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Mdd
Guarda che noi abbiamo cominciato dal basso un bel po' di anni fa: se oggi esiste una tutela del territorio, se esiste un Ministero autonomo da quello dell'Istruzione, se ci sono Colleghi che operano anche fuori dalle Università e dalle Soprintendenze, se abbiamo una credibilità presso gli Enti Locali è perché noi abbiamo cominciato dal basso nelle Associazioni, nei Partiti Politici, nei Sindacati, nelle Cooperative e nelle Ditte Private. Poi, più o meno ai tempi dei cantieri per "Italia '90", qualcuno ha tradito lo spirito originario e ha cominciato a lavorare semplicemente per costruirsi una nicchia propria, per tentare di sostituirsi o di emulare quei poteri sclerotizzati contro i quali eravamo nati: e lì è venuta fuori la fandonia dell'albo professionale, un modo semplice per avere dei posti di potere da assegnare, un modo per tenere sotto controllo il fenomeno ormai vigoroso (e goloso da governare) dell'iniziativa privata nel settore archeologico.
Da allora una parte del nostro mondo si è avvelenata e frammentata fino alla atomizzazione della attività condotta da singoli: ed ecco che qualcuno ci riprova.
No, cari Colleghi: i problemi del nostro settore si risolvono non chiedendo l'elemosina di un riconoscimento e regalando il potere feudale sopra di noi, ma riprendendo la strada iniziale della associazione in gruppi, cooperative, aziende, studi associati e contemporanemente promuovendo la circolazione fra di noi delle conoscenze tecniche (cosa che l'Università non fa), delle procedure operative concrete (anche economiche) e facendo nascere un dibattito sulle questioni etiche.
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Pur non conoscendo la situazione nel dettaglio, condivido quello che dici, però nel tuo ragionamento non capisco un punto preciso.
Perché non contempli la possibilità che un singolo, non come professionista, ma come imprenditore possa cercare e trovare un proprio percorso nel settore.
Mettiamo una ditta individuale, almeno inizialmente, poi le cose possono evolvere in modo diverso; già così comunque potresti assumere dipendenti, avere collaboratori.
Non capisco perché rifiuti a priori la possibilità che un singolo possa avere un ruolo imprenditoriale (certo, c'è il rischio di impresa che grava sull'intero patrimonio individuale, ma ci sono le assicurazioni e poi lo stesso vale - per alcuni soci - nelle società di persone e anche nelle cooperative)
Ovvio che non parlo di un libero professionista, perché sarebbe inconcepibile, se non altro per la gestione dei mille cavilli e necessità del caso (allestimento cantiere, sicurezza, collaboratori...) e ovviamente perché non potrebbe dal punto di vista tributario-fiscale svolgere attività d'impresa.
Non a caso è l'Agenzia delle Entrate stessa che non contempla tra le attività di lavoro autonomo gli scavi archeologici, che invece rientrano nelle attività d'impresa - codice 43.12.0 - quindi un libro professionista NON PUO' occuparsi di scavi a prescindere da ogni altra considerazione.
Quindi non capisco perché l'attività di controllo, confronto e quant'altro non possa avvenire all'interno di una ditta individuale, con collaboratori, dipendenti etc... è ovvio che poi all'aumentare delle commesse, delle responsabilità e degli impegni diventerebbe insostenibile da un punto di vista aziendale proseguire in questo modo, ma è pur sempre un modo per cominciare a piccoli passi... inizialmente certe competenze che ti servono le puoi "assumere" come collaboratori-dipendenti, poi se le cose vanno ci si può associare, ma non capisco quel NO a prescindere.
Esisteranno credo delle mansioni-commesse che inizialmente, per cominciare, si possano assumere anche come semplice micro-ditta?
Sul resto sono assolutamente d'accordo con te.
Anche in altri settori, come nel mio, si parla spesso a sproposito di albi professionali, ordini a numero chiuso e altri ammenicoli che non hanno senso se non giusto per garantire 1) privilegi e 2) controllo.
Non mi piace nemmeno l'idea di andare a chiedere "favori", innanzitutto perché non DEVONO essere chiesti, i diritti sono diritti e non favori, e poi perché certa politica ormai non fa nulla in cambio di nulla, e se il "cambio" è quello di garantire "quote" all'interno di questi albi-ordini, beh... meglio rinunciare in partenza.
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Mdd
non finché non avremo definito fra noi dei criteri per la circolazione trasparente delle competenze tecniche e dei contratti economici
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Intendi un regolamento? con quali criteri?
definiti da chi e in quale modo?
La definizione di un contratto nazionale, questione economica, forse può essere affrontata al di fuori di ogni altro ragionamento di "categoria" e forse questo è l'aspetto che tocca di più le giovani generazioni e soprattutto chi ora sta studiando e vorrebbe avere delle prospettive lavorative, che però non siano GARANTITE A PRESCINDERE e DEFINITE obbligatoriamente in un certo modo - dovete associarvi in cooperative - perché bisogna lasciare per me al singolo anche la possibilità di autodeterminare il suo futuro, e questo indipendentemente dal ruolo sociale-etico dell'archeologo.
Altrimenti lo stesso ragionamento dovrebbe valere per tanti altri settori, ad esempio, marginalmente, quello della medicina.
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non finché non sarà affermato il principio della responsabilità di chi scava di far verificare ad un Collega indipendente l'attendibilità dei dati raccolti PRIMA della pubblicazione dello scavo.
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questo sarebbe interessante da approfondire, se vuoi farlo credo che potrebbe aiutare a sviluppare la discussione.