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| Edilizia. Tecniche e Costruzioni. Sacre e civili In questo forum si può discutere di tecniche di costruzione, e di strutture/edifici destinate ad uso civile e sacro. |
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07-September-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Jul 2007
Luogo: Toronto, ON, Canada
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trasporto dei grandi megaliti in pietra
Quello del modo in cui le grandi costruzioni in pietra che sorgono su quasi tutti i continenti avrebbero potuto essere realizzate è un argomento tuttora oggetto di acceso dibattito, come ben testimonia l'elevato numero di teorie, spesso ai limiti del fantastico e dell'inverosimile, nonchè di ipotesi formulate a riguardo.
Si tratta anche - bisogna dirlo - di uno di quegli argomenti dei quali i sostenitori della cosiddetta "archeologia alternativa" hanno fatto uno dei propri cavalli di battaglia, a sostegno di ipotesi palesemente assurde, dall'intervento alieno alla civiltà perduta di Atlantide.
Va detto anche, tuttavia, che l'oggettiva difficoltà che la moderna archeologia incontra nello spiegare la realizzazione di simili costruzioni offre non pochi appigli per questo tipo di speculazioni pseudo-scientifiche.
La costruzione delle piramidi rappresenta a questo riguardo l'argomento certo più dibattuto e discusso. Recenti pubblicazioni (segnalo a riguardo l'interessante "Complessi piramidali egizi", di A. Manzini), hanno offerto spiegazioni chiare e plausibili riguardo alla costruzione di questi edifici, mediante il ricorso a rampe a spirale avvolgenti, fornendo altresì precise stime del probabile numero di lavoratori coinvolti e dei tempi di costruzione (entrambi di molto inferiori alle stime certo esagerate delle quali si sente talora parlare).
Dal punto di vista del megalitismo le piramidi sono tuttavia un esempio di scala relativamente modesta, almeno se si guarda alla sola dimensione dei blocchi: i più grandi blocchi di pietra presenti in una piramide pesano infatti poco più di 70 tonnellate.
Che dire invece degli enormi megaliti libanesi di Baalbeck, alcuni dei quali pesanti tra le 700 e le 1500 tonnellate?
Appare sempre più chiaro che di fronte a pesi tanto giganteschi i tradizionali modelli labour intensive, basati su un enorme impiego di manodopera, manifestino tutti i loro limiti.
Numeri nell'ordine di 10,000 o anche solo 5,000 uomini per il trasporto di un solo blocco paiono assolutamente inverosimili, persino sulle brevi distanze. Anche ammettendo infatti che fosse possibile coordinare una tale immensa forza lavoro, resterebbe da chiarire come fosse possibile realizzare allineamenti così millimetrici tra blocchi pesanti anche oltre 700 tonnellate, mentre rimarrebbe pure da valutare la resistenza delle corde o tiranti impiegati, nonchè delle superfici di appoggio, delle rampe o dei rulli.
Problemi analoghi li pone anche il sollevamento degli architravi di alcuni templi megalitici, a partire dai grandi templi funerari di Ghiza, dove il sollevamento di pesi nell'ordine di molte decine di tonnellate ad altezze di diversi metri si scontra con l'oggettiva impraticabilità della costruzione di rampe in ambienti tanto angusti.
Anche spostandosi dall'altra parte dell'oceano la situazione non cambia di molto: il Sud America è disseminato di impressionanti rovine megalitiche, alcune delle quali costruite con pietre pesanti fino a 360 (Sachsaywaman) o 440 tonnellate (Tiwanaku).
La costruzione di questi siti megalitici costituisce un'impresa ingegneristica con pochi eguali nella storia umana, specie se si considera come costruzioni di questo tipo abbiano potuto essere realizzate nell'aria rarefatta di quote prossime ai 4000 metri (Sachsaywaman sorge infatti a circa 3600 metri di quota, contro gli oltre 3920 di Tiwanaku).
A rendere ancora più confuso il quadro, ci si accorge rapidamente attraverso una breve panoramica della letteratura esistente che non esistono neppure stime chiare riguardo alla reale dimensione dei blocchi o all'esatta ubicazione delle cave.
Se nel caso di Sachsaywaman la più probabile cava è stata localizzata a circa 7 Km di distanza, nel caso di Tiwanaku è possibile trovare le indicazioni più diverse, dai 300 Km riportati da una fonte (M. Longhena e W. Alva "Antico Perù"), ai relativamente più modesti 90 Km riferiti da altri.
