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| Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore. |
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18-June-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Mar 2008
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La documentazione non è di proprietà dello Stato, il Bene lo è.
Non riesco a capire, per mia negligenza certamente, il fatto che tu dica di operare come impresa e non come professionista: l'impresa ha come unica etica il profitto, il professionista ha (o dovrebbe avere) una deontologia e un'etica professionale.
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
apintuc
l'impresa ha come unica etica il profitto
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Non sono per nulla d'accordo; sono imprenditore, non in campo archeologico ma in quello ospedaliero, e la mia impresa non ha certamente il profitto come unica etica, anche se il profitto è necessario e giusto. Inoltre qui in Germania il profitto degli ospedali è assai limitato dalle norme, dato che le tariffe sono concordate con le casse di malattia e autorizzate dagli organi statali.
Il profitto, la remunerazione del lavoro e del capitale investito, è un fine, assieme a quello di fornire un servizio a chi ne ha bisogno e lo richiede, ma non l'etica dell'impresa.
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dott. Claudio Giorgini
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19-June-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Mar 2008
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Se fornire un servizio ti costasse più del profitto che ne ricavi semplicemente non lo forniresti: la sanità americana insegna su su questo. Poi il profitto non sarà l'unica etica della tua impresa, ma nel caso delle cliniche private italiane permettimi di dubitarne.
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
apintuc
Se fornire un servizio ti costasse più del profitto che ne ricavi semplicemente non lo forniresti
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È ovvio, solo istituzioni che ottengono finanziamenti pubblici possono farlo ed a pagare è la comunità. Non sarebbe neppure giusto che imprese private sopravvivano a spese della comunità.
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dott. Claudio Giorgini
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Quote:
Mdd
Temo che i nostri punti di vista siano insanabilmente in contrasto su quello che è propriamente il topic della presente discussione: io sono contrario a chi vorrebbe ricondurre (in tal modo sminuendola) l'attività dell'Archeologo ad una professione.
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Scusa Mdd, ma se l'archeologo non è una professione, che cos'è secondo te? E perché se dico che l'archeologo è una professione lo sminuisco? Questa non l'ho capita :-k.
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19-June-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Quote:
Mdd
Tu pensi che l'Archeologia sia una professione, io NON opero come professionista ma come impresa e pertanto mi adeguo ai presupposti etici che sono propri della mia condizione.
Temo che i nostri punti di vista siano insanabilmente in contrasto su quello che è propriamente il topic della presente discussione: io sono contrario a chi vorrebbe ricondurre (in tal modo sminuendola) l'attività dell'Archeologo ad una professione.
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Mi spiegheresti, per cortesia, le differenze base tra il comportamento di un professionista e quello di un'impresa?
Perchè mi sfuggono.
Sarà perchè associo il termine professionista a una persona che non lavora gratis o sottopagato, con impegno, producendo per il committente una documentazione esaustiva, chiara e utilizzabile anche per altri scopi. (e forse interpreto anche il modo di interdere il professionista di apintuc, ma solo forse!!!!)
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
ilmedusa
... associo il termine professionista a una persona che non lavora gratis o sottopagato, con impegno, producendo per il committente una documentazione esaustiva, chiara e utilizzabile anche per altri scopi ...
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Fermo restando i diritti contrattuali dell'archeologo come lavoratore, io penso questo: secondo un'etica professionale che in realtà ancora tra archeologi stenta ad essere condivisa per tanti motivi, l'archeologo deve rendere conto del proprio operato in primo luogo alla soprintendenza che rappresenta il vero committente scientifico, oltre che l'unico soggetto designato alla tutela del patrimonio. Altrimenti si rischia davvero di prestarsi all'interesse di soggetti che mirano al puro profitto e si rischia anche di non fare l'interesse della ricerca scientifica (che è un punto etico prioritario a mio parere).
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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19-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
leda
Scusa Mdd, ma se l'archeologo non è una professione, che cos'è secondo te? E perché se dico che l'archeologo è una professione lo sminuisco? Questa non l'ho capita :-k.
