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Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore.

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  #46 (permalink)  
Vecchio 04-June-2008
L'avatar di  archeologo
AI gens
 
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Aquamarina Visualizza Messaggio
L'archeologia va comunicata e questa dovrebbe essere vista secondo me come parte fondamentale del mestiere ,non come accessorio.
Gran verità, e "la comunicazione" non deve avvenire solo fra esperti o comunque persone legate al settore, ma anche verso i comuni mortali;

Leggete quest’articolo:

http://archeoblog.net/2008/perche-gl...ati-una-casta/

saluti.
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Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l'arte. (Maria Callas)
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  #47 (permalink)  
Vecchio 05-June-2008
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
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In effetti è un cosa che non è stata MAI fatta, da nessuna parte direi, eppure prima o poi bisognerà arrivarci (anche consideratro che in alcune regioni d'Italia i controlli archeologici vengono organizzati certamente sotto la responsabilità delle Soprintendenze, ma prevalentemente non per loro organizzazione bensì fondamentalmente per iniziativa degli Enti Locali) e cioè rendere trasparenti politicamente e comunicare in tempo reale alle Comunità Locali i criteri e gli esiti delle assistenze (non semplicemente un resoconto degli scavi e delle scoperte, come bene o male già si fa, ma addirittura i criteri e l'andamento delle assistenze/sorveglianze). Prima o poi ci si arriverà, anche se i tempi mi sembrano del tutto non maturi.
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  #48 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
Nuovo Utente
 
Data Registrazione: Jun 2008
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Ciao a tutti,
sono un neolaureato a cui è stato offerto un incarico di sorveglianza archeologica (non ancora effettivo). Prima di accettare ho avuto molte titubanze perchè, pur avendo partecipato a più di una campagna di scavo nel sito oggetto dell'incarico (è un'area archeologica destinata alla fruizione), è la mia prima esperienza in tal senso ed io sono d'accordo con Moneta quando dice che è iportante l'onestà intellettuale nel riconoscere i propri limiti.
Tuttavia ho deciso di accettare dal momento che erano previsti due archeologi: mi è sembrato un buon compromesso per fare esperienza senza addossarmi responsabilità troppo grandi.
Il mio problema attuale, però, è che mi mancano alcune informazioni pratiche:
- a chi devo rivolgermi per tutta la strumentazione e il materiele (mi riferisco anche a quello necessario per documentare, per esempio schede US)? durante le campagne archeologiche ci pensava l'Università, ora devo provvedere da solo?
- la documentazione deve essere fatta giornalmente o solo nel caso in cui si intacca uno strato archeologico?
- a chi (sovrintendenza?) e in che modo dovrò consegnare il frutto del mio lavoro?
spero possiate aiutarmi e grazie.
toni
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  #49 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
L'avatar di  leda
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Mi intrometto per dire anche la mia in questa discussione davvero interessante. A mio parere sia Acquamarina sia Mdd hanno una parte di ragione. Secondo me per fare assistenza ci vogliono comunque dei requisiti di base, indipendentemente dall'età anagrafica:

1) buona conoscenza del territorio e possibilmente competenze specifiche del periodo e della civiltà che si sta scavando: infatti le situazioni differiscono da regione a regione, a volte da provincia a provincia (nel Lazio, ad esempio, scavare in provincia di Latina è diversissimo che scavare in provincia di Viterbo, non solo per il tipo di materiali che si rinvengono, ma anche per il contesto stesso); inoltre io non credo che un archeologo classico possa essere messo su uno scavo medioevale o viceversa con tanta facilità, come qualcuno in altri posts ha dichiarato, perciò, anche se spesso non è possibile avere tutte le professionalità di riferimento sullo scavo, quantomeno bisognerebbe utilizzare l'esperto del periodo principale che si sta indagando e, in caso, chiamare un supporto se salta fuori qualcosa di rilevante di altri periodi
2) una certa esperienza, ma non credo sia indispensabile avere 15-20 anni di scavi alle spalle. Se si è iniziato a scavare all'università e si è continuato anche in seguito (specie se si hanno i requisiti indicati al numero 1) già a 28-30 anni si può fare una buona assistenza, magari iniziando affiancando un collega più anziano (credo che questo sì sia indispensabile, in quanto l'autoapprendimento non è mai la cosa migliore, tanto è vero che ormai tutte le società più serie di vari campi fanno affiancamento)
3) una buona conoscenza di tutte le procedure relative all'assistenza archeologica, dalla burocrazia alle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e sui cantieri. Questo a mio avviso è un aspetto poco curato, ma che spesso crea tantissimi problemi, ed è quello in cui l'affiancamento di cui sopra parlavo aiuta veramente molto. Tuttavia già l'università dovrebbe insegnare cose del genere nel momento in cui si manda qualcuno a scavare, vale a dire gli scavi devono essere di tipo didattico e non solo far fare i "manovali" gratuiti agli studenti.

