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Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore.

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  #16 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
AI senatus
 
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... Il pubblicista ... Sapete quanta gente lavora per giornali e giornaletti gratuitamente solo per raggiungere l'ambita meta? ...
E allora è ancora più lampante che a dover dire NO a queste condizioni di lavoro sottopagato e nero non sono solo gli archeologi, ma gli archeologi insieme ad ogni altro lavoratore, dal metalmeccanico al giornalista al centralinista all'operaio, dal commesso al medico al libero professionista. E che tutti coloro che si sentono sfruttati devono conoscere gli strumenti legislativi per tutelare la propria vita ed il proprio lavoro, pretendendo (non sperando) che gli organi di controllo facciano la loro parte.
Io non reputo realizzabile tutto ciò dall'oggi al domani (eppure se ne è perso di tempo), ma penso che prendere coscienza dei diritti che già esistono e disilludersi rispetto a varie utopie di categoria/corporazione può rappresentare un ottimo presupposto.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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  #17 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
L'avatar di  ivan
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Io ho però un dubbio e vorrei stimolarvi a chiarirlo.
Allora alcuni di voi, come Mdd, hanno detto che gli archeologi dovrebbero dal basso, con le proprie risorse, esperienze e competenze organizzarsi e possibilmente aggregarsi, in forma di cooperative, società o imprese individuali.
Io però mi chiedo, se si creano XXXX imprese individuali, esistono poi le condizioni per queste di sopravvivere nel proprio mercato di appartenenza, anche volendosi allargare oltre provincia od oltre regione?
Limitiamo il discorso a XXX cooperative o XX società, mi chiedo, il mercato e la domanda sono in grado di assorbire tutta questa offerta? O si rischia di creare imprese a rischio già sul nascere?

Quindi io vedo queste opportunità, ditemi se sbaglio:
- singolo
-> lavoro da dipendente all'interno di impresa
-> lavoro da professionista con ruolo da professionista (quindi NO SCAVO, ma consulenze, ad esempio nel settore dell'editoria, della comunicazione, della museologia... tanto che come abbiamo visto in un'altra discussione l'AdE prevede un codice attività espressamente come "attività di archeologo", codice professionale che esclude lo scavo archeologico)

- impresa - scavo e cantiere archeologico
-> ditta individuale + dipendenti
-> cooperativa
-> società di persone
-> società per azioni

Mi sembra che il discorso impresa lo si possa limitare al discorso scavo o cantiere archeologico, è corretto (ovviamente con la possibilità di fare anche altro)?
Mentre è ammissibile che una quota non irrilevante di laureati o archeologi possa dedicarsi (come rimarcavano altri utenti, come leda o altri) ad attività di tipo professionale (consulenze, divulgazione etc...), o manageriale (come dipendente o collaboratore di imprese).

Sul fatto che ad un libero professionista non possa essere cpmmissionato in via esclusiva uno scavo archeologico su questo credo che tutti siamo d'accordo, giusto? anche perché è l'Agenzia delle Entrate che non prevede questa possibilità... al limite si può immaginare il libero professionista che presta consulenza in una impresa, ma il lavoro deve comunque essere affidato all'impresa.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
Mdd Mdd Non in Linea
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Dipende da quanto è grande il numero XXX.
Secondo me in Italia c'è spazio per qualche decina di nuove imprese specializzate nel campo degli scavi archeologici (NO professionisti ma titolari e lavoratori in regola di aziende afferenti ai contratti collettivi nazionali dell'Edilizia) e forse per un paio di centinaia di studi professionali specializzati in consulenze professionali (NO scavo, ma progettazioni, valutazioni, validazioni, perizie sulla archeologia preventiva etc.).

E' peraltro ben vero che i nuovi ed i vecchi soggetti dovrebbero contemporaneamente anche porre in essere comportamenti di "messa in rete" fra loro nella forma di associazioni di categoria, consorzi etc. etc. anche per sopperire ad una palese inadeguatezza dei livelli tecnico-scientifici acquisiti dal mediocre mondo universitario italiano da cui la maggior parte di loro in un modo o nell'altro provengono.

