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| Discussioni generiche su Archeologia-Lavoro Discussioni generiche sulle opportunità di lavoro offerte dall'archeologia e prospettive di imprenditorialità nel settore. |
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16-October-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Ferma restando la tendenza generale di cui ho parlato sopra, che secondo me è diffusa e sta diffondendosi sempre più, grazie anche alle geniali "riforme" scolastiche, e che tocco quotidianamente, praticamente in qualsiasi scambio di opinione, sono d'accordo.
Ultima Modifica di Karl : 16-October-2006 18:31.
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17-October-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2006
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aspiranti archeologi unitevi!
Sono perfettamente d'accordo con Mdd; purtroppo è vero la maggior parte di
"noi ha una preparazione assolutamente insufficiente per svolgere un qualsiasi tipo di attività". Siamo allo sbando, perchè l'università italiana, ma soprattutto quella del settore dei beni culturali è totalmente svincolata dal mondo del lavoro e non prepara per entrarci con un minimo di conoscenze non solo pratiche ( es. l'uso del computer dovrebbe far parte di un bagaglio di conoscenze indispensabili), ma come diceva Mdd anche etico e professionale. Non siamo credibili, ma l'università che ci dovrebbe formare lo è? Le scuole di specializzazione che richiedono altri anni di studio, fatica e denaro lo sono? Per non parlare della riforma che ha praticamente ucciso, secondo me, questo settore e molto del settore "umanistico". Volevo sapere da Mdd cosa intendi quando parli di "cooperative archeologiche il cui ruolo si è snaturato"? E cosa sono le "associazioni parasindacali"? Vista la tua esperienza, che si rispecchia con forza nelle tue parole, ti vorrei chiedere qual'è stato il tuo percorso di studi e lavorativo in quest'ambito? Spero di non risultare troppo invedente nel chiedertelo, ma i tuoi topic sono stati davvero ricchi di spunti di riflessione.
Ci tengo anche a ringraziare tutti coloro che intervegono e ampliano così la problematica. La mia volontà era proprio quella di aprire una discussione sul futuro e sul presente della professione archeologo, per individuare, se ci sono, strategie comuni e possibilità reali di azione
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Francesca Bartoli
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17-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Frendys81
. . . Volevo sapere da Mdd cosa intendi quando parli di "cooperative archeologiche il cui ruolo si è snaturato"?
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Beh, lo spirito iniziale di chi aveva costituito le prime cooperative archeologiche (parlo di fine anni '70 - primissimi anni '80) era in linea con le motivazioni più profonde e tradizionali dello spirito cooperativistico: mettersi insieme non semplicemente per sbarcare il lunario (o peggio per passare dalla parte di chi sfrutta qualchedun'altro) ma per crescere insieme, con spirito solidaristico, per perpetuare delle conquiste allo stesso tempo economico-sociali, ma anche techiche ed ideali (erano gli anni in cui il neonato Ministero BBCC veniva letteralmente forzato a furor di popolo ad attuare una politica di tutela archeologica sul territorio).
Poi col tempo fare una cooperativa è diventato un modo qualsiasi di far una società commerciale come un'altra.
Oggi più che ritentare quella strada (che comunque potrebbe forse essere ancora valida) avrebbe senso creare una o più associazioni fra operatori ed aspiranti operatori del settore per svolgere quella formazione a vantaggio dei più giovani che le istituzioni non fanno, con il vantaggio per chi è già inserito di elevare in questo modo gli standard operativi (ed etici) portandoli ad un livello accettabile ed emarginando chi opera senza scrupoli nè di qualità scientifica nè di equità retributiva.
Sono di fretta, credo di aver risposto solo in parte, ma mi riprometto di tornare sul discorso.
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18-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Noi ci troviamo in una congiuntura economico-sociale nella quale -nella totale passività dei singoli operatori o aspiranti operatori del settore- la richiesta delle nostre prestazioni professionali sul "mercato" è molto alta e tuttavia la nostra risposta sia organizzativa che tecnico scientifica è molto mediocre e il trattamento economico del singolo è semplicemente vergognoso.
