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Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore.

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Vecchio 30-June-2008
L'avatar di  pentesilea
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Luogo: milano
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Predefinito Diciamo No!!!!

Sulla Repubblica del 21 giugno è apparsa questa lettera...come darle torto?
e allora invece di pensare ad albi professionali...cominciamo noi, TUTTI, a dire NO!
Rifiutiamoci di lavorare a condizioni pietose, perchè "fare l' archeologo" per quanto possa essere bello e romantico è pur sempre un lavoro..e noi tutti siamo professionisti...e dobbiamo avere un etica...ed una DIGNITA'!


"Sono un archeologa che da poco ha superato i trentanni, in questo campo oramai sono una veterana, nel mio vario peregrinare di ditta in ditta mi sono imbattuta in una società di Parma a dir poco sconcertante
Non solo sfrutta gli archeologi facendogli ridicoli contratti a progetto che di natura sono in contrasto con il lavoro dell' archeologo visto che in cantiere io devo esserci almeno dalle 8 alle 17.00, quindi HO un vincolo di orario, non solo pagano una miseria, io prendo 10 euro l' ora lordi, e sono quella pagata meglio, mi hanno addirittura chiesto di non divulgare la mia strabiliante paga oraria, non solo non ti forniscono il materiale adeguato pretendendo che noi di tasca nostra mettiamo a disposizioni macchine fotografiche, paline e bindelle metriche, etc. etc, cosa ovviamente assurda visto che la suddette ditta si dichiara in "qualita", ma non contenti ci fanno vivere, perchè molti archeologi spesso sono "trasfertisti", in un appartamento fatiscente di forse 80 mq in 8 con un unico bagno....ora è possibile che ci si trovi a sottostare ed accettare simili condizioni solo perchè la nostra categoria non è tutelata da niente e nessuno?
Sono due settimane che sono qui...ovviamente sto cercando altro, ma andata via io ci sarà un altro archeologo che accetterà queste condizioni, questa ditta sono 20 anni che è sulla piazza...sono senza parole...
in due settimane causa pioggia ho lavorato solo 34 ore..., essendo a progetto ovviamente non ho diritto a cassa integrazione, fate un po' voi il calcolo di cosa entrerà nelle mie tasche...sono una professionista, sono laureata, amo questo lavoro, vorrei continuare a farlo, possibile che non ci sia una via di scampo?"
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Vecchio 30-June-2008
L'avatar di  leda
AI senatus
 
Data Registrazione: Feb 2006
Messaggi: 1,476
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Sì, decisamente va detto no. Tuttavia perché nessuno degli archeologi che hanno lavorato in questa ditta, non ha mai denunciato (magari dopo aver smesso di lavorare per loro) le condizioni a cui erano sottoposti? Perché la situazione descritta dall'archeologa ha parecchi punti d'illegalità che se denunciati farebbero passare un bel po' di guai alla ditta in questione (se pensiamo agli 80 mq in 8 con un solo bagno un sopralluogo dell'ufficio di igiene ci sta tutto!). E poi credo che anche 10 euro l'ora per un lavoro che va dalle 8:00 alle 17:00 non sia propriamente conforme alle attuali leggi (non penso che il contratto di lavoro edile, che è quello a cui in genere si fa riferimento per i cantieri, preveda salari così bassi, neanche per il semplice operario). Insomma, capisco la frustrazione della ragazza, ma se nessuno denuncia la gente continua a fare ciò che vuole (come i commercianti che continuano a pagare il pizzo ai mafiosi, se nessuno li denuncia come pretendono che lo Stato li aiuti?). Se cerchiamo lavoro e ci offrono condizioni da fame, non solo dobbiamo dire NO, ma subito dopo averlo detto denunciare l'offerta che ci è stata fatta, in modo che la società, ditta ecc. che ci ha fatto quella proposta non possa più agire indisturbata. Ragazzi, denunciate o segnalate sempre, altrimenti dire no non serve, perché qualcuno che è costretto ad accettare per non morire di fame purtroppo c'è sempre!
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Vecchio 30-June-2008
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
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. . . invece di pensare ad albi professionali...cominciamo noi, TUTTI, a dire NO! . . .
Esatto, intanto perché per fare contratti del genere bisogna essere in due (il datore di lavoro che lo propone e il collaboratore che lo accetta).
Poi perchè è proprio la dimensione pseudo-professionale che consente certe forme di sfruttamento, stile co-pro.
Rifiutiamo e diciamo no agli imbonimenti di chi vuole appiopparci il riconoscimento della figura professionale ed obblighiamo tutti i datori di lavoro ad applicare semplicemente i contratti collettivi nazionali.
Finchè ci sarà gente che accetta di lavorare in cantiere a qualunque condizione, contro ai più elementati principii di solidarietà di categoria e facendo finta di attribuirsi una dimensione pseudo-professionale, non ci sarà lavoro in regola e le tariffe faranno schifo.