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E' una attività d'impresa, perché comporta l'esecuzione di opere materiali che richiedono non semplicemente una competenza tecnica, ma anche una capacità organizzativa del lavoro di più persone, una disponibilità di attrezzature pesanti e la capacità economica di assumersi il rischio di coordinarle.
Ripeto, l'attività dell'Archeologo non è di andare sui cantieri da solo e con le mani in tasca a dare dei consigli, ma di andarci in maniera organizzata e strutturata (alla stessa maniera di tante altre specializzazioni del mondo edile) ad eseguire dei lavori.
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19-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dizzi
Fermo restando i diritti contrattuali dell'archeologo come lavoratore, . . . , l'archeologo deve rendere conto del proprio operato in primo luogo alla soprintendenza che rappresenta il vero committente scientifico, oltre che l'unico soggetto designato alla tutela del patrimonio.
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Senza dubbio.
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19-June-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Quote:
dizzi
Fermo restando i diritti contrattuali dell'archeologo come lavoratore, io penso questo: secondo un'etica professionale che in realtà ancora tra archeologi stenta ad essere condivisa per tanti motivi, l'archeologo deve rendere conto del proprio operato in primo luogo alla soprintendenza che rappresenta il vero committente scientifico, oltre che l'unico soggetto designato alla tutela del patrimonio. Altrimenti si rischia davvero di prestarsi all'interesse di soggetti che mirano al puro profitto e si rischia anche di non fare l'interesse della ricerca scientifica (che è un punto etico prioritario a mio parere).
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Ma ovviamente anche per me il committante primario rimane lo Stato, e quindi la Soprintendenza. Infatti anche in casi in cui lo scavo è di diretta gestione (organizzativo-scientifica) dell'università, viene dato in concessione dallo Stato.
Il dato etico (e aggiungerei scientifico) è imprescindibile, ma rimane il fatto che spesso non è il pubblico a pagare materialmente il lavoro svolto sul campo.
Quindi, senza eliminare l'aspetto etico-scientifico, che resta prioritario, intendiamoci bene, aggiungo che i nostri "doveri" vanno anche nei confronti di chi ci paga!
Almeno allo stato attuale delle cose, nel quale il nostro lavoro,per l'85% dei casi, ricade economicamente sulle spelle della ditta che ci stipendia.
Non auspico che sia il pubblico a pagare, ma che il pubblico, ritenendo fondamentale la cultura e la nostra storia, dia modo al privato di venire agevolato fiscalmente, in maniere convinta, per le spese che sostiene per noi. Non come ora, dove le spese effettuate poco incidono sui risparmi fiscali dell'impresa.
Ma questo è un mondo nuovo, che noi umani (e archeologi) ancora non abbiamop avuto il piacere di vivere!!!!!  
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Quote:
Mdd
E' una attività d'impresa, perché comporta l'esecuzione di opere materiali che richiedono non semplicemente una competenza tecnica, ma anche una capacità organizzativa del lavoro di più persone, una disponibilità di attrezzature pesanti e la capacità economica di assumersi il rischio di coordinarle.
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Credo allora sia tu ad avere le idee poco chiare: l'archeologo non è affatto un'attività di impresa, o meglio, a volte lo è, ma rimane un professionista, cioè persona dotato di conoscenze e competenze nel suo specifico settore in grado di poter svolgere tutta una serie di mansioni che vanno anche al di là dello scavo. Perché se è vero che chi scava deve essere strutturato come dici tu, rientrano nelle mansioni dell'archeologo anche tutta una serie di altre cose che si possono fare da libero professionista al pari di un ingegnere o architetto: ad esempio l'archeologo è anche colui che studia ciò che altri hanno scavato per darne nuove interpretazioni; l'archeologo è anche un museologo che sa allestire secondo i criteri più opportuni una mostra o un museo e guida l'architetto museografo nelle sue scelte per fare modo che la linea scientifica dell'allestimento sia rispettata; l'archeologo è colui che cataloga i reperti nelle schede RA (o NU) dopo che sono stati scavati, ecc. ecc. Tutta l'attività post scavo non c'è bisogno sia strutturata come un'impresa, perché la Soprintendenza userà per tale attività i suoi uomini oppure, in caso di bisogno, chiamerà collaboratori esterni, che agiranno in tal senso come liberi professionisti. Quindi l'archeologo è innanzitutto un professionista che in determinati casi diventa attività d'impresa. Altrimenti chi, come me, non scava perché la mia è un'impostazione da storico dell'arte antica, è tagliato fuori dal mondo del lavoro archeologico?
