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Ecologia. Problematiche ambientali La sensibilità ecologica e le problematiche ambientali in un'epoca dove crescono gli allarmi per lo sfruttamento antropico dell'ecosistema


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Vecchio 10-October-2007
L'avatar di  Lelia
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Predefinito Salviamo l'agricoltura sarda

Visto che qui ci sono molti sardi vi fwd questo appello che sarò ricevuto.

SCIOPERO DELLA FAME IN SARDEGNA
dimostriamo solidarietà alle 5000 aziende sarde che stanno per essere vendute all'asta

dal 2 ottobre è in corso presso il comune di Decimoputzu in Sardegna, uno SCIOPERO DELLA FAME contro la messa all'asta di circa 5000 piccole e medie aziende agricole sarde.

Data la complessità della vicenda, cerco di riassumervela invitandovi poi ad approfondire e seguire i dettagli attraverso i link che indicherò:

In seguito a mal gestione di normative e contro contro normative, con intrecci tra normative regionali, statali e europee (l'una in coflitto con l'altra), circa 5000 aziende agricole di medie e piccole dimensioni in sardegna si sono ritrovate improvvisamente con un carico di more da pagare su finanziamenti ricevuti negli anni dall'88 a oggi. Tali more, aggiunte ai numerosi mutui già ottenuti in passato grazie ad agevolazioni statali e regionali, ma ritenuti non leciti da normative europee, hanno fatto tracollare nel fallimento le circa 5000 aziende in questione obbligandole a interrompere le attività produttive (rendendo impossibile quindi a sua volta anche il pagamento dei mutui in corso). In seguito al tracollo, alla non assolvenza dei pagamenti e quindi alla registrazione nel registro protestati dei singoli agricoltori, è stata disposta da parte delle banche la VENDITA ALL'ASTA di tutte le aziende e di tutti i terreni (nonchè delle proprietà personali dei singoli agricoltori) con immediato arrivo di multinazionali e grossi produttori alimentari pronti all'acquisto (e allo sfruttamento come ben sappiamo).

Ora una delegazione del comitato dei contadini e dei pastori esecutivi (Si tratta di Anna Maria Bonaria (46 anni) e Giulio Simbola (54 anni) agricoltori ad UTA, Omero Baire (51 anni) agricoltore a Capoterra e Giorgio Matta (63 anni) produttore di Serramanna) ha iniziato dall'altroieri uno sciopero della fame che a tutt'oggi continua, per spronare stato e regione a trovare un rimedio alla deriva della quasi totale produzione agricola della Sardegna.

IO MI SENTO DI APPOGGIARE LA QUESTIONE, mi rifiuto che l'attività agricola di un'intera regione italiana, tradizionalmente sana e di alta qualità, rappresentativa di noi tutti e che fornisce una grande fetta della produzione agricola italiana venga messa nelle mani delle banche. Mi rifiuto che il patrimonio storico, sociale e culturale di un'intera regione venga messo a repentaglio per un "errore" nella gestione magheggiante di finanziamenti e controleggi delle leggi.

Immagino per un attimo di affacciarmi alla finestra e scoprire che tutta la vallata intorno a me, gli uliveti, i campi e gli orti, siamo diventati improvvisamente di "proprietà" di una multinazionale e invece di un prodotto sano ne escano merendine confezionate o patatine fritte in carta stagnola colorata.

Mi rifiuto!

Il Comitato contadini e pastori esecutivi ci scrive:

"Vi chiediamo di inviare una lettera al presidente della Regione Sardegna (Soru) per appoggiare le richieste del Comitato.
Per leggere e inviare la lettera andate alla pagina http://www.soccorsoco... compilate il modulo e inviatelo. Arriverà nella sala consiliare del Comune di Decimoputzu dove il comitato di lotta è in presidio. Lo consegneremo a Soru.
Inviate anche, se potete, messaggi di solidarietà ai contadini in lotta, alla mail: sardegna@altragricoltura.net

Vi giro il comunicato/appello dei contadini:

