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| Fantarcheologia I misteri "svelati" dell'archeologia e delle civiltà antiche. Spazio libero |
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12-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Il pianeta degli dei
Cercando altro mi è caduto in mano dalla libreria Il pianeta degli dei di Zecharia Sitchin. Mi sono accorto con sorpresa che è una prima edizione (italiana), datata 1998, anche se il libro in edizione originale compare nel 1976, col titolo The 12th Planet. È il primo libro di una serie, Le cronache terrestri, uscita tra gli anni ’70 e ’80, ma tradotta in italiano solo negli ultimi anni. Per cui mentre “fantarcheologicamente” a livello mondiale è cosa piuttosto vecchia, qui si è fatta sentire solo recentemente.
La tesi di fondo, come si intuisce dal titolo in inglese, è che esista un “dodicesimo” pianeta (Sitchin conta la Luna, e non ricordo che altro) nel nostro sistema solare. Un pianeta che possiede un’orbita ellittica che lo porta a frapporsi tra Marte e Giove ogni 3600 anni, e i cui abitanti avrebbero influenzato, guidato e reso possibile tutto il corso dell’evoluzione umana, sia biologica che culturale (per usare una comoda distinzione che andrebbe peraltro meglio precisata e discussa). Tutte le “rivoluzioni”, tutti i “salti”, sarebbero infine dovuti al loro intervento. A cominciare dalla nascita dell’Homo Sapiens, frutto di ingegneria genetica (sì, avete ragione, ricorda in effetti i Raeliani), fino ad arrivare ai “doni” della “civiltà”. Prova dell’esistenza di questi abitanti e della loro interazione con l’uomo, una creazione fatta a loro immagine e somiglianza, sarebbe la vasta letteratura mitica e religiosa, in particolare quella vicino-orientale, da quella sumero-accadica e assiro-babilonese fino alla Bibbia. Gli dei infatti altro non sarebbero che questi “alieni”. Altre prove sarebbero costituite da alcuni resti della cultura materiale, in particolare mesopotamica. Inoltre, a sostegno della sua tesi, Sitchin si avventura (in modo dilettantesco suppongo) nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica, riportando alcune notizie che secondo lui confermerebbero o renderebbero probabile l’esistenza di un “dodicesimo” pianeta. Io non ho le competenze per analizzare criticamente questi aspetti, da profano però mi sorgono alcune domande più generali: pur volendone dare per scontata l’esistenza, è possibile che su un pianeta che ha un tempo di rivoluzione così lungo, e una tale orbita, ellittica, esista una forma di vita identica alla nostra? E poi, questione che Sitchin, chissà come mai (riterrà il lettore delle sue opere un idiota?), ignora allegramente, se nel 3800 a.C. circa è avvenuto uno di questi passaggi del pianeta, in concomitanza con la “nascita” della civiltà in Mesopotamia [1], vuol dire che il passaggio successivo deve essere avvenuto all’incirca intorno al 200 a.C. (ma visto che nel periodizzare Sitchin “sgarra” anche di 200 anni, magari è avvenuto intorno al periodo della nascita di Gesù, chissà...). Se è così com’è che Sitchin non ne parla, e si chiede invece, in conclusione: <Che cosa succederà quando si ripresenteranno di nuovo?>. Se è così come mai non ci sono stati sconvolgimenti simili come il diluvio (legato ovviamente, per Sitchin, ad uno dei passaggi del pianeta), registrati dalle popolazioni dell’epoca? Intorno al 200 non siamo nel 3800, la scrittura era diffusa, la cultura greca, tanto per fare un esempio a noi familiare, aveva raggiunto mete non da poco. Era già sorta la storia intesa come storiografia, ci aspetteremmo registrazioni piuttosto puntuali, no? Ma Sitchin non si pone neanche il problema, probabilmente dovrebbe rispondere a troppe domande. Domande che, neanche a dirlo, andrebbero a intaccare seriamente l’impianto generale del libro.