Si tratta comunque di pesi e distanze immensi, data anche la natura accidentata dei terreni montagnosi sui quali si svolgeva il trasporto (ad Ollantaytambo, per esempio, si trattò di superare uno strapiombo quasi verticale alto circa 140 metri sulla vallata sottostante, con pesi nell'ordine delle 120 tonnellate).
Nel caso specifico di Tiwanaku, il tentativo di trasportare un blocco di andesite del peso di 9 tonnellate dalla cava al centro cerimoniale ha posto più domande di quante non ne abbia contribuito a risolvere.
Sebbene infatti il tentativo si sia concluso con un pieno successo, i numeri richiesti destano ciò non di meno una certa impressione: una barca di giunchi lunga 14 metri e larga 5 ha dovuto essere costruita e dotata di un'enorme vela per trasportare il monolito. Una pietra di circa 9 tonnellate di peso.
Sebbene questo dimostri che, teoricamente, una barca lunga 14 metri avrebbe potuto portare una pietra del peso di 9 tonnellate attraverso il lago dalle cave al centro cerimoniale, ciò offre ben poche indicazioni sul trasporto invece dei megaliti più grandi.
Se consideriamo infatti che la dimensione media dei blocchi del Puma Punku è di circa 40 tonnellate per blocco, ciò avrebbe richiesto una nave gigantesca, lunga oltre 50 metri. E che dire ancora dei blocchi di 130 e 440 tonnellate?
Le enormi imbarcazioni costruite per il trasporto degli obelischi in età romana rendono bene l'idea dell'immensità dei mezzi coinvolti, in termini di uomini, animali e abilità tecniche.
Se consideriamo tuttavia come i costruttori di Tiwanaku, Ollantaytambo e Sachsaywaman non disponessero di animali da soma, nè conoscessero l'uso del ferro o della ruota, l'impresa che questi costruttori riuscirono a realizzare ci appare in tutta la sua reale immensità.
E soprattutto, non se ne vede il motivo. Perchè infatti dispiegare risorse tanto immense nell'estrazione e trasporto di pesi enormi quando i medesimi risultati avrebbero potuto essere raggiunti con blocchi di molto più piccola dimensione?
Se poi si affronta la questione degli incastri, il problema appare in tutta la sua evidenza: non solo infatti simili pietre dovevano essere trasportate per decine di kilometri in condizioni ai limiti delle capacità umane, ma dovevano anche essere innalzate e giuntate: un impresa che anche con strumenti moderni richiederebbe l'impiego delle più avanzate tecniche e competenze.
Ciò che è certo è che nessuna di queste civiltà antiche disponesse di gru, autoarticolati per il trasporto dei blocchi o tiranti d'acciaio per il loro sollevamento; ma solo di una forza lavoro pressochè illimitata e altamente motivata.
Il punto è se questo, e dunque il solo lavoro di migliaia di uomini intenti a trascinare e cavare pietre sarebbe stato sufficiente.
Taluni studiosi hanno in passato tentato di aggirare il problema sostenendo che i blocchi più grandi potessero essere "forgiati" direttamente in situ, e che si tratterebbe dunque, di fatto, di una sorta di calcestruzzo.
Nel caso di pietre calcaree, un calcare naturale sarebbe effettivamente difficile da distinguere da un calcare "artificiale". Questa idea si scontra tuttavia con l'evidenza che i blocchi litici più pesanti che si incontrano quasi in tutto il mondo (a Ghiza come in America meridionale) non sono costituiti di calcare, ma di granito o pietra vulcanica, come l'andesite, per i quali non è dunque pensabile altra origine diversa da quella naturale.
Il problema del trasporto dei megaliti dunque resta.
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04-February-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jul 2007
Luogo: Toronto, ON, Canada
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Recentemente mi sono imbattuto in uno straordinario bassorilievo proveniente dal palazzo di Sennecherib a Ninive e conservato al British Museum di Londra.
Dico straordinario in quanto si tratta di una delle rare scene sopravvissute dal mondo antico che raffigurino in concreto il trasporto di grandi megaliti. La raffinatezza delle scene e la dimensione dei pannelli ne fanno per altro una, se non la più completa scena di questo tipo.
L'intero processo può essere ricostruito a partire dalla sbozzatura del blocco nelle cave fino al suo trasporto dapprima per via fluviale e quindi tramite una slitta su rulli.