Da martedì 2 Ottobre siamo in sciopero della fame

La società e la politica abbiano il coraggio di affrontare la più grande emergenza nazionale dopo la crisi della PARMALAT

BLOCCO DELLE ASTE SUBITO:

GOVERNO E REGIONE CONCORDINO LA MISURA SULLA FINANZIARIA

e affrontino la più grave crisi agricola italiana dopo quella della Parmalat


Assemini (CA), 29.09.07 - Si è tenuta questa mattina la riunione del comitato di lotta degli esecutati presso la sede del Soccorso Contadino ad Assemini. La riunione ha valutato la situazione anche in relazione della riunione che una delegazione ha avuto insieme all'esecutivo nazionale di Altragricoltura ed alla struttura nazionale del Soccorso Contadino a Roma il 27 scorso con il Sottosegretario alle Politiche Agricole Dott. Stefano Boco. In quella riunione è stata valutata concordemente l'urgenza di un percorso e sollecitata l'apertura di un tavolo che veda insieme regione, governo nazionale e soggetti finanziari istituzionali.
Il comitato ha espresso una grande preoccupazione perchè, mentre la situazione degli agricoltori e dei pastori (e con loro dei braccianti) sardi si fa sempre più insostenibile, sembra, ancora una volta, calare una cortina di silenzio sui gravissimi effetti del disastro indotto dalla legge regionale 44/88 e sue modifiche dichiarata illegale dall'Unione Europea.
Non c'è più tempo di analisi e rinvii, occorre intervenire subito perchè alle oltre cinquemila aziende sarde colpite dai provvedimenti di vendita all'asta venga offerta una possibilità di futuro.
Il governo nazionale e la giunta regionale, concordino immediatamente una misura sulla finanziaria per bloccare le vendite e aprano un tavolo di confronto sul destino dell'agricoltura sarda per trovare soluzioni ormai non più rinviabili alla crisi finanziaria indotta dagli errori di programmazione e gestione consumati nei decenni scorsi.
Fino a quando questo non avverrà il Comitato si mobilita a partire da martedì prossimo dando avvio con uno sciopero della fame ad una serie di iniziative che proseguiranno fino a quando non avremo le certezze del blocco delle aste e dell'apertura di un percorso di soluzione della crisi.
Questo gesto estremo, che mette in gioco ed a rischio la nostra salute e la nostra stessa vita, è solo il primo per un percorso che non esclude alcuna opzione alla nostra iniziativa.
IL NOSTRO OBIETTIVO E' DI RICONQUISTARE IL FUTURO PER NOI E PER TUTTI I CITTADINI SARDI
Il comitato ha inviato una lettera alle istituzioni sarde che alleghiamo, con l'invito ad un incontro da tenere giovedì 4 Ottobre.
Invitiamo tutti, già ora, alla conferenza stampa che terremo martedì 2 Ottobre alle ore 12 presso la sala consigliare del Comune di Decimoputzu.
Facciamo appello a tutte le realtà contadine, ai movimenti ed ai cittadini perchè sostengano la nostra lotta e si battano con noi contro la morte delle aziende contadine in tutt'Italia, per un cibo sano e garantito.
BASTA VENDITA ALL'ASTA DELLE AZIENDE, E' L'ORA DELLA SOVRANITA' ALIMENTARE"

http://beppegrillo.meetup.com/54/boa...thread=3623210
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Vecchio 13-October-2007
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Mah... la situazione così presentata mi pare veramente assurda.
Mi sa che qualcuno (la regione? le banche?) si dovrà rimboccare le maniche... Innanzitutto credo bisognerebbe risalire alle cause che hanno portato a questo fallimento collettivo. E' possibile anche che le cause possano essere rintracciate negli stessi propetari delle aziende che magari non sono state in grado di gestire al meglio l'attività (certo, 5000 son veramente tante).


Mi chiedo poi cosa voglia dire questo:
"In seguito a mal gestione di normative e contro contro normative, con intrecci tra normative regionali, statali e europee (l'una in coflitto con l'altra), circa 5000 aziende agricole di medie e piccole dimensioni in sardegna si sono ritrovate improvvisamente con un carico di more da pagare su finanziamenti ricevuti negli anni dall'88 a oggi.

