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Vai Indietro   Archeologia Italiana Forum > Archeologia - TEMI > Disegno, fotografia, CGI e grafica in archeologia

Disegno, fotografia, CGI e grafica in archeologia In quest'area si trattano discussioni relative alle problematiche di rappresentazione grafica (sia tradizionale che tramite Computer Graphic), di disegno di reperti e strutture archeologiche e alla fotografia in genere.


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  #1 (permalink)  
Vecchio 15-December-2006
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
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Predefinito illustrazioni ricostruttive

Approfitto della sollecitazione di Ivan, per sapere le vostre opinioni, in senso molto generale, sull'utilizzo delle immagini ricostruttive sia in ambito divulgativo (e didattico) che più propriamente scientifico.

Di professione sono un grafico-illustratore specializzato in divulgazione.
A me sembra che l'illustrazione ricostruttiva sia uno strumento fondamentale per fornire un'immagine più "leggibile" rispetto ai semplici resti archeolgici. Più leggibile sia per un pubblico generico incapace a decifrare i dati tecnici, ed utile anche agli specialisti per fornire un'immagine d'insieme di quello che si sta studiando. Un archeologo che, ad esempio, faccia la ricostruzione dell'alzato di un edificio di cui restano solo poche decine di centrimetri di mura, fa un'operazione largamente ipotetica. Ai disegni tecnici che un archeologo può fare in questi casi, l'illustratore è in grado di aggiungere elementi che ne aumentano l'impatto visivo e, soprattutto, forniscono "un'anima", un'idea di "vissuto" che fa aumentare la comprensione di un'intera epoca e di un modo di vivere diverso. Allo stesso tempo. però, finisce inevitabilmente con l'aumentare il grado di incertezza, perché inserirà alcuni elementi (colori, materiali, atmosfera generale) largamente frutto di considerazioni personali, se non di mera fantasia.
Zdeneck Burian, un celebre llustratore del secolo scorso, nelle sue ricostruzioni dell'uomo di Neanderthal, seguì le indicazioni di un paleoantropologo dell'epoca (non ricordo chi) che si basò su un esemplare affetto da una patologia deformativa delle ossa, il risultato fu la ricostruzione di un Neanderthal dall'aspetto particolarmente primitivo, esageratamente massiccio, col collo troppo corto. A questo Burian aggiunse particolari personali come la nodosità degli arti, peluria "selvaggia" e una ricostruzione del viso con tratti estremamente grossolani. Tutto ciò porto per lungo tempo all'identificazione del Neanderthal con un'immagine da autentico bruto, solo recentemente smentita.
Eppure, sia pur nel suo errore, Burian riuscì a dare un'idea dal fortissimo impatto visivo e a rendere tangibile un mondo – sia al grande pubblico che agli specialisti – come nessuna fotografia di un cranio fossile sarebbe mai riuscita.
In alcuni casi, poi, mi sembra che l'illustrazione sia l'unico ponte tra scienza specialistica e divulgazione.

A volte ho avuto l'impressione che da parte del mondo accademico, o di alcuni suoi membri, ci sia una certa diffidenza nell'avallare operazione ricostruttive che, per forza di cose inseriscono ulteriori elementi di incertezza, come nel caso di Burian, ma altre volte rendono "vivo" l'oggetto dei propri studi.

Negli stessi illustratori, a volte, ma molto più spesso negli editori, mi è parso di vedere una certa noncuranza per l'accuratezza scientifica, puntando più sul facile effetto, sull'impatto visivo, il gusto artistico e la facile riconoscibilità. In campo didattico, soprattutto, la cosa è particolarmente diffusa. Un caso personale: una casa editrice ha insistito perché in un testo scolastico per le Medie, disegnassi i vichinghi con i soliti elmi con le corna, anche se storicamente errati, perché "più riconoscibili".