Poi c'è semmai il problema di come "espellere" quei soggetti che violano sistematicamente i diritti dei propri lavoratori: e qui dovrebbero essere le Soprintendenze a depennare dagli elenchi delle ditte quelle aziende che non applicano i contratti collettivi nazionali, ma praticano il co-pro selvaggio in cantiere o fanno anche di peggio.
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  #19 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
L'avatar di  ilmedusa
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Sono d'accordo con Dizzi, l'albo non è la nostra panacea, nella situazione attuale anzi diventerebbe solo un mezzo legale per lo sfruttamento dei giovani. Il pubblicista per diventare tale ha bisogno di almeno 2 anni di lavoro e 72 articoli pubblicati. Sapete quanta gente lavora per giornali e giornaletti gratuitamente solo per raggiungere l'ambita meta?
La soluzione è rivoluzionare il mercato, non introdurre una categoria di merito che dovrebbe tutelarci ma che ci costringerà solo ad altri sacrifici per accedervi (sono d'accordo invece all'albo DOPO che il sistema sarà alla base reso più efficace).
Credo che le colpe siano anche e fondamentalmente degli archeologi, da una parte dobbiamo potenziare il nostro bagaglio culturale, le nostre competenze specifiche, dall'altra appunto rifiutando il lavoro-sfruttamento ma soprattutto non dal punto di vista economico ma etico-professionale. Aldilà dell'entrate è profondamente negativo che qualcuno accetti di lavorare in condizioni degradanti dando l'impressione che bene o male qualcuno pronto a sopportare di essere trascurato e maltrattato sempre ci sarà.

Capisco i problemi economici di qualcuno (proprio io li capisco benissimo non potendomi neanche permettere gli studi) ma se qualcuno ha necessità economiche può benissimo trovarsi un lavoro al di fuori del contesto archeologico, quando va a fare il lavoro di un archeologo facendosi trattare in un certo modo sta massacrando la categoria, purtroppo è la triste verità.
E bravo Stefano, concordo su quasi tutto.
Aggiungo una cosa, cho ho già scritto in qualche messaggio di altre discussioni.

Non è più possibile fare un albo.

La legge Europea, e di conseguenza anche quella italiana non permettono più la realizzazione di nuovi albi professionali.
E' bene dirlo, e ribadirlo perchè vedo che in molti ancora si affannano aspettando GODOT.....
Godot non arriverà mai. L'albo non si farà mai perchè la legge non vuole.
E se anche si dovesse fare non cambierebbe di una virgola un mercato malato.
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  #20 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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lavoro da professionista con ruolo da professionista (quindi NO SCAVO, ma consulenze, ad esempio nel settore dell'editoria, della comunicazione, della museologia... tanto che come abbiamo visto in un'altra discussione l'AdE prevede un codice attività espressamente come "attività di archeologo", codice professionale che esclude lo scavo archeologico)
E' proprio per questo genere di attività che io ho parlato di professionista per il lavoro dell'archeologo. Non siamo solo un'impresa, ma siamo professionisti che si possono riunire in un'impresa in determinate situazioni (per gli scavi appunto).



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Non è più possibile fare un albo.