UNa cosa è certa... l'iniziativa privata in Sardegna, per una causa o per l'altra, sta andando veramente in malora.
__________________
"E' come se ci fosse la Spada di Damocle, basta uno con l'accendino e ti cade in testa" (Jo Jo)
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Vecchio 13-October-2007
L'avatar di  Lelia
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Predefinito

ALTRAGRICOLTURA FORO CONTADINO
Esecutivo nazionale

MINACCE DI MORTE A RICCARDO PIRAS!
CE L’HANNO CON TUTTI NOI MA NON RIUSCIRANNO A FERMARCI

Oggi pomeriggio è arrivata a casa di Riccardo Piras, dell’esecutivo nazionale di Altragricoltura, coordinatore regionale sardo e portavoce del Comitato di lotta dei contadini e pastori sardi esecutati, una lettera anonima scritta con un pennarello dal contenuto inequivocabile; il disegno di una bara e una scritta: ti spareremo a fucilate nella schiena e ti faremo saltare l’azienda con le bombe.
Gravissima ed esplicita la provocazione che viene nel mezzo di una lotta dura in corso in Sardegna e che ha l’obiettivo di salvare oltre cinquemila aziende sarde dalle vendite all’asta in corso.

Nei giorni scorsi avevamo dovuto registrare l’incendio di parte dell’azienda di Omero, uno dei cinque contadini in sciopero della fame, oggi le minacce di morte a Riccardo.

Sappiamo che in questo grande business che si sta consumando sulla pelle dei contadini sono coinvolti in molti. Diversi interessi si coltivano dietro la vendita delle aziende ed a molti converrebbe che su questa vicenda non si aprissero i riflettori.

Ci sono in ballo i 700 milioni di Euro che chiedono le banche agli agricoltori sardi, ci sono gli interessi dei tanti speculatori che cercano di comprare le aziende spesso per* alimentare la speculazione edilizia lungo le coste o in aree di investimenti turistici.

Speculazioni possibili nel silenzio e nell’ombra ma non con una denuncia forte all’opinione pubblica nazionale.

Così, probabilmente, sarebbe meglio per molti che nell’indifferenza e nel silenzio si consumi la vicenda dell’applicazione di una legge regionale i cui effetti disastrosi devono pagare solo i contadini sardi.

E, invece, la mobilitazione di questi giorni sta sollevando il velo, sta portando nella coscienza dei cittadini italiani un disastro sociale ed una profondissima ingiustizia.

Riccardo e gli altri stanno avendo la solidarietà di tanti ma, anche, pestando i piedi a qualcuno.

Così arriva la minaccia di morte nella sua casa a rompere la serenità non solo di Riccardo ma anche di Cenza, Carlo e Stefano nella speranza, evidentemente, che la mobilitazione si fermi.

Non solo non si fermerà ma, in queste ore, si sta allargando. Oggi il consiglio provinciale aperto a Carbonia, domani l’incontro con i sindaci del Cagliaritano nel Comune occupato di Decimoputzu, con i comitati che si stanno costituendo su base comunale e, da dopodomani, la mobilitazione e lo sciopero della fame a Roma con gli incontri alla Camera ed al Senato.

GIU' LE MANI DALLE AZIENDE SARDE
GIU' LE MANI DALLE LOTTE* CONTADINE

VI CHIEDIAMO, ANCORA UNA VOLTA DI INTENSIFICARE LE MAIL A SORU E DI MANDARE MESSAGGI DI SOLIDARIETA’ A RICCARDO ED AGLI ALTRI CONTADINI IN LOTTA