E dell’impianto generale del libro fa parte anche una visione iperdiffusionista e neo-colonialista, presente un po’ in tutto questo filone di letteratura. Neo-colonialista perché gli antichi non creano mai qualcosa, ricevono sempre il dono della “civiltà” o dagli alieni o dagli ariani atlantidei. Un po’ come l’uomo bianco nei confronti dei selvaggi in periodo coloniale (ma ancora oggi a dire il vero). Ed è appunto sempre un dono, non è mai un processo leggibile storicamente e archeologicamente, per esempio nel terreno, nella stratigrafia (e ciò non significa che questo processo debba necessariamente essere evoluzionista in senso classico, ortodosso, cioè graduale, senza “salti”, accelerazioni, discontinuità, rotture, “rivoluzioni” - anche la rivoluzione francese, tanto per fare un esempio, per quanto rapida e improvvisa, ha un periodo che la precede e uno che la segue). No, è sempre una nascita improvvisa. Iperdiffusionista per questi stessi motivi e perché appunto individua sempre un luogo in cui tutto ha origine e da lì si diffonde. Un altro pianeta oppure Atlantide, certo, ma anche un luogo più noto. Può essere l’Egitto, come spesso avviene. Oppure come in questo caso può essere la Mesopotamia. A riassumere il tutto basta una frase presente nel risvolto di copertina: <Gli antichi egizi ereditarono il loro sapere dai Sumeri. Ma se è così, una domanda sorge spontanea: questi ultimi da chi avevano appreso quelle scienze?>. Ma non solo. Secondo Sitchin anche la civiltà dell’Indo eredita tutto da quella sumerica. E come se non bastasse egli (<uno dei pochi studiosi in grado di decifrare le iscrizioni scritte nei caratteri cosiddetti “cuneiformi> come recita il risvolto di copertina), ci spiega che queste civiltà avevano anche la stessa lingua. Si perché <la risposta della scienza> è che tutte le lingue, anche il cinese, derivano dal sumerico. A sostegno di ciò si cita niente meno che un’opera del <reverendo Charles Foster> risalente al 1852! (p. 402). Così <un’unica lingua scritta> si divide in tre: <mesopotamico, egizio/camitico e indoeuropeo>. (Tra l’altro, scusate l’accostamento, ma a me richiama un po’ alla mente le tesi sull’accadico e sull’indoeuropeo del compianto Semerano).
E giungiamo alle “prove” costituite dai resti materiali. Fino ad ora può trattarsi anche di sincera convinzione, qua invece io ravviso una vera e propria smaccata manipolazione dei dati, di cui Sitchin non può non essere a conoscenza. Tanto più quando viene presentato nel risvolto come uno che <ha dedicato la vita allo studio delle lingue semitiche ed è un esperto di civiltà sumera>. Essendo anche, come riportato sopra, <uno dei pochi studiosi in grado di decifrare le iscrizioni scritte nei caratteri cosiddetti “cuneiformi”>. E già qui c’è una prima manipolazione, presentarlo come <uno dei pochi> mi pare davvero un po’ eccessivo, dato che non è che sia un sapere magico e misterioso di carattere iniziatico, basta seguire un corso di sumerologia, di assiriologia o simili, o prendersi qualche grammatica sumerica e accadica. Certo non basta questo per diventare esperti assiriologi e filologi, però giusto per non farlo sentire così isolato... Anche un altro esempio di manipolazione lo abbiamo già incontrato. E cioè quando presenta la “civiltà” come una nascita improvvisa, senza accennare agli sviluppi dei periodi precedenti, alle culture Samarra, Halaf, Obeid - che precede direttamente Uruk. Quale fine studioso non posso credere che non le conosca. Tanto più che tra gli oggetti della cultura materiale porta ad esempio proprio degli oggetti del periodo Obeid. A pagina 132 descrive infatti una statuetta Obeid (la figura 63), riportando anche il periodo di appartenenza, per cui... La descrizione certo è palesemente piegata ai suoi fini. Infatti la descrive commentando che <è evidente che chiunque, trovandosi di fronte una persona così bardata, avrebbe l’impressione di trovarsi davanti a un aeronauta divino>. Come a dire che se chiunque fissando un punto su un muro ci vede padre Pio, allora