Il problema nel considerare i racconti arabi come fonti attendibili riguarda la facilità con cui questi fondano elementi desunti dall'osservazione diretta con altri che sono invece pura invenzione. Al Makrizi attinge nel suo
Hitat a varie fonti arabe, tra le quali
Abd Ar-rahim Al Kaisi, cui è attribuibile la descrizione della piramide di Meidum come un edificio a cinque gradoni spesso citata nella letteratura in materia. Nel fare questo attribuisce però alla piramide di Meidum l'incredibile altezza di 322 metri (
700 braccia), fatto che non depone certo a favore dell'accuratezza della descrizione.
Di seguito allego alcune immagini che ho avuto modo di riprendere a Meidum e Dahshur nell'ottobre 2006.
Dettaglio dei giunti terminali del corridoio discendente. Da notare l'innovazione sostanziale rappresentata dall'utilizzo di una pietra prismatica per governare il cambio di pendenza e la straordinaria finezza dei giunti (
a discapito del pessimo stato di conservazione delle superfici murarie)
Un dettaglio dei giunti del rivestimento esterno: anche in questo caso si tratta di giunti di eccezionale precisione. Da notare anche l'elevatissima qualità del calcare bianco impiegato.
Da quest'altra immagine risulta evidente l'aspetto stranamente "finito" delle superfici esterne. Sia alla base che a metà del gradone in primo piano si osservano aree di discontinuità costituite da blocchi non levigati ma lasciati grezzi. Il fatto tuttavia che gli strati levigati e non levigati si alternino nella sezione superiore rende difficilmente verosimile credee che le aree grezze siano indicative dell'esistenza in antico di un qualche gradone o avancorpo.
I giunti tra i blocchi risultano per altro estremamente fini su tutta la superficie muraria, come ci si attenderebbe da un rivestimento finito, mentre questo fatto risulta incomprensibile se si considera che questi avrebbero dovuto essere incorporati entro
layers successivi. Nel qual caso, si tratterebbe a mia conoscenza dell'unica piramide a presentare una simile caratteristica, essendo altrove il calcare di Turah sempre riservato al rivestimento esterno, cioè a vista, e mai alle massicciate interne.
A titolo di confronto, vale la pena evidenziare l'analoga tecnica impiegata per il rivestimento della piramide romboidale. Qui la tecnica di posa dei conci per corsi obliqui si rivela in tutta la sua superiorità tecnica, traducendosi in un rivestimento di livello qualitativo incomparabile.
Questo è altresì evidente dal confronto con la piramide rossa, la prima a presentare la più "
innovativa" (?) tecnica di posa per corsi orizzontali. In realtà, è immediato rendersi conto come non si tratti affatto di un'innovazione, bensì di un sostanziale peggioramento in termini qualitativi e di solidità dell'opera.
Riassumendo, è a mio avviso possibile che la piramide di Meidum sia stata forse iniziata a cavallo tra la III e la IV dinastia, in forma di tempio solare (
il che non è in se indicativo del fatto che questa ne fosse anche necessariamente la funzione), azzarderei sul modello del
Benben di Heliopolis, mentre Snefru, completata nei primi anni di regno la torre centrale avrebbe infine ultimato il grande zoccolo tronco-piramidale.
La scelta della tecnica di posa per corsi obliqui della prima rispetto alla posa per corsi orizzontali del secondo non è inoltre a mio avviso indicativa del fatto che la costruzione debba essere proceduta in più fasi, ma potrebbe essere semplicemente legata a mere considerazioni di ordine statico: per il corpo centrale, simile ad un obelisco, si dovette ricorrere a corsi obliqui proprio per ovviare alle enormi tensioni verticali provenienti dalla massa sovrastante e gravanti su una base relativamente ristretta (il che spiega altresì l'anomalo layout interno, caratterizzato da camere e corridoi di scarico, segno evidente dell'attenzione posta dai costruttori a questo tipo di spinte verticali). Al contrario, la base ampia e la più esigua pendenza dello zoccolo tronco-piramidale avrebbero reso del tutto superfluo il ricorso alla difficile e complessa tecnica di posa per corsi obliqui, in favore della più semplice tecnica di posa per corsi orizzontali, il cui impiego era consentito dalla minore pendenza e dalle minori sollecitazioni vericali.
Sempre sull'argomento dell'alternarsi tra le tecniche di posa, analoghe considerazioni sembrano applicabili anche alla piramide romboidale, dove la tecnica di posa per corsi obliqui caratterizza inequivocabilmente l'intero rivestimento sino al cambio di pendenza, cedendo il passo oltre questo a corsi all'apparenza orizzontali, non tuttavia altrettanto resistenti all'azione degli agenti atmosferici dei precedenti.