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| Egittologia. Lingua e scrittura. Geroglifici e Papirologia Lingua e scrittura egiziana nell'Antico Egitto. Papirologia e interpretazione dei geroglifici |
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18-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Akhty
Il nome egizio Akhty (viene tradotto “Divinità all’orizzonte” o meglio “Divinità abitante all’orizzonte”.
Quando il determinativo di divinità è sostituito dal falco, il nome diventa Horakhty e viene tradotto “Horus all’orizzonte” o “Horus abitante all’orizzonte”.
Le traduzioni sono, a mio parere, poco chiare, non specificando dove abita la divinità o Horus. Si potrebbe ipotizzare una località molto lontana in una qualche direzione geografica, est o ovest.
Il fatto che il pianeta Marte sia detto sia “Horus il rosso” sia Horakhty, lascia ipotizzare poi che, in una rappresentazione planetaria, il falco Horus sia associato a Marte.
Il fatto che il pianeta sia rosso ha portato gli Egizi a identificare ancora, nel Nuovo Regno, Horakhty con la grande statua rossa della Sfinge di Giza, complicando ulteriormente l’identificazione della divinità. Nella tarda età si sarebbe poi identificato sincreticamente Horus con Ra, per cui fu ideata la nuova divinità Ra-Horakhty “Ra-Horus abitante all’orizzonte”.
Cosa ne pensate?
Ciao Antonio
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24-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Quote:
cheope
Si potrebbe ipotizzare una località molto lontana in una qualche direzione geografica, est o ovest.
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Località geografica non saprei, più che altro credo si riferisca al sole, al suo sorgere e tramontare. Del resto ogni momento del percorso diurno del sole era identificato in un determinato modo e aveva una valenza simbolica.
Hai in mente qualcosa?
Quote:
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Il fatto che il pianeta Marte sia detto sia “Horus il rosso” sia Horakhty, lascia ipotizzare poi che, in una rappresentazione planetaria, il falco Horus sia associato a Marte.
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Si, credo di si. Ricordo alcune raffigurazioni antropomorfe con testa di falco dei pianeti in tombe del Nuovo Regno. In particolare erano Marte, Giove e Saturno (tutti con testa di falco) che seguivano Iside-Sirio e Osiride-Orione.
Dovrei cercare per essere più preciso. O magari qualcuno si ricorda che tomba era. Forse la tomba di Senmut...
Quote:
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Il fatto che il pianeta sia rosso ha portato gli Egizi a identificare ancora, nel Nuovo Regno, Horakhty con la grande statua rossa della Sfinge di Giza, complicando ulteriormente l’identificazione della divinità.
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Non può essere stato identificato con la Sfinge semplicemente perchè la statua è rivolta ad est, verso il sorgere del sole? Lo stesso leone non è un simbolo solare-regale molto antico? Oppure lo diventa dopo? 
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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25-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
cheope
Il nome egizio Akhty (viene tradotto “Divinità all’orizzonte” o meglio “Divinità abitante all’orizzonte”).
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A dire la verita il termine egizio non indica il luogo "in cui" si trova la divinità quanto piuttosto la "caratteristica" della divinità, di essere cioè "dell'orizzonte" (la traduzione "divinità abitante l'orizzonte" è dunque di per sé sbagliata, o meglio non è letterale ma è già un'interpretazione, la prima potrebbe ancora andare..)
La forma Axty (quella che tu traslitteri akhty) è quello che si chiama un "nome di relazione", un tipo di nome tipico delle lingue semitiche che può essere tradotto con "che appartiene a ..." o "che ha la caratteristica di essere di.." e in pratica in italiano equivale ad un aggettivo.
Per esempio l'espressione comune nTr niwty (nTr = "Dio", niwty = nome di relazione costruito su niwt, "città") significa "il Dio che è proprio alla città", e dunque semplicemente "il Dio della città" o persino "il Dio cittadino"
Allo stesso modo dunque Hr-Axty andrebbe tradotto "l'Horus dell'orizzonte", per così dire l'Horus "orizzontale", che cioè "è in relazione" con l'orizzonte.