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19-June-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Brava Leda! Sono pienamente d'accordo con te!
L'archeologo non è solo quello che scava: questa è una visione estremamente limitata del nostro lavoro. L'archeologo deve essere anche quello che studia, che pubblica, che valorizza.
E poi, provate a dire a un idraulico (lavoratore operante nel settore edile, con attrezzature anche costose a suo carico, talvolta strutturato in imprese e che compie opere materiali) che non è un professionista.....
Per me professionista è chiunque compia un lavoro che richiede competenze specifiche. E l'archeologo ha un notevole bisogno di competenze specifiche.
Anzi, se vogliamo davvero far progredire la nostra conoscenza del passato dovremo darci una mossa e acquisire ulteriori competenze in modo da non trascurare la registrazione di alcun dato potenzialmente utile!
Se è vero che un buon tecnico di scavo può scavare qualsiasi cosa (dal punto di vista materiale ovvero del mero spostamento di terra e di registrazione della sequenza stratigrafica) è anche vero che per fare una documentazione adeguata servono competenze specifiche per ogni ambito. E questo non solo per quello che riguarda la cronologia degli scavi (pre- protostorici, romani, medievali...) ma anche per quanto riguarda il tipo di evidenze. Ben diverso è scavare una necropoli o un luogo di culto oppure un abitato perchè diverse sono le domande a cui bisogna cercare risposta. E altrettanto diverso è scavare per documentare solo una sequenza stratigrafica o cercare di capire i motivi e i modi in cui questa sequenza si è formata.
Da romanista avrei seri problemi a scavare un sito medievale perchè non so quali possono essere le domande a cui vorrei trovare risposte. Tradotto: rischierei di dare peso a cose non interessanti trascurando in modo irreparabile altri indicatori molto più interessanti. E non venitemi a dire che poi nel post-scavo queste cose si recuperano perchè chi ha un po' di esperienza nel settore sa bene come tutto ciò che non viene correttamente registrato al momento dello scavo è perso.
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19-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Aug 2007
Luogo: Castellaro(Imperia)
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Leda ed Apintuc mi trovate perfettamente d'accordo!Secondo me quella dell'archeologo è pur sempre un professione anche se può essere esercitata anche sotto forma di impresa individuale e non.So bene che dal punto di vista giuridico vi può essere un'incongruenza in questa mia affermazione,ma vedo svilente per l'Archelogia limitare il campo lavorativo alla sola attività d'impresa,chiudendo la porta in faccia a qualsiasi altra forma di lavoro.
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19-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
Moneta
... Anzi, se vogliamo davvero far progredire la nostra conoscenza del passato dovremo darci una mossa e acquisire ulteriori competenze in modo da non trascurare la registrazione di alcun dato potenzialmente utile! ...
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Io direi anche che il lavoro dell'archeologo non riguarda solo la conoscenza del passato ma dovrebbe affermarsi come disciplina connessa al futuro proprio perchè si studia e si cerca di spiegare il passato: ad esempio conoscere l'uso passato di un territorio può aiutare a progettare futuri interventi (non solo autostrada si-autostrada no quando improvvisamente viene fuori qualcosa di antico lungo il tracciato); dare spessore culturale alla fruizione del patrimonio artistico sarebbe un ottimo investimento per gestire nel medio e lungo termine "l'industria" del turismo, con tutto il suo indotto (adesso invece io ho l'impressione che i beni culturali siano considerati a livello politico un bel gingillo per attirare turisti mordi e fuggi che devono solo spendere soldi in alberghi, ristoranti e trasporti  )
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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