O forse da NON seguire proprio per niente

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Portate pazienza, ma io ormai certe cose le capisco poco e le vedo dall'altra parte della barricata: ma secondo voi una azienda seria un giovane o una giovane di buon curriculum e di belle speranze perché cribbio dovrebbe prenderselo/a in
stage?
Se lo scopo fosse veramente quello di favorire una esperienza e magari nel contempo provarne le qualità personali, se le intenzioni fossero serie, non si farebbe prima a fare un contratto di assunzione tradizionale e in regola, magari per una qualifica modesta e anche solo per un periodo brevissimo?
Ai miei tempi, con tanto di laurea, in Casa Editrice si entrava appunto facendo i pacchetti dei libri al punto vendita, magari da stagionali sotto Natale, ma con un regolare contratto da commesso, se non da fattorino. Non è che non ci fosse sfruttamento, però le cose erano chiare e le tutele sindacali anche. Oggi forse certi percorsi non si fanno o non si possono fare più, ma quello che vedo mi sembra una enorme ipocrisia (da parte di entrambe le parti, lo sfruttato e lo sfruttatore, i quali si strizzano l'occhio per far apparire una cosa mentre la realtà è un'altra, fintanto che uno dei due non rompe l'equilibrio ipocrita).
In una azienda che rincorre certe "collaborazioni" o in un/una giovane che cerca certe esperienze nel modo del lavoro in una forma così intermedia, non c'è qualcosa di sbagliato sin dall'inizio?
Quanto poi al ruolo che in questa partita giocano le Università penso tutto il male possibile.