Nell'espressione Hr Axty dunque, piuttosto che un'indicazione sulla "localizzazione" del Dio, andrebbe visto un riferimento alla sua "forma", alla sua "funzione", al suo "stato" in contrapposizione appunto, come ha detto shemsu, al sole in altri momenti del suo percorso.
Tanto più che, inoltre, Axty potrebbe eventualmente anche essere inteso come una forma duale, e dunque Hr Axty potrebbe essere anche tradotto con "Horus degli orizzonti", dunque sia all'alba sia al tramonto.
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29-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Sono perfettamente d'accordo.
Certo che l'interpretazione dei due orizzonti (est e ovest) mi risulta un po' strana per Marte.
Comunque in mancanza di una miglior interpretazione non resta che accontentarsi.
Ciao Antonio
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29-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2008
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Hor-em-akhet e Ra-hor-akhtj
Ecco quello che ho trovato io.
All'inizio dell'Antico regno,nella V dinastia (Tempio di Neuserra ad Abusir),ma soprattutto nella XVIII dinastia, Horus assunse caratteri solari e si identificò con Ra, divenendo Ra-Harakhti,la manifestazione visibile e cosmica del sole.Ra-Hor-akhtj è rappresentato dal geroglifico del dio falco Horus (sormontato dal disco solare) accanto a due Akhet,perciò può essere tradotto:Horus dei due orizzonti,perché l'orizzonte è il luogo dove il sole sorge e tramonta.Il re defunto,come Horakhti,può sorgere sull'orizzonte orientale e tramontare in quello occidentale in un eterno ciclo cosmico (da Carocci-Gli dei Egizi).
Nei testi delle Piramidi l'Akhet si trovava all'orizzonte orientale del cielo,dove il sole sorgeva ogni giorno,perciò Hor-Akhtj era,più precisamente,l' Horo dell'orizzonte orientale,che vigilava con il titolo di "Neb Akhet",Signore dell'Akhet.(da Da Mario Tosi-Dizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto-Ananke)
Nella forma di Hor-em-Akhet (Harmakhis),cioè "Horo sull'orizzonte",nel Nuovo Regno Horus venne associato alla Grande Sfinge di Giza,forse perché la Sfinge,fra le due piramidi di Chefren e di Cheope,incarnava il geroglifico Hor- (la Sfinge è il faraone,che è Horus)-em- akhet.Il segno geroglifico della parola Akhet,orizzonte,è infatti una montagna con 2 cime (le due piramidi) fra cui sorge il sole.Un altro epiteto di Horus,connesso al suo culto solare,era Behdety (mi riallaccio al tuo geroglifico "misterioso"),cioè "quello di Behedet"(Edfu,la Behedet del sud;quella del nord era Sam-behedet,una città del XVII Nomos del Basso Egitto (da Mario Tosi-Dizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto-Ananke)
Per quanto riguarda la raffigurazione di Marte e Giove con testa di falco sul soffitto della tomba di Senmut a Dehir el-Bahari,la particolare posizione rappresentata dai due pianeti ha permesso di calcolare che il sepolcro fu decorato nell'anno 1463 a.C (da Guida alla Valle dei Se-Siliotti-Gaddis e Sons Editori)
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29-April-2008
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2008
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Precisazione per la fretta (dannazione!) ho mixato due brani,ottenendo:"All'inizio dell'Antico Regno,nella V dinastia...".In realtà avrei dovuto scrivere:"Nella V dinastia..." Me ne scuso.Per punizione tornerò a fare la fachira (ormai mi ci sto abituando,ahia...)
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29-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Grazie Meritaton per i chiarimenti.
Per quanto riguarda i pianeti, gli Egizi hanno dimostrato la tendenza a rappresentarli come degli Horus, arrivando a definire:
- Saturno come Horus il toro celeste, il Ka di Horus;
- Giove come Horus il misterioso;
- Marte come Horus il rosso o Horakhty;
- Venere come Fenice (la sera) e Horus figlio di Iside (la mattina);
- Mercurio come Seth (la sera) e Thot (la mattina).
Stranamente gli Egizi rappresentarono Saturno e Venere con doppia faccia.
In merito al cielo di Senenmut sono stati rappresentati quattro dei cinque pianeti conosciuti. Manca proprio Marte e la sequenza dietro Osiride e Iside è Giove, Saturno, Mercurio e Venere.