NON SIAMO PROFESSIONISTI, siamo lavoratori dell'Edilizia.
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Vecchio 30-June-2008
L'avatar di  pentesilea
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già, tu hai tutte le sacro sante ragioni...ma quanti possono permettersi di dire no...tanto c' è sempre qualche giovane e sprovveduto archeologo o qualcuno che tra contratti ridicoli e niente preferisce scendere a compromessi ed accettare contratti, se cosi si puo definirli, pietosi...questa dovrebbe essere la manifestazione degli archeologi...non andare in piazza, ma rifiutarsi tutti, e dico tutti, per un mese di lavorare cosi...
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Vecchio 30-June-2008
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
Messaggi: 1,994
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Non c'è niente da fare, non c'è scusante: chi accetta sta semplicemente avvelenando il mercato, sta alimentando una politica di ribassi sul costo orario e sta distruggendo il lavoro di una vita di chi ha sempre operato correttamente nel settore.
E chi si presta al "paese dei balocchi" del riconoscimento della figura professionale (un modo subdolo per ridare via libera al co-pro selvaggio) danneggia l'intera categoria.
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Vecchio 01-July-2008
AI senatus
 
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Ottime argomentazioni nel volere e dovere dire NO. Naturalmente sono d'accordo anche io.
Aggiungo che, anche se è vero che in malaffari di questo genere si è in due (ditta e archeologo), i rapporti di forza non sono equilibrati. Quindi in caso di proposte contrattuali palesemente illegali l'archeologo dovrebbe essere nella condizione di opporsi si, ma possibilmente non in prima persona bensì tramite l'appoggio dei sindacati, dell'inps, dell'ispettorato del lavoro e in casi estremi anche delle forze dell'ordine (bisogna avere il coraggio di segnalare e denunciare!); le associazioni di categoria dovrebbero mediare tra il singolo e gli organismi preposti alla tutela del lavoro (nessuno me ne voglia, ma mi pare che i tempi non siano ancora maturi da questo punto di vista, ma ci si deve lavorare tutti).
Senza dimenticare che oltre i suddetti due, talora è coinvolto anche un terzo ma importantissimo soggetto che sta "nell'ombra" (indovinate chi è?) che difficilmente potrebbe tollerare che vengano evidenziate irregolarità in appalti e opere più o meno direttamente gestite. Anche nei confronti di questo soggetto, che potenzialmente può ricattare l'archeologo isolato, c'è bisogno di un 'confronto' mediato dalle istituzioni che tutelano il lavoro di tutti (archeologi o non).
Lo dico per esperienze e frustrazioni personali: da soli non si ottiene niente, si lotta contro i mulini a vento, si rimbalza sui muri di gomma ottenendo spesso solo ostracismi.

D'altra parte anche le ditte archeologiche (o non) oneste che operano nel settore dovrebbero essere pronte a denunciare le imprese che, sottopagando i dipendenti, fanno concorrenza sleale; ma anche qui siamo forse ad un passo dall'utopia.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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Vecchio 01-July-2008
L'avatar di  ilmedusa
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già, tu hai tutte le sacro sante ragioni...ma quanti possono permettersi di dire no...tanto c' è sempre qualche giovane e sprovveduto archeologo o qualcuno che tra contratti ridicoli e niente preferisce scendere a compromessi ed accettare contratti, se cosi si puo definirli, pietosi...questa dovrebbe essere la manifestazione degli archeologi...non andare in piazza, ma rifiutarsi tutti, e dico tutti, per un mese di lavorare cosi...
In linea teorica concordo con quello che scrivi, però siamo NOI che dobbiamo cominciare a cambiare le cose con l'esempio che diamo tutti i giorni anche ai nostri colleghi.
Alcune volte mi è capitato di parlare con colleghi qui a Roma che lavoravano all'epoca nei cantieri di costruzione di Ikea per alcune cooperative. Prendevano tra i 45 e i 60 euro al giorno, per otto ore (più cibo, spostamento, assicurazione, ecc) e la loro preoccupazione era che "se io non vengo a lavorare come le pago le bollette".
Ad un'obiezione del genere all'epoca (qualche anno fa) non sapevo rispondere ed ero tenteto di dare loro ragione. Oggi sono convinto che in realtà non ce le paghi le bollette e che dovresti rifiutarti di accettare una sistuazione del genere.