Il primo pannello da destra, purtroppo molto rovinato, mostra un nugolo di operai intenti a sbozzare un grande blocco di pietra rozzamente squadrato, con mazze e martelli, mentre altri operai sono raffigurati intenti a prelevare dallo scavo detriti e frammenti di pietra sgrezzata tramite delle ceste. La presenza di uomini con lunghe seghe dentate suggerisce invece che questa fosse la tecnica usata per la rifinitura e lo stacco del blocco dalla cava.
Il pannello successivo mostra invece la scultura già abbozzata nella sua forma definitiva, quella di un grande toro alato, mentre viene caricata su di una grande slitta su rulli. Una moltitudine di operai è raffigurata intenta a trascinare il blocco lungo il declivio per mezzo di grandi funi, mentre altri seguono il blocco da dietro facendo leva con un enorme palo per impedirne lo sprofondamento.
Ancora, un ulteriore pannello raffigura uno dei momenti più delicati del trasporto, l'attraversamento di un corso d'acqua. Qui una moltitudine di uomini è raffigurata nell'atto di portare ceste colme di terra e legname per creare una superficie solida su cui tirare in secco la chiatta, mentre delle enormi leve sono utilizzate per le operazioni di sbarco. E' probabile quindi che per evitare il rovesciamento della chiatta durante le operazioni di sbarco un terrapieno, o un argine, venisse costruito tutto intorno, innalzando artificialmente il livello del fondale fino a portare in secca l'imbarcazione.
Un gran numero di carri precede intanto il blocco sbozzato trasportando rulli di legno, mentre altri uomini puliscono il percorso dei detriti che potrebbero intralciarne lo scivolamento.
L'ultimo pannello, frammentario, raffigurava probabilmente l'arrivo della scultura a palazzo, dove la statua è presentata a Sennecherib, attorniato dai propri attendenti.
Le centinaia di figura presenti sulla scena e il vivido realismo dei dettagli consentono di farsi un'idea estremamente chiara delle enormi complessità coinvolte nel trasporto dei grandi megaliti. La straordinarietà dell'impresa era quindi tale da far si che questa fosse eternamente celebrata sulle mura del palazzo, tra le più grandi imprese del sovrano.
Dalle dimensioni del blocco raffigurato si può stimare questo pesasse tra le 16 e le 40 tonnellate. Si tratta di un peso che, seppure considerevole, è relativamente contenuto rispetto ad altri giganti megalitici. Nè tanto meno la tecnica di trasporto impiegata si discosta particolarmente da quanto comunemente accettato e dalle ricostruzioni più recenti.
Osservando questo tipo di raffigurazioni, tuttavia, emerge a mio avviso con chiarezza anche quello che è il limite di una simile spiegazione, specie nel caso dei blocchi più pesanti, quelli da 400 o persino da 800 tonnellate.
Semplicisticamente si potrebbe pensare che aumentando a dismisura il numero degli operai e la scala dei mezzi coinvolti qualunque blocco di pietra avrebbe potuto essere trasportato con questa tecnica, relativamente semplice.
Il problema è che trasportare 400 tonnellate non è la stessa cosa che portarne 16 o 40. Già il trasporto di un blocco di 40 tonnelate sembra un'impresa assolutamente straordinaria: centinaia di uomini coinvolti, enormi zattere, smisurate quantità di legname per la fabbricazione dei rulli ed eserciti di supervisori e operai intenti a tendere corde e spianare la via.
Problemi simili dovettero essere del resto affrontati anche dai romani per il trasporto degli obelischi. Per il trasporto dell'obelisco Vaticano Plinio il Vecchio riferisce per esempio di una nave tanto enorme da essere stata poi successivamente impiegata - affondata e riempita di terra e pietre - per la fondazione del faro del porto di Ostia, mentre il trasporto via terra senz'altro dovette avere luogo con l'impiego di un imprecisato numero di uomini e animali da tiro, gru e macchine di sollevamento.
La tecnica ingegneristica romana era tuttavia ben più avanzata di quella di qualunque altro popolo antico.
In altri contesti il trasporto dei megaliti dovette tuttavia avere luogo in assenza di animali da tiro e persino di legname.
In conclusione, è veramente possibile che qualche tecnica più efficiente del semplice trasporto su rulli fosse usata in antichità per la movimentazione dei grandi megaliti in pietra?