Compare inoltre una strana rappresentazione di due tartarughe di cui non sono finora riuscito a trovare una spiegazione.
Gli egittologi e gli astronomi hanno cercato di datare la rappresentazione celeste supponendo che questa sequenza possa configurare una data precisa, che giustificasse anche la mancata visione di Marte.
In realtà la posizione dei pianeti fra le costellazioni zodiacali è abbastanza unica e sembra potersi utilizzare per datare una mappa celeste, ma a mio parere il cielo di Senenmut sembra essere troppo poco preciso e mancante delle costellazioni zodiacali. Non riesco pertanto a capire come sia stata ricavata questa datazione precisa.
Ciao Antonio
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29-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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Interessante quello che dici sui pianeti. Mi piacerebbe tornarci appena avrò un po' di tempo.
Molto interessante questa cosa che Venere e Mercurio sono rappresentati in modo diverso in base alla loro posizione con il sole.
Potrebbe essere che gli Egizi non si siano resi conto che erano lo stesso pianeta nei casi in cui si poteva vedere al tramonto e all'alba?
Per chi non masticasse molto l'astronomia faccio notare che Venere e Mercurio, essendo pianeti posto tra la terra e il sole, tendono a venire oscurati dalla nostra stella e a non allontanarsi molto da essa rispetto a come li vediamo noi sulla Terra. Per questo motivo si possono trovare alternativamente ai due lati del sole. Sono visibili al crepuscolo, appena tramontato il sole e per un breve periodo, in quanto essi stessi tramontano poco dopo, oppure all'alba, dove sorgono poco prima del sole e poi sono oscurati dalla luce del giorno.
Ci puoi parlare di questa datazione astronomica della tomba di Senenmut ? Ovviamente con calma, quando puoi e se ti va... :wink:
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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30-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Apr 2007
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Riporto al riguardo quanto scrive la Noblecourt nel suo bel “La Regina misteriosa”:
«(…) Astronomi esperti hanno arguito che Marte non era visibile nella notte rappresentata da Senenmut. Christian Leitz,21 dopo precise osservazioni ha constatato che l’ascensione retta di Giove era situata fra il 73° e il 95° grado, e sapendo che l’epoca nella quale visse Senenmut era collocata fra l’anno 1505 e l’anno 1455 prima della nostra era, è arrivato a stabilire l’anno preciso evocata da Senenmut nella sua tomba. Si tratta dell’unico periodo nel quale Giove conobbe un’ascensione retta fra il 73° e il 95° grado con Marte invisibile: l’anno 1463 a.C., corrispondente al XV anno di regno, all’inizio della stagione della semina (preparazione del giubileo reale).»
21. Ch. Leitz, Studien zur Ägyptischen Astronomie (ÄA 49), Harrasowitz, Wiesbaden 1989, pp. 35-48. L’osservazione sembra sia stata condotta nei paraggi di Menfi.
Commento:
In base allo scritto della Noblecourt ho effettuato un controllo con un programma stellare del cielo del Cairo. Ho verificato che per circa un’ora prima dell’alba erano visibile verso est Saturno, Venere e Mercurio e verso ovest Giove.
In particolare si ha:
Sole sorge 06:34 tramonta 17:00;
Mercurio sorge 05:10 tramonta 16:12;
Venere sorge 04:09 tramonta 15:27;
Marte sorge 07:02 tramonta 17:15;
Giove sorge 18:04 tramonta 08:00;
Saturno sorge 03:03 tramonta 14:47.
Marte sorge dopo il Sole e tramonta un quarto d’ora dopo, troppo poco per poter essere osservato.
Io nutro però qualche dubbio sull’esattezza della data proposta, in quanto la sequenza stellare sarebbe: Giove (Cancro), Saturno (Scorpione), Marte (Capricorno), Venere ( Sagittario) e Mercurio (Sagittario), con una inversione della posizione di Mercurio e Venere.
Esiste per altro la possibilità che Senmut abbia ricopiato le posizioni dei pianeti riferite a qualche importante anno precedente, per cui la ricerca astronomica andrebbe estesa, a mio parere, a un intervallo più grande.
Non sarebbe male poter disporre del testo di Leitz, per analizzare come l’autore argomenta il suo risultato.
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