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| Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore. |
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22-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Quote:
Mdd
Dovrebbero piantarla di stringersi nelle spalle dicendo "noi ci interessiamo solo della tutela archeologica".
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Dalle mie parti non fanno nemmeno quello, pensano solo come fregarsi i soldi e poi i lavori vengono fatti da ditte edili che fanno danni parganobali.....beh lasciamo perdere.
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Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l'arte. (Maria Callas)
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22-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Quote:
Mdd
Esatto.
E aggiungo (contro il mio stesso interesse personale), che va incentivata la istituzione di imprese nuove "giovani" e va incoraggiata la aggregazione in associazioni di categoria dei lavoratori fra di loro e delle imprese fra di loro.
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Sei stato tu a farmi riflettere sulla nostra condizione, fino ad un paio di messaggi fà ero convinto che la manna dovesse piovere dal cielo, invece "AIUTATI CHE DIO TI AIUTA".
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Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l'arte. (Maria Callas)
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22-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Quote:
Mdd
In effetti per come la vedo io (diciamoci pure "per quello che da anni sto tentando di fare io") gli "esterni" NON dovrebbero semplicemente esistere.
Se lavori per una ditta sei socio oppure dipendente di quella ditta, se lavori per un Ente, sei in ruolo. Punto.
Ciò significa che chi non trova spazi lavorativi oggi come oggi dovrebbe secondo me concentrare le proprie energie per creare strutture nuove, non dovrebbe invece accettare il ricatto di operare da precario o da singolo pseudoprofessionista (che poi è la stessa cosa).
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Assolutamente condivisibile sempre che il lavoro dipendente in ditta sia un lavoro vero e non un lavoro a tempo determinato co co pro e simili menate....
Quanto all'aggregarsi ,beh, oggi come oggi non risulta tanto semplice, io è da prima della laurea che cerco persone veramente disposte a creare una qualche associazione e non ne ho ancora trovate.... magari si parla si progetta, grandi cose e piccole cose, ma fin'ora tutto sembra esaurirsi nelle parole.... e intanto bisogna pur campare e cominciare a lavorare in modo che si maturi e si trovino le persone giuste per creare aggregazioni valide ed operative...e perchè no anche le risorse economiche per portare avanti un discorso simile a quello che tu proponi....(perchè non è che si possono ancora chiedere i soldi a mamma e papà  )
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
Ultima Modifica di Aquamarina : 22-June-2008 22:40.
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22-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Io non capisco perché tutto questo astio contro la libera professione. Architetti ed ingegneri non sono forse liberi professionisti? E non sono anche tra quelli che guadagnano di più? Secondo me si può essere benissimo dei liberi professionisti, purché ci siano delle regole che ci tutelino, il che non significa necessariamente un albo, ma comunque un preciso tariffario in cui venga riconosciuta la nostra professionalità e il minimo da corrispondere per una determinata prestazione. I problemi a mio avviso sono derivati dal fatto che la nostra professione non viene riconosciuta, coè l'archeologo di fatto per la legge non esiste, salvo quelli di ruolo nelle Soprintendenze. Per questo le ditte ed anche le Soprintendenze stesse con gli esterni fanno come gli pare, tanto non siamo nessuno. Se invece si creasse una categoria per gli archeologi ufficialmente riconosciuta come quelle degli altri professionisti, fissando parametri precisi, sia per il salario sia per i requisiti, quantomeno si potrebbero far valere i nostri diritti ai sindacati (che spesso non sanno neanche come inquadrarci, perché va bene dire che c'è il riferimento al contratto di lavoro edile, ma come veniamo classificati? Se non c'è una precisa categoria riconosciuta per legge le cose diventano difficili in un paese burocratizzato come il nostro, su questo bisogna inevitabilmente fare i conti). Io ritengo che il riconoscimento ci voglia (ripeto: non per forza un albo), poi si può fare il discorso di Mdd, sul quale in parte concordo, ma io devo essere qualcuno difronte alla legge, altrimenti non mi posso neanche difendere, questo è un dato di fatto e non se ne può prescindere.
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23-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
leda
Io non capisco perché tutto questo astio contro la libera professione. Architetti ed ingegneri non sono forse liberi professionisti?