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04-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
Neo Ikon Epifanes
Recentemente mi sono imbattuto in uno straordinario bassorilievo proveniente dal palazzo di Sennecherib a Ninive e conservato al British Museum di Londra.
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Davvero interessante, sai se il bassorilievo sia visibile in rete?
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dott. Claudio Giorgini
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04-February-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jul 2007
Luogo: Toronto, ON, Canada
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Quote:
dceg
Davvero interessante, sai se il bassorilievo sia visibile in rete?
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Queste sono alcune foto che ho preso io stesso. Mi scuso per la qualità pessima, ma date le condizioni di luce suppongo sia il migliore risultato ottenibile.

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04-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Grazie! Molto realistici.
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dott. Claudio Giorgini
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04-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Non so se ricordo male io, ma mi sembra di aver letto da qualche parte che gli obelischi portati a Roma, non furono trasportati interi, ma fatti a pezzi e poi rimontati. Non vorrei sbagliarmi, ma ricordo così (o forse riguardava il trasporto di qualche altro monumento? Da un po' di tempo ho dei vuoti di memoria pazzeschi  sarà la vecchiaia che incombe? :-().
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04-February-2008
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
leda
Non so se ricordo male io, ma mi sembra di aver letto da qualche parte che gli obelischi portati a Roma, non furono trasportati interi, ma fatti a pezzi e poi rimontati. Non vorrei sbagliarmi, ma ricordo così (o forse riguardava il trasporto di qualche altro monumento? Da un po' di tempo ho dei vuoti di memoria pazzeschi  sarà la vecchiaia che incombe? :-().
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No, credo proprio che gli obelischi egiziani siano stati trasportati interi. :-k
Non è che ti riferisci a quella stele-obelisco di Axum che dovrebbero aver restituito all'Etiopia poco tempo fa?
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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04-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Grazie per i link, dove ho visto che è possibile farsi inviare immgini digitali gratuite ascopo di studio. Ho dato solo un'occhiata, ma mi pare ci siano cose assai interessanti.
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dott. Claudio Giorgini
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04-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Quote:
ShemsuHor
No, credo proprio che gli obelischi egiziani siano stati trasportati interi. :-k
Non è che ti riferisci a quella stele-obelisco di Axum che dovrebbero aver restituito all'Etiopia poco tempo fa?
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No, io ricordo che un qualche monumento fu trasportato per mare a pezzi, mi sembra ne parlasse qalche fonte. Allora non si è trattato degli obelischi. Comunque sia questi rilievi danno una dimostrazione di un possibile metodo di trasporto di blocchi (sia pure non pesantissimi), e ciò è molto importante secondo me.
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05-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Si è accennato all'obelisco vaticano...
Date un occhio alle immagini su questo sito. Mi sembrano molto eloquenti.
Un ragionamento di fondo: gli antichi erano antichi, mica scemi. IN base a che cosa si stabilisce che non dovessero conoscere le macchine semplici come , leve, carrucole, argani, ecc? Si tratta di oggetti in genere realizzati in materiale deperibile (legno) e non c'è da stupirsi che non si rinvengano oggi reperti di questo tipo.
Perché mai l'ingegneria romana, indubbiamente molto avanzata, dovrebbe esere l'eccezione, e popoli come egizi, assiri o inca dovevano vagare nella più profonda ignoranza ingegneristica?
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05-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Ero convinto di aver fotografato tutto ciò che c’era d’interessante al British, ma evidentemente mi sbagliavo.
Il trasporto di grossi massi su rulli o slitte era sicuramente alla portata di molti popoli. Quasi certamente la rappresentazione più antica risale alla XII dinastia egizia (iniziata intorno al 2000 a.C.) ed è visibile nella tomba di un certo Djehutihotep (forse responsabile del trasporto della statua).
Gli egittologi hanno stimato un peso di 60 tonnellate e ritengono che i 172 uomini disegnati, suddivisi in quattro file, corrispondano al numero di addetti al traino effettivamente impiegati. Questa ipotese porta a ipotizzare che ogni uomo avrebbe in pratica spostato circa 350 chili.
L’ipotesi mi sembra non reale, anche considerando un terreno lubrificato, e sono propenso a credere che il numero di uomini rappresentati non corrisponda alla realtà.
Comunque il traino si sarebbero complicato in modo considerevole se fosse stato fatto su strade o rampe in salita.

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06-February-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jul 2007
Luogo: Toronto, ON, Canada
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