Siamo così disorganizzati da essere riusciti a capovolgere a nostro danno le più elementari leggi economiche di mercato: mentre la domanda delle nostre prestazioni sale e i lavoratori impiegati stabilmente nel settore rimangono di numero sotanzialmente costante, il loro trattamento economico peggiora.
Noi dobbiamo trovare un livello organizzativo (dal basso, perché le istituzioni abbiamo visto benissimo che non sono all'altezza o non hanno interesse) per stimolare ulteriormente il trend positivo del mercato e per fornire ad esso risposte serie in termini di capacità operative (sia come formazione del singolo che come organizzazione complessiva della categoria), con lo scopo anche di migliorare le condizioni dei lavoratori e le loro prospettive future.
Andrebbero trovati i termini di un "patto" vantaggioso per entrambi fra giovani e vecchi del mestiere, fondato sulla volontà di emarginare coloro che operano scorrettamente, migliorare le condizioni di ognuno, creare una colleganza fra tutti che elevi le capacità tecnico-operative, nella prospettiva di una ulteriore e continua espansione del settore (che allo stato attuale è semplicemente in crescita spontanea da anni e tuttavia infinitamente sottodimensionata rispetto alle potenzialità).
Parlo di un patto vantaggioso per entrambi, perché non significa solo aprire delle prospettive ai giovani, ma anche dare ai "vecchi" la ragionevole speranza di non veder peggiorare le condizioni generali (tecniche e anche economiche) della propria categoria professionale.
Altrimenti i "vecchi" si trovano a campare fondamentalmente sullo sfruttamento dei giovani, alimentando il degrado complessivo della categoria.
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18-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Il mio percorso personale?
Sempre stato con i piedi in cantiere archeologico, da quando non avevo nemmeno il diploma di scuola superiore e con la fortuna di capitare su scavi di alto livello tecnico (erano gli anni delle "calate" degli staff inglesi in Italia).
Associazionismo archeologico (molto, ed in qualche occasione con ruoli anche di rilevanza nazionale).
Laurea a ventitrè anni, all'epoca in cui essere attivista nel mondo del volontariato era peggio che essere appestati.
Una marginale esperienza nella Cooperazione. Precariato (tanto) per grosse aziende specializzate del Norditalia. Lavoro dipendente come archeologo (con esperienze anche di rappresentanza sindacale). Poi la classica P.IVA, ed infine l'apertura di una impresa privata.
Allo stato attuale un bel pacchetto-clienti, ma anche il profondo disgusto per come vanno le cose e la rabbia per quei curricola che ti arrivano con scritto chiaro e tondo ...disposto/a a lavorare anche non retribuito/a .
Stai cercando una idea per scrivere un libro?
Ultima Modifica di Mdd : 18-October-2006 11:38.
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18-October-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2006
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quindi se ho ben capito hai un'attività già avviata. Io sto cercando proprio qualcuno che abbia bisogno del mio aiuto. mi sono laureato a luglio e ho tanta voglia di "fare carriera" nel settore. Ho voglia di sentirmi utile e moralmente appagato. Quest'anno non ho provato la scuola di specializzazione perchè penso che sia più giusto farmi le ossa sul campo, molte cose si apprendono proprio in questo modo. Scusate il mio sconforto ma lo devo proprio dire: il solo pensiero di ritrovarmi, in un futuro, specializzato e senza una lira per piangere mi fa rabbrividire. E forse rifugiarmi in un lavoro anche precario è l'unico modo per distrarmi dalla cruda realtà. Essere dinamici, estrosi, desiderosi di conoscenza forse non basta... allora mi spiegate per favore quale futuro MI aspetta?