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Perché quelle sono professioni, la nostra no: la nostra è una attività che si concretizza nell'eseguire dei lavori, delle "opere", nell'attuare qualcosa che è eminentemente materiale.
Che richiede gruppi di persone e non singoli e che necessita di organizzazione, di capitali e di attrezzature.
Ricondurre l'attività dell'Archeologo ad una dimensione di libera professione significa deviarne le finalità e ridicolizzarla ad una dimensione romantico-ottocentesca.
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23-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Per me veramente ricondurre l'attività dell'archeologo a quella di un'impresa significa svuotarla del suo contenuto. Io come archeologa rivendico la parte intellettuale del mio lavoro oltre a quella materiale, al pari dell'ingegnere e dell'architetto. Se io ad esempio faccio un progetto di musealizzazione, che però poi verrà realizzato materialmente da un'impresa di operai e dall'architetto che dirigerà i lavori, allora non sono più archeologa? Se non scavo significa che non posso qualificarmi come tale? L'archeologo deve essere qualcosa in più di colui che esegue dei lavori, delle opere, perché esiste tutta la parte di lavoro che segue allo scavo che riguarda lo studio e l'interpretazione di ciò che si è scavato e, inoltre, la musealizzazione e la fruizione dell'oggetto o del monumento per far capire ai non specialisti quello che si trovano davanti, il contesto in cui è stato ritrovato e ciò che esso rappresenta. Quest'ultima anzi è una delle parti più difficili del lavoro, ed è anche quella che viene considerata meno dalla maggior parte degli archeologi, concentrati molto sullo scavo e poco sul "dopo" scavo. Gli archeologi (come gli storici dell'arte) infatti devono essere anche "maestri" perché gli oggetti ed i monumenti che rinvengono appartengono a tutti e dunque tutti devono poterne fruire al meglio e poter imparare da essi. In tal senso la nostra è una professione e non soltanto un'attività, e qualificarla soltanto in quest'ultimo modo significa dimenticarsi di quella parte del lavoro che prosegue dopo lo scavo e che riveste un'importanza pari, se non maggiore a volte, dello scavo stesso. Questo sì significa tornare ad una visione ottocentesca della disciplina, quando il tutto si riduceva al tirar fuori gli oggetti da sottoterra, (la differenza sarebbe solo che oggi si scava con criteri più scientifici). L'archeologo dunque non è solo colui che scava, ma molto di più, dallo studioso che interpreta al museologo che dà vita a percorsi museali per far conoscere le sue intepretazioni (o quelle di altri) al grande pubblico. E dietro tutto ciò c'è il lavoro intellettuale dell'archeologo, un lavoro di studio e progettazione come potrebbe essere quello di un architetto o di un ingegnere.
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23-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Ammesso che un ruolo "intellettuale" esista, questo sarebbe ricoperto totalmente dall'attività di un Funzionario pubblico, che ha già un proprio profilo e che non si vede perché dovrebbe essere "esternalizzato" a persone non in ruolo alla Pubblica Amministrazione.
Tentare di inventarsi un "riconoscimento" per una figura del genere privata sarebbe il paradosso di voler a tutti costi dare una definizione professionale al precariato.
Invece dove una figura lavorativa privata è utile e necessaria è proprio nella pura esecuzione, e quella NON è una attività professionale, trattandosi di un lavoro materiale.
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23-June-2008
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
archeologo
Fare in modo che l’Università non abbia più mano d’opera gratuita, lasciare gli scavi alle imprese e quindi lasciare che gli studenti facciano pratica nelle suddette.
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spero che tu intenda una "pratica" retribuita e non stage gratuiti.
Perché se bisogna spostare il problema da Università che si approfittano degli studenti a imprese che lucrano con il lavoro gratuito degli studenti (il discorso formazione può andare bene fino a un certo punto), non si risolve un granché.
