco di fare capire che le realtà sono piuttosto variegate: quindi ciò che è proponibile e praticabile in Emilia Romagna non sempre è solo concepibile altrove: ci sono soprintendenze completamente chiuse nei confronti del mondo esterno: non vogliono collaboratori nuovi, dai 'vecchi' collaboratori non prendono nemmeno in lontana considerazione le proposte di ricerca, non sanno nulla in materia di diritto del lavoro, rifiutano le coop e le ditte e persino le università, boicottano laureandi, specializzandi e dottorandi (nei fatti: sulla carta e nelle occasioni ufficiali invece la collaborazione con l'amico prof universitario la vantano e la decantano, con profusione di gentilezze e complimenti), non pubblicano nè tantomeno mettono a disposizione i dati (anzi, mantengono per decenni il segreto di stato all'interno dello stesso ufficio, tra collega e collega).
Chi vuole lavorare in contesti così ottusi non può fare altro, per ora, che adeguarsi. Ma si può anche insistere nel tentare di cambiare l'andazzo malato. Io, nel mio piccolo, quando posso ci provo.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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24-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Capisco entrambe le posizioni espresse da Mdd e da Dizzi. Putroppo ci sono davvero situazioni in cui l'archeologo è davvero l'anello debole della catena e o si adegua o è tagliato fuori.
Purtroppo temo che non ci sia un modo univoco di dare dignità alla categoria (che per altro non è molto organizzata e si muove in direzioni divergenti) e quindi garantire a tutti pari opportunità e tutele.
Aggiungo solo una cosetta: ci sono situazioni in cui è quasi impossibile inserirsi con una nuova società non tanto perchè la Soprintendenza non accetta di affidare lavori a gruppi organizzati ma perchè le società già esistenti ti fanno terra bruciata attorno. E per ottenere questo ci sono tanti mezzi: sfruttare legami "di amicizia e fiducia" con ispettori che si rivolgono sempre e solo agli stessi operatori, screditare i nuovi sconsigliando di affidar loro dei lavori, appoggiarsi a qualche funzionario "amico" per far saltare convenzioni e contratti che portebbero in futuro minare certi monopolii (lo sto vedendo succedere in questi giorni...), ....
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24-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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secondo me comunque , a parte alcune considerazioni di Mdd sicuramente sensate, è molto importante che il singolo sia lui prima di tutto onesto.... che senso ha andare a fare sorveglianza se poi ci si fa corrompere, denaturando completamente l'incarico che si è ricevuto? Da quel che so io quelle a cui bisogna elemosinare lo stipendio sono prorpio le cooperative! Una qualsiasi ditta che fa un grosso lavoro sa che tramite il singolo archeologo ha a che fare direttamente con lo stato: quanto gli conviene effettivamente cercare di corrompere il singolo, rischiando di perdere la faccia e l'appalto ?
Forse in questo lavoro mi è andata troppo bene.... non vi è stato assolutamente nessun tentativo dalla ditta committente e dal subappaltatore di "addomesticamento", diciamo così , e hanno ancora una torre bloccata.
Fin quando ognuno fa il proprio lavoro con la massima onestà non credo che vi siano grossi problemi.
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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25-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Aquamarina
. . . quanto gli conviene effettivamente cercare di corrompere il singolo, rischiando di perdere la faccia e l'appalto ? . . .
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Forse parliamo di cose un tantino differenti.
Non parlo di corruzione palese, parlo di indipendenza di giudizio.
Io dico che è sufficiente affidare l'incarico ad una specifica persona che per formazione piuttosto che per esperienza personale NON è in grado in quello specifico caso di vedere (o almeno non è in grado di vedere tutto) per essere certi che il controllo avrà esito negativo o almeno bonario.
Dico che a fine mese, anche se non se ne accorge nemmeno lui stesso, il singolo pagato direttamente dal costruttore diventa magicamente più mansueto.
Dico che il singolo NON è in grado di garantire recinzioni, baracche, servizi igienici, coperture, trasporti di materiale e per queste cose è costretto continuamente ad elemosinare: situazione che gli impedisce di essere imparziale nella sua funzione.
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25-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Beh, Mdd, non è che affidare la sorveglianza archeologia a una società sia davvero elemento a favore di una indipendenza di giudizio.
Molto dipende dalla persona o dalle persone che la società delega a fare la sorveglianza e che NON sempre sono competenti per gli specifici problemi posti da quell'intervento (ad esempio basta mandare un archeologo classico a sorvegliare un intervento dove potrebbero emergere resti preistorici: a volte, ma non sempre, senza malizia, perchè manca il personale con quella specifica competenza). In più NON sempre si ha la possibilità di sostituire/affiancare la persona cui è stata affidata l'assistenza con persone più competenti.
Non sempre poi le società ti garantiscono l'assistenza tecnica di cui parli. O magari te la danno ma non nei tempi in cui ne avresti bisogno. In questi casi non è simpatico dover fermare una ruspa per un paio di giorni intanto che arrivano, ad esempio, gli strumenti per il rilievo.
Altra situazione: si manda un archeologo giovane, senza esperienza, e non gli si dice chiaramente quello che deve fare o può fare. So di casi in cui chi doveva sorvegliare se ne stava all'ombra a leggere o ascoltare musica dopo aver detto agli operai "se trovate qualcosa, chiamatemi".#-o
Per addomesticare una sorveglianza i metodi sono davvero tanti e non tutti dolosi, ma ci sono anche quelli! Non dimentichiamoci che il livello di onestà all'interno della categoria degli operatori archeologici, come in tutte le categorie, non è uniforme.