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18-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Credo che nel nostro settore e nella nostra situazione attuale sia controproducente ragionare in termini di distinzione fra chi lavora e chi cerca un lavoro: il problema è assolutamente comune ed il disagio degli uni si ripercuote su gi altri (chi non ha un lavoro stabile si presta a lasciarsi sfruttare da chi ce l'ha, ma in questo modo si genera un abbassamento del livello retributivo generale che va a danno di entrambi, il che induce anche un abbassamento tecnico-scientifico con conseguente discredito dell'intera categoria).
Temo che chi si è laureato negli ultmi due anni non abbia nessun tipo di prospettiva, allo stato attuale.
Nè accademica (perché il livello dell'insegnamento universitario è notevolmente peggiorato, almeno per quanto sembra a me) né di concorsi pubblici (perché "davanti" di sono ancora persone in attesta e ben più titolate).
Rimarrebbe il settore privato, ma chi è così matto nella situazione attuale da assumere un neolaureato?
Potrebbe naturalmente muoversi totalmente da solo, questo senz'altro sì, e di opportunità ve ne sarebbero non poche, e buone anche, considerando che il mondo intorno a noi avrebbe bisogno di figure autonome del nostro ambito di un certo spessore e sarebbe in grado di sostenerne tranquillamente l'onere economico, ma da dove attingere le competenze tecniche che l'Università non ha dato?
L'unica possibilità che vedo per un cambiamento sostanziale e rapido dello stato di cose, ma una possibilità molto, molto difficile da realizzare, sarebbe un grande fermento associativo, che coinvolga la maggior parte degli operatori e degli aspiranti operatri del settore attraverso un "patto" di equità economica e di progresso tecnico, grosso modo nei termini che suggerivo. Gli spazi, le necessità reali, le opportunità ci sarebbero eccome, se le persone dimostrassero una coscienza comune e solidale.
Ma più mi guardo intorno più vedo una gran massa di singoli ognuno dei quali è abbarbicato alle proprie aspettative individuali, chissà, forse me compreso.
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19-October-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2006
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Grazie per le tue risposte. No non devo scrivere un libro, volevo "solo" sapere della tua esperienza per comprendere meglio le tue parole. Purtroppo anch'io come laureanda vedo la scuola di specializzazione con grande timore, ti capisco bene Adidas! E' si, probabilmente, una scuola interessante, ho amici che la stanno facendo sia a Firenze che a Padova, ma purtroppo dalle loro parole capisco che è un grosso investimento di tempo e di denaro la cui rendita futura è più incerta del bilancio dell'Alitalia! Nel mio lavoro per le cooperative, ho lavorato sia per la Fenice di Bologna, sia per l'Ares di Ravenna, ho trovato persone molto competenti, pazienti nell'insegnare e ben preparate, e per la mia esperienza ho ritrovato in parte quei principi di cui parla Mdd, che erano delle prime cooperative. E' certo che però allo stesso tempo c'è una forte concorrenza fra queste, che porta in qualche caso ad abbassare vergognosamente le retribuzioni dei propri dipendenti per poter vincere così gli appalti, ma peggiorando, in questa gara al ribasso, le condizioni di tutti! Esempio lampante sono stati gli scavi di emergenza compiuti nella costruzione dell'alta velocità Roma-Napoli: le paghe erano misere ( circa 800 euro al mese), il lavoro massacrante, per non parlare delle condizioni dei laboratori: scatoloni di lamiera che divenivano veri e propri forni crematori o celle frigorifere a seconda delle stagioni, condizioni umane e sanitarie al limite ( ho amici che hanno partecipato e mi hanno raccontato questa situazione davvero allucinante). E sono perfettamente d'accordo nel disgusto che provi leggendo quei curricula in cui compare " disposta anche a lavorare gratis", io più che disgusto provo rabbia. Proprio in questo forum, ho letto il post di una ragazza che era disposta a PAGARE per lavorare in uno scavo! Lo vivamente sconsigliata, dicendole che queste cose vanno lasciate fare ai manager che vogliono fare l'indiana jones per un w.end! Purtroppo in Italia non esistono le "action class"! Ma penso che oggi, in teoria, sarebbe ""più facile"" dare vita ad associazioni, associazioni che dovrebbero essere in comunicazione fra loro e basate su una strategia comune che miri ad un miglioramento della situazione. Parlo da profana, o peggio forse da matta ma vedo Internet come una grande possibilità, capace di mettere in contatto molte più persone che con i sistemi tradizionali, una grande risorsa, ma il problema è come sfruttarla, come farla diventare motore di un cambiamento. Le cose davvero non si possono cambiare? Davvero il cambiamento è solo un utopia demagogica?