E' qui che noi archeologi perdiamo. La nostra categoria è come se lavorasse tutta in nero (più ribasso per prendere il lavoro, più peggioro le condizioni mie e dei miei colleghi). Ci comportiamo così perchè non ci è stato mai insegnato a "parlare di soldi". Noi "facciamo cultura", non possiamo sporcarci la bocca e la mente discutendo del vile denaro. Ce lo hanno insegnato e a noi è andato bene.
Questo ragionamento, che credo sia alla base del cambiamento che deve avvenire per la professione che voglio fare "da grande" è quello che sto portando avanti nel mio piccolo con i miei amici dell'università, con i colleghi che incontro in giro per gli scavi, con le persone che incontro nelle assemblee regionali della CIA, e anche e sopratutto con quelli che dell'archeologia sanno solo che è un "bel lavoro che avrebbero voluto fare da piccoli e che è proprio una bella passione".

Scusate lo sfogo. Ma quando mi infervoro.....: angry:
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Vecchio 01-July-2008
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infatti quello che veramente dovrebbe cambiare è la mentalità di noi archeologi !

io ne ho sentite tante di storie di sfruttamento e avvilimento del nostro lavoro , perchè il nostro è un LAVORO vero e non un passatempo per piacere personale!!

qualche mese fa una ragazza che conosco con laurea triennale è stata presa per lo scavo della metropolitana di piazza venezia a Roma per 40 euro.

mi è stato raccontato da persona di fiducia che in un cantiere per la rete elettrica a L'Eur (Roma) vennero rinvenuti resti di una villa romana con mosaici ed altro, e visto che l'archeologa addetta era una sola e ci metteva parecchio tempo a svolgere tutto quello che doveva fare, gli operai -quando lei o non c'era o era distratta- nascondavano e cercavano di occultare quello che emergeva dallo scavo per "velocizzare" in questo modo le "operazioni" così che loro potessero riprendere a lavorare e finire.