Vorrei sapere cosa ne pensate di tutto ciò.

grazie
__________________

Marco Astracedi
www.pangeacom.it

Ultima Modifica di astracedi : 15-December-2006 16:19.
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  #2 (permalink)  
Vecchio 15-December-2006
Utente attivo
 
Data Registrazione: Aug 2004
Luogo: Rimini
Messaggi: 61
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Secondo me l'illutrazione è, ad oggi, uno dei migliori metodi per comunicare con il grande pubblico.
Basta guardare come si è modificato il modo di passare il tempo con l'arrivo del televisore. Solo attraverso la visione di immagini le persone di oggi riescono a provare sentimenti, che possono essere di gioia, di terrore, di scherno o di pianto.
Per l'illustrazione storica, vale lo stesso discorso.
Basti pensare alla calca di persone che, in un museo, si mette a guardare i plastici o le immagini ricostruttive piuttosto che i reperti veri e propri o le fotografie del sito.
E' come se ci fosse un attrazione maggiore, in quanto, in una ricostruzione, prende vita l'immagine stessa che si vuole elaborare. Il reperto, è di natura un oggetto morto, sepolto.. questo per la maggior parte delle persone che si affaccia all'archeologia solo durante visite ai musei o programmi tv.

Il fatto che la ricostruzione possa non "ricostruire" così bene la realtà passata, non interessa. E' questo perciò il caso delle immagini-guida..
Elmo con corna = Vichinghi
Scudo rettangolare = Romani (a volte non si riconoscono gli stessi Romani se appartenenti ad epoche anteriori a quella imperiale)
Maglia di ferro = Guerriero medievale
Elmo montefortino = Romani Repubblicani
ecc....
Queste immagini, anche se non del tutto veritiere, sono ormai impresse nella memoria delle persone.
Per quanto riguarda il tuo caso, direi che, proprio per il fatto che fosse indirizzato a studenti delle scuole medie, ha portato a non ricercare quella scientificità che potrebbe invece accendere la curiosità, spingendo gli stessi ragazzini a capire se provano interesse per il mondo dell'archeologia.
Per questi giovani, i libri di scuola sono gli unici mezzi scientifici a cui ci si può accostare senza trovare paroloni che possono causare solo noia, in quanto incomprensibili. E' raro vedere un ragazzino delle medie che compra una rivista scientifica e nel nostro caso..di archeologia.
I libri scolastici sono perciò quel mezzo che accende la cultura dei ragazzi ma anche, soprattutto in quell'età, la ricerca del futuro, ovvero..il famoso...
"io da grande farò il...", tanto caro ai bambini delle elementari.
So che mi sono dilungato troppo su questo discorso, soprattutto su quello scolastico, ma era per far capire che: sono assolutamente d'accordo che vengano utilizzate illustrazioni per supportare visivamente i testi, ma non sono d'accordo sul fatto che vengano poste immagini che sono rifiutate dalla stessa scienza e che portano solo confusione e nient'altro.
Il grande Angus Mc Bride, il famoso illustratore della casa Osprey, ha visto il suo cammino dopo aver ammirato delle illustrazioni storiche alle elementari, quando era stato messo in castigo..da quel momento faceva sempre arrabbiare i professori per poter essere rimesso in castigo e potersi confrontare con quelle stesse immagini.
In fondo..è come se fosse un metodo scientifico.. ricercare attraverso le passate esperienze di apportare miglioramenti al sapere...
Questo è lo spirito scientifico.
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  #3 (permalink)  
Vecchio 15-December-2006
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
Messaggi: 1,374
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Credo che l'illustrazione abbiagrande importanza ,soprattutto in ambiti come quello preistorico in cui poco si vede.....ed è pure importante che l'illustratore conosca bene il mondo che va a rappresentare, onde ridurrre al minimo l'ipoteticità di una ricostruzione.

Che popi la gente nei musei(ad esempio nei musei di preistoria non si vedono altro che ossa e pietre......) guardi le ricostruzioni piuttosto che i reperti mi pare del tutto normale anche perchè la ricostruzione o l'illustrazione dovrebbe rappresentare una sorta di riassunto delle conoscenze acquisite, riassunto tanto più efficace poichè si esprime attraverso una forma artistica per immagini che parla direttamente al cervello (e da qui la radicata falsa equazione vichingo-elmocon le corna) ;perciò è importante che l'illustrazione o la ricostruzione siano il più possibile corrette scientificamente di modoche l'idea che passino sia perlomeno in armonia con i dati acquisiti.