trattasi effettivamente di padre Pio. La manipolazione però, la scorrettezza, sta nel fatto che Sitchin non accenna minimamente al fatto che statuette simili se ne sono trovate diverse, abbigliate allo stesso modo e con gli stessi tratti, a seno scoperto e con un bambino in braccio. Trattasi anche in questo caso di <aeronauti divini>? Comunemente vengono interpretate come nutrici. Ora io non dico che si debba concordare necessariamente con queste interpretazioni, che mi paiono comunque più ragionevoli, ma almeno presentare i dati nella loro totalità, il lettore poi al limite si farà un’idea e un’opinione. Stessa cosa per quanto riguarda la descrizione della famosa statua ritrovata nel palazzo di Zimri Lim a Mari, la dea col vaso zampillante. Secondo Sitchin <non indossa un elegante cappellino, ma uno speciale elmetto, dal quale sporgono due oggetti calcati sulle orecchie, che ricordano le cuffie di un pilota>. In mano ha <un oggetto cilindrico che sembra troppo spesso e pesante per essere un vaso per l’acqua> (p. 129). Insieme ad altro ne deduce che <sia vestita da aeronauta, o da astronauta> (p. 131). Ora, a parte il fatto che non si tratta no di <elegante cappellino>, ma della tiara e delle corna, attribuiti tipici delle divinità, cosa che Sitchin sa molto bene perché ne parla in altre parti del libro; a parte il fatto che è evidente che i <due oggetti calcati sulle orecchie> non sono <cuffie di un pilota> ma sono chiaramente i capelli; a parte che l’oggetto che regge in mano potrà anche sembrare <troppo spesso e pesante per essere un vaso per l’acqua>, ma con buona pace di Sitchin a me pare proprio un aryballos; a parte tutto ciò Sitchin evita accuratamente di menzionare il fatto che la statua è perforata dalla base fino alla bocca dell’aryballos, per cui è probabile che fosse una statua fontana. E si dimentica soprattutto di dire che sulle vesti della dea sono incisi fiotti d’acqua e pesci. Il contesto quindi mi pare piuttosto chiaro. E mi pare piuttosto improbabile che la tuta di un aeronauta o astronauta abbia su i disegnini dell’acqua che sgorga e dei pesci che guizzano. Questi dati metterebbero in crisi l’interpretazione di Sitchin, ma lui non ne fa menzione. A me questa pare manipolazione bella e buona, al di là di quel che si possa pensare sulla tesi centrale del libro.
Un’ultima nota sulla bibliografia. Questo è uno dei pochi libri del genere in cui si riporta qualche pagina di bibliografia. Misera però in confronto alla vastità degli argomenti di cui si pretende di trattare (è misera anche in confronto a quella della mia tesi, il cui argomento paragonato al libro di Sitchin è niente, per cui è tutto dire...), e tutta piuttosto generica.
[1] Ovviamente per Sitchin è improvvisa, delle culture Hassuna, Samarra, Halaf, neanche un cenno, ma neanche della cultura Obeid che si sviluppa senza soluzione di continuità nel periodo Uruk. Eppure non devono essergli sconosciute, non solo perché viene presentato come grande studioso e professore, ma anche perché, come si vedrà poi, parla anche di resti materiali di periodo Obeid.
Ultima Modifica di Karl : 12-December-2006 02:54.
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15-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Mah! Non ho idea nè dell'attività nè dell'onestà intellettuale del personaggio in questione,ma una cosa è scrivere un libro per un vasto pubblico, magari non molto specializzato e quindi farcire il tutto con ingredienti che rendano la pietanza più saporita,altra cosa è scrivere un saggio dedicato ad esperti dove bisogna andare con i piedi di piombo ed evitare condimenti eccessivi......
Sebbene la pubblicazione di questo libro sia recente, come fai notare, le idee che propone sono abbastanza diffuse, mi pare, come la storia del 2012 .... dove c'entrerebbe Nibiru il decimo (e non dodicesimo) pianeta.... i sumeri e i maya....Il ciclo in questo caso sarebbe più lungo ,di 12.000 anni e coinciderebbe con cataclismi vari, tipo diluvio, inversione dell'asse terrestre e simili.
Mah!
