uhm... sinceramente per me, ora come ora, i dubbi da "molti" stanno diventando "troppi"…
e non è più solo una questione di “sono andati in america”/”non sono andati in america”, anche perché credo che abbiamo già discusso abbastanza della natura, dell’origine e dei percorsi dei possibili contati, e le soluzioni a cui si arriva sono piuttosto limitate, mi sembra…
da dove cominciare allora…
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Mario_A
1) Come ho scritto aprendo la discussione nel 1976-77 vennero rinvenuti nella cavita' toracica della mummia di Ramsete II, durante i lavori di restauro presso il Musee' de l'Homme a Parigi, foglie tritate identificate come una Nicotiana e tracce di nicotina. C'erano anche altri resti vegetali, pollini e foglie di cotone selvatico, camomilla, tiglio, platano e ranuncoli "Ramsete II, figlio del sole " di Christiane Desroches Noblecourt (ed. Sperling & Kupfer), Cap 2. Non ho trovato nella letteratura scientifica articoli tecnici relativi a questa scoperta.
…
3) Subito dopo, lo stesso gruppo pubblico' un altro lavoro simile (Franz Parsche, Svetlana Balabanova e Wolfgang Pirsig, The Lancet, 341, 503 1993) in formato di lettera, usando mummie egizie (probabilmente le stesse, visto che hanno la stessa datazione) mummie peruviane (naturali) del 200-1500 d.C, reperti ossei umani del Sudan (2 individui rispettivamente 5000-4000 a.C e 400-1400 d.C.) e della Germania preistorica (10 individui 2500 a.C.). Le 3 sostanze vennero rinvenute nelle mummie Egizie e Peruviane, mentre nei reperti della Germania e Sudan vennero ritrovate basse tracce di nicotina ma totale assenza di cocaina e tetrahydrocannabinolo.
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Balabanova S. et. al. nel 2001 hanno pubblicato un ulteriore lavoro sulla presenza di nicotina nelle ossa di 123 individui di polazioni germaniche del primo medioevo (Nicotine use in early mediaeval Kirchheim/Teck, Germany. Homo. 2001;52(1):72-6) passato praticamente inosservato.
Ad oggi Svetla Balabanova sostiene di aver testato 3000 campioni dei quali 90% positivi alla nicotina in Sudan, 89% in Egitto, 62.5% in Cina, 34% in Germania e 100% in Austria.
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Consideriamo il caso della nicotina: secondo questi dati tale sostanza era assunta, al di qua dell’atlantico, dal 4000 a.C. (Sudan) fino al 1000 d.C, diciamo (primo medioevo, in germania).
Questo significa 5000 anni di consumo di nicotina, è vero, in regioni diverse, ma comunque 5000 anni.
Come spiegarlo?
Allora, poniamo, per ipotesi, che le piante con la nicotina vengano veramente solo dall’america. Tralasciamo il modo in cui hanno attraversato l’oceano, diciamo solo che hanno attraversato l’oceano.
Presupponendo questo, per spiegare una presenza di nicotina così continuata e così massiccia (il 100% dei resti tedeschi analizzati… neanche testando le tombe di un cimitero moderno si troverebbero dati simili!) ci sono solo due possibilità: o un commercio regolare, o un contatto occasionale e poi una coltivazione in loco.
Entrambe le ipotesi mi sembrano molto, ma molto poco probabili, per il semplice fatto che entrambe le situazioni avrebbero dovuto lasciare tracce ben più consistenti e visibili (anche tralasciando la questione del silenzio totale delle fonti, che comunque è fondamentale, ci sono diversi punti che non mi quadrano, per fare un esempio per quello che concerne un commercio regolare: ponendo anche che le popolazioni americane fossero le fornitrici della nicotina, cosa ricevevano in cambio? Possibile che venissero pagati solo con materie che non lasciano alcun resto archeologico? Uhm…
Per quanto riguarda poi una coltivazione in loco, anche in questo caso si sarebbero dovute trovare delle tracce, anche solo dei magazzini con resti di foglie di tabacco,… per l’oppio, per esempio, si sono trovate prove archeologiche un po’ ovunque, faccio un solo esempio: nei villaggi lacustri neolitici di neuchatel, si sono trovati i “cosi” che contengono i semi. Possibile che coca e tabacco invece siano scomparsi del tutto?)
No, a questo punto secondo me non è possibile immaginare un consumo volontario di nicotina, e dunque neppure una qualche forma di commercio.
Certo ci sarebbe l’ipotesi del tabacco dei poveri, ma mi lascia sempre tanto, ma tanto perplesso il silenzio delle fonti, su cui tornerò dopo…
Ma quali sono le alternative?