Se ci sono questi requisiti di base penso che anche i giovani possano svolgere più che adeguatamente il lavoro di assistenza e sorveglianza archeologica, anzi, come diceva Acquamarina, probabilmente saranno meno addomesticabili di chi, ormai vicino alla pensione, non ha più voglia né interesse a creare intralci.
__________________
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  #50 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
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Ciao Toni. Provo a risponderti basandomi su come abbiamo fatto io e la collega:
la strumentazione e il materiale( schede e teodolite) a noi lo ha fornito la sovrintendenza, mentre il materiale da scavo ovviamente la ditta edile che esegue i lavori pertinenti al cantiere cui forniamo assistenza.
la documentazione noi la facciamo giornalmente, nel senso di "diario di scavo", foto prima di iniziare i lavori di sterro col mezzo meccanico foto finale e qualche particolare, tipo le sezioni( sempre ovviamente che non sia uscito nulla ) . Le notizie relative a come si è proceduto e la descrizione degli strati geologici l'abbiamo messa in relazione.
Il frutto del nostro lavoro lo consegnamo al funzionario di zona, che è praticamente il direttore responsabile ,che ci indica le modalità richieste.

Va tranquillo e non ti preoccupare. Con sufficiente accortezza impegno e cognizione di causa non c'è motivo per cui le cosa vadano male.

Per leda: trovo le tue osservazioni interessanti, anche se ripeto, secondo me un archeologo ben preaparato metodologicamente può scavare qualsiasi cosa.
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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  #51 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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. . . mi mancano alcune informazioni pratiche:
- a chi devo rivolgermi per tutta la strumentazione e il materiele (mi riferisco anche a quello necessario per documentare, per esempio schede US)? durante le campagne archeologiche ci pensava l'Università, ora devo provvedere da solo?
- la documentazione deve essere fatta giornalmente o solo nel caso in cui si intacca uno strato archeologico?
- a chi (sovrintendenza?) e in che modo dovrò consegnare il frutto del mio lavoro?
Secondo me, senza rinunciare a muoverti diciamo così "a testa alta", queste cose all'atto pratico dovresti chiederle (senza preoccuparti di chiedere perché spesso non sono ovvie nemmeno a chi le fa da anni) a entrambi questi due soggetti: il Funzionario della Soprintendenza titolare del procedimento (anche se il lavori fossero pagati da privati, la parte strettamente archeologica sia nel senso della tutela che in quello della documentazione è formalmente sotto la direzione diretta della Soprintendenza) il cui nome lo ricavi dal carteggio con cui l'assistenza è stata disposta oppure lo chiedi anche solo per telefono alla segreteria funzionari della sede principale, e il soggetto che ha conferito l'incarico a te (il quale se è un Ente Locale probabilmente avrà disposto se non addirittura un vero e proprio mansionario, almeno una lettera di incarico con esplicitazione dell'oggetto dell'incarico stesso e delle risultanze cartacee che dovrà produrre).

Anche la modalità della consegna della documentazione secondo me dovrebbe risultare esplicitamente dall'incarico e salvo disposizioni contrarie (possibilmente per iscritto) da parte della Soprintendenza dovrebbe essere esclusivamente ed in originale alla Soprintendenza stessa. Suggerisco all' Ufficio Protocollo con lettera di trasmissione comprendente elenco di ciò che si consegna (facendosi timbrare per ricevuta dall'ufficio protocollo una fotocopia della lettera di trasmissione) e non brevi manu direttamente al Funzionario.
Sono esagerato? No, semplicemente con gli Uffici Pubblici bisogna ragionare come ragionano loro, mentre tentando delle scorciatioe il più delle volte invece di dimostrarsi disponibili ed efficienti si finisce per fare del pollaio (relazioni di scavo che non trovano posto in archivio perché non protocollate, disegni che nessuno sa più se sono stati consegnati oppure no etc. etc.)