Fatto sta che, come tu stesso potrai insegnarmi le tavolette astronomiche sumeriche sono ancora pressocchè indecifrate......certo non è un buon motivo per fantasticare ma solo per prendere atto della conoscenza profonda del mondo che anche gli antichi possedevano..... da dove poi venisse è un altro discorso, moolto complicato
Altra cosa che ho notato girovagando in rete è che vi è una certa tendenza ad attribuire fenomeni "divini" o "paranormali" ad entità extraterrestri....verità o menzogna sono credenze che sempre più si radicano.... Mi stupisco che il nostro Sitchin non si metta a parlare dei Veda dei quali alcuni passi farebbero balenare anche nella mente del più ferreo studioso del nostro tempo l'idea che gli dei siano entità aliene potatrici di una determinata tecnologia.......
Proprio stasera ho sentito una notizia che annuncia ulteriori conferme all'idea che furono le comete a gettare il seme della vita sulla terra(ne sono stati studiati pezzi)...... e poichè esse girano per l'Universo, non si sa da dove vengono nèdove vanno, bisognerà pur tenere in considerazione il fatto che come la vita l'hanno portata sulla terra potrebbero averla portata altrove e che essa per tutta una serie di condizioni favorevoli si sia sviluppata...... e qui ritorna la famosa domanda : siamo soli nell'Universo? In caso di risposta negativa, e se il famoso detto "testis unus testis nullus" trovasse corrispondenza nella realtà saremmo messi alquanto male.....
Si potrebbe indirizzare il discorso anche su cosa sia storia, cosa sia scienza cosa sia mito. Della scienza già abbiamo discusso altrove......la storia è "il nostro mestiere" , il mito, nel cui ambito per il momento possiamo far rientrare tutto ciò che riguarda alieni e co. è invece ciò che ci spinge a guardare oltre, a sorpassare le categorie a non dimenticare che esiste l'altro da noi( in senso lato) , a rielaborare e riorientera la ricerca in direzioni inaspettate..... in modo che esso, chissà prima o poi diventi scientificamente storia.
Non so se le ricerche di Sitchin si muovano in questa direzione non avendone letto il libro, ma sono dell'avviso che di ogni ricerca ,di ogni lavoro sia bene apprezzare ciò che è apprezzabile e criticare ciò che può essere migliorato, in un certo senso proprio come hai fatto tu ,anche se con -a mio avviso- una punta di asprezza che potrebbe alterare la nettezza di una pietanza nella quale tutti i sapori sono giustamente equilibrati.
Ciao
Milena
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15-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Il punto è che tesi come quella di Sitchi, riassunta da Karl, e altre amenità come il pianeta Nibiru, inversioni dell'asse terrestre & Co. non reggono ad analisi anche superficiali, fatte con un minimo (ma veramente minimo) di competenza nelle varie discipline.
Non ho letto il libro di Sitchin, ma non ci vuol molto per capire come sia campato per aria. Non sono certo un astronomo, eppure le mie non eccelse competenze in materia mi sono più che sufficienti per escludere la possibilità dell'esistenza di un pianeta simile o perlomeno la possibilità di una qualsiasi forma di vita su di esso (non scendo in particolari per non tediarvi, ma se volete un po' di argomentazioni se ne può parlare).
Anche Karl, sfruttando le sue competenze in campo archeolgico riesce a smontare senza grande sforzo le tesi dello scrittore, come d'altra parte il sottoscritto, al pari di qualunque persona minimamente competente in geodinamica, paleontologia e paleogeografia, può facilmente smentire la bubbola, che più volte compare in giro, sullo spostamento dell'asse terrestre (se parliamo di inversione del campo magnetico, invece è un'altra cosa).
Anch'io ho letto diversi libri di fantarcheologia o similari, soprattutto in gioventù, soprattutto Kolosimo, passando per Hancock o Pincherle. Se i libri di Kolosimo potevano stuzzicarmi quando avevo diciotto anni ed una cultura scientifica appena abbozzata, col passare degli anni e l'aumento del bagaglio culturale mi è facile sorridere dell'ingenuità dei miei anni giovanili.
Quella punta di asprezza che Milena rileva nello scritto di Karl, personalmente lo trovo del tutto giustificata. Gente che scrive sciocchezze di questo tipo non solo guadagna sopra a delle balle (sull'onestà intellettuale di questi scrittori parlo più avanti) ma crea nel vasto pubblico delle false aspettative e una falsa considerazione della vera scienza. Opere di questo tipo fanno molto, molto male alla cultura di tutti.