La legge Europea, e di conseguenza anche quella italiana non permettono più la realizzazione di nuovi albi professionali.
E' bene dirlo, e ribadirlo perchè vedo che in molti ancora si affannano aspettando GODOT.....
Godot non arriverà mai. L'albo non si farà mai perchè la legge non vuole.
E se anche si dovesse fare non cambierebbe di una virgola un mercato malato.
Io non aspetto Godot. Io voglio semplicemente esser riconosciuta. Se non si può fare un albo, ok, ma rendetevi conto di una cosa: se non esistiamo non abbiamo alcun diritto. Forse qualcuno non ha ben chiaro come vanno le cose in Italia.... Io voglio che ci sia la dicitura "archeologo" tra le categorie considerate dalla legge (al pari di architetto, ingegnere ecc.), altrimenti non potrò mai far valere i miei diritti (dall'INPS al sindacato ecc, perché devo rientrare in altre categorie, quando sono qualcosa di diverso da quelle?).
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  #21 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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Concordo perfettamente con Leda. E comunque basta con questa storia dell'albo, non c'entra niente con i nostri problemi. Quello che ci manca (per cui alla fine ci facciamo guerra tra di noi) è una cavolo di coscienza di classe!bisogna attivarsi insieme, non potete pretendere che un povero sprovveduto che non ha mai lavorato denunci da solo la prima offerta di lavoro che gli capita. questo lo può fare chi ha le spalle coperte, chi non ha immediato bisogno di lavorare. E' per questo che ho sostenuto e partecipato alla manifestazione di Roma (per carità, non voglio riaprire il dibattito), ci dobbiamo unire, discutere, AGIRE!al diavolo l'albo. ''la centrale a voi, ma l'energia siamo noi'' (Lisa Simpson)
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  #22 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
L'avatar di  p.virgulto
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Salve a tutti.Credo che Ivan abbia centrato in pieno il problema e concordo sulla distinzione da lui operata per quanto riguarda le possibili mansioni di un archeologo.Ritengo inutile-oltrechè contraria alla normativa europea ed ora anche nazionale-e a dir poco anacronistica la creazione di un Albo Professionale.Mentre è certo necessario che venga maggiormente delineato l'inquadramento professionale della figura dell'archeologo.In ogni caso credo sia giusto combattere lo sfruttamneto a qualsiasi livello,anche dal più basso;penso inoltre che sia corretto da parte dei soggetti giuridicamente più forti,come ad es. imprese e cooperative etc..,denunciare un'eventuale concorrenza sleale.
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  #23 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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E' peraltro ben vero che i nuovi ed i vecchi soggetti dovrebbero contemporaneamente anche porre in essere comportamenti di "messa in rete" fra loro nella forma di associazioni di categoria, consorzi etc. etc. anche per sopperire ad una palese inadeguatezza dei livelli tecnico-scientifici acquisiti dal mediocre mondo universitario italiano da cui la maggior parte di loro in un modo o nell'altro provengono.
E in che modo? Intendi organizzando corsi di formazione ?
Ma tu non vedi il rischio che il Consorzio si trasformi in una sorta di Albo? Che per lavorare sia necessario far parte del consorzio, e per entrare nel consorzio si debbano avere requisiti non solo di merito, di norme da rispettare, ma anche di altro (che so... su invito, a votazione etc...)?
Mi spiego meglio, non vedi il rischio che si utilizzi il consorzio per mettere in atto gli stessi elementi distorsivi del mercato di un albo professionale?
Certo un consorzio APERTO che si limitasse a controllare il rispetto di certi requisiti sarebbe l'ideale, purché però faccia solo questo e non si metta a fare la guerra a chi nel consorzio per qualsiasi ragione non vuole entrare (e non necessariamente perché è "disonesto" nel suo lavoro).

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Mdd Visualizza Messaggio
Poi c'è semmai il problema di come "espellere" quei soggetti che violano sistematicamente i diritti dei propri lavoratori: e qui dovrebbero essere le Soprintendenze a depennare dagli elenchi delle ditte quelle aziende che non applicano i contratti collettivi nazionali, ma praticano il co-pro selvaggio in cantiere o fanno anche di peggio.
Eh questo senz'altro.
Pensate che sia fattibile? eh... magari taluni entrano negli elenchi per altri meriti...
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  #24 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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ivan Visualizza Messaggio
Purtroppo è ancora peggio Stefano.
Il lavoro DEVE essere retribuito, secondo un tabellario ben preciso, altrimenti non sono validi per la richiesta di iscrizione come pubblicista.
Ovviamente gli editori non ci pensano minimamente ad assumerti o a pagarti il giusto e piuttosto preferiscono affidare lavori a free-lance.
Nono Ivan ti assicuro che la retribuzione non c'è , come? Con un illecito, il direttore del giornale dichiara di stipendiarti e semplicemente non lo fa e si china il capo con la speranza del tesserino. Purtroppo conosco molti amici che fanno questo.

