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| Disegno, fotografia, CGI e grafica in archeologia In quest'area si trattano discussioni relative alle problematiche di rappresentazione grafica (sia tradizionale che tramite Computer Graphic), di disegno di reperti e strutture archeologiche e alla fotografia in genere. |
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08-July-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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ciao Simone!
Con la Comunale non ho mai lavorato, per cui non ne so nulla, però i funzionari della SAR danno in genere indicazioni ben precise (per iscritto). La libertà credo che ci sia più che altro nel numero di scatti da realizzare per ogni formato, rispetto all'effettivo utilizzo dei vari dipi di supporto. Succede che magari se ne possa evitare uno, ma nella maggioranza dei casi credo vogliano tutto quanto (ovviamente nel caso di preeistenze). Ti parlo perlò della mia personale esperienza e di quella di un buon numero di colleghi e amici, non abbiamo lavorato proprio con tutti i funzionari, quindi è un buon campione ma non totale.
Ciao 
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Francesca
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Simone82
. . . non è difficile trovare fotografi di scavo con tre-quattro borse al collo girare per lo scavo. . .
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Già, perchè il rovescio della medaglia di una richiesta molto impegnativa (più di uno dei formati tradizionali e non ancora dignità di vera documentazione alla sola digitale) è che quasi inevitabilmente si è portati a creare delle specializzazioni sul cantiere.
Io vengo da una formazione culturale dove questo è percepito con fastidio (e quando anche si fa si fa con imbarazzo), dove invece l'Archeologo che scava la singola US è responsabile e autore in prima persona di ogni passaggio: è l'Archeologo -e non l'operaio- che scava (l'operaio porta via la terra mossa), è l'Archeologo -e non il topografo- che disegna la "sua" US (il topografo al più gli posiziona i riferimenti per il disegno), è sempre lui personalmente e non un suo superiore che compila la scheda, è l'Archeologo che ha in scavo la US che la fotografa -e non un fotografo nè un collega specializzato nel fare fotografie-; ma capisco che tanto più la richiesta si complica, tanto più forte è la tentazione di dividere il lavoro.
Forse trovare per la fotografia digitale degli standard affidabili (di usabilità nei decenni a venire e di definizione) potrebbe essere il modo per tornare a riconoscere a ciascuno degli Archeologi il compito di documentare fotograficamente la propria US.
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08-July-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
Mdd
Io vengo da una formazione culturale dove questo è percepito con fastidio (e quando anche si fa si fa con imbarazzo), dove invece l'Archeologo che scava la singola US è responsabile e autore in prima persona di ogni passaggio: è l'Archeologo -e non l'operaio- che scava (l'operaio porta via la terra mossa), è l'Archeologo -e non il topografo- che disegna la "sua" US (il topografo al più gli posiziona i riferimenti per il disegno), è sempre lui personalmente e non un suo superiore che compila la scheda, è l'Archeologo che ha in scavo la US che la fotografa -e non un fotografo nè un collega specializzato nel fare fotografie-; ma capisco che tanto più la richiesta si complica, tanto più forte è la tentazione di dividere il lavoro.
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Io ho sempre lavorato così, il fotografo sullo scavo dell'Università non ce l'abbiamo :razz:, a volte capita che il topografo mi disegni dopo averle posizionate con lo strumento le strutture murarie (per farmi risparmiare tempo e farmi fare altro) ma anche questo spesso lo faccio io con gli studenti, dopo che ha posizionato i limiti e mi ha stampato i punti  .
Credo sia il modo migliore di procedere.
Circa le mille macchine fotografiche, è uno dei motivi di diatriba principale tra i responsabili di scavo, se sono più di uno: CHI SE LE CARICA a fine giornata? 
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Francesca
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
archeochicca
Circa le mille macchine fotografiche, è uno dei motivi di diatriba principale tra i responsabili di scavo, se sono più di uno: CHI SE LE CARICA a fine giornata? 
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Già, conosco il problema: non basta la stazione totale, il laser, il portatile, quando non capita la disgrazia di qualche reperto particolare che non si può lasciare lì. Ci sono anche le preziosissime macchine fotografiche (e preziosissime neanche tanto per il valore delle macchine in sè, quanto per le pellicole insostituibili che ci sono dentro, oltre al fatto che l'indomani non potresti lavorare senza). Chi se le carica?