Se siano o meno coscienti di scrivere bubbole questo non saprei. Probabilmente varia da caso a caso, ma sarei più propenso a pensare a persone in buona fede, che sinceramente credono a quello che fanno, solo che non hanno il minimo rispetto per la rigorosità scientifica o chiamano scientifici studi che non seguono alcun metodo, alcuna verifica. Per gente di questo tipo una notizia apparsa su Hera o su Nature hanno lo stesso peso; parlando di una specifico argomento hanno ugualmente lo stesso peso le affermazioni fatte da un Pinco Pallino qualunque piuttosto che da uno specialista del settore con anni di esperienza sulle spalle.
Alcuni ci speculano sopra, forse, ma immagino che altri vedano i guadagni derivati dai libri come il giusto compenso per un'ardua fatica tesa ad illuminare il mondo con una conoscenza rivoluzionaria, a cui si può giungere purché privi di alcun preconcetto. Se poi al posto di "precontetto" scriviamo "metodo scientifico" si capisce come la vedo io!
Piuttosto mi sembra interessante capire perché su Internet siano molto più nomerosi i siti di "scienze alternative" (alternative a cosa, poi?) piuttosto che i siti di vera divulgazione scientifica, capire perché i libri di Hancock vendano più di quelli di Renfrew o perché trasmissioni tipo Stargate abbiano così vasto pubblico.
Vogliamo spiegare questa cosa col la più facile comprensibilità di testi "facili" rispetto a testi scientifici a volte difficili e tediosi? Oppure con la naturale propensione umana per argomenti fantastici, mitici, misteriosi (inutile negarlo, anch'io, nella mia vantata razionalità, quando sento la parola "Atlantide" raddrizzo le antenne).
Questi libri hanno tutti una struttura simile, un modo di procedere nell'esposizione da racconto giallo, con un mistero da scoprire passo passo, tenendo inchiodato il lettore; poco importa se si inseriscono solo i particolari utili al fine ultimo della tesi, trascurando o tacendo le più macroscopiche prove contrarie. Tutte cose contrarie ad una vera indagine poliziesca. Ecco se di disonestà intellettuale si deve parlare è soprattutto nel voler sempre adottare uno stile di scrittura contrario ai canoni della tediosa esposizione scientifica, ma non credo solo per scelta artistica.
Il fatto che questi libri o trasmissioni, siano così apprezzate dal grande pubblico, fanno spostare l'interesse degli editori e dei media in genere verso questi argomenti, piuttosto che verso la scienza vera, sottraendo a questa spazi mediatici e risorse economiche, a danno utlimo della ricerca e della divulgazione, ovvero del grado culturale di un intera popolazione.
Troppo duro? Troppo pessimista? Forse, ma io vedo le cose andare sempre peggio... I continui tagli dei vari Governi alle spese per la ricerca scientifica forse non sarebbero avvenuti se in Italia la cultura scientifica fosse più diffusa ed apprezzata. Meno Hancock e più Carandini!!!
MA è mai possibile che anche i libri divulgativi "seri" se vogliono avere qualche probabilità di vendere qualche copia devono inserire nel titolo la parola "mistero" o "Enigma"? E' possibile che per un libro che parli, che so, di Ittiti, ce ne debbano essere venti di egittologia, di cui due terzi collegati ad atlantide o pratiche magiche? E' possibile che gli unici a fare trasmissioni scientifiche debba essere il monopolio degli Angela? E che questi debbano tenere un livello così basso da essere comprensibile a bambini giapponesi di cinque anni? (il Giappone che una dozzina di anni fa incontrò la sua prima violenta crisi economica decise di raddoppiare gli investimenti nella ricerca; in Italia, invece...)
Scusate lo sfogo, che, sia pure in forma più aspra, sembra in tutto e per tutto uno degli editoriali di Enrico Bellone, direttore di "Le Scienze".
E' solo che ho paura che stiano diventando sempre di meno quelli che si scandalizzano di fronte a scemenze come quelle di Sitchin e compagni e, quel che è peggio, alla miseranda situazione della scienza italiana...