Indipendentemente dall'affidamento al singolo o ad una società, ha ragione Acquamarina: è importante l'onestà (anche intellettuale, nell'ammettere i propri limiti e nel cercare l'aiuto di persone più competenti) della persona che sta effettuando la sorveglianza.
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25-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Moneta
. . . ci sono davvero situazioni in cui l'archeologo è davvero l'anello debole della catena e o si adegua o è tagliato fuori....
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Venticinque anni fa era così in tutta Italia. Dove è ancora così, adeguarsi significa perpetuare questo stato di cose, se non addirittura minare le conquiste che altri hanno fatto altrove.
Non è questione di fare delle gran rivoluzioni, ma bisogna rifiutare che si consolidi l'idea dell'Archeologo come singolo che si arrangia e sostituirla con quella di un operatore che ha non solo una Amministrazione Pubblica, ma anche una struttura privata solida ed organizzata dietrro di sè.
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25-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Moneta
. . . è importante l'onestà (anche intellettuale, nell'ammettere i propri limiti e nel cercare l'aiuto di persone più competenti) della persona che sta effettuando la sorveglianza.
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Non c'è dubbio, ma l'onestà da sola non serve a niente, se non c'è una " organizzazione", una struttura adeguata a fornire attrezzature, a sostituire o affiancare persone, a garantire consulenze tecniche e giuridiche.
Tu dici che l'esistenza di una struttura pur che sia non garantisce? Ci sono in giro cattive ditte che non sono all'altezza di fornire adeguate garanzie? Vero. Ma se queste ditte, queste associazioni, questi studi associati non ci sono del tutto a me il discorso pare già chiuso in partenza: il Collega sarà condannato a strascinarsi senza dignità arrabattandosi al massimo per fare il meno peggio possibile e senza rendersi veramente conto se sta facendo bene o male, troppo o troppo poco, se sta garantendo un controllo oggettivo o se si sta inconsapevolmente prestando a dei manini.
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25-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Quote:
Mdd
Tu dici che l'esistenza di una struttura pur che sia non garantisce? Ci sono in giro cattive ditte che non sono all'altezza di fornire adeguate garanzie? Vero. Ma se queste ditte, queste associazioni, questi studi associati non ci sono del tutto a me il discorso pare già chiuso in partenza.
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Non sto negando l'importanza di società serie, che offrono professionalità e competenza e consentono di disporre di adeguata strumentazione tecnica che il singolo non potrà mai permettersi (una stazione totale è alla portata solo di società di certe dimensioni, ad esempio).
Sto dicendo che di per sè affidare lavori di sorveglianza archeologica a società non è automaticamente garanzia di un lavoro ben fatto.
Ho la tendenza a cavillare e a cercare di vedere gli aspetti positivi e negativi in ogni cosa. E nel caso specifico le due soluzioni proposte, contratto a singoli e contratto a società, hanno entrambe aspetti positivi e negativi. Era questo che mi premeva sottolineare.
Il discorso da fare sarebbe molto più ampio e coinvolgerebbe i criteri di valutazione dell'operato degli archeologi (singoli e società) che operano sul campo. Come ammetti anche tu ci sono in giro archeologi che non garantiscono buoni lavori e che purtroppo ottengono contratti. E questo, temo, perchè non ci sono valutazioni serie dei risultati raggiunti.
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25-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Per me il punto è che io nel contratto al singolo non ci vedo nessun aspetto positivo. Quel singolo non solo non fornisce nessuna garanzia più in là del proprio curriculum, ma non è in grado di prestare una attività a prescindere dalle proprie condizioni personali (malattia etc.) e delle proprie competenze specifiche e soprattutto non è in condizione di essere "attrezzato" in maniera sufficiente da rendersi concretamente e psicologicamente indipendente rispetto a quel soggetto che egli dovrebbe controllare. In oltre sul lungo periodo il singolo non è in grado di aggiornarsi, di migliorarsi, di verificare l'adeguatezza delle proprie procedure.
In una azienda invece c'è una leva economica che fa sì che queste cose accadano quasi automaticamente.
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25-May-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Dubito che sul lungo periodo un singolo non si associ, anche in modo informale, a qualcun altro.
Di solito, almeno dalle mie parti, tendo a vedere gente che ha iniziato da sola per poi associarsi ad altri e mettere su società. I contatti di partenza, che ti permetteranno poi di avere contratti (senza prospettive di futuri lavori credo che nessuno sarebbe così folle da aprire una società), se li sono fatti, però, in proprio.
E poi non è detto che il singolo affidatario, titolare di partita IVA, non dia a sua volta lavoro ad altri: esistono pure sempre le imprese uninominali, con singolo proprietario....
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25-May-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Beh, sì: esistono le imprese individuali; ma sono comunque delle imprese strutturate. Con delle attrezzature (la Camera di Commercio verifica anche questo), con dei dipendenti, con delle procedure e con la leva economica a migliorarsi dettata dal presupposto che l'interesse della ancorché piccola azienda è ad ingrandirsi e a continuare a lavorare e magari a fare quello scavo seguente ad una assistenza: il singolo isolato e non strutturato aziendalmente non ha questa molla perché lui che si trovi o non si trovi qualcosa vien pagato nella medesima misura e se anche segue uno scavo, di solito non lo farà comunque lui.
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