Episodi questi che lasciano senza parole !!!
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Vecchio 01-July-2008
L'avatar di  fraska
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Io, ora come ora, che conosco l'ambiente e so quali sono i miei diritti di lavoratrice direi di no ad una situazione del genere...e non solo non accetterei un contratto simile, ma denuncerei in qualche modo la cosa..
Ormai sappiamo come va il mondo..c'è sempre qualcuno che cerca di sfruttare l'altro giocando sul fatto che a questo mondo senza soldi non puoi fare niente e quindi i più giovani spesso e volentieri si fanno trattare con i piedi pur di lavorare e avere quel minimo da vivere...
Capisco anche tutti quei miei coetanei che, alle prime armi, non badano magari a quello che ci sta dietro e accettano..
C'è da dire che in questo modo la nostra categoria non ne uscirà mai bene, ma certe ditte, al contrario, finchè ci sono archeologi che stanno a condizioni assurde, ci marceranno sempre sopra..come è il caso di questa ditta che lavora in questa maniera da ben 20 anni!!
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Vecchio 01-July-2008
L'avatar di  leda
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Ottime argomentazioni nel volere e dovere dire NO. Naturalmente sono d'accordo anche io.
Aggiungo che, anche se è vero che in malaffari di questo genere si è in due (ditta e archeologo), i rapporti di forza non sono equilibrati. Quindi in caso di proposte contrattuali palesemente illegali l'archeologo dovrebbe essere nella condizione di opporsi si, ma possibilmente non in prima persona bensì tramite l'appoggio dei sindacati, dell'inps, dell'ispettorato del lavoro e in casi estremi anche delle forze dell'ordine (bisogna avere il coraggio di segnalare e denunciare!); le associazioni di categoria dovrebbero mediare tra il singolo e gli organismi preposti alla tutela del lavoro (nessuno me ne voglia, ma mi pare che i tempi non siano ancora maturi da questo punto di vista, ma ci si deve lavorare tutti).
E' appunto per questo che si chiede l'albo, oppure un riconoscimento della figura dell'archeologo (o meglio un riconoscimento della sua esistenza). Questo perché se non hai alle spalle un potere istituzionale (e pure forte!) che ti protegge, è inutile stare a dire tante belle parole, ma lo sfruttamento sarà sempre dietro l'angolo. Forse non ve ne rendete conto, non conosco le situazioni economiche di tutti voi, ma se già non avete dovuto pagarvi gli studi da soli, sappiate che siete dei privilegiati! Esiste gente che si è dovuta mantenere agli studi lavorando, e non perché fosse fuori sede, ma semplicemente perché i genitori non potevano pagare le rette (sempre più salate) dell'università. Ed una volta laureata non può permettersi di stare a casa senza fare nulla e rifiutare un lavoro sottopagato, ma deve lavorare, anche per aiutare la famiglia! Queste persona sono in aumento da un po' di anni a questa parte, non so se ve ne siete resi conto, quindi cerchiamo di essere realisti e pretendiamo di essere tutelati. Poi io sono d'accordissimo che chi può deve dire no, anzi lo deve dire proprio per evitare che i più deboli siano sfruttati, ma soprattutto bisogna denunciare là dove sia possibile farlo, o comunque segnalare (se ricevono una segnalazione la finanza o altri sono obbligati a verificare, o almeno dovrebbero).
Cito un esempio preso dalla mia esperienza personale: stavo cercando un lavoretto durante la tesi (perché volevo finalmente rendermi conto di quello che fosse il mondo del lavoro). Risposi ad un annuncio dove si chiedeva di fare volantinaggio 8 ore alla settimana (perfetto per le mie esigenze di allora) e quando andai al colloquio mi si offrì questo: attaccare manifesti all'università, la mia (e fin qui benissimo!) per far ricevere contatti alle aziende del manifesto che offrivano lavoro. Quindi il lavoro si basava sul numero di contatti: dovevano essere un certo numero al mese (mi sembra circa 100) e per ogni contatto non ricevuto si pagava penale!!! Ma il bello viene adesso: quando chiesi che tipo di contratto offrivano (sull'annuncio non era specificato) mi dissero che il contratto non c'era, perché si andava sulla fiducia!! Ovviamente trovai una scusa per rifiutare, ma non denunciai e me ne sono pentita tantissimo, anche perché sapevo (me lo disse la signora che mi fece il colloquio) che c'erano due ragazze che già lavoravano (si fa per dire) per loro.
Morale: denunciare sempre illeciti palesi come questi, per far capire a chi sta dall'altra parte che non può fare il comodo suo sulla pelle degli altri.
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Vecchio 01-July-2008
L'avatar di  p.virgulto
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Ciao Leda ,sono senz'altro d'accordo con te.Bisogna compredere chi ha bisogno di lavorare e siamo in tanti,ma ugualmente combattere lo sfruttamento,che vige in tantissime attività.Anni fa, quando avevo 24 anni ,mi sono ritrovata in una situazione non solo di sfruttamento ma anche di molestie sessuali sul luogo di lavoro:lavoravo ormai da più di nove mesi in un Pub ed il nuovo socio iniziò ad infastidirmi,non avendo ceduto alle sue profferte iniziò a vessarmi con turni massacranti costringendomi alla fine al licenziamento.In seguito, non contento ,provò a non darmi l'ultimo stipendio e pure il TFR.Io ovviamente mi ero già rivolta agli organi competenti e intentato una causa contro la società,causa che ovviamente vinsi e -lieto fine- il Pub dopo poco tempo andò in crisi e furono costretti a svenderlo.Morale della favola:combattere sempre per la propria dignita!
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  #12 (permalink)  
Vecchio 01-July-2008
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leda Visualizza Messaggio
E' appunto per questo che si chiede l'albo, oppure un riconoscimento della figura dell'archeologo (o meglio un riconoscimento della sua esistenza)...
Ragioniamoci un po' su: siamo sicuri che un albo metterebbe fine allo sfruttamento? Io vedo che altre in categorie con albo o ordine, ad esempio i medici, lo sfruttamento c'è eccome: il medico appena laureato entra nell'ordine facendo il tirocinio e l'esame di stato. Poi per 5 anni di specializzazione viene abbondantemente sfruttato e sottopagato all'interno dei reparti, con grandi difficoltà anche a poter minimamente pensare ad opporsi, cioè non può dire NO: l'ordine (diretto non da specializzandi ma da strutturati in ospedali e università) non lo sostiene per niente, anzi! E nonostante la paga bassissima deve anche versare le quote all'ordine. Le specializzande non hanno il diritto alla maternità come le altre lavoratrici. Eppure sono iscritte ad un ordine...
Molti ingegneri che insegnano nelle università sono soci di studi a cui vengono commissionati grossi progetti dalle pubbliche amministrazioni: per gli argomenti base assegnano le tesi di laurea che poi possono usare per il progetto (per loro pagato).
Pensiamo anche al problema dei giornalisti e pubblicisti per cui anche i giornalisti affermati partecipano agli scioperi.
La differenza con l'archeologo è forse che dopo tutti questi anni di gavetta questi professionisti hanno la concreta possibilità di mettersi in proprio, fare carriera e passare "dall'altra parte della barricata".