Milena
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Vecchio 16-December-2006
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Data Registrazione: Aug 2004
Luogo: Rimini
Messaggi: 61
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Beh... in effetti da quanto avevo scritto si poteva capire che bisogna guardare i reperti piuttosto che le ricostruzioni.. sono però d'accordo col tuo pensiero, anche perchè era lo stesso della mia prima risposta, anche se spiegato male.. Le illustrazioni sono degli ottimi metodi per dare un idea di quello che pressapoco poteva essere..e poi.. non dimentichiamolo.. Le illustrazioni ricostruttive si basano su dati archeologici e ricerche scientifiche, non dalla sola mente del disegnatore, il quale si permette la licenza di inventare solo per pochi elementi, ma comunque cercando di non uscire dal contesto..perciò.. è scienza pure questa...
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  #5 (permalink)  
Vecchio 16-December-2006
L'avatar di  Simone82
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Molto velocemente:

1) bisogna contestare le case grafiche che puntano sul sensazionale, sull'ipotetico, sul "fantastico", solo per far presa sul pubblico, senza ritegno alcuno per coloro che incessantemente nella loro vita conducono ricerche (--> risultati) in quei campi;

2) gli stereotipi che un vecchio modo di divulgare ha inculcato nelle menti della gente, non sono validi motivi per proseguire su quella strada. Qualcosa che è storicamente scorretto e sbagliato, va corretto, spiegando che l'elmo con le corna faceva parte di vecchie concezioni, e che oggi la ricerca storica, etc. etc. Ci vorrà del tempo, ma se non si comincia mai, lasceremo che la gente pensi che se in un vero libro di storia mancano i vichinghi con le corna, questo libro non è valido;

3) piena adesione a creare corsi interdisciplinari dove archeologi, architetti, grafici, lavorino l'uno a fianco dell'altro, imparando ognuno le tecniche dell'altro. Se continueremo a produrre divulgazione a cassettini, lasceremo sempre di più le persone in balia di pseudo-romanzi (fanta)storici: diventa poi difficile far capire alla gente come quei romanzi siano tali e NON libri di storia romanzata;

4) proprio a seguito del punto 3, è necessario instaurare una fattiva collaborazione interdisciplinare, affinché il grafico si senta interiormente "obbligato" a documentarsi e a produrre una divulgazione corretta del dato scientifico. Il linguaggio che si usa deve essere relazionato al pubblico che ascolta, ma il "dato" comunicato attraverso il linguaggio non può essere edulcorato o impasticciato con dati fantasioni quando meglio lo si ritiene opportuno. Anche laddove non si hanno altri dati che quattro buchi di palo e tre punte di freccia, le ricostruzioni devono essere "concordate" con gli studiosi, che molto meglio del grafico conoscono la preistoria mondiale e quindi sanno dove andare a prendere i dovuti confronti e le dovute fonti per proporre una ricostruzione che, per quanto ipotetica, risponde a tutti i canoni/criteri di correttezza scientifica.
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Vecchio 16-December-2006
AI senatus
 
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Messaggi: 784
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Simone82, ti darei un bacio;-) !!! Quoto in toto quanto dici.