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15-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Bentornata Milena.
Guarda, da qualche parte accenna anche ai Veda. Non ci si concentra moltissimo essendo evidentemente altro il fuoco dei suoi interessi.
La mia punta d'asprezza deriva dal fatto che certe "mancanze" mi sembrano veramente smaccate. E la mia naturale diffidenza mi porta a considerarli esempi di disonestà intellettuale, quanto meno, se non furbe operazioni commerciali. Spero comunque che la mia asprezza sia piuttosto esplicita, di modo che eventualmente uno possa distinguere i dati dai giudizi, per quanto comunque dal mio punto di vista siano strettamente legati.
Eh Marco, sul finanziamento (sia pubblico che privato) della ricerca scientifica e culturale in Italia molto ci sarebbe da dire e da rammaricarsi... Molto ci sarebbe da dire anche sui motivi per i quali certa letteratura ha successo, e molto è stato del resto anche già detto e scritto. In parte chiama in causa anche una certa "mentalità mitica" direbbe Carandini, che nonostante rivoluzioni scientifiche e industriali, modernità e "postmodernità" (termine che odio  , e in ogni caso proprio il relativismo estremo che sottende questa letteratura è tratto "caratteristico" proprio di parte del pensiero "postmoderno"), mutatis mutandis permane. Non ne dò un giudizio negativo eh, semplicemente prendo atto... Spiegazioni antropologiche e psicologiche varie sono proposte e proponibili, fino a che punto esaustive e/o convincenti non saprei, dipende dai casi. Dal punto di vista storico invece spesso viene notato che tali fortune letterarie si collocano in un periodo di crisi delle ideologie e, in parte, delle religioni tradizionali (ovviamente questo vale per la/e società e cultura/e in cui questo fenomeno è presente). O forse meglio, delle forme tradizionali di religione e dei modi tradizionali in cui viene vissuta la fede (tipo per esempio il passaggio dalla dimensione pubblica, come la messa, a quella privata). In periodi di incertezze e crisi economiche, di sfiducia nella scienza - in realtà nelle applicazioni della scienza, ma essendo spesso queste due cose identificate... - e via discorrendo. Insomma, le analisi sono quelle tipiche della storia del pensiero variamente declinata, che si intrecciano tra di loro e con la storia tout court.
Ultima Modifica di Karl : 15-December-2006 20:19.
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15-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Eh Marco, ad esagerare col peperoncino poi il cibo diventa immangiabile!
A parte gli scherzi e al di là di Sitchin e compagni non credo assolutamente che scientifico voglia dire tedioso.....Ogni qual volta si scrive si passa per una forma d'arte, cioè quella appunto di fissare con mezzi grafici convenzionali il pensiero già tradotto in linguaggio e di comporre in uncerto modo glielementi del linguaggio stesso....... Si può essere ben tediosi e non scientifici!
Ognuno per me legga ciò che più gli aggrada, ma gli studiosi se voilgiono divulgazione, notorietà o se sono minimamente interessati a che i risultati dei loro studi abbiano una certa eco presso la popolazione non specialista cerchino di metterci un pò di arte e un pò di anima nei loro scritti!
Prendo come esempio, giusto per chiarire bene due manuali di storia editi da la terza: Storia del vicino oriente antico di Liverani, e storia greca di Musti; il primo è una piacevolissimalettura,anche per un nonaddetto ai lavori, il secondo è un qualcosa di impossibile a leggere comprendere ed estremamente confusionario e tedioso anche per uno studioso. Entrambi sono stati scritti da persone con una solida preparazione scientiica alle spalle o hanno vasta bibliografia e documentazione........
Milena
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15-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Non ho letto il libro in questione (fortunatamente) ma a proposito della lettura piacevole o meno direi che dipenda dalle capacità e le intenzioni dell'autore. La complessità dell'argomento e della trattazione poi è un'altra cosa, ci sono giustamente testi per specialisti e testi più divulgativi (come il citato Liverani). Io non credo che certi libri ridicoli, perchè tali sono, siano letti e venduti diffusamente perché l'alternativa siano solo testi noiosi o poco digeribili ma perchè il grande pubblico vuole leggere di storie fantastiche, di miti, di rituali curiosi, anche cruenti e quant'altro di simile. Liverani può scrivere bene quanto vuole, ma Dan Brown affascinerà sempre di più, fondamentalmente perchè lui la trama l'inventa, lo specialista no.