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La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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23-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
ivan
spero che tu intenda una "pratica" retribuita e non stage gratuiti
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A mio parere fin quando si è studenti (al limite anche specializzandi) è bene partecipare gratuitamente (mentre ora a volte succede che lo studente si debba pagare viaggio, vitto e alloggio) a scavi didattici totalmente finanziati dall'ateneo. Sottolineo didattici: non di emergenza o finanziati dallo stato, se no davvero si fa concorrenza sleale nei confronti di chi con l'archeologia si mantiene. Però temo che queste situazioni siano diffusissime in tutta Italia e per tentare di opporsi bisognerebbe davvero essere ben organizzati; magari esagero, ma solo organizzazioni come legacoop, confesercenti o simili potrebbero forse avere qualche possibilità di ottenere qualcosa. Da singoli (professionisti o ditte) è impensabile promuovere azioni contro le università.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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23-June-2008
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
dizzi
A mio parere fin quando si è studenti (al limite anche specializzandi) è bene partecipare gratuitamente (mentre ora a volte succede che lo studente si debba pagare viaggio, vitto e alloggio) a scavi didattici totalmente finanziati dall'ateneo.
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su questo posso essere d'accordo, ma allora non capisco perché non dovrebbero essere le stesse università ad operare questi scavi e utilizzando i loro (prevalentemente) studenti.
Io vedo che in altri settori spec. economia, si abusa notevolmente dello strumento stage, presso aziende o professionisti e spesso impiegando gli studenti in ruoli non consoni o comunque non formativi, con il solo scopo di conseguire crediti.
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La tua Firma per la proposta di referendum per l'abrogazione del "lodo Alfano"
Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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23-June-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
ivan
su questo posso essere d'accordo, ma allora non capisco perché non dovrebbero essere le stesse università ad operare questi scavi e utilizzando i loro (prevalentemente) studenti.
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Infatti, è giusto che l'università investa parte dei suoi fondi per insegnare agli studenti come si scava. Ovviamente non può e non deve farlo nessun altro.
Quote:
ivan
Io vedo che in altri settori spec. economia, si abusa notevolmente dello strumento stage, presso aziende o professionisti e spesso impiegando gli studenti in ruoli non consoni o comunque non formativi, con il solo scopo di conseguire crediti.
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Si, ma dopo questo periodo di gavetta ai limiti dello sfruttamento, il giovane laureato in economia (o in legge o in architettura o in ingegneria o in medicina etc) ha davanti a sè la concreta possibilità di farsi una carriera propria secondo regole precise (a volte poi, 'da grande' replica nei confronti delle nuove generazioni le stesse situazioni di sfruttamento che ha subito da giovane  , ma questo è un altro problema)
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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23-June-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Ma infatti, in un mondo dove ci fosse del buon senso le Università farebbero i loro scavi didattici, passando il tempo soprattutto ad insegnare a dei ragazzi che fondamentalmente NON sono pagati, ma che di sicuro sono lì per imparare e NON per svolgere una attività lavorativa che procuri un lucro o un vantaggio pur che sia a qualcuno, mentre le ditte lavorerebbero senza tirar dentro MAI volontari, semivolontari o studenti sottopagati, ma solo lavoratori pienamente in regola (magari anche studenti, ma con un contratto vero), mentre l'uso degli stage in azienda dovrebbe essere limitato a brevi esperienze per neolaureati finalizzate a far conoscere loro particolari ambiti lavorativi e NON a fornire a qualcuno manodopera a basso costo.
Io non ho mai accettato di ospitare degli stage, sapendo che non avrei il tempo di seguirli decentemente, nè di mettere in cantiere dei "semivolontari", mentre ho varie volte cercato di far ottenere ai miei più giovani collaboratori punteggi o crediti universitari da esperienze in azienda formulate secondo contratti di lavoro veri e propri. Tranne una volta o due mi sono sempre trovato di traverso caporioni accademici che non ne volevano sapere di riconoscere un valore universitario ad una esperienza lavorativa regolarmente retribuita.
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23-June-2008
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
dizzi
Si, ma dopo questo periodo di gavetta ai limiti dello sfruttamento, il giovane laureato in economia
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ecco, io conosco da vicino diversi casi di stage non retribuito (con il solo pagamento di un simbolico rimborso spese) proprio in questo settore (banche e sicav) che dell'uso di stagisti ne hanno fatto un abuso a dir poco vergognoso, ovviamente con la promessa di un'assunzione, mentre nel migliore dei casi si sono ritrovati con rinnovi di contratti analoghi, e parlo di persone con competenze al di sopra della media.
Penso che senza una regolamentazione seria e con dei paletti ben precisi, l'idea di lasciare al mercato la gestione di queste situazioni, sia una pia illusione.
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