Ultima Modifica di Mdd : 17-June-2008 21:29.
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  #52 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
AI magister
 
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Anche la modalità della consegna della documentazione secondo me dovrebbe risultare esplicitamente dall'incarico e salvo disposizioni contrarie (possibilmente per iscritto) da parte della Soprintendenza dovrebbe essere esclusivamente ed in originale alla Soprintendenza stessa.
Qui a Roma, nel caso di lavori finanziati da privati o società, di solito si consegna una copia anche al committente. é una procedura scorretta?
__________________

Francesca
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  #53 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
Mdd Mdd Non in Linea
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archeochicca Visualizza Messaggio
Qui a Roma, nel caso di lavori finanziati da privati o società, di solito si consegna una copia anche al committente. é una procedura scorretta?
Più che scorretta è pericolosa, io ci starei attento, soprattutto se non fosse autorizzata per iscritto dalla Soprintendenza, perché potrebbero scattare dei contenziosi dai quali è molto meglio restare fuori (per esempio riguardo alla determinazione giuridica della fine dell'intervento ed eventuali implicazioni di edificabilità o meno dell'area, temi sui quali esclusivamente la Soprintendenza e non l'Archeologo privato può esprimersi).

Quando un Committente insiste molto per avere la relazione io di solito consegno due copie alla Soprintendenza precisando per iscritto che una delle due è destinata al Committente e presentandone contestualmente a nome e per conto del Committente la richiesta (al limite, ma di solito non ce ne è bisogno, nella forma dell'"accesso agli atti").

E' una procedura che può far perdere un po' di tempo, quindi MAI accettare nel contratto di appalto la clausola "saldo alla consegna della documentazione", ma solo "saldo alla consegna della documentazione alla Soprintendenza". Occhio!
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  #54 (permalink)  
Vecchio 17-June-2008
AI magister
 
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Ti ringrazio molto Mdd.
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Francesca
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  #55 (permalink)  
Vecchio 18-June-2008
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Vi ringrazio per i preziosi consigli.
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  #56 (permalink)  
Vecchio 18-June-2008
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In effetti conosco moltissimi Colleghi ai quali l'attività di "assistenza a scavo meccanico" non piace proprio, anzi credo che la maggior parte di noi in fin dei conti potendo scegliere faccia il possibile per NON farla.

Personalmente a me non dispiace, forse anche perché sono pigro ed è un lavoro che si fa pochissima fatica (basta essere un po' di polso con gli scavatoristi e fare un minimo la voce grossa quando serve per farsi rispettare), resta il fatto che in Azienda per un motivo o per l'altro va a finire che la faccio quasi sempre io, anche perché essendo piuttosto rilevante dal punto di vista economico preferisco gestirla personalmente.
Quanto mi ritrovo in quello che dice mdd...anch'io sono di una pigrizia micidiale e la mia più grande speranza quand ofaccio sorveglianza è che non esca nulla. Poi ci sono cantieri di grosse dimensioni in cui è praticamente impossible che non esca nulla e allora se qualcosa deve essere...che sia almeno interessante.
Per quanto riguarda le domande sui requisiti e sulle tariffe non posso che confermare quello che ahnno detto i colleghi, anche se bisogna fare alcune precisazioni: le lauree triannali diventeranno sempre più (a meno che non le aboliscano, come pure si mormora) le lauree da "sorveglianza archeologica" con conseguenze pericolose sulle retribuzioni; se già oggi le paghe sono basse, in questo sono in disaccordo con mdd, se i laureati triennali diventeranno sempre più utilizzate sui cantieri vi sarà una giustificazione morale a pagare meno. Se qualcuno ha voglia di ampliare questo tema, qualche tempo fa noi come CIA proponemmo una specie di tariffario per il lazio in cui ai livelli del contratto azionale corrispondevano le mansioni e i ruoli sullo scavo degli archeologi: i triennalisti con poca esperienza e gli studenti erano contemplati tra quelli che potevano lavorare, ma solo se affiancati da archeologi esperti nel numero di 1 esperto per 3 inesperti. Potrebbe essere un modo per far lavorare tutti senza pesare sui livelli salariali.
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Vecchio 18-June-2008
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Più che scorretta è pericolosa, io ci starei attento, soprattutto se non fosse autorizzata per iscritto dalla Soprintendenza, perché potrebbero scattare dei contenziosi dai quali è molto meglio restare fuori (per esempio riguardo alla determinazione giuridica della fine dell'intervento ed eventuali implicazioni di edificabilità o meno dell'area, temi sui quali esclusivamente la Soprintendenza e non l'Archeologo privato può esprimersi).