..."uno uomo che guarda un muro è un uomo solo, due uomini che guardano un muro sono un principio di evasione".
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Francesca Bartoli
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20-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Associazione è una bella parola, quasi religiosa per me.
Ma poi quando proponi a qualcuno di noi non dico un sacrificio o una rinuncia, ma semplicemente di non fare di un risultato raggiunto o di una semplice conoscenza tecnica un privilegio da difendere gelosamente e nascostamente, passi per matto.
Torno al punto: in verità noi non siamo una professione non perché non esiste un Albo, ma perché non abbiamo in comune fra noi né delle basi tecnico scientifiche né dei princii etici, e finché non saremo capaci di costruirci da soli una parvenza di coscienza professionale condivisa basata sia su valori ideali sia sulla circolazione del sapere tecnico-scientifico, l'eventuale riconoscimento giuridico piovuto dall'alto non farebbe altro che peggiorare le cose perché aumenterebbe le ingiustizie e le disparità di comportamento.
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21-October-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2006
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Da novembre inizierò a lavorare presso il comune di Perugia per il servizio civile volontario. Il titolo del progetto è "valorizzare i monumenti minori". E' già stata una fortuna entrare visto che nn sono residente, inoltre il progetto riguarda in parte quello che ho imparato in quasi 6 anni di università e di scavi. Ma sapete cosa vi dico? Se trovassi un impiego migliore nn ci penserei due volte ad abbandonare il servizio civile. Vista la nostra situazione uno dovrebbe accontentarsi anche di 433 euro al mese... ma io nn sono fatto così. Per carità, nn sputo sopra al denaro, con quei soldi devo viverci, ma non è quello che voglio e non mi valorizza.
Un mio collega ora fa il benzinaio nella periferia di Pg. Ora senza nulla togliere alla categoria dei benzinai, ma si può secondo voi? E' possibile che abbiano così tanta paura di noi?
Adesso mi sembra di sentire mia nonna quando mi dice "invece di andare a zappare e spalare la terra fuori, perchè non vieni nell'orto che devo piantare le patate?" ;-)
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23-October-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2006
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Ti faccio i miei migliori in bocca al lupo Adidas! Lo sò lo stipendio è da fame, se si pensa ai sacrifici che hai fatto, ma almeno ti la possibilità di fare qualcosa che sia relativo ai tuoi studi, certo che circa 500 euro al mese non è certo lo stipendio con cui si può costruire qualcosa nella vita, ma ti auguro, come auguro a me, che ciò faccia parte della gavetta, altrimenti davvero è meglio andare a fare il benzinaio, piuttosto che non riuscire mai a fare un mutuo! Spero che sia per te una bella esperienza, magari che ti aiuti a conoscere più da vicino certi "meccanismi", che l'università certo non spiega, essendo troppo lontana dal mondo del lavoro.
Un altro punto penso sia importante: com'è la situazione di coloro che lavorano nell'ambito dell'archeologia in Europa? Si parla tanto di Comunità Europea, la quale interviene in molti campi legislativi, in questo campo è mai intervenuta?
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23-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Frendys81
... com'è la situazione di coloro che lavorano nell'ambito dell'archeologia in Europa? Si parla tanto di Comunità Europea, la quale interviene in molti campi legislativi, in questo campo è mai intervenuta?