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Io non aspetto Godot. Io voglio semplicemente esser riconosciuta. Se non si può fare un albo, ok, ma rendetevi conto di una cosa: se non esistiamo non abbiamo alcun diritto. Forse qualcuno non ha ben chiaro come vanno le cose in Italia.... Io voglio che ci sia la dicitura "archeologo" tra le categorie considerate dalla legge (al pari di architetto, ingegnere ecc.), altrimenti non potrò mai far valere i miei diritti (dall'INPS al sindacato ecc, perché devo rientrare in altre categorie, quando sono qualcosa di diverso da quelle?).
Ma esiste in Italia l'archeologo? Noi non sappiamo quali sono le nostre competenze, non si riesce a trovare due "archeologi" che siano d'accordo su quale debbano essere i nostri compiti e il nostro bagaglio culturale e vogliamo il titolo?
Io sono come tutti preoccupato per il mio futuro ma non me la sento di combattere per quella che sentirei come una concessione insensata e incoerente con l'attuale realtà del nostro paese. L'ingegnere e l'architetto che citi sono lavoratori che hanno ben chiare le proprie mansioni, il proprio campo, i propri doveri. Noi siamo un gruppo informe di laureati mal preparati, dal bagaglio culturale diversissimo e spesso incoerente, con le idee totalmente confuse sul nostro posto nel mondo del lavoro.
Il riconoscimento del titolo (che chiariamo vorrei anch'io) dovrebbe arrivare su quali basi? Non si può creare l'archeolo se non si decide chi e', cosa DEVE saper fare e cosa DEVE essere in grado di rispettare. Questo per me significa anche che dobbiamo anche rinunciare allo studente d'archeologia che un po' scava, un po' si occupa di turismo un po' studia per la SICSI.
Chiediamo il titolo però poi ci fa comodo che sia possibile impostare il piano di studi in modo da poter insegnare al liceo, che credibilità possiamo riscuotere se un laureato nello stesso identico corso di laurea può essere tanto uno capace di intervenire sul campo tanto qualcuno che ha fatto come 2/3 degli esami quelli che tornavano comodi per l'abilitazione all'insegnamento.

Io non sono contrario alla rivendicazione dei nostri diritti ma non vedo come possiamo pensare di muoverci se non creiamo prima una nostra identità definendo cos'è un corso di laurea in archeologia e qual'è il lavoro di un archeologo.

Ultima Modifica di Stefano : 02-July-2008 19:04.
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  #25 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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Io non aspetto Godot. Io voglio semplicemente esser riconosciuta.
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Concordo perfettamente con Leda. E comunque basta con questa storia dell'albo, non c'entra niente con i nostri problemi. Quello che ci manca (per cui alla fine ci facciamo guerra tra di noi) è una cavolo di coscienza di classe! E' per questo che ho sostenuto e partecipato alla manifestazione di Roma (per carità, non voglio riaprire il dibattito), ci dobbiamo unire, discutere, AGIRE!al diavolo l'albo. ''la centrale a voi, ma l'energia siamo noi'' (Lisa Simpson)
Io pure voglio essere riconosciuto e concordo anche io perfettamente con quello che dice Leda. Lungi da me riaprire il dibattito sull'albo, è che non capisco come ogni tanto qualcuno riesca con questa nattagli contro i mulini a vento.
Concordo, ci dobbiamo unire per agire.
Purtroppo vedo molti colleghi che sono della scuola "armiamoci e partite", mentre credo che sia più giusto rimboccarsi le maniche e fare....

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  #26 (permalink)  
Vecchio 02-July-2008
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Nono Ivan ti assicuro che la retribuzione non c'è , come? Con un illecito, il direttore del giornale dichiara di stipendiarti e semplicemente non lo fa e si china il capo con la speranza del tesserino. Purtroppo conosco molti amici che fanno questo.
ah ok... in questo senso
Teoricamente sarebbe un motivo di radiazione dall'albo, ma tanto...
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Stefano Visualizza Messaggio
L'ingegnere e l'architetto che citi sono lavoratori che hanno ben chiare le proprie mansioni, il proprio campo, i propri doveri. Noi siamo un gruppo informe di laureati mal preparati, dal bagaglio culturale diversissimo e spesso incoerente, con le idee totalmente confuse sul nostro posto nel mondo del lavoro.
Il riconoscimento del titolo (che chiariamo vorrei anch'io) dovrebbe arrivare su quali basi? Non si può creare l'archeolo se non si decide chi e', cosa DEVE saper fare e cosa DEVE essere in grado di rispettare.

Io non sono contrario alla rivendicazione dei nostri diritti ma non vedo come possiamo pensare di muoverci se non creiamo prima una nostra identità definendo cos'è un corso di laurea in archeologia e qual'è il lavoro di un archeologo.
Io saranno alemno due anni che lo dico (non qui dove ho cominciato a rompre da poco)...
L'unico modo per normalizzare la situazione è partire dall'inizio, ovvero la formazione.
Un avvocato fa le stesse materie in tutta Italia, così come un architetto o un medico. La gente che si occupa di altro sa perfettamente cosa sia un medico, mentre con noi fatica un "pelino" di più.....sarà mica perchè per alcuni di noi è richiesta letteratura greca e latina, mentre per latri sei settimane di scavo per sostenere l'esame di metodologia, mentre qualcun altro fa cineme o non fa storia greca???????
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