Nel caso degli archeologi chi dirigerebbe l'albo/ordine? Secondo me: non liberi professionisti/ titolari/soci/dipendenti di ditta archeologica ma professori universitari e dirigenti di soprintendenza o MiBAC che hanno un inquadramento contrattuale come dipendenti pubblici e che spesso non hanno provato sulla loro pelle il precariato per anni: per loro fortuna i concorsi un tempo c'erano ed entro i 40-45 anni sono entrati nel settore pubblico. Quindi tra le priorità sarà difficile che figuri che so, di imporre a ditte edili private che l'archeologo-non-dipendente-pubblico (che ha pochissime prospettive di diventarlo) sia remunerato o inquadrato secondo certe mansioni già previste dal contratto dell'edilizia o che un'archeologa mamma possa andare in maternità mantenendo la paga o che l'Università non faccia lavorare gratis gente abbondantemente laureata. Secondo me ci sarebbero grossi rischi di 'conflitti di interesse' oppure, all'opposto, di 'mancanza di interesse'. In ogni caso, maggiori difficoltà a poter dire NO.

Questo è il mio parere, ma sono come sempre pronta anche a cambiare idea se qualcuno mi fa notare elementi che finora non ho mai conosciuto o considerato bene. Voi che ne dite?
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Vecchio 01-July-2008
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Sono d'accordo con Dizzi, l'albo non è la nostra panacea, nella situazione attuale anzi diventerebbe solo un mezzo legale per lo sfruttamento dei giovani. Il pubblicista per diventare tale ha bisogno di almeno 2 anni di lavoro e 72 articoli pubblicati. Sapete quanta gente lavora per giornali e giornaletti gratuitamente solo per raggiungere l'ambita meta?
La soluzione è rivoluzionare il mercato, non introdurre una categoria di merito che dovrebbe tutelarci ma che ci costringerà solo ad altri sacrifici per accedervi (sono d'accordo invece all'albo DOPO che il sistema sarà alla base reso più efficace).
Credo che le colpe siano anche e fondamentalmente degli archeologi, da una parte dobbiamo potenziare il nostro bagaglio culturale, le nostre competenze specifiche, dall'altra appunto rifiutando il lavoro-sfruttamento ma soprattutto non dal punto di vista economico ma etico-professionale. Aldilà dell'entrate è profondamente negativo che qualcuno accetti di lavorare in condizioni degradanti dando l'impressione che bene o male qualcuno pronto a sopportare di essere trascurato e maltrattato sempre ci sarà.

Capisco i problemi economici di qualcuno (proprio io li capisco benissimo non potendomi neanche permettere gli studi) ma se qualcuno ha necessità economiche può benissimo trovarsi un lavoro al di fuori del contesto archeologico, quando va a fare il lavoro di un archeologo facendosi trattare in un certo modo sta massacrando la categoria, purtroppo è la triste verità.
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Vecchio 01-July-2008
L'avatar di  ivan
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