Gianni Fabbris – coordinatore di Altragricoltura
Tano Malannino - Presidente


CAGLIARI, 11 OTTOBRE 2007 - Il ministro De Castro si è impegnato in prima persona ad affrontare la vertenza dell'indebitamento in agricoltura e la vicenda delle aziende sarde all'asta. Nei prossimi giorni convocherà un incontro con i vertici delle banche interessate, tra cui Bper e Banco di Sardegna, per verificare la disponibilità degli istituti di credito a rivedere le proprie posizioni. Con questo risultato si è concluso questa mattina il vertice a Roma tra l'assessore regionale dell'Agricoltura Francesco Foddis e il responsabile per le Politiche Agricole Paolo De Castro. Una lunga riunione alla quale hanno partecipato anche il capo di gabinetto del ministro nonché direttore generale di Ismea, Ezio Castiglione, e il sottosegretario Guido Tampieri.
De Castro – spiega l'assessore Foddis - ha voluto conoscere nel dettaglio la drammatica situazione delle aziende all'asta ma anche quella che riguarda più in generale l'indebitamento in agricoltura in Sardegna. L'incontro con i dirigenti del Bper e Banco di Sardegna, al quale prenderò parte anch'io, servirà ad affrontare la vertenza in termini concreti e a discutere interventi che possano essere attivati nell'immediato. Il ministro, è bene chiarirlo subito per non creare false illusioni, non ha nascosto come la vicenda sia molto complessa e ha messo in risalto le difficoltà derivanti dai rigidi vincoli comunitari. In ogni caso, valutiamo assieme la percorribilità di tutte quelle strade che possano aprire spiragli positivi, compreso il confronto con l'Unione europea per eventuali interventi di deroga".

L'assessore ha auspicato che anche le banche facciano la loro parte: "In questo delicato momento, è decisivo che gli istituti retrocedano dalle loro posizioni prevalentemente orientate al massimo profitto aziendale. Spero che l'autorevolezza del ministro, che ha dato atto del lavoro e dei numerosi tentativi della Regione per risolvere la vertenza, possa sbloccare gli atteggiamenti rigidi delle banche per giungere a misure di solidarietà sociale nell'interesse dei produttori e di tutta la collettività sarda".


Questa è la petizione da inviare firmata a Soru:
*PETIZIONE_A_SORU.pdf ( 63.17k )


Un sardo ha insinuato che ci fosse dietro l'interesse della Nestlè a rilevare queste aziende
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Vecchio 01-November-2007
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Predefinito L'agricoltura italiana e la UE

Paga la lotta degli agricoltori sardi
Banco di Sardegna, governo e parlamento si impegnano a salvare 5.000 aziende minacciate da vendite all'asta
Costantino Cossu
Sassari

