La mappa di Piri Reis è uno dei feticci dei “fantarcheologi†e affini. Compare nel libro di Charles Hapgood del 1966, in quello di von Daniken di cui ho già parlato, e via via fino all'immancabile Graham Hancock, che riprende sostanzialmente la tesi di Hapgood. Trattando di questo intoccabile feticcio cercherò di mettere in luce anche quelle che ritengo le scorrettezze contenute nel libro di Hancock “Impronte degli deiâ€, scorrettezze che costituiscono un po' il metodo adottato, consapevolmente o meno, da lui così come da altri. E' insomma un esempio tipico di mancanza totale di una corretta metodologia di ricerca. Essendo un errore di metodo può essere esteso al di là del feticcio in questione, e riguarda difatti l'intero libro e l'intera letteratura di questo tipo. Errore di metodo però non vuol dire che non comporti anche errori di merito, anche questi estendibili dalla mappa di Piri Reis a tutti agli altri argomenti trattati.
La mappa viene presentata da costoro come molto precisa, frutto di conoscenze che all'epoca della redazione non si avevano, e raffigurante luoghi, come l'Antartide, secondo l'aspetto che avevano 15.000 anni fa. La conclusione “logica†è che deve essere il frutto o il lascito o di una civiltà del remoto passato progredita e scomparsa, come Atlantide, o addirittura, per alcuni, degli extraterrestri.
Cominciamo subito col dire che per essere una mappa precisissima e progredita, mi pare un po' troppo costellata da errori piuttosto grossolani, errori che spesso i suddetti evitano bene di menzionare, o in ogni caso non ci si soffermano granchè, come se la cosa non li cogliesse in contraddizione, o forse proprio per questo. Prima scorrettezza quindi. Alcuni errori sono la ripetizione del Rio delle Amazzoni, l'area dei Caraibi è sbagliata, manca Cuba, compare un'isola mai esistita se non nelle agiografie come l'isola di San Brandano, e molti altri che si possono trovare, insieme alle foto dettagliate, in questo sito
http://xoomer.virgilio.it/dicuoghi/P...s/PiriReis.htm, cui rimando per una trattazione più dettagliata.
Per ciò che riguarda l'argomento centrale dei nostri, la raffigurazione dell'Antartide di 15.000 anni fa, sotto i ghiacci della quale si troverebbero le vestigia della progredita civiltà scomparsa, vestigia ahimè, guarda un po' che strano, la cui presenza non è verificabile essendo sepolte da km di ghiaccio. Dicevo comunque, che per ciò che riguarda la raffigurazione dell'Antartide, essa non ci si avvicina proprio, spiacente. Qui tra l'altro sta la seconda scorrettezza. Infatti tutti costoro, accecati dal loro credo, sostengono l'identificazione dell'Antartide ma non procedono ad alcun confronto cartografico. Hancock in particolare si fida di quel che scrive Hapgood, e, come rileva Cuoghi, nelle note non cita alcun studio di storia della cartografia, ma solo e semplicemente il libro di Hapgood. Terza scorrettezza metodologica: totale mancanza di conoscenza e informazione sugli argomenti di cui si pretende di discutere, assenza di qualsivoglia bibliografia scientifica che, visto che si ha la presunzione di criticare, quantomeno per correttezza e completezza, anche e soprattutto nei confronti del lettore, andrebbe conosciuta, citata, e criticata punto per punto, mentre invece ci si limita a scagliarsi contro una presunta “ortodossia†di cui, evidentemente, non si conosce assolutamente nulla. Invidia? Frustrazioni? Voglia di fama e successo? Di denaro? Chi lo sa. Sicuramente non voglia di cercare la verità. Cosa che si vede molto bene se consideriamo la quarta scorrettezza: far sapere al lettore solo alcuni dei dati dei quali si è a conoscenza, quelli che meglio combaciano col proprio credo, evitando di riportare gli altri. Tutti gli studiosi lo fanno, qualcuno dirà. Bè, dipende, non è del tutto vero, e non lo è allo stesso modo. Un conto è selezionare le fonti in base ad una critica accurata (per esempio escludendo quelle che si ritengono tendenziose, ecc.), ma comunque menzionandole ugualmente, e rendendo conto della scelta fatta, cosa che di solito fa uno studioso serio (ciò non toglie che anche in questo campo ci siano persone scorrette, come purtroppo avviene in tutti i campi); un altro è tranciare via deliberatamente parte dei dati in nostro possesso, senza neanche darne conto o spiegarne il perché, ma fingendo che non esistano. Questo è stato fatto da Hancock e dagli altri per molte delle note che lo stesso Piri Reis ha vergato sulla sua mappa, che spiegano tra l'altro come egli l'abbia realizzata, in base a quali dati, ecc.
Ma torniamo all'Antartide. Se non la rappresenta allora di cosa si tratta? Semplicemente di parte dell'America meridionale (per la dimostrazione e i confronti rimando al sito di cui sopra). Non mi dilungo più di tanto perché Cuoghi ne parla dettagliatamente, mi sono soffermato solo quel tanto che basta per mettere in rilievo un metodo scorretto di procedere e di informare, o dovrei meglio dire di disinformare il lettore meno avveduto. Sfruttare la voglia di “misteroâ€, certi pruriti più irrazionali dell'uomo, facendo passare ciò per archeologia, condotta da outsider paladini della Verità avversati da accademici oscurantisti, ortodossi, scientifici e scientisti, dediti al culto dell'ortodossa Religione Scienza (non nego che tra gli accademici e non ci sia anche di questa gente dedita a tale culto), e far passare tra l'altro tutto questo come scienza quando invece ne è l'opposto, quando invece gli ortodossi, gli oscurantisti ed i religiosi sono proprio loro, bè, è proprio paradossale. Solleticare l'â€irrazionaleâ€, che in ogni caso è un sentimento umano, anzi, direi una “logica†umana (Matte Blanco parlava di bi-logica come ci ricorda l'archeologo Carandini), va benissimo, ma sarebbe più onesto farlo con romanzi di fantascienza piuttosto che spacciando le proprie megalomani e onnicomprensive opere di fantasia come documentate e rigorose ricerche archeologiche. Di documentato e rigoroso, come si vede dall'esempio della mappa di Piri Reis, non c'è proprio nulla.