Quando un Committente insiste molto per avere la relazione io di solito consegno due copie alla Soprintendenza precisando per iscritto che una delle due è destinata al Committente e presentandone contestualmente a nome e per conto del Committente la richiesta (al limite, ma di solito non ce ne è bisogno, nella forma dell'"accesso agli atti").

E' una procedura che può far perdere un po' di tempo, quindi MAI accettare nel contratto di appalto la clausola "saldo alla consegna della documentazione", ma solo "saldo alla consegna della documentazione alla Soprintendenza". Occhio!
Io non credo che sia scorretto consegnare la documentazione al committente, anzi credo che sia vero il contrario: primo sugli affidamenti dei lavori c'è sempre scritto che l'unico soggetto deputato ad esprimere un parere sul cantiere è la soprintendenza; secondo, noi, da professionisti, forniamo un servizio ai committenti e se il nostro servizio non si esplicita in qualcosa di concreto come per le altre categorie (penso agli archtetti che fanno le valutazioni di impatto ambientale) il committente come ci dovrebbe pagare? Questo è vero dieci volte tanto per i rilievi: io sono un rilevatore e l'unica garanzia che ho di farmi pagare per il mio lavoro è consegnare le copie del lavoro, comprese quelle della soprintendenza, al committente il quale senza la mia documentazione non può avere il parere della soprintendenza stessa e così si sbriga a pagarmi...
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Vecchio 18-June-2008
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Mi intrometto per dire anche la mia in questa discussione davvero interessante. A mio parere sia Acquamarina sia Mdd hanno una parte di ragione. Secondo me per fare assistenza ci vogliono comunque dei requisiti di base, indipendentemente dall'età anagrafica:

1) buona conoscenza del territorio e possibilmente competenze specifiche del periodo e della civiltà che si sta scavando: infatti le situazioni differiscono da regione a regione, a volte da provincia a provincia (nel Lazio, ad esempio, scavare in provincia di Latina è diversissimo che scavare in provincia di Viterbo, non solo per il tipo di materiali che si rinvengono, ma anche per il contesto stesso); inoltre io non credo che un archeologo classico possa essere messo su uno scavo medioevale o viceversa con tanta facilità, come qualcuno in altri posts ha dichiarato, perciò, anche se spesso non è possibile avere tutte le professionalità di riferimento sullo scavo, quantomeno bisognerebbe utilizzare l'esperto del periodo principale che si sta indagando e, in caso, chiamare un supporto se salta fuori qualcosa di rilevante di altri periodi
2) una certa esperienza, ma non credo sia indispensabile avere 15-20 anni di scavi alle spalle. Se si è iniziato a scavare all'università e si è continuato anche in seguito (specie se si hanno i requisiti indicati al numero 1) già a 28-30 anni si può fare una buona assistenza, magari iniziando affiancando un collega più anziano (credo che questo sì sia indispensabile, in quanto l'autoapprendimento non è mai la cosa migliore, tanto è vero che ormai tutte le società più serie di vari campi fanno affiancamento)
3) una buona conoscenza di tutte le procedure relative all'assistenza archeologica, dalla burocrazia alle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e sui cantieri. Questo a mio avviso è un aspetto poco curato, ma che spesso crea tantissimi problemi, ed è quello in cui l'affiancamento di cui sopra parlavo aiuta veramente molto. Tuttavia già l'università dovrebbe insegnare cose del genere nel momento in cui si manda qualcuno a scavare, vale a dire gli scavi devono essere di tipo didattico e non solo far fare i "manovali" gratuiti agli studenti.

Se ci sono questi requisiti di base penso che anche i giovani possano svolgere più che adeguatamente il lavoro di assistenza e sorveglianza archeologica, anzi, come diceva Acquamarina, probabilmente saranno meno addomesticabili di chi, ormai vicino alla pensione, non ha più voglia né interesse a creare intralci.
Quello che dici è vero solo in Italia, perchè nelle altri parti del mondo , si pensi all'Inghilterra, un archeologo è un archeolog e non esistono steccato cronologici o di area. Per quanto riguarda la sicurezza, invece, penso che sia una grossa falla nella preparazione universitaria non fare quasi per niente lezioni su come si sta in cantiere e su cosa si può o non si deve fare.
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  #59 (permalink)  
Vecchio 18-June-2008
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