Qualche risultato la mobilitazione degli agricoltori sardi per salvare le loro aziende lo ha raggiunto. Ieri a Roma, in un incontro con De Castro, ministro per l'agricoltura, e con Soru, presidente della giunta regionale sarda, i vertici del Banco di Sardegna, la banca titolare di più del 90% dei crediti a carico dei coltivatori, si sono impegnati a proporre alla prossima assemblea degli azionisti un piano di recupero graduale dei mutui inevasi che porti alla sospensione della vendita all'asta di 5.000 aziende decisa dalla magistratura.
Ma si è aperta anche un'altra strada che potrebbe condurre allo stesso risultato: i capigruppo della commissione agricoltura del Senato hanno firmato una proposta di emendamento al collegato alla legge finanziaria che prevede, per decreto del presidente del Consiglio, l'istituzione di un gruppo di studio formato da tre esperti (2 designati dal governo e 1 dalla Regione Sardegna), che dovranno proporre a Prodi possibili soluzioni per liberare le aziende dai debiti con le banche entro il 31 luglio 2008. Sino a quella data, le vendite all'asta sarebbero sospese dallo stesso decreto del governo che istituisce il gruppo di studio. La proposta è stata approvata all'unanimità.
«Quella proposta dalla commissione del Senato è la strada giusta», dice Riccardo Piras, uno dei leader della mobilitazione degli agricoltori. «Solo attraverso un coinvolgimento diretto del governo il nostro problema può essere risolto». Le aziende sarde si sono indebitate con la copertura finanziaria di una legge regionale del 1988, che aveva lo scopo di favorire l'ammodernamento tecnologico e la specializzazione produttiva. Quando, nel '97, la Ue ha dichiarato illegittima la legge sarda perché antimercato, i coltivatori, titolari di piccole e medie imprese, si sono trovati soli di fronte alle banche. La Regione si è allineata al diktat della Ue e gli istituti di credito hanno chiesto il rientro dei prestiti. Per chi non ce l'ha fatta, sono scattati i provvedimenti giudiziari di vendita all'asta.
«Dal presidente Soru - dice ancora Piras - abbiamo sentito una proposta che non ci piace: le banche dovrebbero vendere i crediti che vantano nei nostri confronti a una bad company, la quale, diventata di fatto proprietaria delle nostre aziende, agirebbe secondo logiche strette di mercato, proponendo vendite e ristrutturazioni rispetto alle quali noi non avremmo alcuna voce in capitolo. Non è questo che chiediamo. Il percorso stabilito dalla commissione agricoltura del Senato è quello più corretto. Ma non basta. Bisogna capire che il caso sardo è soltanto la punta di un iceberg. Le politiche agricole comunitarie, orientate a favorire gli interessi delle grandi corporation dell'agroalimentare, stanno producendo danni enormi».
L'analisi di Piras è confermata da Gianni Fabbris, responsabile nazionale di Altra Agricoltura: «La politica agricola comunitaria oggi punta a mettere in secondo piano la produzione e a favorire sia le industrie multinazionali che operano nella trasformazione delle materie prime sia le grandi imprese di import-export. Per tutta una fase ormai passata la legislazione europea e quelle nazionali e regionali hanno indotto le aziende agricole a indebitarsi massicciamente per specializzarsi in alcuni segmenti produttivi. Poi la svolta. Da almeno dieci anni, non conta più la specializzazione in produzioni cosiddette di eccellenza, di qualità. L'Unione europea favorisce l'industria della trasformazione alimentare attraverso politiche di sostegno all'importazione di materie prime acquistate dove sono meno care, ad esempio nei paesi dell'est europeo o del nord Africa. Non a caso la produzione del grano in Italia è diminuita del 45% mentre è aumentata la produzione di pasta italiana. Ecco perché le imprese agricole, quelle piccole ma anche le medie, in molti casi sono in ginocchio. Esistono molte altre situazioni come quella sarda. Le nostre campagne stanno esplodendo».

Fonte: il manifesto di ieri
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Vecchio 01-November-2007
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Mi dispiace intervenire in una discussione che non riguardi l'archeologia che è comunque il mio campo, e mi dispiace fare un'affermazione che risulterà impopolare e antipatica, però sarebbe ora che la politica di assistenzialismo di cui hanno goduto certe categorie, vedi gli agricoltori, finisca. In tanti anni di contributi, e credimi non sono pochi, l'agricoltura sarda, non si è evoluta e non ha raggiunto gli standard di altre regioni italiane e europee. Non piangiamoci addosso e facciamo un po' di autocritica.
Scrivo da un paese sardo che vive di agricoltura...
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Vecchio 01-November-2007
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Mi dispiace intervenire in una discussione che non riguardi l'archeologia che è comunque il mio campo, e mi dispiace fare un'affermazione che risulterà impopolare e antipatica, però sarebbe ora che la politica di assistenzialismo di cui hanno goduto certe categorie, vedi gli agricoltori, finisca. In tanti anni di contributi, e credimi non sono pochi, l'agricoltura sarda, non si è evoluta e non ha raggiunto gli standard di altre regioni italiane e europee. Non piangiamoci addosso e facciamo un po' di autocritica.
Scrivo da un paese sardo che vive di agricoltura...
In parte è anche vero, ma un mio amico scrive: il problema dell'Europa è che i limiti e le quote sono lo strumento con cui si mantengono i prezzi alti, affinche chi importa o produce nel terzo mondo - come Rothshield e Rockfeller che stanno investendo in Cina e India, dove la manodopera non costa nulla - possa lucrarci il suo "giusto" profitto... profitto che non ci sarebbe senza quote e soprattutto senza schiavi dell'ultima casta indiana da sfruttare
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