Purtroppo la professionalità di un illustratore, nelle case editrici, specie se con un pubblico di bambini/adolescenti (che è la fascia di pubblico più "delicata" e sulla quale bisognerebbe prestare attenzione, viene riconosciuta solo per l'aspetto "artistico", ovvero sulla capacita di fare un disegno di notevole impatto visivo, mentre l'affidabilità scientifica dell'illustratore passa decisamente in secondo piano, o anche più in là, visto che la scelta dell'illustratore viene fatta sempre più spesso su base economica.
Il rapporto tra illustratore e curatore scientifico (quando ce n'è uno) non è sempre facile... Nel caso che l'illustratore abbia già di suo un minimo di competenze tecniche tra le due figure può sorgere una sorta di reciproco feed-back positivo, nel quale l'illustratore stesso chiederà altri particolari e così via fino ad una ricostruzione veramente ottimale. Quando invece si tratta di un illustratore "generico", anche per esperienza personale mi sembra di poter dire che il curatore scientifico tenda ad "accontentarsi" adeguandosi ad un livello divulgativo molto elementare.
Quando poi il curatore scientifico non c'è, allora spesso l'editore o la redazione spingono l'illustratore ad "andare sul sicuro" facendo riferimento a cose già viste.
Nel mondo della didattica questa cosa assume toni veramente allarmanti, anche per il compito formativo che dovrebbero sostenere. Casi come quello dell'elmo vichingo ne potrei citare a decine se non centinaia, in molti dei quali, pur facendo notare che la cosa si poteva risolvere in modo diverso e più scientifico, mi hanno sempre detto di fare come da loro richiesto perché "così compare in tutti gli altri sussidiari".
La cosa grave, infatti, è che le case editrici che fanno didattica si copiano l'un l'altra, ovvero seguono la maggioranza, come tante pecore. In questo modo nei sussidiari delle elementari, e nei libri delle medie (ma anche le superiori non sono esenti da questo problema) si trovano ignobili castronerie o idee superate da trent'anni.
Personalmente cerco di porre la correttezza scientifica ai primi posti, e facendo ciò ho contribuito a far elevare il livello qualitativo della casa editrice per cui lavoro, ma non è sempre facile.
Vi faccio un esempio di questi giorni. Per la sezione di scienze di un sussidiario delle elementari ho dovuto illustrare un esperimento che il bambino dovrebbe ripetere: sopra un bicchiere pieno d'acqua viene posto un cartoncino, mettento una mano sopra il cartoncino il bicchiere viene capovolto; poi si toglie la mano dal cartoncino e questo dovrebbe rimanere tranquillamente al suo posto.
Ora, a parte il fatto che non esiste nessuna legge fisica che spieghi come vincere la forza di gravità esercitata dall'acqua - la pressione atmosferica, che secondo gli autori dovrebbe spiegare il fenomeno, ovviamente non basta se il foglio non viene prima appoggiato sottovuoto – gli ho fatto notare la cosa chiedendo al redattore se voleva far bagnare i pantaloni di tutti i bambini che ci avessero provato, mi ha risposto: «In effetti mi sembrava un po' strano e ho fatto una prova e ho visto che non funziona. Però gli autori mi dicono che compare in tutti i sussidiari. Mettilo ugualmente...»
Triste, no?
Simone dice che bisogna contestare le case editrici, che puntano sul fantastico (o sul gia visto, aggiungo io). Eppure io campo anche grazie ai (pochi) soldi che l'editore paga perché io faccia quello che vuole lui. Bel dubbio amletico, no?
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Marco Astracedi
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Vecchio 17-December-2006
L'avatar di  Simone82
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Wink

Quote:
Simone82, ti darei un bacio
A giudicare dal nome, non mi sembri una bella bionda però... :-k
Quote:
Eppure io campo anche grazie ai (pochi) soldi che l'editore paga perché io faccia quello che vuole lui. Bel dubbio amletico, no?
Il problema è che se tu rifiutassi, ce ne sarebbe un altro che accetterebbe quel lavoro... Quindi faresti soltanto un danno a te...
La soluzione sarebbe che qualcuno pubblicasse sui giornali una stroncatura dei pannelli didattici del Museo, della pubblicazione, etc. etc.: vedrai che l'editore poi ci pensa due volte la prossima volta... Ma non tutti hanno il coraggio di farlo, e soprattutto non tutti ne hanno l'autorità... Se un Carandini contesta i miei pannelli didattici, prima li cambio prima mi salvo... Se viene un pincopallo, è un po' diverso...
Ma fortunatamente, a quanto vedo, Musei e pubblicazioni importanti hanno una qualità divulgativa ottima, e negli ultimi tempi stanno migliorando molto anche nell'impatto visivo e conoscitivo sul pubblico...
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