O si immagina un consumo involontario, attraverso piante locali contenti nicotina (magari oggi estinte) ma non appartenenti alle nicotiane (interessante l’idea della fumigazione con piante contenenti nicotina), oppure… beh tralasciando ipotesi fraudolente (perché nonostante tutto non mi sembra questo il caso) non mi vengono molte idee… voi avete qualche proposta?
Il problema delle fonti:
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Un po' maldestramente citano in supporto del loro lavoro il Papiro Ebers che descrive l'uso di droghe (che pero' si tratta di oppiacei del papavero).
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Ho sentito poi che i faraoni si drogassero anche con il "giglio blu"
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Inoltre si afferma che in scritti persiani antichi la pianta viene chiamata "tabhake" mentre nel Corano un'erba usata per fumare viene chiamata "tambako"
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Riguardo al papiro ebers ci avevo pensato anch’io, però non ho sottomano una traduzione da controllare (ho una versione in tedesco, il mio tedesco perô è limitato, mi permette di capire il senso del discorso ma identificare le sostanze citate… il geroglifico poi… beh lo ieratico è ancora un po’ troppo ostico per me..).
Qui c’è una parte del testo e della traduzione, magari qualcuno che palleggi bene il tedesco potrebbe darci un’occhiata…
Papyrus Ebers
Cmq il papiro Ebers non è l’unico esempio, c’è per esempio un testo di ginecologia del medio regno, il papiro kahun, che cita diverse piante, di cui molte non identificate, come gyw, prt-Sny, saAmw…
Forse si potrebbe tentare una comparazione in base alle proprietà, ma ci vorrebbe un farmacista, o cmq un botanico con buone conoscenze di medicina.
Nessuna comunque mi sembra avvicinabile, come radice della parola, ai nomi americani del tabacco o della coca.
In effetti, per quanto riguarda l’egitto, spesso, troppo spesso le piante citate nei vari papiri non sono state identificate, quindi mi rendo conto che è difficile dire se citano o no nicotine, coca o simili: potrebbe anche essere che, semplicemente, non ne riconosciamo la parola.
Cmq non è tanto il silenzio presunto degli egizi che mi lascia perplesso.
Ammettendo che le date proposte siano corrette, l’uso della nicotina doveva essere diffuso anche in epoca greca e romana, anche se non necessariamente a roma o in grecia.
La prima fonte potenziale che mi viene in mente è, ovviamente, erodoto.
Fumare tabacco o masticare foglie di coca sarebbe stato un tema perfetto per le sue Storie.
In effetti, quando parla degli Sciti, Erodoto descrive l’assunzione di canapa durante i rituali funebri (non fumata, ma inalando i fumi dei semi gettati nel fuoco), ora, è vero che la mia lettura di erodoto è piuttosto datata, ma non mi sembra di ricordare alcun passaggio che potesse far pensare all’assunzione di nicotina o di coca.
Ippocrate poi parla dell’oppio, ma non accenna, che io sappia, a coca o nicotiane.
Diversi in effetti sono gli autori che parlano dell’oppio: celso, plinio, galeno, petronio (che a per quanto riguarda eccessi e droghe varie se ne intendeva)… ma nessuno cita coca o potenziali nicotiane.
Strano.
Troppo strano, direi.
Per quanto riguarda il corano, anche in questo caso la mia lettura è un po’ datata, però non mi sembra che ne parli. Cita, se non ricordo male, l’interdizione a fumare, riferito probabilmente all’hashish (ricordiamoci però che la parola hashish è proprio araba, e che vi erano diverse sette, tra cui la famosa del vecchio della montagna, che al tempo delle crociate facevano largo uso della canapa, soprattutto per adescare potenziali sicari, gli hashishin, “coloro che fumano hashish”, che in italiano diventa “assassini”). La parola “tambako”, poi probabilmente non è araba (le parole arabe hanno genralmente radici di 3 consonanti), e sicuramente non è cranica: nel arabo cranico non c’è la vocale “o”.
Per i testi persiani non so.
Per quanto riguarda il giglio blu, la cosa non è certa, seppure, secondo me, molto probabile. Tutta la teoria si basa principalmente su alcune raffigurazioni, soprattutto in contesti di feste, cerimonie religiose, o incontri erotici in cui sono raffigurati de personaggi che si portano al naso un fiore di loto, come per sniffare. L’ipotesi è che all’epoca esistesse una forma di loto leggermente allucinogena, oggi scomparsa (l’unico esemplare è forse un bocciolo seccato nell’archivio di un museo botanico inglese, se non sbaglio…).
Ora mi viene un dubbio: e se fosse proprio questo loto scomparso a contenere cocaina, o perlomeno nicotina?
Ipotesi che sarebbe interessante approfondire…
Per ora mi fermo qui, ho già scritto decisamente troppo… la continuazione delle mie perplessità nella prossima puntata
ciao!