Mentre una unica macchinetta digitale basterebbe che qualcuno la scaricasse 
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08-July-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Per quanto alla durata le diapositive solo il support più a rischio, olter allo sbiadimento ed alle variazioni cromatiche, in particolare se sotto vetro sono soggette a funghi che le distruggono. Il supporto più durevole nel tempo è la carta fotografica in bianco e nero eventualmente sottoposta a viraggio. Io ne ho di circa cento anni in ottime condizioni.
I files digitali, indipendentemente dai vari formati sono assai insicuri, tecnicamente i supporti sono presto superati e le attrezzature per leggerli non più disponibili (chi riesce oggi a leggere floppy disc da 5 1/2 pollici?). La durata dei CD si stima a non oltre trent'anni. Certo è possibile ricopiare i dati prima del decadimento del supporto, ma chi lo fa?
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dott. Claudio Giorgini
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08-July-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Ciao dceg!
C'è un modo di poter conservare nel tempo i colori (su digitale o su pellicola)?
La cosa è preoccupante, perchè la documentazione fotografica, anche se si affianca ad altri tipi di documentazione (grafica soprattutto e scritta) ha una importanza fondamentale, dato che l'evidenza viene distrutta, e i colori, anche se non saranno mai riprodotti esattamente quelli originali, sono importantissimi nella documentazione!
Ciao
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Francesca
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dceg
I files digitali, indipendentemente dai vari formati sono assai insicuri, tecnicamente i supporti sono presto superati e le attrezzature per leggerli non più disponibili (chi riesce oggi a leggere floppy disc da 5 1/2 pollici?). La durata dei CD si stima a non oltre trent'anni. Certo è possibile ricopiare i dati prima del decadimento del supporto, ma chi lo fa?
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La questione dei formati e la questione dei supporti sono due problemi che vanno nella medesima direzione, ma che secondo me debbono essere affrontati separatamente.
Sul problema dei supporti sono abbastanza fiducioso: basta essere ben organizzati e la questione (benché oggettivamente problematica) si può gestire.
Fondamentalmente è necessario non farsi illusioni sulla durata apparentemente eterna dei supporti utilizzati.
E' vero, i vecchi floppy ormai non li legge quasi più nessuno (quasi :-\" ), anche perché molti nel frattempo sono smagnetizzati, ma vent'anni fa di fronte alla necessità di salvare dei dati importantissimi ebbi l'idea di copiarli anche su un enorme hard-disk da 10 Mega (  proprio così) e l'idea si rivelò giusta.
Se il problema si limita a dover ricopiare tutto su un nuovo supporto ogni ventina di anni, beh ci si può organizzare ;-) .
Però questo presuppone -e qui si apre il secondo problema- che i files, una volta che fossero preservati, possano essere di qualche utilità a qualcuno.
Che insomma ci sia domani la possibilità di aprirli con la medesima facilità che abbiamo oggi.
Su questo versante della questione l'ottimo .Tiff mi da qualche perplessità (ma mi piacerebbe setire qualcuno di più esperto di me), mentre mi viene l'idea un po' bizzarra che il "pessimo" .Jpeg , a patto di non andare a chiuderlo salvandolo dopo ogni apertura, potrebbe rivelarsi un asso nella manica (Internet Explorer immagino che resterà conosciuto nei millenni futuri come una specie di koinè diàlektos, anche dopo che si smetterà di usarlo praticamente), alla stessa stregua varrebbe la pena di riconsiderare il modesto e rudimentale .Bmp .
Formati invece che sono già oggi di limitata diffusione penso proprio che andrebbero evitati.
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
archeochicca
C'è un modo di poter conservare nel tempo i colori (su digitale o su pellicola)?
La cosa è preoccupante, perchè la documentazione fotografica, anche se si affianca ad altri tipi di documentazione (grafica soprattutto e scritta) ha una importanza fondamentale, dato che l'evidenza viene distrutta, e i colori, anche se non saranno mai riprodotti esattamente quelli originali, sono importantissimi nella documentazione!
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Temo che il digitale sia l'unica possibilità concreta che abbiamo di fronte.
Con tutti i problemi di supporti informatici e fruibilità pratica dei formati di file immagine (con particolare riguardo alle compressioni).