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Non credo che ci siano iniziative dell'Unione sull'argomento e non credo che sarebbe facile riordinare la materia (già complicatissima nelle singole nazioni) a livello internazionale: basti pensare le enormi differenze che ci sono sia nelle Leggi di tutela che nel mondo del lavoro ad esse connesso in Italia (dove succede di tutto e di più, con enormi differenze da regione a regione, imperdonabili negligenze da parte delle Università ed una gran quantità di gente che campa arrangiandosi), in Francia (dove se ho capito bene l'intero sistema è statalizzato in maniera ferrea per cui funziona benone ma è decisamente chiuso ed inaccessibile per molti singoli) ed in Inghilterra (dove -pur in presenza di una normativa meno draconiana della nostra- la tutela è ad un livello decoroso, la diffusione tecnico scientifica decisamente buona e l'integrazione fra pubblico e privato ormai consolidata eppure la prassi di sfruttare sistematicamente il lavoro precario pur sempre dominante).
Ribadisco che aspettarsi riforme dall'alto non serve a niente.
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24-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Jul 2006
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Sono d'accordo con quanto dice Mdd, il suo discorso è davvero ragionevole e la sua fiducia nell'associazione è ben riposta.
Be', se non avete un albo non vuol dire nulla, non si può essere schiavi di queste definizioni, ma avere un sindacato sarebbe essenziale.
Perché non cominciare a "fare gruppo" cominciando ad appoggiarsi ad un sindacato ufficiale?
Anche se all'interno dei principali sindacati italiani non c'è ancora qualcuno esperto in materia, sono sicura che troverete comunque un riferimento, un referente che comincerà con voi a capire se le condizioni di lavoro possono essere migliorate.
Ovviamente è necessario essere più di uno e andare a chiedere.
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24-October-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
evelyn
Perché non cominciare a "fare gruppo" cominciando ad appoggiarsi ad un sindacato ufficiale?
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Un buon motivo per NON aspettarsi un granché dai sindacati tradizionali (solitamente più attenti alla difesa formale del lavoratore in attività che non in grado di incidere su fenomeni di sottoccupazione), ma invece tentare una via differente di Associazione, è che le persone fra di noi che potrebbero forse riuscire a dare l'impulso per cambiare le cose sono il buon numero degli incalliti e solitamente ormai "arrivati" lavoratori autonomi, dei piccoli imprenditori e dei soci lavoratori di cooperative: costoro potrebbero scorgere nell'inserimento dei giovani, nella generalizzazione di un innalzamento tecnico-scientifico e nella contemporanea espansione del settore una garanzia di futuro per sé, invece di ostinarsi a vedere nell'ingessamento del mercato attuale un disperato tentativo di conservare almeno in parte o almeno per un po' ancora le loro posizioni faticosamente raggiunte.
Il sistema virtuoso potrebbe attivarsi sulla base di una individuazione di principii etici e tecnici largamente condivisi e su una generale fiducia di progresso.
Non credo che una operazione del genere sia alla portata e negli interessi di un sindacato tradizionale, ma piuttosto o di una associazione nuova e specifica oppure semmai di qualche libera organizzazione esistente già abituata in altri settori lavorativi del tutto diversi a problematiche vagamente simili, come nell'ambito parasanitario o artigianale/impiantistico (dove il mantenimento di livelli coerenti di competenza e di prestazione e la progressiva elevazione qualitativa delle procedure è il presupposto per accordi di crescita e di formazione di nuove leve, solitamente fatti a livello di associazione).
Ma il guaio è che oltre che impreparati tecnicamente e -diciamolo chiaro e tondo- anche piuttosto egoisti, noialtri siamo anche maledettamente schizzinosi: quanti di noi vedrebbero di cattivo occhio l'idea di essere iscritti mettiamo alla CNA ?
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24-October-2006
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