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16-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Anche se Dan Brown quanto a inventiva...  Almeno, Il codice da Vinci da quel che ho potuto capire è al limite del plagio, non so Angeli e demoni o altri.
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16-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Non so proprio, non ho letto neanche Dan Brown e sono anche totalmente ignorante sull'argomento. Effettivamente però l'idea del 12° pianeta è sicuramente più originale.
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17-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Mah... non saprei... So che queste ipotesi circolano da un pezzo, Nibiru a cui accennava Milena per esempio. Ora non so se la cosa sia nata prima o dopo Sitchin, comunque... Boh!
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24-December-2006
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Dec 2006
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ho letto il libro, mi sembra un pò fantastico...sono appena entrato nel forum
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24-December-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Oct 2005
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Sarò telegrafico, non ho letto approfonditamente tutti i vostri replays, ma di sicuro la tesi mi sembra campata in aria solo per un primo dato, Karl descrive che nel libro si parla che detto pianeta avrebbe un orbita fortemente ellittica ed eccentrica, se ciò fosse vero le perturbazioni gravitazionali e la stabilità del sistema solare sarebbero minate dalla notte dei tempi e di conseguenza forse non esisterebbe neanche la vita sul nostro pianeta.
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25-December-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Mi permetto di entrare nell'argomento come appassionata di astronomia, anche se ovviamente non è il mio campo. In realtà oggetti celesti con caratteristiche simili a quelle dei pianeti conosciuti sono stati osservati a partire dal 2000 grazie alla messa in orbita di sonde e telescopi sempre più sofisticati, ma il problema, come diceva qualcuno, è la corretta divulgazione delle notizie, che spesso scade nel fantastico..... Riguardo alla questione del decimo pianeta (decimo non considerando la Luna, come fa Sitchin) questo sito ne spiega abbastanza bene lo stato attuale (cioè in termini scientifici):
http://www.edicolaweb.net/atlan18a.htm
L'articolo non è aggiornato, in quanto poco prima di agosto(se non ricordo male) Plutone è stato declassato e non viene ormai più considerato come pianeta (con mio grande rammarico, visto che era uno dei pianeti che dominava il mio segno  ). Per quanto riguarda invece il pianeta denominato 2003 UB 313 è interessante leggere quest'altro articolo:
http://www.castfvg.it/sistsola/eko/2003ub313.htm
Come potrete ben rendervi conto anche tra gli astronomi regna un po' di confusione su come classificare i vari corpi celesti che si vanno via via scoprendo, tuttavia il problema rimane, ripeto, quello del COME si divulgano certe notizie.
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04-February-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Feb 2008
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Riferendomi al messaggio di ASTRACEDI:
---omissis----
Vogliamo spiegare questa cosa col la più facile comprensibilità di testi "facili" rispetto a testi scientifici a volte difficili e tediosi? Oppure con la naturale propensione umana per argomenti fantastici, mitici, misteriosi (inutile negarlo, anch'io, nella mia vantata razionalità, quando sento la parola "Atlantide" raddrizzo le antenne).
----omissis ----
Hai ragione in entrambe le ipotesi : pero' la piu' grande differenza e' che da una parte ci sono 'montagne' di matematica e fisica e dall'altra no .
Sempre su Sitchin : mi piacerebbe ci fosse un ''sumerologo'' fra voi , in modo che mi potesse confermare che ortograficamente nella scrittura sumero-accadica.... valga la ''proprieta' commutativa'' :-) cioe' che la ''parola'' BU.KU ha lo stesso significato di KU.BU .. a me ''mi'' sembra una st......a. Io non sono nessuno, pero' a quei tempi gia' era complicato scrivere-capirsi figuriamoci poi se lo si doveva fare in mezzo a una confusione simile .... booh !????
Saluti da Pleiadesk
Ultima Modifica di Pleiadesk : 04-February-2008 13:41.
Ragione: Mi riferivo al messaggio di ASTRACEDI e non l'avevo menzionato
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