Però è pazzesco che nessuno si preoccupi di valutare che una cosa è una immagine digitale in .Jpeg fatta con una macchinetta da 3MP, altro è magari un .Raw con definizione professionale (ma dannatamente difficile da aprire e da gestire e chissà con quali probabilità di fruizione futura), che differenza c'è fra masterizzare un CD/DVD oppure copiare tutto su un HD.
Che diamine tra l'altro oltre ad una differenza di risultati c'è anche una bella differenza di impegno organizzativo ed anche di costi, non sono cose equivalenti (eppure sembra che siano lasciate alla buona volontà individuale).
Come del resto è pazzesco che la tendenza prevalente riguardo ai supporti chimici tradizionali sia a rinunciare al negativo bianconero a favore della diapositiva a colori.
Ultima Modifica di Mdd : 08-July-2007 16:06.
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08-July-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
archeochicca
Ciao dceg!
C'è un modo di poter conservare nel tempo i colori (su digitale o su pellicola)?
La cosa è preoccupante, perchè la documentazione fotografica, anche se si affianca ad altri tipi di documentazione (grafica soprattutto e scritta) ha una importanza fondamentale, dato che l'evidenza viene distrutta, e i colori, anche se non saranno mai riprodotti esattamente quelli originali, sono importantissimi nella documentazione!
Ciao
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Per le immagini digitali la soluzioenè il copiare i dati prima che i supporti divengano illeggibili eventualmente convertendo i formati non più attuali in formati nuovi. Il tutto laborioso e costoso. Le considerazioni di Mdd sono corrette.
Per la pellicola il metodo più sicuro e di effettuare la separazione dei colori (rosso giallo blu o cyan magenta yellow) conservando quindi le immagini su supporti in bianco e nero che possono in ogni momento essere ristampate, anche con strumenti digitali. Il tutto egualmente laborioso.
Un'altra possibilità sarebbe quella di fotografare assieme ai reperti tavole di confronto normalizzate, conteneti i colori base e le scale dei grigi che servono da riferimento per i colori e il contrasto, come si fa nelle riproduzioni fotografiche, questa sarebbe però una garanzia relativa, perché il degrado dell'immagine resterebbe.
Non illudiamoci, la durata delle tavolette cuneiformi non si raggiunge più, il vantaggio è che la riproduzione e diffusione dei documenti sono più facili. ;-)
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dott. Claudio Giorgini
Ultima Modifica di dceg : 08-July-2007 16:08.
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08-July-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Grazie mille, Mdd e dceg, per le vostre indicazioni.
Sono problemi che è necessario porsi, e per quanto possibile trovare le migliori soluzioni (o i migliori compromessi  ).
A presto 
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Francesca
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08-July-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Oops ho mandato due volte lo stesso post!
Ciao
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Francesca
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dceg
Per le immagini digitali la soluzioenè il copiare i dati prima che i supporti divengano illeggibili eventualmente convertendo i formati non più attuali in formati nuovi. Il tutto laborioso e costoso.
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Non è detto che siano operazioni dai costi troppo pesanti.
Se tu immaginassi quanto costa fare un singolo scatto fotografico su uno scavo archeologico (fra sospensione di lavori di terzi, operazioni di preparazione del set, ripresa, sviluppo ovvero inversione ovvero salvataggio, gestione dell'immagine attraverso elenchi, archiviazione etc.) ti mangeresti le mani a pensare che possa andare perduta.
Oltre al fatto che quell'immagine fa parte di una documentazione che deve culturalmente sostituire un bene la cui conservazione materiale è stata sacrificata per eseguire lo scavo.
Se ci fossero procedure ben impostate, si potrebbe trovare il modo (anche economico) di garantire nel tempo le operazioni di manutenzione e di conservazione.
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08-July-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: May 2007
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Quote:
Mdd
Però in quella regione le indicazioni della Soprintendenza sono che debba prioritariamente essere consegnata una documentazione fotografica in pellicola chimica. O no?
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Uhm... non so che dirti :-k, sono stata lì 5 settimane come volontaria e si scattavano solo foto digitali.
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08-July-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
zilli
. . . sono stata lì 5 settimane come volontaria . . .
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Cavoli, compimenti :smile: .
Ti avremo visto in webcam ;-) .
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